Termini TV

Termini TV Dal 2014 a Termini per raccontare il mondo. Raccontiamo e viviamo le stazioni, a partire da Termini. We go up to them and ask.

Domenica 19.30 cena gratuita in piazza con Mama Termini. È appena uscito Amor Termini, il nostro primo lungometraggio, che parte da Termini per raccontare le nuove identità italiane. How many times do you see somebody and wonder what story they have? We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the

fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.

Ho letto il possibile sulla “famiglia del bosco”, dopo l’ultimo post che ha dato adito a molti commenti contrastanti, so...
25/11/2025

Ho letto il possibile sulla “famiglia del bosco”, dopo l’ultimo post che ha dato adito a molti commenti contrastanti, soprattutto su Facebook.
Questione da boomer: i miei genitori vivevano senza bagno, in campagna e appena hanno potuto l’hanno costruito e questo si chiama progresso. Il teorema si conclude con 1) mia zia è morta di tifo 2) i miei hanno campato 100 anni.
Ovvero, il fatto che nella nostra esperienza si sia vissuto o testimoniato qualcosa è del tutto personale e contestuale.
Vivere in una vallata con una buona esposizione solare è una cosa, all’ombra è un’altra.
Mi immagino chi già commenta, senza finire di leggere.
Seconda questione, si legge per commentare, si interrompe un discorso perché si vuol parlare, come nella realtà d’altronde. Che frustrazione.
Ho visto i blog della signora, le recensioni sono buone, ha delle amiche, non mi sembra più pazza di tante influenzer su Instagram. Cerca di monetizzare, come tante altre persone.
La storia dei 50.000 euro era evidentemente una provocazione, ma è chiaro che se uno toglie un bagno già fatto per non essere contagiato dalle micro plastiche un po’ matto lo è. E paraculo, quando non capisce che se fosse stato nord africano non ci sarebbe stata la sua difesa, e il suo caso.
Terza e ultima questione: non mi è piaciuto ricevere commenti astiosi come se il mio parere possa far male a qualcuno. Mi sono informato, ho la mia opinione, non sono avvocato e va bene, non sarò in tribunale a difendere alcuno, ma mi fa piacere parlare di un argomento che mi sta a cuore poiché, come dicevo, mio figlio ha seguito un percorso di cosiddetto home schooling. In tanti si sono sentiti bene a rimproverarmi perché quello si chiama “unschooling”. Termine che hanno forse imparato il giorno prima, quindi anche meno.
Non azzuffiamoci come polli, si può litigare meglio, senza denigrare chi ha una visione del mondo diversa. Soprattutto in questo tema dove mi ritrovo formalmente dalla stessa parte di Salvini e Cruciani. Due ipocriti che se questa famiglia fosse musulmana sarebbero i primi a volere misure cautelari per qualsiasi ragione.
Chissà perché le storie che appassionano la gente comune hanno sempre a che fare con bei biondini 🙈
Comunque al netto del fatto che si parla di un caso specifico, e che quindi facciamo un po’ un pour parler, mi sembra legittimo e utile, se impariamo qualcosa dal confronto con altre persone, altrimenti è solo uno “specchio delle mie brame, chi è il più sagace del reame” 😝

Scrivo da genitore di un figlio che ha fatto il cosiddetto homeschooling, anche se in maniera diversa, in una scuola ges...
22/11/2025

Scrivo da genitore di un figlio che ha fatto il cosiddetto homeschooling, anche se in maniera diversa, in una scuola gestita da un gruppo di genitori. La famosa scuola steineriana che fa un po’ radical chic. In periodo di covid, la scuola fu pure al centro di una piccola bufera per via delle note polemiche sulle vaccinazioni.
La scelta di educare i propri figli in modi non convenzionali può scaturire da ragioni diverse. Ci sono genitori che hanno fatto vita “mondana”, e poi scelgono vie alternative a un conformismo imperante, evitando tra l’altro forme di bullismo contro i “diversi”, particolarmente forti nei paesi più piccoli e remoti.
Andando nel merito di questa vicenda, leggiamo che i bambini non usano il cellulare, sanno cavalcare e conoscono la natura, parlano decentemente l’italiano (non benissimo, ma comunque parlano inglese). Ecco, qui ho il primo dubbio: se questa famiglia fosse stata africana e non anglosassone, avremmo avuto la stessa posizione di Salvini, il servizio sdolcinato delle Iene, la petizione firmata da migliaia di persone e questa affezione a una storia che in verità non è così rara?
È ovviamente una domanda retorica. E arrivo al secondo punto critico: premesso che la plastica è un disastro, c’era proprio bisogno di rimuovere un bagno che già c’era? La demonizzazione di prodotti che fanno male alla natura è comprensibile, ma è giusto avere un po’ di varietà di visioni del mondo per poter crescere al meglio.
Detto questo, è chiaro che la decisione di levare i figli a questa famiglia è un’imposizione inaccettabile vista l’armonia familiare di gran lunga maggiore della media delle “famiglie normali”. Fa piacere vedere che questo sia un senso comune, e soprattutto che si voglia rispettare la libertà di vivere come si vuole, posto che non si dia fastidio a nessuno.
Quando cresceranno, i loro figli potranno fare il percorso che vogliono, ha dichiarato il padre, e va preso atto che parliamo di persone razionali, in salute e francamente più forti e capaci di sopravvivenza della maggior parte di noi.
La vera questione però è come è possibile che ci siano famiglie in strada abbandonate dai servizi sociali, che però in questo caso si preoccupano di una casetta nel bosco in cui non è avvenuto niente di male.

Ormai siamo tutti maggiorenni di social. Sono quasi 20 anni che gli algoritmi hanno invaso la nostra vita, e sento più p...
19/11/2025

Ormai siamo tutti maggiorenni di social. Sono quasi 20 anni che gli algoritmi hanno invaso la nostra vita, e sento più piacere a scrivere qui che parlare al bar. Mi vedo intorno e fioccano querele e avvocati; influencer e intellettuali non sono mai stati così vicini.
Si sta sui social come Marat nella vasca da bagno prima di essere colpito e affondato, in un sublime scandalo chiamato “morte sociale”. Il nemico oggi non è il radicale, ma l’asociale, chi non ha un circolo proprio per resistere all’omologazione imperante dell’espressione e catalogazione su Internet come un prodotto da vendere.
Poi c’è chi sta all’apice e ogni tanto pensa di essere immune dallo sputtanamento, parlando “in privato”, in un mondo in cui premere rec è il zac della ghigliottina.
Rien ne va plus.
Quella del consigliere del Quirinale è una tipica chiacchierata da ristorante, la polemica è comprensibile e mostra che le elezioni si avvicinano e in questi anni (non mesi) abbiamo deciso di amputare quello che non si può (non si vuol) salvare.
La correttezza istituzionale sotto Trump non funziona più. I missili costano troppo e ci servono droni. Se ci salta internet dovremo pagare Musk per continuare a chattare.
Ma vi vedo tranquilli, è quasi natale. D’altronde sotto l’albero abbiamo la pace in Palestina, e in Ucraina pure. Peccato che nel frattempo il diritto internazionale è ormai solo materia da insegnare, e mai da praticare.
Tutto in questo mondo social è mostrare, aprire un buco sul muro e invitare a spiare. Siamo diventati morbosi vo**ur dell’altrui degrado, sperando che la sconfitta degli altri sia la vittoria nostra.
Prima c’è stata la chat privata delle influencer, ora la cena del consigliere. È guerra aperta altrove, guerra di parole qui a Roma, dove verba volant.. e facta pure. Un nugolo di bipedi persi a digitare, minacciare, fare la gara a chi sputa più lontano.
Salute a chi fa qualcosa, e buon karma a chi ha dichiarato guerra all’eccezione, in nome di una regola che si chiama interesse personale.

Non il Pasolini che vorremmo, ma quello che ci meritiamo”. Ho scoperto il vero nome di Cicalone quando mi è arrivata una...
13/11/2025

Non il Pasolini che vorremmo, ma quello che ci meritiamo”. Ho scoperto il vero nome di Cicalone quando mi è arrivata una lettera del suo avvocato, per un commento su Facebook.
Ho saputo così che c’è un’agenzia pure, una Talent Agency, la chiamano, e che l’avvocato viene dal mondo dei centri sociali tanto odiati dai followers di Cicalone. Mi ha ricordato molto la storia di Salvini al Leoncavallo, uno che andava alle feste di sinistra, e che nel momento in cui l’egemonia si sposta a destra non ha problemi a cambiare casacca, e prendere posto nel pantheon degli eroi patrioti.
Mascella da legionario, sorriso sornione, la battuta romana sempre pronta di chi sa stare al mondo. Aiuta la sua figura anche la singolare mancanza di labbra, che lo desensualizza, anche un uomo lo può ammirare senza rosicare perché l’eroe bello e sensuale sarebbe troppo per l’autostima dell’uomo comune.
Cicalone è un prodotto a uso e consumo di tutti gli infelici che vedono in lui un amico virtuale, uno genuino, che “lo potrei lasciare con mia moglie tanto mi fido”, “ma magari scendesse in politica”.
Poi c’è il topos: Cicalone è uno standard riconoscibile di romano e già questo è un mercato. Fa simpatia, e pazienza se monetizza i video, lui fa lo youtuber, ci tiene a ripetere. Cicalone è un personaggio, non una persona. La persona, Simone Ruzzi, è appunto un content creator, uno che analizza dati e visualizzazioni, e propone il menù del giorno sempre a base degrado.
Che poi uno che fonda un canale chiamato “Scuola di botte” finisca menato - e memato - fa giustamente notizia, e quindi flame. Più interazioni, più soldi, più ospitate in tv, addirittura libri.
La maggioranza sta con lui, senza dubbio, gli utenti commentano “eh, ma solo perché erano in 10 contro 1”, e giù di slogan contro immigrati, gang, zecche e tutto l’armamentario del buon commentatore dei social in questi tempi grami.
ATTENZIONE, io non mi auguro botte perché la violenza intimorisce, non crea giustizia, ma paura. Non le auguro ai ladri, che già le conoscono, come neanche ai giustizieri della metro a favore di videocamera.
Cicalone è l’unico che può vantare una foto davanti a un centro sociale e poi un’ospitata ad Atreju, perché per lui vale solo una regola: l’audience.
Per questo lo vedrei bene stasera a Porta a Porta con un bel plastico della metro di Roma, in cui spettacolizzare l’aggressione che ora lo porta sul telegiornale.
Ridere coi forti e ringhiare ai nemici stranieri, questo è il format, ovviamente accompagnato da qualche straniero buono per fare l’inclusivo. Ma poi esattamente in tutti questi anni, quanti traffici loschi ha sgominato?
Chiudo specificando che l’analisi fisionomica non è di lombrosiana memoria, ma solo per dire che la sua faccia funziona, è la figura giusta per il format del duro romano in cerca di azione.

Sono ormai 300 domeniche di fila che serviamo la cena con  non ne abbiamo mai saltata una, grazie all’aiuto di centinaia...
10/11/2025

Sono ormai 300 domeniche di fila che serviamo la cena con non ne abbiamo mai saltata una, grazie all’aiuto di centinaia di persone in questi anni. Abbiamo iniziato con due pentole, e ora serviamo oltre duecento piatti.
Intanto Termini è cambiata, la piazza in meglio, la società in peggio.
Cerchiamo per questo di restare attive e rilanciare anzi il nostro sforzo per una comunità in cui si può litigare, ma si deve anche fare pace, per il bene di tuttie.
Così funzionano le nostre cene quando c’è qualche casino, ed è commovente vedere le persone che si mettono in mezzo per cercare di spegnere il fuoco con l’affetto, invece che con il pi**io, come si fa su internet, un non luogo sempre più tossico, con orde di commentatori che gridano - anzi, digitano tasti - “degrado”, “risorse” ecc.
In questi anni tantissime persone volontarie hanno dato una mano, e ahinoi, anzi ahiloro, pochissime persone che hanno un seguito social cospicuo, e nessuna con un minimo di potere per cambiare le cose in meglio.
D’altronde sarà anche per questo che è così bello stare su questa zattera in mezzo alla burrasca, in compagnia di chi serviamo come fratelli e sorelle, non come poveri da guardare dall’alto in basso.
Un grazie speciale a senza il cui supporto non potremmo aiutare al meglio chi ha bisogno di aiuto materiale che va oltre la cena della domenica.
Il nostro gruppo è cambiato negli anni, ma non come Termini, noi siamo cambiate sempre in meglio ❤️ Grazie a chi c’era, chi c’è e chi ci sarà. Se conoscete qualche ristorante che vuole donare cibo, scriveteci 🫶🏽 un grazie speciale a Tyrell di Next Stop per le maglie donate 😍

Per chi come me era già adulto quando Obama diventò presidente, l’elezione di Mamdani a sindaco di NY non può non ricord...
05/11/2025

Per chi come me era già adulto quando Obama diventò presidente, l’elezione di Mamdani a sindaco di NY non può non ricordare l’entusiasmo di quei mesi in cui un anonimo professore non bianco arrivava.. alla Casa bianca.
È ironico che proprio ieri sia morto Dick Cheney, guerrafondaio ritratto per bene in Dirty wars, un documentario impietoso sullo stesso Obama.
Ovviamente Mamdani ha un altro mandato, non ha droni e bottoni da premere, nè guerre al terrore, a parte quello che viene dal presidente stesso.
Negli ultimi decenni si è fatto sempre più evidente il divario nei voti tra centri urbani e rurali, in cui i primi sono più progressisti e i secondi più conservatori. Poi sono arrivati Trump, Bolsonaro, Modi, Milei, Meloni, che nelle periferie delle grandi città hanno trovato riserve di voti di chi non sta bene.
Ora però c’è un nuovo attore, che bolle dall’Indonesia al Perù, dal Nepal al Marocco, la cosiddetta genZ, ormai pronta per prendere in mano il proprio destino. Ovviamente questo non può succedere in un paese come l’Italia, con quasi 50 anni a testa di media, ma nelle grandi città, sempre più stressanti e costose, la nuova generazione è presente e incaxxata.
Gli affitti, i salari, il declino delle università - e i debiti per studiare, negli USA - hanno creato un humus di frustrazione generale, che ha portato negli anni a sempre maggiore astensionismo.
Ci è voluta la mobilitazione per la Palestina a riunire le forze più variegate, inclusi i tanti ebrei americani che hanno fatto di New York il centro pulsante di un’opposizione credibile al neocolonialismo israeliano.
Ho vissuto a New York più di 20 anni fa, dormivo in ostello e mangiavo con 10 dollari. Ora a Manhattan esistono solo hotel di lusso e airbnb, nel Bronx buttano giù vecchi palazzi per fare residenze di proprietà mai di persone ma sempre di fondi e aziende.
Le metro son vecchie, è pieno di gente che ci è caduta sotto e vaga per la città in sedia a rotelle. Non c’è nulla in città che non sia a pagamento. Eppure New York ha ancora la forza per stabilire che proprietà pubblica, un parco, una scuola, un ospedale, non è sovvertire le regole civili, ma applicarle piuttosto.
Good luck Zohran 🫶🏽

04/11/2025

La stazione è un teatro naturale, anche se il pubblico non è consapevole di essere tale. La settimana scorsa, per la Festa dell’ora legale, abbiamo colto l’unico momento di pioggia per far cantare Juliana Azevedo un’aria di Puccini davanti a Termini, sul terrazzo di una costruzione che si vuole - sbagliando - demolire.
Prima, con il trombone di Marco Pascucci, avevamo omaggiato il 501imo di piazza dei 500, il cittadino eritreo che passa davanti a un monumento coloniale che celebra gli invasori, ma non le vittime.
Da quando è stato restaurato, il giardino che ospita l’obelisco di Dogali, è sempre chiuso. Così, abbiamo suonato le chiavi di casa sul cancello, per chiedere che venga aperto anche a chi non ha una casa.
La comunità fa la sicurezza, la gentilezza e l’arte funzionano meglio delle manette, se si ha la forza di ascoltare. Questa stazione è per tante persone l’unico luogo pubblico in cui non si viene cacciati.
Noi siamo per una stazione umana, dove non ci sono solo i grandi marchi dei negozi tutti uguali, ma c’è anche spazio per stare insieme ad ascoltare musica in mezzo al traffico.
Un grazie speciale a .roma immagini di ❤️ e grazie a chi c’era, e per il resto ci vediamo in giro con il doc ✊🏽 e se volete saperne di più c’è una zine che abbiamo fatto, con su Dogali e ciò che rappresenta. Poi c’è .atopos che scrive di toponomastica e quanto è assurdo questo nome alla sua piazza del cuore 💀

L’ultima notte di Pasolini è iniziata a Termini, eppure tra la miriade di foto con Pier Paolo in posa, non ne trovo una ...
02/11/2025

L’ultima notte di Pasolini è iniziata a Termini, eppure tra la miriade di foto con Pier Paolo in posa, non ne trovo una alla stazione. Ma eccolo con un giovane Veltroni però, in solidarietà al popolo basco.
E mi chiedo quindi, con dietrologia degna di un macabro anniversario come quello di oggi: chi sarebbe Pasolini ora? Cosa direbbe su Meloni? Andrebbe a cena magari con Feltri, o nelle periferie a far marchette con pischelli anche quando il fisico non regge più?
Pasolini è stato un grande intellettuale, che ha usato ogni mezzo per esprimersi, ha trasformato il voxpop in uno spaccato di realtà che va oltre l’attualità. Più di un giornalista, di un poeta, di un regista, Pasolini è stato anche un vero vip, invece che la factory di Andy Warhol aveva un ristorante dopo l’altro, o la sua macchina ultimo grido da sfoggiare tra i ragazzi di vita.
Sono anni che le sue parole vengono manipolate, chi lo vuole contro l’aborto senza distinzioni, chi lo tira dalla giacca per difendere addirittura il fascismo, per via di quello che ha detto sul capitalismo come peggio del fascismo e fondamentalmente essenza del fascismo stesso.
Non si può usare un intellettuale libero come PPP come un libro sacro, e quello che dice come senza appello, “geniale”, grida il pubblico, o “blasfemo”, e poco cambia. Un pubblico monolite che applaude a scroscio è proprio ciò che non serve. Come non serve fare dei distinguo, Pasolini ha dato tanto, e pure ha svirgolato il pallone qualche volta, è naturale.
Chi sarebbe Pasolini oggi? Nessuno lo può sapere, ma certo mi auguro nè con Meloni nè con Veltroni.
Di sicuro continuerebbe a ve**re a Termini, e guarderebbe gli stranieri come il nuovo proletariato. Sarebbe forse più comodo nei panni del vecchio maestro in tv a dire cose intelligenti mentre viene interrotto da qualche politicante?
Riposa Pier, stai lontano da questa gente che ti venera come un santo, estrapolando frasi e attribuendoti un mondo capovolto che tu hai vissuto al massimo e sei morto combattendo. C’è chi dice che bisogna dividere l’artista dalla sua opera, nel tuo caso direi bisogna dividere la poesia dalla prosa, cogliere i tuoi sensi di allora senza ripiantarli in un’altra storia.

Da ieri, girano commenti di una chat privata gestita da persone che hanno fatto dei social media la propria ribalta, con...
01/11/2025

Da ieri, girano commenti di una chat privata gestita da persone che hanno fatto dei social media la propria ribalta, con community (dire “comunità” in italiano avrebbe ahinoi un altro senso) impegnate a seguire e commentare ogni contenuto pensato per essere condiviso.
È evidente che non c’è alcuna etica giornalistica nel diffondere chat private per aizzare le masse contro chi - in privato - si esprime in un modo diverso da come appare sui social.
Viviamo purtroppo in un tempo di vo**urismo spinto, in cui più si attacca gli altri più si fanno visualizzazioni. La sh*tstorm è il meteo più comune in questo periodo. Nel mio piccolo l’ho visto con un post che ho fatto qualche giorno fa su Bocelli, che ha aperto lo scolo a migliaia di persone contente di sparare a zero, godendo. Non mi lamento, anzi sono anche contento di aver trovato persone che la pensano come me su questo argomento.
Allo stesso tempo, non mi ha fatto piacere leggere battute stupide sulla sua cecità, commenti rabbiosi e insulti l’uno con l’altro. Tutto visibile al mondo, firmato con il proprio profilo spesso corredato da cani e cortili, famiglie e vacanze.
Che bisogno c’è di riempire di m***a il proprio tempo sui social? Fa tristezza vedere questi stracci che volano in nome di cos’è il femminismo, chi, attaccata in prima persona, rincara la dose, chi aizza la propria fanbase, chi aspetta un invito dei media mainstream, chi danza in prima serata e v***a pamphlet al mattino come na**lm.
Una simile quantità di livore, vendetta, manipolazione - la frase “odio gli ebrei” riportava infatti una frase detta da un’altra persona, negli USA - rende il quadro desolante dell’opposizione. Infatti tutta questa gente che oggi si insulta non voterebbe mai Meloni e fa parte indiscussa di quella società civile che ci dovrebbe salvare dal baratro dell’autoritarismo.
Sappiamo come è andata a finire per chi ha iniziato la rivoluzione francese, una volta che salta una testa, la ghigliottina prende ritmo.
Tutto questo è un chiaro sintomo di una società di influencer che fa del contenuto un lavoro, del politico un post dopo un altro, in cui le parole prendono il sopravvento.
Un de profundis del giornalismo, in ogni senso.

Radiohead, è giunto il momento. Thom Yorke ha finalmente detto che non ha più intenzione di suonare in Israele “fin quan...
29/10/2025

Radiohead, è giunto il momento. Thom Yorke ha finalmente detto che non ha più intenzione di suonare in Israele “fin quando ci sarà il regime di Netanyahu”. Sono anni che diceva che avrebbe continuato a suonarci, “perché altrimenti dovrei smettere di suonare anche negli USA di Trump, o di qualsiasi altro paese di cui non condivido la politica”.
Ovviamente il discorso non è uguale, e il movimento Bds, l’arma più potente nelle tasche di chi ci tiene, ha rimarcato che la questione è sulla natura dello stato di Israele come progetto coloniale, di cui gli insediamenti illegali sono la naturale evoluzione.
Non può essere un peccato originale essere nati in Israele, questo va detto chiaramente. Ed è un po’ la posizione di Jonny Greenwood, che con il musicista israeliano Dudu Tassa ha fatto un album che ripercorre una parte di storia che spesso non consideriamo: gli ebrei che per secoli hanno vissuto nei paesi arabi, dal Marocco all’Iraq, o ovviamente in Palestina, prima che Israele nascesse.
La posizione di chi scrive è volere uno stato non confessionale, uno stato per gli ebrei non si può sentire, come d’altronde non vorrei mai uno stato per i musulmani.
Per quanto riguarda i Radiohead, mi rincuora quest’ultima affermazione di Thom Yorke, ma è da constatare che probabilmente l’ha detto solo per diminuire il rischio di contestazioni ai concerti e in strada.
Quindi pur essendo un grande amante della loro musica, con tre concerti uno più bello dell’altro che hanno segnato la mia adolescenza, trovo un po’ senile la loro posizione, e giustificata la rabbia di chi cerca di fare qualcosa per fermare un’operazione di sostituzione etnica - l’occupazione di una terra non propria che va avanti da anni con coloni violenti e impuniti.
Si ha un ben dire “jarak qaribak”, come nell’album di Greenwood e Tassa, che invita a considerare il proprio vicino con un affetto che semplicemente nella realtà non esiste. Palestinesi e israeliani non sono mai stati così nemici, e come loro, di riflesso noi, divisi tra prendere una posizione o mantenersi supini in una narrazione che prevede buoni e cattivi, con il voiceover di uno che di nome fa Donald.
Netanyahu, caro Thom, è la punta dell’iceberg.

Per chi viene domani all’obelisco di Dogali per la Festa dell’ora legale, in arrivo un regalo speciale..
24/10/2025

Per chi viene domani all’obelisco di Dogali per la Festa dell’ora legale, in arrivo un regalo speciale..

Quando si parla di made in Italy oggi, viene in mente solo un nome: Jannik Sinner, grande campione di tennis e onniprese...
21/10/2025

Quando si parla di made in Italy oggi, viene in mente solo un nome: Jannik Sinner, grande campione di tennis e onnipresente testimonial del lifestyle italiano. Fin qui tutto bene.
L’affetto italiano per Rosso Malpelo rivive, con quel tocco di paternalismo nostrano: parla tedesco, ma è un vero italiano. Questo fin quando vince, e tutti a osannare.
In Sinner c’è tutto il necessario armamentario dell’amore sportivo: la determinazione, venuto da zero, con questo cognome paradossale, che crea più scompiglio a noi che a chi parla inglese, abituato a ben di peggio. (Basti vedere cosa significa Trump in inglese).
Che Sinner abiti a Montecarlo e non paghi quei 2 milioni di tasse sull’ultimo premio saudita non fa scandalo in Italia, perché per noi non è evadere il problema (ce lo ricorda l’altro campione indiscusso Valentino Rossi), ma il non voler fare l’alzabandiera. E così, dopo i “motivi di salute” per non andare alle Olimpiadi, oggi il registro segna l’assenza di Sinner dalla Coppa Davis.
Apriti cielo! Di colpo Sinner ritorna straniero, e quello che fino a poco prima era un bravo ragazzo italiano diventa un mercenario. A furor di popolo si spara a zero, l’italiano tradito assomiglia un po’ a Calimero.
Sinner è un atleta, gli frega una sega, un Ronaldo, non Cantona, Michael Jordan, non Muhammad Ali. Un uomo contemporaneo, che professa senza mistero la sua vocazione maggiore: essere al mondo il migliore, o almeno il secondo. Tutto il resto son beghe da campanile.
Per me vale sempre l’unico tifo del caso: vinca il migliore, perché evidentemente non è più tanto importante il partecipare, ma il dove.
Una volta la Coppa Davis era importante, ora lo è meno, i montepremi valgono più dell’orgoglio ferito di una nazione che ha bisogno di eroi per campare. Fatelo giocare, che questo è il suo mestiere, non fare il granatiere per il tricolore. Quello lo potete omaggiare meglio senza far pesare a chi non parla perfettamente italiano il suo peccato originale: non chiamarsi Mario. (Nel caso di Balotelli però manco quello è bastato 😅).

Indirizzo

Piazza Dei Cinquecento
Rome

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La stazione Termini è il centro di Roma, l’unico luogo dove poter incontrare persone di tutti i tipi e le provenienze: dai pendolari ai migranti, da chi ha bisogno di aiuto, a chi va lì per offrirlo. A Termini è nata TerminiTV, ma da lì è partita per ogni luogo di passaggio o di transito dove.. sia reperibile il mondo, e noi con esso. I punti di transito sono i luoghi dove praticare la democrazia, non dove distruggerla, come tante istanze securitarie tendono a prescrivere.

How many times do you see somebody and wonder what story they have? We go up to them and ask. We interview people who live, work, transit by the main train station of Rome, one of the most crowded in Europe. Their stories help us reproduce the fabric of reality, made of memories, life episodes linked especially to traveling, migration and intimate experiences.