19/05/2026
IL ROMPICOGLIONI
L’apertura dell’Avanti della domenica del direttore dedicata a Marco Pannella nel decimo anno dalla scomparsa del leader radicale
Marco Pannella era un rompico****ni, ma di quelli veri. Ma se Pannella ha vinto le sue battaglie politiche, è proprio perché è stato un rompico****ni. E rompeva i co****ni a tutti, su tutto, ovunque, sempre. Ciò che lo spingeva, più di qualsiasi altra cosa, a rompere costantemente i co****ni, era il fuoco della libertà. Che è una cosa che o ce l’hai o non ce l’hai, non la puoi né imparare né acquisire. Ed è una cosa che ha molto a che fare col coraggio. Senza retorica e senza piagnistei a scoppio ritardato. Dico piagnistei perché, in questi giorni, se ne sono letti parecchi. Quando Marco Pannella morì, il 19 maggio 2016, dieci anni fa, ci fu una corsa molto patetica e un po’ miserabile a intestarsi il personaggio. Uno sfoggio di foto e di selfie che Dio solo sa come Pannella sia potuto essere dovunque e con chiunque, per più di mezzo secolo. “Se ne va un protagonista indiscusso del nostro tempo”. Una frase così retorica e vuota che potremmo usarla praticamente per chiunque.
Dicevamo, i piagnistei. Piagnistei a non finire, anche ora che ricorre il decimo anno dalla morte. Esattamente il contrario di quello che avrebbe voluto Marco. Anche perché, in vita, non è che ci fosse questa corsa ad elogiarlo, anzi. Pannella si lamentava del contrario, e cioè della censura da parte della stampa e dell’atteggiamento spocchioso di molti giornalisti, accusati di ignorare le battaglie radicali per i diritti civili (e invece fu spesso oggetto di grande attenzione mediatica). Chi ha vissuto sul serio Marco Pannella, invece – e io sono tra quei privilegiati – ha reagito con una certa compostezza; una compostezza così naturale da essere stata scambiata per distacco o persino menefreghismo. Non perché oggi non manchino quella voce, quel modo di manipolare – proprio di usare le mani, intendo – quello sguardo severo e indulgente allo stesso tempo, quel modo smanioso di fumare, di mangiare, di cercare gli altri.
(Segue sul nostro giornale)