08/06/2026
Da padre di un ragazzo autistico, non mi sento offeso dalle parole di Vannacci sui bambini disabili nelle classi separate, mi sento insultato, oltraggiato, profondamente, visceralmente oltraggiato, come lo sono centinaia di migliaia di famiglie italiane che ogni mattina si alzano e affrontano una via crucis silenziosa tra le quattro pareti di casa, senza telecamere, senza palchi, senza le fanfare di un generale in cerca di voti tra i peggiori istinti del paese, perché Vannacci ha detto che i bambini disabili rallentano il percorso didattico dei cosiddetti bambini normali e quindi andrebbero separati, messi a parte, ghettizzati, ha detto questa cosa con la stessa spavalderia con cui un analfabeta funzionale annuncia di aver scoperto il fuoco, ha detto questa cosa in Italia, nel 2026, dopo decenni di battaglie civili, legislative, umane per costruire una scuola inclusiva che già fatica abbastanza da sola, e l'ha detta con quella sicumera da caserma che scambia la brutalità per coraggio e l'ignoranza per buonsenso, proviamo allora a ragionare, se a quest'uomo la parola ragionare non fa ve**re l'orticaria, separare i bambini disabili non danneggia soltanto loro, ghettizzandoli come scarti di un sistema che non li vuole, condannandoli a una segregazione che produce regressioni psicofisiche documentate, che isola, che ferisce, che umilia, ma danneggia anche i cosiddetti bambini normali, privati fin dall'infanzia della conoscenza più fondamentale che una scuola possa trasmettere, e cioè che il mondo è fatto di umanità intera, non di una fetta fortunata circondata da invisibili, perché crescere senza incontrare la disabilità, senza imparare a stare accanto alla fragilità altrui, senza capire che la diversità non è un problema da eliminare ma una condizione dell'esistenza umana, produce esattamente il tipo di adulto che vota Vannacci, e il cerchio è perfetto, quasi ammirevole nella sua oscenità, perché quest'uomo che ha scelto la politica invece della raccolta differenziata, mestiere per cui avrebbe forse maggiori competenze, non sta esprimendo un'opinione, sta speculando, sta pescando nel torbido di un'italetta piccola, tatuata di risentimenti, allergica alla complessità, facilmente adescabile con slogan che suonano come buonsenso e puzzano come fascismo, sta costruendo consenso sulla sofferenza altrui, sulla fatica quotidiana di famiglie che non hanno il tempo di rispondergli perché sono impegnate a fare quello che lui non capirà mai, amare un figlio con tutto quello che comporta, senza sconti, senza ghetti, senza la vigliaccheria di chi vorrebbe non vederlo, e allora auguro a quest'uomo, con tutta la lucidità di cui sono capace, di fare esperienza diretta di ciò di cui parla con tanta disinvoltura, non per cattiveria ma per giustizia pedagogica, sei mesi a confrontarsi con la realtà che descrive senza conoscerla potrebbero fare più di qualsiasi dibattito televisivo, o forse no, certi neuroni anche messi alla prova restano ostinatamente silenziosi, e il problema alla fine non è Vannacci, il problema è il paese che lo applaude.