12/09/2026
CIAO EMMA
L’apertura del direttore Giada Fazzalari
Dal capolavoro che fu “Una questione privata” di Beppe Fenoglio emergeva che i grandi movimenti collettivi, le battaglie e le rivoluzioni non nascono quasi mai da astrazioni ideologiche. E che la storia si muove sempre sulla spinta di un motore intimo: un dramma personale, una ferita, un amore o un’ossessione che appartengono alla carne e all’anima di una persona. Emma Bonino aveva abortito clandestinamente, negli anni ’70, in un contesto segnato dalla paura, dalla solitudine e dall’umiliazione. Da quel giorno Emma aveva deciso che quella umiliazione non avrebbe mai dovuta subirla più nessun’altra donna. Nel 1975 si autodenunciò per aver praticato aborti clandestini, consegnandosi al carcere. L’aborto era un reato punito dal codice penale, fino ad allora, in Italia. Quell’azione di disobbedienza civile fu determinante: nel 1978, grazie alla determinazione di quella donna, dei radicali e dei socialisti, passa la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. In un’Italia sino ad allora profondamente cattolica e conservatrice, si aprì una stagione di laicità e libertà, una vera e propria rivoluzione culturale e dei diritti civili: la Legge Fortuna- Baslini, il referendum del ’74 per abrogare la legge sul divorzio, l’aborto. Emma non aveva paura di morire, come non aveva mai avuto paura di vivere. Amava così tanto la libertà da volere che la libertà dalla paura comprendesse anche la libertà dalla paura di morire. Del resto, aveva fatto dell’intera sua vita un fatto politico, e del suo corpo, un manifesto. Un corpo sfruttato, maltrattato, usato come strumento di lotta politica. Non ha mai permesso alla fine incombente di cambiare il suo atteggiamento verso il pericolo di vita.
(Leggi sull’Avanti della domenica)