03/09/2026
CI SI ARRIVA DA MOLTO LONTANO. ABDOU, DUE VALIGIE E IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE.
1 settembre 2026.
Sono passati dieci anni dal giorno in cui Abdou M. Diouf si è laureato. Anzi, a voler essere precisi, nove anni, sei mesi, undici giorni e otto ore. E nel mezzo? Nel mezzo c’è tutto il resto. E tutto il resto è stata vita.
Per molto tempo Abdou ha creduto in una frase semplice: «Impegnati e vedrai che tutto sarà possibile». È stata una certezza fino al giorno della proclamazione. E, in qualche modo, ha funzionato. Un libro dopo l’altro, una lezione dopo l’altra, un esame dopo l’altro, un voto dopo l’altro. Un passo dopo l’altro, mentre i risultati arrivavano. Tutto sembrava avere una direzione, più o meno lineare.
Poi, però, dopo aver indossato la corona d’alloro, succede qualcosa di strano. Quel «Impegnati e vedrai che tutto sarà possibile» lentamente si trasforma in «Impegnati e vediamo». Sì, vediamo.
Perché arriva il momento in cui capisci che il risultato del tuo impegno non dipende sempre dal tuo impegno. E quando perdi alcune certezze, iniziano le domande. Dove ho mancato? Dove ho sbagliato? Cosa avrei potuto fare di più? All’inizio ti racconti che domani andrà meglio, che forse potevi fare meglio, che magari bastava aspettare ancora un po’. Poi scopri che non sei il solo. Che non hai il monopolio del fallimento. Che tante persone camminano accanto a te con le stesse domande, le stesse paure e le stesse incertezze.
Passi dal vivere a pieni polmoni al vivere quasi in apnea. Inizi ad accettare sempre meno di quello che meriti. Perdi un po’ della meraviglia che avevi negli occhi e continui comunque a camminare per questo strano pianeta blu, imboccando strade che sembrano non essere mai davvero la tua.
Finché, a un certo punto, comprendi qualcosa di importante: non sei disposto a rinunciare a pezzi di te per stare dentro ambienti troppo stretti. Hai bisogno di riconoscerti in quello che fai, di dare valore al tuo tempo e soprattutto di dare un senso a quello che stai facendo.
Così inizi a vedere la strada con maggiore chiarezza e decidi di imboccarla. Qualcosa rimane indietro, qualcosa fa male, ma finalmente senti che stai andando nella direzione giusta.
E poi arriva il 1 settembre 2026, il giorno in cui ricomincia l’anno scolastico.
Dopo tutto questo tempo, nessuna lettera dal Ministero della Magia, nessun gufo e nessuna convocazione per Hogwarts. Arriva però un’altra lettera, dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Dentro c’è una cattedra. E quella cattedra è sua.
Scuola secondaria di primo grado.
Non è Hogwarts, certo. Ma forse la magia che può nascere dentro una classe non è poi così diversa.
Sarà faticoso? Forse sì, forse no. Vedremo.
Sarà divertente? Forse sì, forse no. Vedremo.
Ma il solo pensiero di entrare in classe e dire alle sue alunne e ai suoi alunni, con il suo inconfondibile accento toscano, “Ciao a tutti, sono Ab, il vostro nuovo professore di matematica e scienze”, rende tutto quello che è venuto prima più prezioso.
Ogni caduta. Ogni deviazione. Ogni porta chiusa. Ogni giorno difficile. Ogni momento in cui ha pensato di non farcela. Ogni passo apparentemente inutile.
Oggi tutto trova un senso.
Abdou spera di riuscire a fare con i suoi studenti quello che le sue professoresse e i suoi professori hanno fatto con lui: dargli gli strumenti necessari per camminare, almeno serenamente, in questo strano pianeta.
Anche quando i suoi genitori non parlavano bene l’italiano durante i colloqui. Anche quando erano poco presenti perché lavoravano. Perché questo non li ha resi meno genitori degli altri. Forse chiedevano soltanto di essere visti. Genitori e figli.
“Ti vedo e avrò cura delle tue parole”, anche quando quelle parole non arrivano in un italiano perfetto.
Sono passati dieci anni dal giorno in cui Abdou si è laureato. E nel mezzo c’è tutto il resto.
E tutto il resto, spesso, lo conosce soltanto chi ti ama davvero. Chi ti vede ogni giorno. Chi ha assistito alle tue incertezze, ai tuoi momenti di buio, ai mesi difficili, agli anni in cui sembrava impossibile capire dove stavi andando. Chi, nonostante tutto, ti ha tenuto la mano.
Perché quando qualcuno ti tiene la mano, anche il buio più profondo non è mai completamente buio.
«Ci si arriva da molto lontano ad essere quello che si vuole essere». Non ricorda chi lo abbia detto, ma oggi Abdou sa che aveva ragione.
Ci è arrivato da lontano. Professore di Matematica e Scienze. Due valigie in mano.
Una valigia è piena di storie, avventure, cadute, incontri e ponti costruiti tra mondi diversi. Una valigia che non vede l’ora di aprire davanti alle sue alunne e ai suoi alunni.
L’altra valigia, invece, è completamente vuota.
Ed è forse quella più importante.
È pronta ad accogliere le loro storie, le loro avventure, le loro paure, i loro sogni e le loro esistenze. Ragazze e ragazzi che stanno muovendo i loro primi, incerti passi nel complicato e spesso disastrato mondo degli adulti.
E Abdou vuole camminare insieme a loro.
Non soltanto insegnare matematica e scienze, ma provare a condividere strumenti, domande, curiosità e, soprattutto, la voglia di capire.
E insieme a loro tornare a provare quella sensazione che, nel corso degli anni, rischiava di perdersi.
La meraviglia.
Allora posa una mano sul petto e resta in ascolto.
Prima il silenzio. Poi un sorriso. Batte ancora. È vivo.
E forse è proprio questo il significato di tutto il viaggio: arrivare da lontano, attraversare il buio, cadere, rialzarsi e scoprire che ogni passo, anche quello che sembrava sbagliato, ti ha portato esattamente dove dovevi essere.
È sempre estate. ☀️🌻
Soumaila Diawara