08/06/2026
Fin dove può spingersi una donna dotata di un'eccezionale forza d'animo quando percepisce che un pericolo di proporzioni immani minaccia la sua famiglia?
È il 5 maggio del 1938. I vicoli di Napoli sono gremiti di curiosi. In piazza del Plebiscito sventolano maestosi stendardi nazisti. Una folla elettrizzata attende l’arrivo della berlina reale su cui viaggia Hi**er. Tra file di braccia sollevate in saluto romano e grida entusiastiche, Carolina è la sola a scorgere nella solennità di quella parata il preludio della catastrofe.
Abile sarta, ricca d’inventiva, non indugia un secondo: un irriducibile attaccamento alla vita e un connaturato senso di libertà la guidano nell’obiettivo di proteggere quanto più possibile i suoi cari dalla fame e dalla devastazione preconizzate. Allora cuce, giorno e notte, e accumula con perseveranza, lira su lira, per comprare e stipare nella sua cantina immani quantità d’ogni genere commestibile. La sartoria, insieme alla cantina, si erge così ad arca della salvezza per la famiglia e gli amici che Carolina, non senza innumerevoli difficoltà, ospiterà sotto il suo tetto lungo gli estenuanti anni di guerra, fino alle quattro giornate di Napoli.
Un racconto in cui, come in un film, si intrecciano storia universale e personale, in una vicenda resa vivida dalla commistione sapiente di italiano e dialetto. Un esordio che ci regala una nuova voce letteraria, capace di emozionare e coinvolgere.
🧶 Marinella Savino, 𝙇𝙖 𝙨𝙖𝙧𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙖 𝘾𝙝𝙞𝙖𝙩𝙖𝙢𝙤𝙣𝙚