06/01/2026
Morire a 34 anni, una coltellata sola, da parte di uno che evidentemente ne ha già date. Non è un mistero che attorno alle stazioni vaghino corpi in preda a menti malate, risentimenti, allucinazioni reali. C’è chi non conosce violenza, ma sa difendersi, ed è la stragrande maggioranza, e chi va in stazione per far male, in primis ai “barboni”. Non c’è una persona che viva in strada che non conosca violenza. In primis tra l’altro da parte di bande di ragazzini dopo la discoteca. E poi c’è il matto seriale, quello violento, come la faccia che circola oggi, ricercato per l’uccisione del capotreno a Bologna.
Chissà cos’è successo, perché questo giovane uomo è dovuto morire con questo gesto infame e irrimediabile. Condoglianze alla famiglia di Alessandro Ambrosio, come amanti dei treni sappiamo bene quante difficoltà ci siano in questo lavoro, e quanti soprusi..
Solo chiediamo che non venga criminalizzato chiunque si aggira in stazione come potenziale assassino. Non è così, e lo sappiamo bene. Come sappiamo bene che se fosse stato un musulmano a commettere questo omicidio, avremmo gli opinionisti dello scontro di civiltà a reti unificate.
La violenza, la vendetta, il sangue ci vengono serviti ogni giorno sul piatto dell’attualità. C’è chi muore con un nome, e chi nella coltellata perde pure quello. Ne sa qualcosa Mohamed, ucciso in stazione a Reggio Emilia per 20 euro. Violenza tra vagabondi, si dà per scontato. Io sono andato a conoscere la sua famiglia in Tunisia, e ho visto un’altra storia, che ho raccontato in Amor Termini.
In stazione c’è un mondo, quella di Bologna poi di sangue ne conosce fin troppo. Uno snodo fondamentale, in cui scorrono centinaia di migliaia di persone. Dentro ognuna di queste può nascondersi un mostro. Usare una tragedia per aizzare contro un nemico invisibile non fa bene a nessuno. D’altronde, se quest’uomo ha precedenti specifici, come sembra, vuol dire che qualcosa nel sistema non ha funzionato. A chi chiede più prigione, di buttare la chiave, i politici rispondono con la coda tra le gambe, senza in realtà sapere cosa fare. Chi sta in strada, e ci opera tutti i giorni, sa bene che solo fare comunità crea sicurezza. E non è facile..