Termini TV

Termini TV Dal 2014 a Termini per raccontare il mondo. Raccontiamo e viviamo le stazioni, a partire da Termini. We go up to them and ask.

Domenica 19.30 cena gratuita in piazza con Mama Termini. È appena uscito Amor Termini, il nostro primo lungometraggio, che parte da Termini per raccontare le nuove identità italiane. How many times do you see somebody and wonder what story they have? We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.

Quanto vale l’esempio, in questi tempi di abbrutimento
02/09/2026

Quanto vale l’esempio, in questi tempi di abbrutimento

Invidio chi ha le idee chiarissime, perché francamente io non le ho. In ultimo, arriva un comunicato degli inviati di Re...
28/08/2026

Invidio chi ha le idee chiarissime, perché francamente io non le ho. In ultimo, arriva un comunicato degli inviati di Report che minacciano dimissioni in blocco, ma una delle due persone designate per condurre la trasmissione è anche lei inviata di Report (e tra le meno pagate, stando al documento diffuso negli ultimi giorni, ma che include le spese di produzione).
Troppi panni sporchi in questa vicenda, che ovviamente è stata una ghiotta occasione da La Russa in giù.. ci fosse stato un decimo di questa levata di scudi sul caso Delmastro, saremmo un paese serio.
Evidentemente non lo siamo, se la più importante trasmissione di giornalismo investigativo può esistere solo se c’è il signor Sigfrido al comando. Peccato che Brunilde a ‘sto giro è Lavitola, e il drago (l’ego) si è mangiato Ranucci con tutti i bottoni della sua camicia.
Le sue esternazioni nelle ultime settimane sono state infatti agghiaccianti, di una superbia wagneriana che contribuisce allo Sturm und Drang del tutto.
Da una parte i cattivi, dall’altra i buoni che però sono amici di altri cattivi, ma cattivi ridicoli, come Walterino e il suo factotum. Un incrocio insomma tra Opera wagneriana e commedia dell’arte, in cui il pubblico fischia, grida, scalpita, sperando che il finale sia a tarallucci e vino. Magari una bella trombata con la stagista di turno.
Ai fan sfegatati di Sigfrido mando un forte abbraccio, mi fate tanta tenerezza. A chi non vedeva l’ora di depotenziare Report, una pernacchia, perché non credo che Presutti e Piervincenzi siano compagni di merende di Giorgia Meloni. Anche se francamente l’endorsement di Welcome to favelas mette paura…
In generale, a chi ha le idee così chiare da essere pronto col pollice verso auguro di trasformare il telecomando in scettro, perché questo è l’unico potere che avete.
Una storia degna di Beautiful, voto 4 e mezzo.

L’Italia dello sport è parecchi passi avanti rispetto al paese reale - a parte il calcio, che guarda caso invece ancora ...
17/08/2026

L’Italia dello sport è parecchi passi avanti rispetto al paese reale - a parte il calcio, che guarda caso invece ancora deve imparare la lezione che viene ad esempio dalla nazionale di basket under 20. Con buona pace dei rosiconi che di fronte ad atleti non italiani doc (come fossimo mozzarelle) iniziano la lagna del “ma questo/a non è italiano/a”.
Sono pochi infatti a essersi indignati per Andy Diaz con il tricolore, anche se fino a pochi anni fa gareggiava per Cuba, dove è cresciuto.
I campionati europei di atletica, e di nuoto, hanno mostrato un’Italia che vediamo purtroppo solo nello sport. Possibile che non ci siano professori universitari, dirigenti pubblici, o semplici bravi impiegati di origine straniera quanti atleti?
C’è un’idea sottaciuta che gli atleti e le atlete, specialmente se di pelle scura, siano fenomeni fisici. Ovvero, c’è quel senso di inferiorità tutto bianco che si tramuta in razzismo che si crede bonario.
La fisicità come unico campo in cui questi giovani possono eccellere. Peccato che per gareggiare a questi livelli non basta un ottimo fisico: ci vuole dedizione massima, sacrifici immani nella propria vita privata, fame di vincere.
Sono queste le caratteristiche dei veri campioni, e sì, forse hanno così tanta motivazione anche perché devono fare 10 volte tanto per emergere. Sempre con l’ansia di fallire e di essere perculati come il “solito nero”. Ne sa qualcosa Marcell Jacobs, dalle stelle alle stalle alla velocità di un centometrista. O Paola Egonu, che alcuni non vedono l’ora di vedere fallire per dire “vedi, l’avevo detto!”
Chi ama lo sport sa bene che la fame di vincere, e di rivincita sugli hater, è una molla in una carriera difficile, sempre a rischio infortuni, e a volte intossicata da una certa morbosa attenzione mediatica al personaggio di turno. Ricordiamo bene Andrew Howe, ad esempio, passato da grande promessa a testimonial di snack.
Ogni persona ha il suo contesto, la sua famiglia, e sarebbe sbagliato pensare che per tutti valga il senso di rivalsa sociale. Molti hanno atleti in famiglia, alcuni hanno da sempre la cittadinanza italiana (come la mitica Sara Curtis), ogni persona ha una storia a sé, e così deve essere.

Sono passati 5 anni dal giorno in cui i talebani hanno riconquistato l’Afghanistan. Chi si ricorda dell’ex presidente Gh...
15/08/2026

Sono passati 5 anni dal giorno in cui i talebani hanno riconquistato l’Afghanistan. Chi si ricorda dell’ex presidente Ghani, con tanto studio alle sp***e quanto poco di p***e? L’esercito afghano in rotta totale, e Ghani che bellamente se ne scappava ad Abu Dhabi.
Chissà perché tanti leader in giacca e cravatta funzionano meglio nelle sale conferenze che nei paesi reali?
Intanto in 5 anni nessuno si è mai occupato di Afghanistan, per il sottaciuto pensiero del “se la sono voluta loro”. Con buona pace delle donne vessate, torturate, uccise.
Addirittura adesso gli influenzer in cerca di like vanno in Afghanistan a fare video simpatici ai talebani, per mostrarne il lato umano. Dopo il silenzio mediatico si prepara insomma il “business as usual”.
Già abbiamo dimenticato quelle scene di Ferragosto a Kabul, come fosse un brutto sogno. Autocritica sull’operato occidentale zero, basti pensare che ci sono ex militari in politica persino in Italia che si vantano dei propri trascorsi in Afghanistan. Bella roba davvero.
Sono passati 25 anni da quell’11 settembre che ha condannato il paese a un’altra generazione di guerra. E di oblio da parte di chi diceva di voler esportare la democrazia, e invece ha rafforzato il sistema dei signori della guerra.
Siamo andati in Afghanistan per civilizzare i talebani, e invece abbiamo imparato a essere talebani anche qui.
Nel paese di Beccaria non c’è la sharia, ma c’è senza dubbio un crescente odio cieco degno dei peggiori fanatici. I vannacciani ne sono un ottimo esempio: ignoranti, sessisti, razzisti, sicuri sempre di avere ragione.
A forza di esportare la democrazia, si vede che si è impoverita la base che la rende possibile: l’educazione. Basti vedere cosa sta facendo Milei in Argentina sulla scuola pubblica, o Trump sui vaccini.
La talebanizzazione della politica è il risultato di una generazione passata a esportare democrazia. Vince solo la violenza, dai coloni israeliani ai droni nostrani, dallo stretto di Hormuz al Donbas, solo la propaganda parla, e l’unica cosa che possiamo fare è commentare indignati sui social nell’anniversario di ogni sconfitta.
Non dobbiamo dimenticare chi quel 15 agosto ha visto il suo mondo crollare.

Non è estate senza un nuovo tomo sull’Italia politica. Ebbene, tra poco esce il mio. Un testo che prende in giro la poli...
11/08/2026

Non è estate senza un nuovo tomo sull’Italia politica. Ebbene, tra poco esce il mio. Un testo che prende in giro la politica, ma soprattutto la nostra sete di attualità.
Votare oggi è come scegliere una serie, un abbonamento senza diritto di recesso. Episodio dopo episodio, ci si dimentica di quello che è successo prima, ma alla fine torna tutto.
In questi giorni ho finalmente chiuso il mio primo libretto polemico/politico. Uscirà a settembre per una piccola casa editrice marchigiana, presto dettagli.
È diviso in tre parti: nella prima parte mi sono sbizzarrito dando il peggio di me. La seconda parte è un a(i)uto critica della mia generazione. La terza invece è il commento di un amico che da tanti anni vive in Italia.
Mi sono divertito molto a mettere insieme questi tre mondi: la destra, il centrosinistra, e lo sguardo di una persona straniera.
È stato come scrivere una soap opera, in particolare le parti che riguardano Georgia e il Generale. Posso dire che è un testo piuttosto assurdo e vagamente schizofrenico, ma ci ho messo dentro tutto quello che volevo dire.
Spero che darà tanto fastidio quanto farà ridere. In pratica è il libro che avrebbe tanto voluto scrivere Bruno Vespa se fosse stato un punk a bestia. L’unico libro che Walter Veltroni avrebbe portato con sé nel viaggio senza ritorno per l’Africa.
Un libro che di sicuro nessuna intelligenza artificiale potrebbe scrivere. Ci è voluta infatti tanta stupidità naturale per scriverlo. L’unica risorsa che abbiamo in abbondanza.
Chi indovina il titolo?

C’è chi non aspettava altro: un incendio a Spintime? Ottimo, dichiariamolo inagibile così non possono rientrare. Un’occa...
30/07/2026

C’è chi non aspettava altro: un incendio a Spintime? Ottimo, dichiariamolo inagibile così non possono rientrare. Un’occasione troppo ghiotta, d’estate poi, come fu a piazza Indipendenza, dove fu sgomberato un palazzo che ora sberluccica.
“Si sono creati posti lavoro” è la risposta di chi vorrebbe in questo stabile un altro hotel di lusso. “Io pago un mutuo in periferia perché questi stanno a Manzoni senza diritto”, ripete indignato chi a Spintime non ci ha mai messo piede, ma comunque ci tiene a parlare di principi.
Che ci siano centinaia di persone in più per strada stanotte non tocca più di tanto. Non tocca troppo il Papa, che ha mandato un vice in prefettura a contrattare. Nessun exploit neanche dal Pd, che a Spintime è ospite benvoluto sì, ma non a casa.
Sono di casa invece centinaia di persone comuni che per un motivo o per l’altro sono riuscite a trovare posto lì, un posto pieno di giovanissimi, che di sicuro non sanno neanche chi sia Mollicone, uno dei più attivi a sputare veleni su questa occupazione.
La storia del palazzo dj Spintime è nota, il coinvolgimento del comune pure - e allora perché si nicchia? È un momento ideale per Piantedosi, non c’è che dire, può fare il pugno duro e far dimenticare la figuraccia di qualche tempo fa..
non è più tempo di fare i romantici, per questo Papa Roma è una questione di provincia, nel mondo ci sono tanti problemi, si troverà una casa, calma, pazienza, un fortune cookie che Gualtieri dovrà leggere guardando fisso in camera.
“Troveremo una sistemazione per le famiglie e le persone fragili”.
Ma Spintime non è solo un palazzo di abitazioni, è un luogo di incontro, lì ho filmato anche una piccola parte del documentario Amor Termini seguendo una festa senegalese. Spintime è sempre stato un luogo aperto alle comunità straniere, e già solo questo è da proteggere. Non sono case singole, ma una casa comune. È quello che Le Corbusier non è riuscito a fare.
Non esiste soltanto la proprietà privata, specialmente quando si tratta di quella di grandi fondi internazionali. Come si espropriano le case per fare le autostrade, così si dovrebbero espropriare per motivi sociali.
Spintime è un luogo comune che tocca molti. Giù le mani

In questi anni ho incontrato decine, centinaia di “Fakir”, che in arabo ricorda la parola “povero”, anche nel senso di a...
21/07/2026

In questi anni ho incontrato decine, centinaia di “Fakir”, che in arabo ricorda la parola “povero”, anche nel senso di ascetico. Ma che ne sappiamo noi, già stiamo rincorrendo il vento, ingollandoci gli sfiatati commenti in maiuscolo di chi rinuncia a pensare, e preferisce ripetere vuoti slogan.
Ho deciso di rimuovere dal mio algoritmo tutti quei “creator” (che espressione tremenda) che si approfittano del voyeurismo per fare like, e per fomentare la massa di individui soli e annoiati.. Credo che sia l’unica cosa da fare, per preservare la propria sanità mentale in questo coro stonato di youtuber e giustizieri.
Mi cibo di abbastanza realtà da non aver bisogno dei video indignati, da non dover indugiare nel voyeurismo del comodo telespettatore dei social.
Se una volta si faceva zapping, ora si passa direttamente da un’experience all’altra ogni 90 secondi. Tanto passa il convento: una bolla di gente che la pensa come te, e una valanga di insulti fuori. Nel mezzo, chi tranquillamente dice di non occuparsi di politica perchè non gli interessa.
Beati voi, che non vi chiamate Fakir, che non sapete cosa significa avere problemi, avere precedenti, che non avete vissuto tutta la vita in un posto, ma ancora vi chiamano marocchino.
D’altronde le radici contano. E ormai dovremmo sapere che ogni persona, e ogni cultura pure, dà di matto in modo diverso. C’è il Roggero e c’è il Fakir, ma uno si vuole candidarlo e l’altro lo si vuole morto.
Non ci interessa cosa gli sia successo prima, nella sua vita. I precedenti bastano. La sentenza è emessa, ed è per sempre. Bel modo di vivere, beati voi davvero che riuscite ad avere sempre vento nella vostra bandiera.
La mia di bandiera è uno straccio, con cui pulisco la m***a del vecchio per terra dopo che gli ho dato da mangiare. Uno straccio che lavo ogni volta, con grande fatica.
Non è una bandiera bianca, perché non mi arrendo. Non mi arrendo a credere che questo sia lo stato del dibattito pubblico: una guerra di meme, mentre un pensiero complesso già stufa dopo due righe.
Vorrei solo un po’ di tempo, per informarsi davvero, per non seguire gli altri prima di comandare se stessi. Lead yourself before you follow others. Ciao

30.000 persone di origine straniera vivono a Modena, quasi 100.000 in tutta la provincia. Quello che è successo ieri non...
17/05/2026

30.000 persone di origine straniera vivono a Modena, quasi 100.000 in tutta la provincia. Quello che è successo ieri non riguarda che una persona - tra l’altro con conclamati problemi mentali. Parliamo quindi di come funziona il sistema sanitario, di cosa è successo dopo il covid per tante, troppe persone.
Possiamo anche parlare di baby gang, dei tanto chiacchierati maranza, ma evidentemente di solito i maranza non sono laureati in economia e non fanno crimini da soli, ma in gruppo, quindi il caso di Modena non c’entra una beneamata mazza.
A Modena è accaduto il raptus omicida di una persona instabile, che sicuramente può aver avuto ulteriori problemi mentali anche dovuti al suo essere di origine straniera. Parliamone, ma senza buttare tutto nel calderone.
Impariamo la parola “ghorba”, che tanto riguarda nord africani, la nostalgia di un ritorno impossibile a casa. Parliamo del disagio di non essere né questo né quello. Dell’essere visto come italiano in Marocco e come marocchino in Italia.
Non conosciamo le motivazioni del gesto di questo ragazzo, che in un momento ha rovinato la vita a gente a caso - potevano essere suoi amici, se ne avesse avuti..
A me questo caso ricorda più le sparatorie a scuola che gli attentati terroristici. Però certo bisogna sapere nel caso specifico quanto le notizie del mondo esterno abbiano pesato nel suo mondo interno. Gaza, la guerra sempre in tv. Cerchiamo di capire, non di giudicare.
Un abbraccio e un ringraziamento a chi ha avuto il coraggio di corrergli dietro e di placcarlo. A chi invece usa questa triste vicenda per dare contro alle seconde generazioni, ricordiamo che il 15% di una città come Modena ha origine straniera, quindi anche meno su.
La stragrande maggioranza della gente, in qualunque paese e in qualunque caso, vive normalmente la propria vita, il punto è capire il contesto. Capire come la violenza verso altri arriva sempre dopo la violenza contro di sé. Né giustificare, né giudicare, capire come disinnescare questi raptus, prima che si verifichino. Come un minimo di gentilezza, di ascolto possono cambiare una vita.
Ci vediamo stasera con la cena di alla stazione Termini, come ogni domenica da oltre 6 anni.

Stamattina siamo andati all’alba in fila all’ufficio immigrazione della questura di Roma. È un’esperienza che ogni perso...
14/05/2026

Stamattina siamo andati all’alba in fila all’ufficio immigrazione della questura di Roma. È un’esperienza che ogni persona italiana dovrebbe fare, per capire come ci si sente a essere rimbalzati ogni volta con la stessa risposta: domani, domani e ancora domani.
C’è gente che deve prendersi le ferie per ve**re qui - se sono qui vuol dire che nella maggior parte dei casi lavorano - uno addirittura sta qui da una settimana, sperando di entrare.
Ogni giorno fanno entrare 10,20,30 persone, non si sa, non è dato sapere.
Oggi con e siamo stati identificati solo per il semplice fatto di essere lì. Ma la cosa più toccante, che a me non era mai successa, è vedere che una volta tanto le telecamere erano benvenute e anzi invitate a filmare, da parte di chi stava in fila.
Come mai gli youtuber del degrado non si fanno un giro qui? Non è forse degrado lasciare dormire la gente in strada per notti intere, in attesa dell’agognato documento a cui hanno diritto? Perché di questo stiamo parlando, di persone perlopiù in attesa di rinnovo. Della parte fortunata di chi ha una posizione regolare.
Intanto c’è chi come J., che senza il rinnovo non può accedere alla borsa di studio, e campa con pochi spiccioli. C’è chi aspetta 6 mesi, chi due anni. Chi ha un ricorso, chi ha lavoro e famiglia. Ogni persona una storia diversa, gente che viene da fuori Roma, peruviani, egiziani, bangladeshi senza i quali chiudono tutti i ristoranti della capitale.
Gente che non sa cosa siano le ferie, se non giorni presi per andare a fare la fila per i documenti. Lo sappiamo bene come può essere la burocrazia, le cartelle esattoriali spropositate, gli accertamenti a strascico, ecco, immaginiamo di dover aggiungere a tutto questo, pure l’umiliazione di dover passare la notte in questo quartiere fantasma, con la speranza che oggi sia finalmente domani.

Ore 4 di stamattina, via Portuense / piazza della Radio, tre macchine lanciano decine di uova addosso a questo ragazzo, ...
03/05/2026

Ore 4 di stamattina, via Portuense / piazza della Radio, tre macchine lanciano decine di uova addosso a questo ragazzo, S., pasticciere, che stava andando a lavoro.
“Oh, siamo in Italia”, gridano, quando lui chiede spiegazioni dopo il primo lancio di uova. Per chi pensa, “eh, è successo anche a me”, sì ok, ma non decine di uova lanciate da sconosciuti mentre tu stai andando a lavoro all’alba in monopattino.
Chi vive in Italia da non bianco rischia situazioni del genere ogni giorno, ogni singolo giorno della sua vita c’è la possibilità di essere attaccati random, succede a chiunque non frequenti solo posti chic.
S. ci ha impiegato un anno a trovare una stanza, ça va sans dire che se sei straniero il mercato degli affitti è ancora più spietato. Visto che adesso vive lontano dai mezzi pubblici, si è comprato un monopattino.
Ora ogni macchina di ragazzini in botta da serata diventerà per lui un potenziale problema. Pensate cosa significa vivere così, e restarsene buoni. O sei veramente di una pazienza mitologica, come S., che tra l’altro è uno dei primissimi volontari di , oppure è ovvio che qualcuno sbarella.
Bisogna denunciare questi gesti, farla pagare a chi pensa di poter insultare la gente che sembra non italiana. “Da come vi comportate, neanche voi siete italiani”, ha risposto S., che ha mantenuto la calma, e si è presentato a lavoro così, coperto di uova.
Che bella risata per quei ragazzi eh? Colpire un coetaneo che va a lavorare per fare un decimo di quello che loro spendono in una notte in discoteca. Ormai siete maggiorenni, avete la macchina, comportatevi da adulti, invece che da 🐔
Perché prima o poi il karma ve becca ✨

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Rome

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