Termini TV

Termini TV Dal 2014 a Termini per raccontare il mondo. Raccontiamo e viviamo le stazioni, a partire da Termini. We go up to them and ask.

Domenica 19.30 cena gratuita in piazza con Mama Termini. È appena uscito Amor Termini, il nostro primo lungometraggio, che parte da Termini per raccontare le nuove identità italiane. How many times do you see somebody and wonder what story they have? We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the

fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.

Ore 4 di stamattina, via Portuense / piazza della Radio, tre macchine lanciano decine di uova addosso a questo ragazzo, ...
03/05/2026

Ore 4 di stamattina, via Portuense / piazza della Radio, tre macchine lanciano decine di uova addosso a questo ragazzo, S., pasticciere, che stava andando a lavoro.
“Oh, siamo in Italia”, gridano, quando lui chiede spiegazioni dopo il primo lancio di uova. Per chi pensa, “eh, è successo anche a me”, sì ok, ma non decine di uova lanciate da sconosciuti mentre tu stai andando a lavoro all’alba in monopattino.
Chi vive in Italia da non bianco rischia situazioni del genere ogni giorno, ogni singolo giorno della sua vita c’è la possibilità di essere attaccati random, succede a chiunque non frequenti solo posti chic.
S. ci ha impiegato un anno a trovare una stanza, ça va sans dire che se sei straniero il mercato degli affitti è ancora più spietato. Visto che adesso vive lontano dai mezzi pubblici, si è comprato un monopattino.
Ora ogni macchina di ragazzini in botta da serata diventerà per lui un potenziale problema. Pensate cosa significa vivere così, e restarsene buoni. O sei veramente di una pazienza mitologica, come S., che tra l’altro è uno dei primissimi volontari di , oppure è ovvio che qualcuno sbarella.
Bisogna denunciare questi gesti, farla pagare a chi pensa di poter insultare la gente che sembra non italiana. “Da come vi comportate, neanche voi siete italiani”, ha risposto S., che ha mantenuto la calma, e si è presentato a lavoro così, coperto di uova.
Che bella risata per quei ragazzi eh? Colpire un coetaneo che va a lavorare per fare un decimo di quello che loro spendono in una notte in discoteca. Ormai siete maggiorenni, avete la macchina, comportatevi da adulti, invece che da 🐔
Perché prima o poi il karma ve becca ✨

22/04/2026

Tanti spazi sono cambiati a Roma, da quando sono arrivato. Ieri .atopos su Nuovo cinema palazzo, e su quegli anni in cui “beni comuni” non era un vuoto slogan, ma una pratica dal basso. Così mi è venuto in mente l’incontro con Piero Schiavello, conosciuto appunto a San Lorenzo, e con cui abbiamo fatto una lunga passeggiata attorno a Termini mentre ci raccontava del tentativo di un grande sciopero a ferragosto del 1970.
La chicca sul bigliettaio che parlava giapponese, Mimmo Bianchi, vale da sola tutto il racconto, che ripercorre un momento (s)fondante della storia della militanza politica romana.
Le ferrovie d’altronde sono un case study di quello che è successo negli ultimi decenni. Prima il taglio di migliaia di chilometri di tratte, per favorire le automobili, il disimpegno sulle tratte meno redditizie, e infine l’aeroportizzazione conseguente all’alta velocità.
Piero ci ricorda di una stazione con il dopolavoro ferroviario e le fontanelle gratuite, il servizio auto a seguito e una congiunzione mai più ritrovata tra studenti e lavoratori.
D’altronde, la vecchia sede del dopolavoro ferroviario, in cui è nata TerminiTv 11 anni fa, è ora un anonimo magazzino di merci stoccate come in un qualsiasi centro commerciale.
La città si fa vetrina, e i cittadini diventano manichini in posa. Ogni spazio diventa programmabile, scalabile, espansibile, ripetibile, in una logica che assomiglia al franchising, alla valorizzazione del brand che è il primo comandamento dei social media.
La proprietà deve creare profitto, tutto il resto è un pour parler. Poco importa se uno spazio diventa un bingo o viene abbandonato. Pensiamo al caso mercati generali, o peggio ancora all’orrendo piano di costruzione del porto a Fiumicino. La Roma proletaria di una volta è frastagliata, multi etnica, con meno diritti sul lavoro, meno proprietà, meno risparmi, meno futuro.
Intanto gli studenti studiano e i pendolari passano ore impantanati nel traffico. L’unico punto di incontro ora non è nei quartieri, ma nei social, e sappiamo come va a finire quando il dibattito non è in piazza, ma dietro gli schermi di un telefonino.
Gli spazi gratuiti sono un argine cont

20/04/2026

È da oltre un decennio che dedico parte della mia vita a questa stazione, e questa settimana compiamo anche 6 anni di cene ogni domenica con e allora volevo omaggiare il rione Esquilino con questo video, realizzato anni fa per raccontare un po’ chi resiste allo tsunami di turistificazione totale di questa parte di città, ridotta a dormitorio temporaneo, in hotel, appartamenti, e in strada pure ovviamente.
La zona di Termini è la più contemporanea di Roma, sia a livello di mix totale di origini e destinazioni, sia per quanto riguarda la rampante ineguaglianza figlia di questi tempi, in cui se stai ai margini è molto difficile riprendersi.
Sono felice quindi di aver superato la semplice documentazione - semplice si fa per dire - ed essere passato all’azione, a ti**re fuori l’acqua da questo transatlantico bucato che è la stazione Termini. Un grazie di cuore a chi aiuta ogni domenica, e anche a chi ha aiutato per la realizzazione del documentario che tante storie tesse insieme, cercando di dimostrare come l’identità è multipla e porosa, non una statua, ma carne viva, che affonda le sue radici ovunque respiri.
Grazie Termini, mama di noialtri che dell’atopia abbiam fatto una scelta di vita ❤️

L’era Trump, che significa “Joker” in inglese, non è solamente uno scardinare i grimaldelli del potere politico, ma è so...
13/04/2026

L’era Trump, che significa “Joker” in inglese, non è solamente uno scardinare i grimaldelli del potere politico, ma è soprattutto usare le tenaglie del denaro.
E su questo, potremmo dire purtroppo, sta avendo ancora successo, visto che in molti ora fanno la fila per comprare gas dagli Stati Uniti. È un gioco che non reggerà, perché il blocco navale sappiamo già come andrà a finire, ma tanto basta per un produttore seriale di fake news come il politico tipo al governo oggi. Prendere una notizia più o meno vera e farne bandiera, oltraggiando qualunque senso di verità e di contesto.
D’altronde, chi contesta gli uomini al potere lo fa per principio, o per partito preso, perché entrare nel merito delle vicende, cercando di stabilire delle verità incontrovertibili, non sembra nell’agenda di nessun media.
Così, tra la politica che diventa ancella del potere economico, e stampa accomodante rispetto al suo target commerciale, è l’era del jolly piglia tutto, del trend. Chi riesce a catturare l’attenzione vince, con una vecchia dinamica eroe/antagonista in cui ogni politico è chiamato a confrontarsi. L’arena politica è un casting perenne, in cui cercare facce camera friendly, chiamate a scalzare i precedenti protagonisti del reality di partito.
Renzi la chiamava rottamazione, e mi sembra che su Salis, pronta per le grandi ambizioni, si sia già iniziato a dare gli incentivi..
D’altronde se ce l’ha fatta Magyar, uno venuto dal nulla, come scrivono i giornali, ma con il nonno protagonista televisivo, lo zio ex presidente e la moglie ex ministra.. perché non Salis? Anche se chiaramente il fatto che si debba sempre specificare non Ilaria, non aiuta..
Ma torniamo al nostro daemonium ex machina, che è riuscito a farsi mettere sotto scacco in un posto di cui neanche ricordava il nome. Lo stretto di Hormuz potrà essere ribattezzato lo stretto della sconfitta di Trump.
Ora la sfida alla Cina è più aperta che mai, e secondo me dovremmo iniziare a studiare il mandarino 🤪 puoi pensare di poter dettare obbedienza al mondo intero solo se ti chiami Joker, e hai truccato il mazzo, spartendo con i complici quanto necessario.
Ma prima o poi arriva il giocatore che ti fa.. il mazzo.

Come padre, come figlio, come giornalista, come umano sono disgustato del doppiopesismo con cui da anni - decenni, secol...
09/04/2026

Come padre, come figlio, come giornalista, come umano sono disgustato del doppiopesismo con cui da anni - decenni, secoli - vediamo come meno degni di dignità individuale le cosiddette minoranze, che minoranze non sono.
Così queste foto vogliono contribuire a un ritratto della vita quotidiana in Iran, un posto che di normale ha ben poco, ma - sembra banale scriverlo, ma tant’è - ma che ha una popolazione tendenzialmente normale. Genitori, bambini, giovani - il 40% dell’Iran è sotto i 25 anni.
Le scene di distruzione indiscriminata che abbiamo visto in Iran, Libano e altrove non aiutano a vedere questa normalità, che scorre dietro le breaking news e la geopolitica. Con queste bombe, i criminali al soldo di Netanyahu e soci stanno traumatizzando milioni di persone, oltre alle vittime, che anch’esse avranno poco spazio come individui, ma solo come accoliti di questo o quel gruppo terroristico.
Fino a quando abuserete della nostra pazienza, governanti corrotti e corruttori, costruttori di palazzi tutti uguali, con le vostre riviere e i lounge bar in cui vi fate fotografare con gli stessi criminali che dite di perseguire.
Quando guardiamo verso il basso cercando di vederci iraniani, libanesi, siriani o latinos, può essere che non li vedremo in faccia. Perché mentre noi ci lamentiamo dei prezzi del gasolio loro hanno imparato a trottare, e nuove generazioni crescono all’ombra del disagio, odiando tutto quello che l’occidente rappresenta.
Non si tratta di senso di colpa o di buonismo, ma di guardare la realtà: ci interessa più una petroliera di una scuola - Trump lo dice chiaramente almeno - quello che vogliamo è il consumo e il suo baraccone, lavoro sottopagato per alcuni e rendite milionarie per altri. La nostra unica bandiera è la proprietà privata.. ad altri.
Pensare di giustificare queste guerre con supposte ideologie di scontro di civiltà è un divertissement per paesi di pensionati che hanno giustamente paura di scomparire. Chi resiste vince, e per questo ogni bomba crea non solo vittime, ma bombe contrapposte. Ma in Italia si sa, siamo pacifisti, perché è il modo migliore per vendere armi - quando non ci servono direttamente.
E così resistiamo noi, un negozio in mezzo al mare.

E quindi stiamo tutti col fiato sospeso, e per tutti intendo tutto il mondo. A chi mi chiede, in giro per il mondo, che ...
07/04/2026

E quindi stiamo tutti col fiato sospeso, e per tutti intendo tutto il mondo. A chi mi chiede, in giro per il mondo, che succederà, rispondo “non sopravvalutate questo vecchio ricco analfabeta con manie di grandezza”.
Sperare che qualcuno nel suo circo(lo) di magia nera e ignoranza possa farlo ragionare è fuori questione. Possiamo giusto sperare che negli USA ci sia ancora un briciolo di democrazia che possa fermare questo pazzo squilibrato. I sondaggi sono l’unico specchio che il gangster della casa bianca guarda con attenzione, e sa che distruggere l’Iran, come dice lui, non servirà a far aumentare il gradimento per il suo tv show. Perché evidentemente per lui la realtà è un avanspettacolo, e poi verrà il tempo della “civilizzazione”, parola che Trump deve odiare, non conoscendone infatti il significato.
La follia al potere d’altronde è un topos antico, e il desiderio di distruggere tutto è tipico di un potente prossimo a scomparire.
Dormiremo stanotte, o aspetteremo le 2 del mattino, l’orario dell’uscita della nuova puntata di Trump che ancora una volta chickens out? Rideremo di lui o piangeremo per noi stessi?
Io voglio credere la prima. E credo che questo disastro sarà ricordato nella storia: la pandemia, l’invasione di Putin, i massacri di Netanyahu e soci, un’intera società in mano a war lords, mentre su Internet imperversano i balletti.
E così saranno seppelliti questi esseri immondi che stanno portando l’umanità sul baratro di guerre infinite. Balleremo e rideremo in faccia a quelli che speravano nello Shah, amichetto della persona che sta distruggendo l’Iran. Un riso liberatorio, e pieno di disperazione per la quantità di idioti in questo mondo che cercano soddisfazione dominando il prossimo.
Non è Trump che mi preoccupa, ma il Trump in noi, quel nome che non per niente significa Joker. How ironic. Volevamo distruggere il sistema, e per farlo abbiamo scelto uno show di Las Vegas.
Stanotte si spegneranno le luci, e saremo tutti davanti al buffone di corte auto dichiararsi re degli scemi. Chi lo seguirà ancora, meriterà decisamente l’appellativo di suddito. E chi, di potente, riuscirà a smarcarsi last minute da questa follia, lo farà per opportunismo

In una giornata in cui l’Italia piange per le vicende calcistiche, per me personalmente è una festa perché il mio docume...
01/04/2026

In una giornata in cui l’Italia piange per le vicende calcistiche, per me personalmente è una festa perché il mio documentario è ufficialmente entrato nella cinquina dei David di Donatello.
Un risultato impensabile per un documentario realizzato senza produzione, senza distribuzione e senza amici nei circoletti giusti. Un lavoro di oltre un decennio, che in 100 minuti cerca di dare un ritratto di un’identità italiana multipla e sfaccettata. Per vedere l’Italia oggi bisogna vedere anche la sua diaspora, e le tante persone di origine straniera (o mista) che qui vivono e crescono, contribuendo in bene e male a questo paese.
Partire da Termini poi significa prendere in considerazione i margini come parte della società, invece che relegarli a una narrazione “del degrado”, che purtroppo va per la maggiore quando si parla di immigrazione.
Un grazie di cuore alla giuria ❤️ ma soprattutto alla stazione Termini, la mia, la nostra mamma romana. Il quartiere di chi non ha quartiere ✨ci vediamo presto al cinema.

Galeotto fu il referendum: persino la maggioranza più salda della storia repubblicana va a sb****re contro lo scoglio de...
23/03/2026

Galeotto fu il referendum: persino la maggioranza più salda della storia repubblicana va a sb****re contro lo scoglio del referendum costituzionale.
C’è da capire chi, nel mezzo di una guerra e di prezzi all’impazzata, non è che muoia dalla voglia di riscrivere la costituzione per poter mandare gli immigrati in galera. Perche fondamentalmente questa è stata la motivazione data per il Sì.
Almeno Renzie volava alto, e tanto ripida è stata la caduta. Meloni invece ha assicurato che vuole arrivare a fine legislatura, tagliando il nastro del governo più lungo di sempre in Italia, pardon, solo dell’era repubblicana. Lo farà senza dubbio, anche perché le opposizioni dimostrano per l’ennesima volta che sanno difendere, ma non attaccare.
D’altronde, quando hai a che fare con un governo che non chiede le dimissioni a un Del Mastro, nonostante quello che sta emergendo in questi giorni, è comprensibile rimanere attoniti.
Vince il “no” perché in molti hanno sentito puzza di bruciato nelle intenzioni di chi, nel mezzo dello stallo economico, punta su priorità che riguardano una certa classe sociale, quella di chi può permettersi di stare in causa, di pagare un avvocato, di sapere come funziona la giustizia.
Sono felice di non dovermi più sorbire la prosopopea di chi, da entrambi i lati, non ha perso l’occasione per mostrarsi fine costituzionalista. Io non ero d’accordo con questo quesito, troppo complicato per la gran parte delle persone. Una manovra da Azzeccagarbugli, che dimostra per l’ennesima volta, se ce ne sono bisogno, che bisogna cambiare la Costituzione in Parlamento, con un’ampissima maggioranza, non con prove di forza che poi si tramutano nel contrario.
Detto questo, pessima campagna referendaria, ma almeno se ne è parlato, a differenza dell’ultimo sulla cittadinanza, che il governo ha esplicitamente chiamato a boicottare.
Speriamo però adesso di non dover assistere a troppi tripudi di chi, all’opposizione, sente il vento della vittoria arrivare in fronte. È il fiatone di un paese sfiancato, che non crede nel futuro, e cerca almeno di preservare il passato.
Sapere chi avrebbe vinto era facile comunque, bastava vedere come votava Renzi.

È finito il Ramadan, ed è già Nowruz, una delle feste più belle e antiche del mondo. Già che l’inizio del nuovo anno coi...
21/03/2026

È finito il Ramadan, ed è già Nowruz, una delle feste più belle e antiche del mondo. Già che l’inizio del nuovo anno coincida con la primavera dà l’idea del paganesimo di questa celebrazione. Difficile immaginare un Nowruz felice in Iran oggi, o per i curdi in Siria, o in Afghanistan, dove è in corso un’altra guerra - con il Pakistan - di cui non si parla affatto.
Brucia l’anno vecchio, il multi lateralismo dei tempi di commercio globale indiscusso padrone di qualunque scelta politica.
Bruciano i sogni di un futuro migliore, rimane il fumo di esplosioni mirate che mirate non sono. Brucia la tecnologia, l’acqua che serve per far funzionare l’intelligenza artificiale. Bruciano gli stabilimenti energetici, le petroliere, i campi colpiti da bombe vietate, interi palazzi crollano e in ognuno di essi la storia di decine di persone, danno collaterale di una guerra infame.
Buon Nowruz a chi rimane, a chi rinasce dalle ceneri di parenti e antenati, a chi difende un’idea di umanità di fronte all’avido voler dominare.
Nowruz è la festa di chiunque non rinuncia a cercare un fiore che sboccia in mezzo alle rovine del mondo, è lo sguardo fuori dal tempo, che divide presente e passato e li unisce in una fiamma sola. Attorno a quel fuoco, ci si promette la pace, si danza, si vive come un insieme, senza padroni oltre il mondo della natura e le sue regole ferree, per cui qualcosa che inizia deve anche finire.
Finirà questo disastro, e sarà una liberazione, ci saranno nuove speranze e poi di nuovo dei passi indietro, verso il dirupo.
Non portare la polvere dell’anno vecchio nel nuovo, recita il proverbio, e ne abbiamo di polvere da pulire. Anche quella sui libri che citiamo senza averne mai letto davvero le parole. Non c’è memoria senza trasfigurazione, per questo bisogna andare avanti senza paura, non è nel passato che possiamo trovare risposte e soluzioni, non nei nazionalismi e nella tradizione. Quella è solo la base di un ragionamento, una danza cui partecipare, non una festa che esclude, ma una che invita a ballare, anche tra le macerie.
Buon Nowruz, buon inizio di primavera ✨

11/03/2026

Pino a termini

09/03/2026

Una ronda da cani 😜

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