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04/09/2019

Via la maschera!

Stavolta non ce l'hanno fatta ed i veri padroni si sono appalesati. In un momento apparentemente critico, con una situazione parlamentare che ha richiesto oltre due mesi di trattative per formare il primo governo Conte, con tempi strettissimi imposti "dal Colle" per risolvere la crisi, con tutti quelli che hanno vinto le elezioni che si trovano messi fuori dai giochi, incredibilmente lo spread arriva ai minimi storici, come per dire, ci piace quello che state facendo e vi diamo lo zuccherino. Qualcuno a Bruxelles ha detto che farà tutto il possibile per far nascere questo governo che sembra essere nato effettivamente in tempi brevi. Tutti negano che stanno lottando per le poltrone, la democrazia diretta è scomparsa e le consultazioni forse le faranno a giochi fatti. Una cosa è certa: il potere corrompe le menti ed i risultati si vedono. Noi dobbiamo, e possiamo, come già detto, tacere e sperare. SI preparano le manifestazioni di piazza contro il ribaltone, come già accaduto anni fa, ma sappiamo tutti che non si muoverà una foglia e che chi abbia preso la poltrona non la mollerà facilmente. Va bene tutto, se il nostro sistema è così bizantino da permettere tutto ed il contrario di tutto, ce lo teniamo, ma sinceramente il ruolo di burattini di Francia e Germania, che bene non ce lo hanno mai voluto e nemmeno ci hanno mai veramente rispettato come nazione (a torto o a ragione), non mi fa piacere. Ma ormai è tardi, le invasioni dei nuovi barbari (e non sto parlando dei migranti) si sono consumate senza nemmeno un ferito, a parte l'orgoglio ed il portafoglio, per fare una rima facile. Le catene francesi della grande distribuzione, le banche, le multinazionali, si sono prese tutto quello che c'era da prendere ed ora, per davvero, non facciamo più paura a nessuno. Ricordo la Tiburtina Valley, quando era un fiorire di aziende nel settore della tecnologia militare, con scuole di pensiero e cervelli da vendere. Ecco, ora li abbiamo venduti e chi ci lavora (non per vendere la nostra tecnologia ma quella dei Francesi o degli Inglesi) è quasi contento di essere sotto il giogo dei Francesi, perchè loro sanno farsi bene i loro interessi. Così, pezzo dopo pezzo, dopo le imprese, i terreni, i soldi, si sono presi direttamente tutta la nazione, che ricomincerà ad obbedire senza fiatare ad interessi che nemmeno riesco ad immaginare. Spero di no, ma temo di sì, proprio grazie al fatto che la borsa di Milano sia premiata in un momento invece molto critico e delicato. In fondo è facile: basta obbedire in silenzio. A questo riguardo fra le ultime uscite c'è un fioccare di libri sulla politica, su Trump, sulle crisi dei vari partiti eccetera. Fra questi vi suggerirei "SUPERCAPITALISMO" di Reich, di cui vi riporto la descrizione.

"Negli ultimi decenni l’economia mondiale ha avuto un nuovo comandamento: globalizzare. Produrre in ogni angolo della terra al minor costo possibile e utilizzare i vantaggi offerti dalla rete per estendere al massimo il proprio mercato. Ma questo modello di business si sta evolvendo in una forma ulteriore: il supercapitalismo. Ancora più potente, ancora più pervasivo di quanto non fosse già la globalizzazione. Di conseguenza, i diritti garantiti dalla democrazia si stanno indebolendo progressivamente proprio a causa delle pressioni esercitate dal nuovo sistema economico. E il crescente dislivello fra reddito e potere d’acquisto, la precarietà lavorativa in aumento e gli effetti ad ampio raggio del surriscaldamento del pianeta sono le naturali conseguenze di tale processo. «La scomoda verità», sostiene l’autore, «è che la maggior parte di noi ha due menti. Come consumatori e investitori puntiamo a fare grandi affari. Come cittadini disapproviamo le molte conseguenze sociali che ne derivano». Reich – economista di stampo liberal e già segretario del Lavoro durante la presidenza di Clinton – propone in alternativa un capitalismo forte ed energico, ma che non pregiudichi l’esercizio dei diritti primari. Per realizzarlo, tuttavia, dobbiamo rinunciare all’illusione che le corporation agiscano in base a principi di responsabilità sociale d’impresa e rifiutare quella doppia morale che ci fa desiderare beni a basso costo senza preoccuparci del prezzo da pagare per la collettività."

Altro titolo che mi ha incuriosito, ma solo perchè racchiude una strana contraddizione è "Come conquistare uno st***zo - manuale per donne intelligenti". Mi chiedo infatti: ma se una donna fosse intelligente perchè mai dovrebbe (o vorrebbe) conquistare uno st***zo? E se veramente lo fosse (intelligente) perchè mai dovrebbe comprarsi il libro?

A Voi l'ardua sentenza!

22/07/2019

Andrea, Addio!

Che si dice in questi casi? E' morto Camilleri. Viva Camilleri! Non ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente (come avrei potuto?) ed i mio rapporto con lui - a parte il pubblicare tutte le sue opere - è pari a quello di tutti; ma va detto che era un uomo eccezionale, forse unico. Una cultura sconfinata, una fine intelligenza, mai un congiuntivo sbagliato (come fanno invece scrittori di grido seppur insopportabili e presuntuosi), mai una parola fuori posto. Sentirlo parlare era sempre un piacere e non diceva mai banalità. A novantatrè anni faceva ancora progetti mettendosi in gioco in prima persona. Merito della nicotina? I medici direbbero sicuramente di no. Ci mancherà.

Tornando a noi fra le ultime uscite ho trovato un libro che parla dell'alimentazione in vacanza..per gli animali. Bel business quello degli animali, con utili da capogiro. Anche io frequento i supermercati per animali, e non posso non meravigliarmi di fronte alle tante stranezze disponibili per coccolare i nostri amici, dagli occhiali da sole fino ai dessert, come se fossero bambini. Comunque questo libro, di cui vi riporto la presentazione, affronta proprio il tema dell'alimentazione in vacanza e nel tempo libero per gli amici a quattro zampe:

" Sempre più persone scelgono di curare direttamente la dieta dei loro animali domestici, prestando attenzione sia al cibo che finisce nella ciotola sia ai metodi di cottura e di conservazione impiegati. Forte di un’esperienza pluriennale nell’alimentazione animale, Annalisa Barera spiega come imparare a capire i bisogni alimentari del proprio cane o del proprio gatto, mettendo i lettori in condizione di fare le scelte migliori e più consapevoli, anche in momenti particolari: quando si parte per un viaggio in compagnia del proprio amico a quattro zampe o lo si deve affidare per un certo periodo ad amici o a una pensione. Che si tratti dei pasti principali o di uno snack da usare come premio durante l’addestramento, con queste ricette semplici e veloci sarà possibile preparare pappe sane e gustose e conservarle a lungo, anche senza una cucina o un frigorifero a disposizione. Inoltre, grazie ai consigli dell’autrice, tecniche di preparazione e conservazione quali la vasocottura, il sottovuoto e l’essiccatura non avranno più segreti. "

27/06/2019

Ricchezza e povertà

Ogni tanto qualcuno mi legge ed ogni tanto qualcuno mi scrive, o addirittura mi telefona. In una di queste telefonate un lettore (oltrechè scrittore) mi ha fatto riflettere sul compito non palese che accompagna queste newsletter: si è parlato di svegliare le coscienze, di far riflettere, di stimolare le menti. In effetti è vero, qualche volta stuzzico la mente su questo o quel tema, altre volte mi limito a delle leggere recensioni di qualche opera o rivista. Oggi in particolare, dopo le scene dei migranti in mezzo al mare e dei messicani parcheggiati in qualche struttura prima di essere ricongiunti con i figli, ho messo in moto il mio di cervello. Le posizioni sul tema sono molteplici: da quella sacrosanta del Vaticano, che considera sacra ogni vita e che almeno teoricamente mette sullo stesso piano la vita dell'ultimo transfuga con quella di qualche potente del mondo, a quella dei potenti che vogliono prima difendere i diritti ed il benessere della propria gente e poi preoccuparsi del benessere degli altri: come dire se siete voi a pagare le tasse, bisogna prima pensare ai vostri diritti (vostri e della vostra gente) e poi con quel che resta - se resta - pensare agli altri. Poi ci sono le visioni tangenziali o distorte, che sono quelle di coloro che in qualche modo lucrano sulla questione. Ho visto le dichiarazioni del "capitano" (che dovrebbe in realtà essere il Comandante) della Sea Watch, che però invece che assomigliare a Capitan Findus assomigliava di più ad una liceale. Intervista stereotipata e priva di peso, che ha aumentato la convinzione che i fili sono in mano ad altri. E poi esco dal supermercato, dal bar o dalla banca e fuori ci trovo l'immancabile questuante con il cappello in mano, che a seguito di una indagine giornalistica ora so che appartengono ad un racket, uno dei tanti che sfruttano la povera gente che arriva qua e che non trova di certo lavoro, visto che non ce ne è neanche per gli italiani. Prostituzione, droga, furti, violenze, traffico di migranti, questua e truffe di vario genere, tutte con il colore dell'Africa. Indimenticabile l'intercettazione in cui il business dei migranti veniva classificato come più remunerativo di quello della droga... Mi chiedo: ma per caso c'è un paese che abbia bisogno di questa gente che scappa dal proprio mondo inseguendo una speranza o una chimera? Oppure non li vuole proprio nessuno? E con quest'aria da commedia americana è passata anche questa settimana (direbbe Dalla) mentre le immondizie nelle strade di Roma continuano a strabordare. Fra i vari brevetti che ho nel cassetto ce ne è uno su un nuovo tipo di cassonetto che trasforma il cassonetto stesso da centro di costo a centro di ricavo. Insomma, una possibile soluzione per azzerare i costi di raccolta e smaltimento oltre ai costi propri del cassonetto, che in genere almeno a Roma brilla per il suo pessimo stato di conservazione. Mi è stato detto di lasciar perdere per non ledere le suscettibilità dei business preordinati. La solita storia o il solito "magna magna" come direbbe la Cortellesi di "come un gatto in tangenziale". Non è poi cambiato molto da Galileo ad oggi. In Italia poi se non sei preceduto dalla telefonata giusta non ti riceve nessuno, anche se avessi la soluzione a tutti i problemi della Nazione. Tornando al titolo, non molti hanno avuto la possibilità di sperimentare entrambe le posizioni. C'è che è nato ricco e poi è diventato povero e chi ha fatto il percorso inverso. In genere sono solo questi che sanno bene cosa significhi essere ricchi ed essere poveri. Se poi parliamo di filosofia, allora cambia tutto. Si può avere molto denaro ma essere persone di basso profilo e viceversa. Avere od essere, si chiedeva Fromm. I più non si pongono proprio il problema, pensano ad arraffare l'arraffabile, ad ingozzarsi di tutto quello che possono, come se fossero eterni. Vite vuote. Il potere logora chi non ce l'ha, diceva Andreotti, ma per fortuna c'è anche chi non lo vuole. Di certo è ricco chi è quello che vorrebbe essere ed ha quello che gli serve. Se invece si ragiona sul saldo bancario, allora sono tutti poveri secondo me, soprattutto i ricchi veri a cui non bastano mai gli zeri sul saldo, quelli che moltiplicano. Concludo con un consiglio per la lettura: mi ha colpito il titolo di un libro: "le Entità oscure", che prima mi ha fatto pensare a Batman, poi ai buchi neri e di cui vi riporto un passaggio della presentazione

La materia oscura è il grande rompicapo della scienza del xxi secolo. Se chiedete a un fisico: “Cos’è rimasto da scoprire, ora che avete trovato anche il bosone di Higgs?”, quello quasi certamente vi risponderà: praticamente tutto. Già, perché la materia ordinaria rappresenta appena il 5 per cento del nostro Universo. Il resto sarebbe costituito da energia oscura e materia oscura, che rappresenterebbe quasi il 90 per cento della massa totale. Per ogni grammo di materia ordinaria, ce ne sarebbero, da qualche parte intorno a noi, 9 di materia oscura. Eppure, alcuni scienziati sostengono che non esista. O meglio, che non c’è alcun bisogno di ipotizzarne l’esistenza per spiegare le anomalie che si osservano nella rotazione delle galassie. Chi giunge a questa conclusione osa sfidare uno dei pilastri della fisica moderna: la Relatività generale di Einstein. Cristiano Galbiati, che insegna Fisica a Princeton e coordina l’esperimento DarkSide nei laboratori del Gran Sasso, sa che la materia oscura è uno dei segreti più misteriosi e affascinanti della natura.

Buona lettura,

Romeo Sacco

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10/05/2019

Ho visto cose che voi umani...

Così diceva Rutger Hauer in Blade Runner di Ridley Scott riferendosi ai remoti posti della galassia in cui era stato inviato a combattere e morire (se necessario).

Ebbene sono appunto reduce da una spedizione in quel di Stuttgard, dove si sono tenute in contemporanea due convention con annessi padiglioni espositivi, una sulle batterie ed una sui veicoli elettrici ed ibridi. Vi racconto quindi qualcosa sulla spedizione. Arrivato all'aeroporto esco e salgo su un taxi. Mi esibisco in un improbabile "to the Messe, Bitte" ma evidentemente non mi sono espresso bene dato che il tassista mi guarda con una strana espressione, come se lo stessi prendendo in giro, ed indica fuori dal finestrino. Getto la spugna della comunicazione intracomunitaria e prendo il foglio con l'indirizzo, indicandolo. Il tassista stavolta ha capito bene e indica, come prima, fuori dal finestrino... dove c'era l'indicazione per la fiera, che era proprio lì. I tedeschi... che organizzazione. La corsa in taxi più veloce ed economica della mia vita. Sorrido e ringrazio più volte, dopodichè mi dirigo verso l'ingresso dell'esibizione. Dentro ho ritrovato quell'atmosfera delle fiere di frontiera tecnologica, di quelle in cui gli imprenditori vanno per impadronirsi del prossimo business. Ed era proprio così. In molti stand i prezzi di quello che esponevano non me li hanno proprio detti, uno ha chiesto la firma di un documento di riservatezza (NDA) prima di dirmeli e comunque sempre successivamente alla chiusura della fiera. Ma fra le tante chicche tecnologiche ve ne riporto due, che mi hanno veramente lasciato a bocca aperta. La prima, nel settore dei condensatori definiti ultracapacitors. Nel testo di Fisica 2 un condensatore della capacità di un Farad si poteva ottenere costruendo una sfera metallica - e quindi conduttrice - grande quanto la terra. Qualche tempo fa, all'università di Tor Vergata me ne hanno mostrato uno da un farad grande quanto una scatola di scarpe e mi sono sorpreso. Ma ora... questi signori mi hanno dato in mano un cilindretto metallico, grosso più o meno come il cartoncino all'interno del rotolo di carta igienica e candidamente mi hanno detto: questo ha la capacità di tremila (3.000) Farad!!! "Grande Giove!" avrebbe detto Doc di Ritorno al Futuro! La mente ha cominciato a frullare moltiplicazioni per capire se con quel componente si potesse realizzare una batteria ricaricabile di adeguata capacità. Ebbene, è ancora presto, ma direi che è solo questione di tempo, nel frattempo questi oggetti potranno essere impiegati come complemento per le batterie al litio per garantire forti spunti di energia. Ed ancora: che automobile avete? Magari qualcuno risponderebbe: "io ho una Panda..." che tutti ben conosciamo. E se io invece vi dicessi che con un motore grosso come quello del vostro trapano da 0,5 KW (adatto per una bici con pedalata assistita), montato sulla vostra Panda, ci potreste allegramente andare in giro? Mi credereste? Fareste bene! Ho visto un motore di queste dimensioni con la potenza di 25 KW, più che sufficiente per lo scopo. Il prezzo? Mi hanno solo detto che ci sono voluti dieci anni di ricerca e 30 milioni di euro per svilupparlo. Capisco perfettamente, mi complimento di cuore e mi ritiro in buon ordine.

Del resto vi faccio grazia, ma il succo è che sta per cambiare tutto, ancora. Nel senso che ciò che vedremo sulle auto elettriche che usciranno il prossimo anno sarà solo l'inizio.

29/04/2019

Gli idioti, Einstein ed il mio gatto.

Albert Einstein era sicuramente un fuoriclasse ed un uomo non convenzionale, avvezzo a superarle le convenzioni più che rispettarle. Una sua frase che rende bene l'idea è questa: "La memoria è l'intelligenza degli idioti". E' un po' forte, magari è pure offensiva ma sicuramente sarà stata un arguta risposta a qualche domanda imbecille. Comunque fa pensare. Senza la memoria non esisterebbe la matematica, che è fatta di formule che devono essere conosciute e ricordate per poterle usare nella costruzione di ragionamenti e dimostrazioni più complesse. Sicuramente quindi non sarà stato questo il senso voluto, ma piuttosto quello di spartiacque tra quello che già c'è e che possiamo ricordare e quello che invece non c'è e che possiamo scoprire grazia all'intelligenza speculativa. Come dire: se ricordi e basta senza spingerti oltre non brilli ad intelligenza e rimarrai dove sei. L'esperienza, che diventa memoria, serve a non farci ripetere errori già commessi, ma difficilmente potrà portarci a nuove scoperte, se non nel senso sopracitato. Ma il discorso può essere allargato anche in altre direzioni. Il cervello può essere usato in molti modi, spesso viene usato poco perchè nessuno ci ha insegnato ad usarlo veramente. Intendo dire che a scuola non ci insegnano specificamente ad usare il cervello, ma dobbiamo faticosamente cercare di capirlo noi sbagliando in tutti i modi possibili. Usarlo bene quindi sarà un sottoprodotto dei nostri studi e delle nostre esperienze, mischiate alla furbizia, all'istinto, al caso, all'umore ed a tutto quello che contribuisce a farci fare una scelta piuttosto che un'altra. Certamente non potremo usare più cervello di quanto ce ne abbia dotato Madre Natura, nella speranza poi di saper usare bene la nostra dotazione di materia grigia. Come già accennato mi è capitato di conoscere persone molto intelligenti che toppavano alla grande nelle relazioni interpersonali. L'intelligenza sociale infatti è una materia a parte e probabilmente Einstein non la considerava molto. Ed ora parliamo del mio gatto, che ritengo un animale molto intelligente e diverso dagli altri gatti che ho o che ho avuto o conosciuto. Trattasi di un animale molto curioso, che ti viene dietro come un cane (è grosso tra l'altro come un cane) e che ti fa sempre compagnia e vuole partecipare quando fai qualcosa o un lavoretto. Qui interviene la dotazione naturale dell'animale. Quando vede che collego qualche filo elettrico, ignorando sicuramente l'elettrotecnica in generale e l'elettronica in particolare, pensa bene di capirci qualcosa mordicchiando i cavi. Fa lo stesso quando infilo una spina nella presa: ma al massimo rimarrà fulminato rimanendo nella beata ignoranza dei fatti degli elettroni. Così quando uso il cacciavite e lui vuole capire a cosa serva, si avvicina e lo annusa. Ma con il suo superbo olfatto, in grado di percepire l'odore di una femmina in calore fino ad otto chilometri di distanza, non capirà mai a cosa serva il cacciavite. Ora potete ti**re le somme e mettere insieme tutti i pezzi: ecco perchè la gente a volte non capisce, travisa, sbaglia, offende eccetera: magari non è cattiveria o stupidità, ma semplicemente non è dotata degli strumenti necessari per capire e se poi invece li avessero, semplicemente non li usano.

Il risultato non cambia.

05/04/2019

In principio era il braccio...

Chiariamo subito il punto, sto parlando della riproduzione musicale ed anni fa la catena della riproduzione partiva proprio da lì, dalla puntina che trasmetteva le vibrazioni meccaniche rilevate alla testina che era sostenuta dal braccio ed uno dei produttori di braccetti era proprio la SME, che accoppiato ad un giradischi Thorens l'hanno fatta da padroni per anni. Per completare il quadro una bella testina era la SHURE V15 III, se non ricordo male, (è quella che ho sul mio giradischi). Ed ora passati tanti anni, ci troviamo in un mondo piatto, alla faccia di tutti quelli che pensano il contrario. Mi spiego: in quegli anni in cui il suono e la sua natura avevano del misterioso, anni in cui era sbalorditivo pensare che una splendida sinfonia potesse essere memorizzata letteralmente tramite graffi su un disco di vinile, anni in cui ogni componente per proprie imperfezioni aveva un suono caratteristico per cui dovevi scegliere questo o quell'amplificatore, questo o quell'altoparlante per poter godere al meglio della musica che amavi, ecco questa infinità di scelte si è appiattita. La qualità del vinile, del materiale di cui era composto, delle macchine che lo stampavano, è andata persa, il suono caratteristico e la sensibilità delle testine e delle puntine di diamante montate su un flessibilissimo e delicatissimo supporto è solo un ricordo. Oggi è tutto uguale e la musica, diventata digitale, è uguale per tutti. Praticamente te la cavi comprando una buona cuffietta, oggi addirittura senza fili. E se giri per la città con due candeline che ti spuntano dalle orecchie ti senti pure fico. La sensazione del basso profondo che ti fa vibrare lo stomaco non c'è più, ma chissenefrega. Le casse acustiche, prima sempre più grandi e proporzionali alla volontà di stupire gli amici, sono oggi grandi come una scatola di pomodori, ci ascoltano e magari come dicono i cospirazionisti, ci spiano e riportano a chissachi quello che diciamo in casa nostra. I tempi cambiano. E la SME che prima produceva solo ed esclusivamente bracci, oggi se ne esce con un sontuoso e muscoloso giradischi chiamato Synergy, che fa subito ve**re la voglia di possederlo anche se la trazione è tradizionalmente a cinghia mentre esiste la trazione diretta, le caratteristiche sono ovviamente eccezionali, ma l'attrazione svanisce come d'incanto non appena, nelle principali caratteristiche, leggiamo il prezzo. L'interesse svanisce, quasi ci viene voglia di girare pagina... 23.000€ sono troppi. L'alta fedeltà è diventata questo, un lusso per pochi eletti che schifano le cuffiette. E mentre da un lato troviamo questi prodotti esoterici, dall'altro troviamo IKEA. Proprio loro, che insieme alla SONOS stanno lanciando un nuovo prodotto che si chiama Symfonisk, che sembra la fusione tra due parole tipiche del settore e che una volta tanto è pure pronunciabile. C'è qualcuno di voi che a casa non abbia almeno un prodotto di Ikea? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Quindi si parla di qualcosa che punta ad entrare in tutte le case. Anni fa c'era una cuffia da appendere in bagno con annesso riproduttore a parete, oggi chissà... Il giorno del lancio è il 9 aprile e vi lascio con la curiosità di scoprire cosa ci riserva per il futuro la visione svedese della musica.

01/04/2019

L'inganno del libero arbitrio.

Stavolta la prendo proprio alla lontana, partendo appunto da Adamo ed Eva. Se ne stavano beati nel paradiso ma poi ad un certo punto vengono tentati, anzi, Eva viene tentata e poi trascina anche Adamo, che l'avrebbe seguita ovunque essendo l'unica donna nei paraggi. E qui entra in gioco la storia del libero arbitrio, la libertà di scegliere, la libertà insomma. Messa così suonerebbe pure bene (come i 50 anni di Paolo Fresu, per chi lo conosca) ma qualcosa stona invece. La libertà infatti non è quella di scegliere, ma quella di sbagliare, inesorabilmente. Con il senno del poi la mela non l'avrebbero mangiata sicuramente, ma il senno del poi, di cui sono pieni i fossi, prima ce l'hanno in pochi. Ci sono persone che non capiscono nulla al punto che se gli dicessi che non capiscono nulla non lo capirebbero. Qualcuna così la conosco pure io. Eppure campano benissimo, hanno le loro idee e magari pure qualche successo nella vita, segno che le cose non sono correlate. Mi viene in mente qualche sommo politico il cui cervello ricorda l'acqua Lete, dove la molecola di sodio rappresenta il neurone che si aggira sconsolato per i meandri della scatola cranica e di cui periodicamente ci tocca pure sentire le sconsolanti e sgrammaticate riflessioni. Avete il libero arbitrio di associare un politico a vostro piacere a questa descrizione: sono certo che lo troverete. Torniamo ora a noi. Sembrerebbe dunque che siamo liberi sì, ma di sbagliare, a causa delle nostre limitate conoscenze, della presupponenza eccetera. Quindi questa cosiddetta libertà in fondo o è una fregatura oppure è uno strumento del maligno. Ed ora, a cosa possiamo applicare macroscopicamente queste ondivaghe riflessioni? Direi senz'altro alla Brexit. Con il senno del poi e con un salatissimo conto, in parte pagato ed in parte da pagare, l'imperialismo britannico tentenna e ci ripensa. Chiede un'altra opportunità e personalmente gliela darei volentieri, magari con qualche piccola richiesta per rendere la partecipazione all'Europa ancora più efficace. Effetti del libero arbitrio, quello che nei condomini non fa mai fare la cosa giusta ma solo quella che costa di meno oppure niente. Ma anche noi facciamo la nostra parte, sbagliamo e poi ci ripensiamo, singolarmente come individui e come massa elettorale. A proposito, mi pare che sia accaduto, per l'ennesima volta, un fatto eccezionale: quello in cui le elezioni non le abbia p***e nessuno. A sentire le interviste infatti erano tutti sorridenti e contenti. Ma veramente ci fanno così fessi? Oppure hanno statisticamente ragione loro perchè evidentemente una buona parte dell'elettorato la beve. Chissà... E vi lascio al fine settimana con una domandina: ma il Padre Eterno, visto come sono andate le cose e quindi con il senno del poi, ce lo darebbe ancora il libero arbitrio?

22/03/2019

L'ardua equidistanza di primavera.

Oggi è il primo giorno di primavera ed è - almeno qui - una giornata bellissima. Ma ripensandoci ho appena detto una fesseria, perchè la primavera in realtà è cominciata ieri sera intorno alle 22. Scherzi dei calendari gregoriani, delle orbite celesti, delle approssimazioni eccetera. L'anno infatti non dura un anno, ma un anno sei ore e spiccioli, ecco perchè ogni tanto esce fuori il 29 novembre per pareggiare i conti. Chissà come lo festeggiano il compleanno quelli nati negli anni bisestili... Nel gergo anglosassone sono i "leapers", uno famoso è Gioacchino Rossini e non esiste una regola, per cui ognuno fa come gli pare: o il 28 per rimanere nel mese o il primo marzo. Anche se probabilmente non se ne sarà accorto nessuno, comunque l'equinozio era ieri. Quindi siamo in primavera, ufficialmente, ed allora possiamo entrare nel merito. Quando scrivo questa newsletter è un po' come parlare in una stanza buia dove non sai chi ci sia dentro, a meno di qualche affezionato che conosci di persona o via e-mail. La difficoltà consiste proprio in questo, come dici, sbagli, perché comunque ci sarà una bella fetta di lettori che non la pensa come te. Ma qui non si parla di politica, di religione, di calcio eccetera: insomma si filosofeggia con chiacchiere da bar. Ricordo una volta che una rivista di storia aveva come titolone di copertina "T***A" e tale e quale l'ho riportato come titolo della newsletter: ebbene, una lettrice mi risposto dandomi del maleducato perché pensava che mi stessi rivolgendo a lei. Le ho scritto scusandomi per l'equivoco, ma non riuscivo a non sorridere. Ed ancora si parla di storia, perché finalmente ho visto almeno un paio di libri che in copertina sembrano essere politicamente equidistanti: bandiera americana e bandiera russa per "CRONACHE DELLA GUERRA FREDDA" e Ghandi, Hi**er Stalin & c. per "INFIDI ALLEATI" con tutti i protagonisti dell'ultimo conflitto, Churchill compreso (come non citare la superba interpretazione di Gary Oldman ne "L'ora più buia"?). Non so dirvi se poi gli autori svolgendo il tema pendano un po' di qua o un po' di là, ma almeno per il momento l'equidistanza primaverile è salva.

20/03/2019

21.001, la Orville ed il Paradosso di Fermi.

Per gli affezionati di questa newsletter il primo numero del titolo non è un mistero: rappresenta infatti il numero degli iscritti ad oggi di questa newsletter, che continua a crescere senza impennate fin da quando esiste; ma poichè ricorda un altro numero, 2001, indissolubilmente legato allo spazio ed alle forme di vita - o di esistenza sarebbe meglio dire - di origine aliena, mi è tornato utile per introdurre il tema. Il paradosso di Fermi invece è il titolo di uno dei libri di recente uscita (a proposito, ce ne è anche uno sul Boeing 737, per chi volesse saperne di più)

Quindi stiamo parlando in qualche modo di fantascienza, di alieni eccetera. Mi sono andato a leggere le prime pagine di questo libro, almeno per capire il tema, che è semplice: Fermi diceva che se gli alieni esistessero veramente, perchè non sarebbero già qui? (la frase esatta era: "dove sono tutti quanti?") Ma ve lo immaginate un alieno a combattere con la nostra burocrazia? E poi, come la mettiamo con l'immigrazione clandestina? E se fosse atterrato negli USA, come si sarebbero messi con Trump? Venusiani sì e Messicani no? Oppure gli alieni fanno eccezione e quindi posso andare dove gli pare o addirittura una volta arrivati ci piantano una bella bandiera (la loro) e reclamano il possesso del pianeta un pochino come hanno fatto i primi navigatori con le americhe o i primi astronauti con la Luna... Mi viene in mente un film "Mars Attack" del visionario Tim Burton con una caterva di attori (Jack Nicholson, Glenn Close, Annette Bening, Pierce Brosnam, Danny De Vito, Martin Short, Sarah Jessica Parker, Michael J. Fox, Rod Steiger etc.) in cui i marziani, inizialmente amichevoli, poi rivelano la loro natura prepotente ed iraconda e tentano di impossessarsi del nostro pianeta. Il libro procede con una disamina sulle possibili risposte al paradosso: perchè magari gli alieni sono ancora arretrati o perchè i viaggi sarebbero troppo lunghi e pericolosi o perchè le specie intelligenti portano con sè il germe dell'autodistruzione... ma ce ne sarebbero ben tanti altri di motivi. Sicuramente il problema della tecnologia dei viaggi spaziali domina su tutti gli altri. Anche noi, se disponessimo di una tecnologia che solo vagamente potesse considerarsi utile ai viaggi spaziali, chissà dove saremmo arrivati! La nostra tecnologia in effetti è ridicola: facciamo un sonoro sbruffo da una parte ed il razzo si muove dall'altra. Come quei giocattoli da ragazzi in cui si comprime aria in un serbatoio e quando si rilascia l'aria compressa spinge il razzo, esattamente come vola un palloncino ma in maniera più controllata. E me la chiamate tecnologia dei viaggi stellari? mmmm ..... siamo messi male ancora. E vedo qualcuno che, non distratto dalle mie chiacchiere, alza la mano per chiedere: "E la Orville?" Giusto. Trattasi di una serie TV, tra il serio ed il faceto, ideata dall'eclettico Seth Macfarlane e che potrebbe essere considerata un remake di Star Trek. Già, c'è l'astronavona supertecnologica - la Orville appunto - con dietro qualcosa che ricorda la boccaccia dei Rolling Stones a tre file che si accende come un fornello a gas ma che poi spinge l'astronave nell'iperspazio trasportandola istantaneamente in qualsiasi altro punto dello spazio. Ecco questa tecnologia fantastica (letteralmente) è proprio quella che ci manca, per fare un viaggio come si deve.

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