Termini TV

Termini TV Dal 2014 a Termini per raccontare il mondo. Raccontiamo e viviamo le stazioni, a partire da Termini. We go up to them and ask.

Domenica 19.30 cena gratuita in piazza con Mama Termini. È appena uscito Amor Termini, il nostro primo lungometraggio, che parte da Termini per raccontare le nuove identità italiane. How many times do you see somebody and wonder what story they have? We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the

fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.

Morire a 34 anni, una coltellata sola, da parte di uno che evidentemente ne ha già date. Non è un mistero che attorno al...
06/01/2026

Morire a 34 anni, una coltellata sola, da parte di uno che evidentemente ne ha già date. Non è un mistero che attorno alle stazioni vaghino corpi in preda a menti malate, risentimenti, allucinazioni reali. C’è chi non conosce violenza, ma sa difendersi, ed è la stragrande maggioranza, e chi va in stazione per far male, in primis ai “barboni”. Non c’è una persona che viva in strada che non conosca violenza. In primis tra l’altro da parte di bande di ragazzini dopo la discoteca. E poi c’è il matto seriale, quello violento, come la faccia che circola oggi, ricercato per l’uccisione del capotreno a Bologna.
Chissà cos’è successo, perché questo giovane uomo è dovuto morire con questo gesto infame e irrimediabile. Condoglianze alla famiglia di Alessandro Ambrosio, come amanti dei treni sappiamo bene quante difficoltà ci siano in questo lavoro, e quanti soprusi..
Solo chiediamo che non venga criminalizzato chiunque si aggira in stazione come potenziale assassino. Non è così, e lo sappiamo bene. Come sappiamo bene che se fosse stato un musulmano a commettere questo omicidio, avremmo gli opinionisti dello scontro di civiltà a reti unificate.
La violenza, la vendetta, il sangue ci vengono serviti ogni giorno sul piatto dell’attualità. C’è chi muore con un nome, e chi nella coltellata perde pure quello. Ne sa qualcosa Mohamed, ucciso in stazione a Reggio Emilia per 20 euro. Violenza tra vagabondi, si dà per scontato. Io sono andato a conoscere la sua famiglia in Tunisia, e ho visto un’altra storia, che ho raccontato in Amor Termini.
In stazione c’è un mondo, quella di Bologna poi di sangue ne conosce fin troppo. Uno snodo fondamentale, in cui scorrono centinaia di migliaia di persone. Dentro ognuna di queste può nascondersi un mostro. Usare una tragedia per aizzare contro un nemico invisibile non fa bene a nessuno. D’altronde, se quest’uomo ha precedenti specifici, come sembra, vuol dire che qualcosa nel sistema non ha funzionato. A chi chiede più prigione, di buttare la chiave, i politici rispondono con la coda tra le gambe, senza in realtà sapere cosa fare. Chi sta in strada, e ci opera tutti i giorni, sa bene che solo fare comunità crea sicurezza. E non è facile..

Ormai è tutto chiaro, Trump e Putin si sono messi d’accordo: gli USA torneranno a gestire il Sud America come il cortile...
03/01/2026

Ormai è tutto chiaro, Trump e Putin si sono messi d’accordo: gli USA torneranno a gestire il Sud America come il cortile di casa, alla Russia sarà lasciata mano libera nel Baltico e alla Cina sarà lasciata Taiwan. Nel medio oriente invece gli USA hanno Israele, che garantisce accesso alle risorse palestinesi, e un’espansione coloniale da imporre sulla Turchia, come in Siria e Libia. Meno democrazia nel mondo vuol dire più business per Trump, che è solo interessato a risorse naturali e terre rare. I dittatori che non vorranno - o potranno - stare al gioco, saranno fatti fuori, come tocca oggi a Maduro.
Intanto l’Europa ancora nicchia e lecca lo stivale del neo dittatore americano, dando persino premi nobel a conclamate guerrafondaie. L’unico barlume di speranza viene dal coraggio di chi protesta in Iran - al netto delle manipolazioni che sempre Usa e Israele vogliono fare. Il mondo è complesso, ma le cose sono più semplici di quanto sembri: lo psicopatico alla casa bianca ci sta portando verso l’abisso.
Chi è indifferente è complice. Ogni persona deve fare il suo, bisogna ricreare una massa critica capace di contrastare la superficialità che ci vede sempre più diretti verso società in cui non esistono cittadini, ma solo consumatori.
Buon 2026 a chi lotta, buon sonno a chi sta in letargo cullando sogni di gloria personali su piattaforme in mano a miliardari corrotti e codardi.

Il bacio mortale del PdIo ho vissuto a 100 metri dall’Askatasuna per 6 anni. Ci ho guardato film, ci ho litigato pure, i...
18/12/2025

Il bacio mortale del Pd

Io ho vissuto a 100 metri dall’Askatasuna per 6 anni. Ci ho guardato film, ci ho litigato pure, in anni in cui diventava il centro di ogni azione no Tav, a partire dalla mega manifestazione del 2005 - in cui a parlare ci fu pure un certo Beppe Grillo.
Gli Italiani però si sono stufati del conflitto sociale, e della democrazia come tutela delle minoranze. Ormai siamo una repubblica basata sulla proprietà: il lavoro non c’è più, se non come mera sopravvivenza, il futuro c’è solo per chi ha posizioni di rendita, la giustizia solo per chi ha la fortuna di una copertura mediatica. In una situazione del genere, gioire perché delle voci diverse vengono silenziate è davvero da stupidi qualunquisti. Ma tant’è.
Consiglio non richiesto a chi occupa: non cercate accordi coi sindaci del Pd, perché o sono dei codardi, o sono conniventi. Dopo la sola di Sala, c’è Lorusso. Ovvio, lui avrebbe voluto altrimenti e non è di certo il responsabile dello sgombero, ma ho sentito gli specchi stridere leggendo la sua reazione legalistica: “c’erano persone dentro l’immobile, contravvenendo al patto”. Posizione degna di un Ponzio Pilato con le mani irritate da troppo sapone.
Intanto stiamo assistendo alla mostrificazione di ogni forma di dissenso, seguendo l’esempio di Trump.
Ieri il Leoncavallo, oggi Askatasuna, questo è il bacio mortale del Pd. È arrivato il momento in cui bisogna affrontare la prateria fuori dai partiti: c’è mezzo paese che non vota, e che non voterà mai questa opposizione, Schlein e Giuseppi, e i vari partitini personali eredità di tempi andati.
C’è bisogno di una politica del presente, dell’urgenza quotidiana, dell’assistenza e della redistribuzione, coinvolgendo chi sta in strada, le nuove generazioni, non solo all’università - come in gran parte avveniva all’ombra di Palazzo nuovo.
Dopo una sconfitta, molti scappano e si demoralizzano. Andare nei centri sociali non va più di moda - meglio il lounge bar, o a casa a guardar film invece che i vetusti cine forum. Per chi lotta con ideali però, ogni sconfitta è soprattutto un’occasione per guardarsi negli occhi e capire chi è disposto a perdere qualcosa, e chi invece segue e basta. Nell’epoca dei followers e dei leader, c’è bisogno di comunità, dal basso per il basso.

15/12/2025

10 anni in 100 minuti, Amor Termini è realtà, un documentario fatto in strada, auto prodotto da Francesco Conte e montato con fatica e coraggio da Nadin Cherkat su decine di terabyte di filmati fatti in Italia e non solo..
Ho già visto il film centinaia di volte, ma ci sono talmente tanti posti e tanti incontri dentro, che ancora non mi sono stufato 😅. Poi ogni persona ci sta vedendo qualcosa di diverso, e per questo sono rimasto subito colpito dal trailer che ha fatto
Un grazie speciale a chi ha contribuito negli anni con le riprese, a chi ha partecipato alle azioni in strada, a chi ha messo a disposizione la propria musica, a specialmente, e ovviamente a Mama Termini senza la quale probabilmente starei ancora a fa’ viaggi su viaggi rincorrendo il filo delle identità smarrite, eppure mai come oggi brandite come vessilli per difendere tradizioni cui non apparteniamo più. Il futuro è di chi non ha paura ❤️ l’appuntamento è, per chi ci tiene, ogni domenica alle 19.30 davanti alla stazione Termini. Da 5 anni e mezzo non ne saltiamo una. Insomma, dietro questo film c’è una realtà che continua, amicizie vecchie e nuove, gioie e dolori di una vita passata in stazione ✨ buon vento a chi resiste 🏴‍☠️

“Ma condanni l’assalto al giornale?” è il nuovo “ma condanni il 7 ottobre?”, ripetendo in piccolo, come piccolo è il nos...
30/11/2025

“Ma condanni l’assalto al giornale?” è il nuovo “ma condanni il 7 ottobre?”, ripetendo in piccolo, come piccolo è il nostro ruolo, il refrain narrativo dei buoni e cattivi, in un mondo in cui nessuno conta niente, incluso uno dei giornali più grandi d’Italia.
C’è qualcosa di infantile nel parlare sempre delle violenze più visibili e lasciare nei trafiletti le radici della rabbia. La detenzione di Mohamed Shahin è inaccettabile, e a dire questo sono persino la comunità ebraica torinese e il vescovo di Pinerolo Derio Olivero e dovrebbe dirlo chiunque si straccia le vesti oggi per l’incursione di qualche decina di giovani dentro la sede della Stampa.
Se Shahin avesse definito il 7 ottobre “resistenza” alla Zanzara, sarebbe successo lo stesso? Perché ho sentito molto di peggio in quella trasmissione, eppure siedono tutti tranquilli sulla poltrona del vippume trash di cui siamo pieni.
Quello che ci dice Montaruli, e come lei la schiera di politici che smistano video a favore di denuncia popolare, è che una persona di origine straniera non può parlare liberamente come un “italiano vero”.
Ci rendiamo conto dell’enormità di questo caso? Un reato d’opinione che potrebbe costare a quest’uomo la vita in prigione, in Egitto, alla corte del generale Sisi.
Ora che la famiglia del bosco è contenta, possiamo prendere a cuore anche i due figli - italiani - di Shahin? Dai, ce la possiamo fare, anche perché tra poco è Natale e poi c’è Sanremo e il flame sarà altrove.. un paese impegnato a parlare di sé, degli anni di piombo, continuiamo a scrivere la storia, ma scritta sempre più piccola, con gli editoriali e le stanche opinioni di chi sente la lesa maestà della proprietà, ma non quella della libertà personale.
Non mi vedrete mai assaltare la sede di un giornale, perché tra il dito e la luna preferisco indugiare sulla pioggia che ha da ve**re, e allora rimarrà a guardare solo chi davvero ci tiene. È inutile e dannoso odiare categorie intere, la priorità è difendere la libertà d’opinione, non trascinare l’intero dibattito nel pantano del pianto greco dei social.

Ho letto il possibile sulla “famiglia del bosco”, dopo l’ultimo post che ha dato adito a molti commenti contrastanti, so...
25/11/2025

Ho letto il possibile sulla “famiglia del bosco”, dopo l’ultimo post che ha dato adito a molti commenti contrastanti, soprattutto su Facebook.
Questione da boomer: i miei genitori vivevano senza bagno, in campagna e appena hanno potuto l’hanno costruito e questo si chiama progresso. Il teorema si conclude con 1) mia zia è morta di tifo 2) i miei hanno campato 100 anni.
Ovvero, il fatto che nella nostra esperienza si sia vissuto o testimoniato qualcosa è del tutto personale e contestuale.
Vivere in una vallata con una buona esposizione solare è una cosa, all’ombra è un’altra.
Mi immagino chi già commenta, senza finire di leggere.
Seconda questione, si legge per commentare, si interrompe un discorso perché si vuol parlare, come nella realtà d’altronde. Che frustrazione.
Ho visto i blog della signora, le recensioni sono buone, ha delle amiche, non mi sembra più pazza di tante influenzer su Instagram. Cerca di monetizzare, come tante altre persone.
La storia dei 50.000 euro era evidentemente una provocazione, ma è chiaro che se uno toglie un bagno già fatto per non essere contagiato dalle micro plastiche un po’ matto lo è. E paraculo, quando non capisce che se fosse stato nord africano non ci sarebbe stata la sua difesa, e il suo caso.
Terza e ultima questione: non mi è piaciuto ricevere commenti astiosi come se il mio parere possa far male a qualcuno. Mi sono informato, ho la mia opinione, non sono avvocato e va bene, non sarò in tribunale a difendere alcuno, ma mi fa piacere parlare di un argomento che mi sta a cuore poiché, come dicevo, mio figlio ha seguito un percorso di cosiddetto home schooling. In tanti si sono sentiti bene a rimproverarmi perché quello si chiama “unschooling”. Termine che hanno forse imparato il giorno prima, quindi anche meno.
Non azzuffiamoci come polli, si può litigare meglio, senza denigrare chi ha una visione del mondo diversa. Soprattutto in questo tema dove mi ritrovo formalmente dalla stessa parte di Salvini e Cruciani. Due ipocriti che se questa famiglia fosse musulmana sarebbero i primi a volere misure cautelari per qualsiasi ragione.
Chissà perché le storie che appassionano la gente comune hanno sempre a che fare con bei biondini 🙈
Comunque al netto del fatto che si parla di un caso specifico, e che quindi facciamo un po’ un pour parler, mi sembra legittimo e utile, se impariamo qualcosa dal confronto con altre persone, altrimenti è solo uno “specchio, servo delle mie brame, chi è il più sagace del reame” 😝

Scrivo da genitore di un figlio che ha fatto il cosiddetto homeschooling, anche se in maniera diversa, in una scuola ges...
22/11/2025

Scrivo da genitore di un figlio che ha fatto il cosiddetto homeschooling, anche se in maniera diversa, in una scuola gestita da un gruppo di genitori. La famosa scuola steineriana che fa un po’ radical chic. In periodo di covid, la scuola fu pure al centro di una piccola bufera per via delle note polemiche sulle vaccinazioni.
La scelta di educare i propri figli in modi non convenzionali può scaturire da ragioni diverse. Ci sono genitori che hanno fatto vita “mondana”, e poi scelgono vie alternative a un conformismo imperante, evitando tra l’altro forme di bullismo contro i “diversi”, particolarmente forti nei paesi più piccoli e remoti.
Andando nel merito di questa vicenda, leggiamo che i bambini non usano il cellulare, sanno cavalcare e conoscono la natura, parlano decentemente l’italiano (non benissimo, ma comunque parlano inglese). Ecco, qui ho il primo dubbio: se questa famiglia fosse stata africana e non anglosassone, avremmo avuto la stessa posizione di Salvini, il servizio sdolcinato delle Iene, la petizione firmata da migliaia di persone e questa affezione a una storia che in verità non è così rara?
È ovviamente una domanda retorica. E arrivo al secondo punto critico: premesso che la plastica è un disastro, c’era proprio bisogno di rimuovere un bagno che già c’era? La demonizzazione di prodotti che fanno male alla natura è comprensibile, ma è giusto avere un po’ di varietà di visioni del mondo per poter crescere al meglio.
Detto questo, è chiaro che la decisione di levare i figli a questa famiglia è un’imposizione inaccettabile vista l’armonia familiare di gran lunga maggiore della media delle “famiglie normali”. Fa piacere vedere che questo sia un senso comune, e soprattutto che si voglia rispettare la libertà di vivere come si vuole, posto che non si dia fastidio a nessuno.
Quando cresceranno, i loro figli potranno fare il percorso che vogliono, ha dichiarato il padre, e va preso atto che parliamo di persone razionali, in salute e francamente più forti e capaci di sopravvivenza della maggior parte di noi.
La vera questione però è come è possibile che ci siano famiglie in strada abbandonate dai servizi sociali, che però in questo caso si preoccupano di una casetta nel bosco in cui non è avvenuto niente di male.

Ormai siamo tutti maggiorenni di social. Sono quasi 20 anni che gli algoritmi hanno invaso la nostra vita, e sento più p...
19/11/2025

Ormai siamo tutti maggiorenni di social. Sono quasi 20 anni che gli algoritmi hanno invaso la nostra vita, e sento più piacere a scrivere qui che parlare al bar. Mi vedo intorno e fioccano querele e avvocati; influencer e intellettuali non sono mai stati così vicini.
Si sta sui social come Marat nella vasca da bagno prima di essere colpito e affondato, in un sublime scandalo chiamato “morte sociale”. Il nemico oggi non è il radicale, ma l’asociale, chi non ha un circolo proprio per resistere all’omologazione imperante dell’espressione e catalogazione su Internet come un prodotto da vendere.
Poi c’è chi sta all’apice e ogni tanto pensa di essere immune dallo sputtanamento, parlando “in privato”, in un mondo in cui premere rec è il zac della ghigliottina.
Rien ne va plus.
Quella del consigliere del Quirinale è una tipica chiacchierata da ristorante, la polemica è comprensibile e mostra che le elezioni si avvicinano e in questi anni (non mesi) abbiamo deciso di amputare quello che non si può (non si vuol) salvare.
La correttezza istituzionale sotto Trump non funziona più. I missili costano troppo e ci servono droni. Se ci salta internet dovremo pagare Musk per continuare a chattare.
Ma vi vedo tranquilli, è quasi natale. D’altronde sotto l’albero abbiamo la pace in Palestina, e in Ucraina pure. Peccato che nel frattempo il diritto internazionale è ormai solo materia da insegnare, e mai da praticare.
Tutto in questo mondo social è mostrare, aprire un buco sul muro e invitare a spiare. Siamo diventati morbosi vo**ur dell’altrui degrado, sperando che la sconfitta degli altri sia la vittoria nostra.
Prima c’è stata la chat privata delle influencer, ora la cena del consigliere. È guerra aperta altrove, guerra di parole qui a Roma, dove verba volant.. e facta pure. Un nugolo di bipedi persi a digitare, minacciare, fare la gara a chi sputa più lontano.
Salute a chi fa qualcosa, e buon karma a chi ha dichiarato guerra all’eccezione, in nome di una regola che si chiama interesse personale.

Non il Pasolini che vorremmo, ma quello che ci meritiamo”. Ho scoperto il vero nome di Cicalone quando mi è arrivata una...
13/11/2025

Non il Pasolini che vorremmo, ma quello che ci meritiamo”. Ho scoperto il vero nome di Cicalone quando mi è arrivata una lettera del suo avvocato, per un commento su Facebook.
Ho saputo così che c’è un’agenzia pure, una Talent Agency, la chiamano, e che l’avvocato viene dal mondo dei centri sociali tanto odiati dai followers di Cicalone. Mi ha ricordato molto la storia di Salvini al Leoncavallo, uno che andava alle feste di sinistra, e che nel momento in cui l’egemonia si sposta a destra non ha problemi a cambiare casacca, e prendere posto nel pantheon degli eroi patrioti.
Mascella da legionario, sorriso sornione, la battuta romana sempre pronta di chi sa stare al mondo. Aiuta la sua figura anche la singolare mancanza di labbra, che lo desensualizza, anche un uomo lo può ammirare senza rosicare perché l’eroe bello e sensuale sarebbe troppo per l’autostima dell’uomo comune.
Cicalone è un prodotto a uso e consumo di tutti gli infelici che vedono in lui un amico virtuale, uno genuino, che “lo potrei lasciare con mia moglie tanto mi fido”, “ma magari scendesse in politica”.
Poi c’è il topos: Cicalone è uno standard riconoscibile di romano e già questo è un mercato. Fa simpatia, e pazienza se monetizza i video, lui fa lo youtuber, ci tiene a ripetere. Cicalone è un personaggio, non una persona. La persona, Simone Ruzzi, è appunto un content creator, uno che analizza dati e visualizzazioni, e propone il menù del giorno sempre a base degrado.
Che poi uno che fonda un canale chiamato “Scuola di botte” finisca menato - e memato - fa giustamente notizia, e quindi flame. Più interazioni, più soldi, più ospitate in tv, addirittura libri.
La maggioranza sta con lui, senza dubbio, gli utenti commentano “eh, ma solo perché erano in 10 contro 1”, e giù di slogan contro immigrati, gang, zecche e tutto l’armamentario del buon commentatore dei social in questi tempi grami.
ATTENZIONE, io non mi auguro botte perché la violenza intimorisce, non crea giustizia, ma paura. Non le auguro ai ladri, che già le conoscono, come neanche ai giustizieri della metro a favore di videocamera.
Cicalone è l’unico che può vantare una foto davanti a un centro sociale e poi un’ospitata ad Atreju, perché per lui vale solo una regola: l’audience.
Per questo lo vedrei bene stasera a Porta a Porta con un bel plastico della metro di Roma, in cui spettacolizzare l’aggressione che ora lo porta sul telegiornale.
Ridere coi forti e ringhiare ai nemici stranieri, questo è il format, ovviamente accompagnato da qualche straniero buono per fare l’inclusivo. Ma poi esattamente in tutti questi anni, quanti traffici loschi ha sgominato?
Chiudo specificando che l’analisi fisionomica non è di lombrosiana memoria, ma solo per dire che la sua faccia funziona, è la figura giusta per il format del duro romano in cerca di azione.

Sono ormai 300 domeniche di fila che serviamo la cena con  non ne abbiamo mai saltata una, grazie all’aiuto di centinaia...
10/11/2025

Sono ormai 300 domeniche di fila che serviamo la cena con non ne abbiamo mai saltata una, grazie all’aiuto di centinaia di persone in questi anni. Abbiamo iniziato con due pentole, e ora serviamo oltre duecento piatti.
Intanto Termini è cambiata, la piazza in meglio, la società in peggio.
Cerchiamo per questo di restare attive e rilanciare anzi il nostro sforzo per una comunità in cui si può litigare, ma si deve anche fare pace, per il bene di tuttie.
Così funzionano le nostre cene quando c’è qualche casino, ed è commovente vedere le persone che si mettono in mezzo per cercare di spegnere il fuoco con l’affetto, invece che con il pi**io, come si fa su internet, un non luogo sempre più tossico, con orde di commentatori che gridano - anzi, digitano tasti - “degrado”, “risorse” ecc.
In questi anni tantissime persone volontarie hanno dato una mano, e ahinoi, anzi ahiloro, pochissime persone che hanno un seguito social cospicuo, e nessuna con un minimo di potere per cambiare le cose in meglio.
D’altronde sarà anche per questo che è così bello stare su questa zattera in mezzo alla burrasca, in compagnia di chi serviamo come fratelli e sorelle, non come poveri da guardare dall’alto in basso.
Un grazie speciale a senza il cui supporto non potremmo aiutare al meglio chi ha bisogno di aiuto materiale che va oltre la cena della domenica.
Il nostro gruppo è cambiato negli anni, ma non come Termini, noi siamo cambiate sempre in meglio ❤️ Grazie a chi c’era, chi c’è e chi ci sarà. Se conoscete qualche ristorante che vuole donare cibo, scriveteci 🫶🏽 un grazie speciale a Tyrell di Next Stop per le maglie donate 😍

Per chi come me era già adulto quando Obama diventò presidente, l’elezione di Mamdani a sindaco di NY non può non ricord...
05/11/2025

Per chi come me era già adulto quando Obama diventò presidente, l’elezione di Mamdani a sindaco di NY non può non ricordare l’entusiasmo di quei mesi in cui un anonimo professore non bianco arrivava.. alla Casa bianca.
È ironico che proprio ieri sia morto Dick Cheney, guerrafondaio ritratto per bene in Dirty wars, un documentario impietoso sullo stesso Obama.
Ovviamente Mamdani ha un altro mandato, non ha droni e bottoni da premere, nè guerre al terrore, a parte quello che viene dal presidente stesso.
Negli ultimi decenni si è fatto sempre più evidente il divario nei voti tra centri urbani e rurali, in cui i primi sono più progressisti e i secondi più conservatori. Poi sono arrivati Trump, Bolsonaro, Modi, Milei, Meloni, che nelle periferie delle grandi città hanno trovato riserve di voti di chi non sta bene.
Ora però c’è un nuovo attore, che bolle dall’Indonesia al Perù, dal Nepal al Marocco, la cosiddetta genZ, ormai pronta per prendere in mano il proprio destino. Ovviamente questo non può succedere in un paese come l’Italia, con quasi 50 anni a testa di media, ma nelle grandi città, sempre più stressanti e costose, la nuova generazione è presente e incaxxata.
Gli affitti, i salari, il declino delle università - e i debiti per studiare, negli USA - hanno creato un humus di frustrazione generale, che ha portato negli anni a sempre maggiore astensionismo.
Ci è voluta la mobilitazione per la Palestina a riunire le forze più variegate, inclusi i tanti ebrei americani che hanno fatto di New York il centro pulsante di un’opposizione credibile al neocolonialismo israeliano.
Ho vissuto a New York più di 20 anni fa, dormivo in ostello e mangiavo con 10 dollari. Ora a Manhattan esistono solo hotel di lusso e airbnb, nel Bronx buttano giù vecchi palazzi per fare residenze di proprietà mai di persone ma sempre di fondi e aziende.
Le metro son vecchie, è pieno di gente che ci è caduta sotto e vaga per la città in sedia a rotelle. Non c’è nulla in città che non sia a pagamento. Eppure New York ha ancora la forza per stabilire che proprietà pubblica, un parco, una scuola, un ospedale, non è sovvertire le regole civili, ma applicarle piuttosto.
Good luck Zohran 🫶🏽

04/11/2025

La stazione è un teatro naturale, anche se il pubblico non è consapevole di essere tale. La settimana scorsa, per la Festa dell’ora legale, abbiamo colto l’unico momento di pioggia per far cantare Juliana Azevedo un’aria di Puccini davanti a Termini, sul terrazzo di una costruzione che si vuole - sbagliando - demolire.
Prima, con il trombone di Marco Pascucci, avevamo omaggiato il 501imo di piazza dei 500, il cittadino eritreo che passa davanti a un monumento coloniale che celebra gli invasori, ma non le vittime.
Da quando è stato restaurato, il giardino che ospita l’obelisco di Dogali, è sempre chiuso. Così, abbiamo suonato le chiavi di casa sul cancello, per chiedere che venga aperto anche a chi non ha una casa.
La comunità fa la sicurezza, la gentilezza e l’arte funzionano meglio delle manette, se si ha la forza di ascoltare. Questa stazione è per tante persone l’unico luogo pubblico in cui non si viene cacciati.
Noi siamo per una stazione umana, dove non ci sono solo i grandi marchi dei negozi tutti uguali, ma c’è anche spazio per stare insieme ad ascoltare musica in mezzo al traffico.
Un grazie speciale a .roma immagini di ❤️ e grazie a chi c’era, e per il resto ci vediamo in giro con il doc ✊🏽 e se volete saperne di più c’è una zine che abbiamo fatto, con su Dogali e ciò che rappresenta. Poi c’è .atopos che scrive di toponomastica e quanto è assurdo questo nome alla sua piazza del cuore 💀

Indirizzo

Piazza Dei Cinquecento
Rome

Telefono

+393487127501

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La stazione Termini è il centro di Roma, l’unico luogo dove poter incontrare persone di tutti i tipi e le provenienze: dai pendolari ai migranti, da chi ha bisogno di aiuto, a chi va lì per offrirlo. A Termini è nata TerminiTV, ma da lì è partita per ogni luogo di passaggio o di transito dove.. sia reperibile il mondo, e noi con esso. I punti di transito sono i luoghi dove praticare la democrazia, non dove distruggerla, come tante istanze securitarie tendono a prescrivere.

How many times do you see somebody and wonder what story they have? We go up to them and ask. We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.