04/12/2025
“Girasoli” – Il Video Di John Strada
Un singolo che rompe il silenzio, un gesto di responsabilità civile, un pensiero rivolto a Federico Aldrovandi. La musica come atto politico, come presa di posizione umana, come accusa contro ogni forma di sopraffazione.Ci sono brani che non cercano consolazione, né indulgenza. Brani che non cercano applausi, solo lucidità. “Girasoli”, il primo estratto dal nuovo disco di inediti di John Strada, appartiene a questa categoria rara, quella delle opere che obbligano a rallentare, a guardare il lato oscuro dei fatti, a interrogarsi sul nostro sguardo collettivo. Il cantautore rock emiliano scrive questo pezzo pensando alla tragedia di Federico Aldrovandi, morto a 18 anni durante un fermo di polizia a Ferrara nel 2005. Non cerca un colpevole a cui appendere tutto, non costruisce un tribunale improvvisato. Lavora invece su ciò che la canzone può fare, aprire crepe nella retorica, mostrare l’ombra dietro l’uniforme, dietro l’adolescenza, dietro un’autorità che cede, dietro una vittima che non ha potuto difendersi. Il nuovo disco, “Basta crederci un po’”, pubblicato da Crinale Lab sotto la direzione artistica di Antonio Gramentieri, si apre dunque con un singolo che è più un monito che una dichiarazione estetica. Atmosfere noir, suoni essenziali, spazi larghi che sembrano pronti a inghiottire la voce. E in quel vuoto si sente la frase che guida l’intero lavoro, pronunciata da Paolo Tocco nel video ufficiale: “La violenza non ha geografia, non ha diritti, non ha religione. La violenza non ha etichette, genere e ragione. La violenza non ha mai ragione…”. Strada lo ribadisce con ancora più forza quando ricorda le ultime ore possibili di un ragazzo che non è tornato a casa: “Cammini per via Zamboni. Arrivi alle due torri, ti scambi un’occhiata con una tipa bellissima. Vorresti, ma lei è davvero troppo bella… Il sole sta salendo con forza e tu ti senti al centro del mondo… Poi, il buio! Qualcuno spegne il sole e tu non ci sei più…”. Un passaggio che non è mera ricostruzione, ma un colpo allo stomaco, la parabola improvvisa tra la vitalità e la cancellazione. “Girasoli” non è un attacco alle forze dell’ordine, come sottolinea l’autore, è un’indagine interiore. Che cosa può succedere nella mente di chi, in un momento di concitazione, trasforma un controllo in una tragedia? Che cosa rende possibile il cedimento morale? È qui che il brano diventa anche una riflessione sul bullismo, su ogni forma di abuso nascosto dietro un ruolo, uno status, una situazione di potere. La canzone guarda a Federico, ma guarda anche a tutto ciò che può accadere ogni giorno, in qualsiasi luogo. Una memoria che non vuole essere interrata. La clip ufficiale, diretta da Paolo Tocco, rifiuta una narrazione lineare. Non racconta la storia di Federico, mette invece a fuoco l’ecosistema della violenza. Sequenze originali si alternano a materiali presi online da piattaforme open source, telegiornali, riprese amatoriali. Un mosaico che espone uno dei nostri paradossi più laceranti, ciò che viene moderato severamente quando riguarda temi religiosi o sessuali diventa invece accessibile senza filtri quando si tratta di botte, omicidi, conflitti, stupri di massa. Un archivio infinito, sempre alla portata di chiunque. Nel video emerge un’altra frase di Strada, capace di condensare il senso dell’intero progetto: “Forse dovremmo fermarci anche su un tema così delicato. Dov’è finita la nostra pietà?”. “Girasoli” chiede di essere ascoltata e di essere compresa. È un brano che parla di un ragazzo, ma anche di un sistema, di una società che spesso accetta l’inevitabile come se fosse normale. È un omaggio, un atto di memoria, il rifiuto di lasciar andare la domanda fondamentale. Che cosa ci rende umani quando la forza prende il posto della giustizia? John Strada, con questo singolo, tenta una risposta. Incompleta, dolorosa, necessaria. Perché certe ferite non devono cicatrizzarsi in fretta. E certi nomi non devono essere dimenticati.
by Lucilla Corioni per www.livemedia24.com