Il Corpo Estraneo

Il Corpo Estraneo Adozione e affido da una prospettiva critica. Ricerca e analisi su famiglia, bionormativismo, origini, identità, relazioni e diritti. A cura di Monya Ferritti.

Mito vs Realtà Come le persone immaginano che sarà il percorso di un bambino che dovrà essere adottato e come è in realt...
05/09/2026

Mito vs Realtà

Come le persone immaginano che sarà il percorso di un bambino che dovrà essere adottato e come è in realtà.

La seconda immagine non è l'elenco di ciò che vive ogni bambino che sarà adottato, né descrive un percorso universale. Raccoglie esperienze, passaggi, perdite, relazioni e possibili vissuti che possono appartenere, in combinazioni molto diverse, alle storie individuali.

Ieri, alla Mostra del Cinema di Venezia, Edoardo Gabbriellini ha presentato "La città dei vivi", liberamente tratto dal ...
05/09/2026

Ieri, alla Mostra del Cinema di Venezia, Edoardo Gabbriellini ha presentato "La città dei vivi", liberamente tratto dal libro di Nicola Lagioia, scegliendo di spostare lo sguardo dalla morte di Luca Varani (e dai suoi assassini come aveva fatto Lagioia) alla sua vita.

Il regista ha spiegato di avere voluto raccontare Luca prima che diventasse un fatto di cronaca e prima delle speculazioni che si sono accumulate sulla sua storia dopo l’omicidio, attraverso quello che definisce un "racconto di formazione interrotto", quello di un ragazzo di 23 anni con una famiglia che lo ama teneramente, una fidanzata, degli amici, un lavoro con il padre e una vita ancora largamente da costruire.

Il film comincia proprio dall’adozione di Luca, che occupa quindi un posto significativo nel racconto, ma viene collocata dentro una storia più ampia, insieme alle relazioni, alle scelte e alle incertezze della sua età. Nel 2016, nei giorni successivi all’omicidio, invece l’adozione era entrata rapidamente nella ricostruzione pubblica e era stata chiamata in causa anche per dare un significato ad alcune inquietudini e fragilità di Varani, in quella ricerca di antecedenti che spesso accompagna la cronaca quando, conoscendo già la fine di una storia, si torna indietro per cercare nella vita di chi ne è stato protagonista qualcosa che possa renderla più comprensibile.

Con l’adozione questa operazione richiede una cautela particolare, perché intorno all’esperienza delle persone che sono state adottate esiste già un repertorio di significati legati all’abbandono, all’identità, all’appartenenza e alle relazioni familiari, che rende molto facile stabilire collegamenti anche quando non disponiamo degli elementi necessari per farlo.

Non si tratta ovviamente di negare che queste dimensioni possano avere avuto un peso importante nella vita di Varani, ma di distinguere ciò che appartiene alla sua storia da ciò che, dopo la sua morte, altri hanno interpretato come conseguenza di quella storia.

Il film sarà nelle sale il 1 ottobre e qui potete vedere il trailer

https://share.google/QdhX7qS8vre5oxLu1


  Ci vediamo a Trento+Bolzano
04/09/2026


Ci vediamo a Trento+Bolzano

DA NON PERDERE!!! 02+03.10.2026
L'Associazione Amici Trentini e l'Associazione Genitori Adottivi e Affidatari Altoatesini organizzano un doppio appuntamento con Anna Guerrieri Presidente del Coordinamento CARE e Monya Ferritti Coordinatrice scientifica del Coordinamento CARE.
Dialogheremo con loro, con Anna Berloffa - Garante dei diritti dei minori del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento e con Benno Baumgartner - Esperto di diritto minorile, già Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bolzano.
Due appuntamenti per capire cos'è il bionormativismo e per leggere come scuola e società parlano di adozione e affido quando la “famiglia di sangue” diventa la misura implicita di tutto. Partiremo da esempi concreti, individueremo effetti discriminatori, anche involontari, su studenti e famiglie e chiuderemo con soluzioni pratiche.
Gli eventi sono gratuiti e aperti a tutti gli interessati.
Bloccate le agende!!

Ricevo davvero tanti messaggi privati e cerco di rispondere a tutti un po’ alla volta. Come segnalo anche nella risposta...
04/09/2026

Ricevo davvero tanti messaggi privati e cerco di rispondere a tutti un po’ alla volta. Come segnalo anche nella risposta automatica, può volerci un po’ di tempo, quindi vi chiedo di essere pazienti con me.

In questi giorni, però, Messenger ha cancellato diverse conversazioni che non avevo ancora letto o a cui non avevo risposto.

Se mi avete scritto e non avete ricevuto risposta, per favore rimandatemi il messaggio perché potrebbe essere tra quelli che purtroppo non riesco più a recuperare.

Grazie 🙌🏽

Un approfondimento rispetto alla questione privacy, adozione e personaggi famosi.Sappiamo che più una persona è conosciu...
03/09/2026

Un approfondimento rispetto alla questione privacy, adozione e personaggi famosi.

Sappiamo che più una persona è conosciuta, più diventa difficile esercitare concretamente il diritto a non essere fermata, osservata, ecc.

Non serve pubblicare una fotografia, raccontare dove ci si trova o mostrare i propri figli perché può farlo qualcun altro. Basta essere riconosciuti per strada, una fotografia scattata da uno sconosciuto, una storia sui social (magari non pubblica), oppure una frase apparentemente innocua come quella in foto.

Non c’è necessariamente una cattiva intenzione, eppure quella frase produce un'informazione pubblica perché dice dove si trova una famiglia, con chi si trova e in quale momento. E quando riguarda persone molto conosciute, quell'informazione può circolare ben oltre la cerchia di chi l'ha pubblicata.

La questione diventa ancora più delicata quando ci sono dei figli. Possiamo chiedere ai genitori conosciuti di proteggere l'immagine e la storia dei propri figli, possiamo discutere quanto sia opportuno mostrarli e quanto raccontare di loro, ma dobbiamo riconoscere anche un limite: la protezione della privacy dei minori non dipende esclusivamente dai comportamenti dei genitori.

Si può decidere di non mostrare un volto e scoprire (o non sapere) che qualcun altro ha fotografato quel bambino; si può costruire con grande attenzione un confine tra vita pubblica e vita familiare e vedere quel confine attraversato semplicemente perché qualcuno ci ha riconosciuti.

Per questo la privacy non è soltanto qualcosa che ciascuno deve imparare a proteggere ma è anche qualcosa che gli altri devono imparare a rispettare.

Da leggere
02/09/2026

Da leggere

02/09/2026

PER BIANCA

La morte di Bianca, una bambina di cinque anni, lascia attoniti. Il nostro primo pensiero è per lei, per la sua vita così breve. La ricordiamo con rispetto e con dolore.

Come Coordinamento di associazioni familiari adottive e affidatarie, sappiamo che cosa significa per tante famiglie prendersi cura ogni giorno di bambine e bambini, ragazze e ragazzi con disabilità, anche complesse. Conosciamo l’amore e la determinazione, la dedizione, l’impegno, ma conosciamo anche la fatica della cura quotidiana, la ricerca continua di risposte, le preoccupazioni, le paure per il futuro. E conosciamo la solitudine in cui troppo spesso le famiglie vengono lasciate.

Questa solitudine è una responsabilità pubblica.

Non possiamo continuare a pensare che siano le famiglie, da sole, a dover reggere il peso della cura, a cercare servizi e risposte, a colmare le insufficienze del sistema, a resistere quando le risorse personali ed economiche si esauriscono. Non possiamo accettare che non abbiano mai requie, neppure per qualche ora da dedicare a se stesse.

Servono sostegni veri, concreti e continuativi. Servono operatori, assistenza domiciliare, interventi di sollievo, sostegni educativi e sociosanitari, risorse economiche adeguate. Serve qualcuno che accompagni davvero la famiglia nel tempo e verifichi se ciò che viene garantito è sufficiente. Servono scuole che abbiano le risorse per accogliere davvero e luoghi in cui anche un bambino con una disabilità complessa possa giocare, stare con gli altri, trascorrere del tempo.

Essere formalmente “presi in carico” non basta.

Servono politiche pubbliche che riconoscano la cura come una responsabilità collettiva, garantendo diritti e risposte esigibili, non affidati alla capacità delle singole famiglie di trovarli o conquistarli.

Per Bianca, oggi, il nostro dolore.

Alle istituzioni chiediamo che nessuna famiglia venga lasciata sola. Non bastano le parole sulla cura e sull’inclusione, servono scelte politiche, risorse adeguate e servizi che ci siano davvero, ogni giorno.

Le storie di oggi sono tutte dedicate ai lavori del panel su adozione e affido a cui sto partecipando nell’ambito della ...
01/09/2026

Le storie di oggi sono tutte dedicate ai lavori del panel su adozione e affido a cui sto partecipando nell’ambito della Conferenza internazionale di Scuola Democratica, in corso a Roma presso Sapienza Università di Roma.

Dateci un'occhiata.

Sul profilo Instagram di troverete due reel di cui uno particolarmente interessante (in inglese) su come gestire a scuola la storia dei bambini e delle bambine che sono stati adottati.

La scelta di Benedetta Rossi e Marco Gentili di non mostrare il volto delle loro figlie è stata molto apprezzata. Qualcu...
31/08/2026

La scelta di Benedetta Rossi e Marco Gentili di non mostrare il volto delle loro figlie è stata molto apprezzata. Qualcuno ha però osservato che ne conosciamo i nomi, l’età e il Paese di provenienza e che, quindi, la loro privacy sarebbe stata comunque violata.

In tanti mi avete chiesto cosa pensassi di questa scelta. Quelle che seguono sono le mie riflessioni, che spero possano essere anche un’occasione per ragionare insieme sulla privacy dei figli e sulla loro presenza sui social.

Parto da una premessa, sono contraria allo sharenting, cioè alla condivisione sui social, da parte dei genitori, anche su profili privati, di foto/video dei propri figli. L'ho scritto numerose volte.
I bambini e le bambine non dovrebbero diventare materiale della produzione social degli adulti e immagini, video e racconti costruiscono una presenza digitale prima che possano decidere autonomamente cosa rendere pubblico di sé.

Questo fenomeno, ormai, è andato molto oltre la fotografia familiare pubblicata occasionalmente. Esistono profili con decine o centinaia di migliaia di follower nei quali è la famiglia stessa a costituire il contenuto. La quotidianità dei figli alimenta una narrazione continua: crescita, scuola, vacanze, malattie, difficoltà, conquiste. Se usate i social avrete visto quanti personaggi famosi o persone qualsiasi (però con tantissimi follower,) utilizzino questa strategia di comunicazione.

Sarebbe ingenuo ignorarne la dimensione economica: attenzione, visualizzazioni e follower producono valore, direttamente o attraverso collaborazioni e sponsorizzazioni e il racconto dei figli contribuisce anche alla notorietà e al valore economico del profilo.

Ultimamente si notano in giro anche famiglie adottive che utilizzano questa forma di narrazione facendo dell'adozione e della quotidianità dei figli una parte significativa dei propri contenuti. Vi sono capitate?

La questione è talmente delicata che in Francia dal 2024 il diritto all’immagine del minore è esplicitamente ricondotto all’esercizio dell’autorità genitoriale e alla tutela della sua vita privata.
Noi, però, abbiamo uno strumento molto semplice. Se non vogliamo che l’infanzia diventi un prodotto dell’economia dell’attenzione, possiamo smettere di consumarla: togliere il follow. Senza pubblico, quel modello perde una parte essenziale del proprio valore.

Torniamo a Benedetta Rossi. Rossi è una delle personalità social più conosciute in Italia e aveva costruito notorietà, pubblico e attività professionale molto prima di diventare madre. Le sue figlie non sono piccole e dunque non possono semplicemente comparire nella sua vita e contemporaneamente essere trattate, nella sua dimensione pubblica, come se non esistessero.

Sarebbe inoltre paradossale se, proprio per tutelare bambini e bambine che sono stati adottati, finissimo per rendere invisibile l’adozione. Ma una famiglia adottiva può e deve essere visibile senza trasformare l’adozione in contenuto.

Millie Bobby Brown, anche lei un personaggio di enorme notorietà internazionale, ha scelto una tutela ancora più restrittiva (ne abbiamo parlato proprio su questa pagina), ha reso pubblica la maternità adottiva mantenendo sostanzialmente privata l’identità della figlia e senza comunicarne il nome. È una scelta possibile, ma non per questo l’unico parametro attraverso cui misurare la tutela.

Perché sapere il nome di un bambino, la sua età e il paese in cui è nato non equivale a sapere perché sia diventato adottabile, che cosa abbia vissuto nella famiglia di origine, quali separazioni abbia attraversato, se abbia subito esperienze traumatiche o quali siano le sue eventuali fragilità.

Un nome identifica una persona mentre una storia entra nella sua intimità, e nell’adozione questa distinzione conta moltissimo.

Nelle presentazioni di Sangue ho fatto spesso la differenza tra privato e segreto. Le informazioni che i genitori hanno sulla parte precedente al loro arrivo della vita dei figli, sono utili per comprenderli e accompagnarli nella vita; quelle informazioni non devono diventare materiale disponibile per raccontare pubblicamente la propria esperienza di genitorialità.

L’adozione può essere raccontata e deve anche poter essere rappresentata nello spazio pubblico, ma c’è una differenza sostanziale tra parlare di adozione e raccontare la storia adottiva di un figlio così come c’è una differenza altrettanto importante tra rendere visibile una famiglia adottiva e costruire una presenza sui social raccontando continuamente la vita dei propri figli, soprattutto quando sono proprio quei racconti a generare attenzione, follower e guadagni.

Per questo, nel caso di Benedetta Rossi, mi interessa relativamente che conosciamo i nomi delle sue figlie (è un personaggio pubblico,in ogni caso, le faranno interviste, le chiederanno come si chiamano, vive in un piccolo paese dove tutti si conoscono, non c'è bisogno di alimentare un segreto), mi interesserà molto di più osservare quanto della loro vita e della loro storia ci verrà chiesto di conoscere.

Questa deriva l'abbiamo vista chiaramente in un personaggio super noto come quello di Ferragni. Il suo era già un profilo seguitissimo a livello internazionale e fortemente targettizzato per lifestyle e moda. Poi, dalla prima ecografia, i suoi figli sono diventati una parte importante dei suoi contenuti social.

Diversi analisti hanno osservato come i post che avevano per protagonisti i suoi figli generassero livelli di engagement sensibilmente più alti rispetto a quelli in cui appariva Ferragni da sola.
Questo accade anche con altri personaggi pubblici o con famiglie social. Fateci caso.

Mi stupirebbe scoprire che le pagine social di Benedetta Rossi seguissero questo tipo di andamento anziché rimanere saldamente ancorate al loro tema principale ossia la condivisione di buone ricette di cucina casalinga. E per come ha annunciato la sua partenza verso il paese delle figlie e anche il rientro a casa, mi sento ragionevolmente di
pensare che l’intenzione sia quella di mantenere questa esperienza all’interno di un perimetro di riservatezza, senza trasformare le bambine in un nuovo contenuto editoriale.

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Rome

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