Cliquot

Cliquot Il tempo presente nei libri del passato.

«I quattro compagni appartenevano a una generazione che doveva essere condannata, che molti credevano fosse condannata e...
17/06/2026

«I quattro compagni appartenevano a una generazione che doveva essere condannata, che molti credevano fosse condannata e prima della separazione necessaria per offrire un minor obbiettivo al nemico, essi vogliono segnalare la loro esistenza, la loro posizione ai compagni di tutto il mondo. Uno scoppio, un segnale che dica: "Attenzione, noi esistiamo e combattiamo malgrado tutto, nessuna forza potrà impedire alla nostra generazione di proseguire sulla buona strada. Attenzione, potete contare su di noi".»

(in 📷 particolare del retro di copertina
con "Untitled 1928–33" di Franz Roh).

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Si arricchisce la serie di cartoline con alcune delle più belle illustrazioni de "Gli esploratori dell'infinito" di Yamb...
12/06/2026

Si arricchisce la serie di cartoline con alcune delle più belle illustrazioni de "Gli esploratori dell'infinito" di Yambo. Sono tutte e sei in omaggio per ogni acquisto del romanzo dell'eclettico autore pisano (o di una qualsiasi delle edizioni deluxe della collana Fantastica o per un ordine di almeno 30 euro) sul nostro shop online (no delivery costs): cliquot.bigcartel.com/products


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10/06/2026

📚 Ci siamo!!!! Domani il gruppo si incontrerà per discutere "Prima e dopo" di Alba de Cespedes (ed. Cliquot).

🎁 Abbiamo anche in serbo una sorpresa o due per i nostri lettori

🥤 Al solito, vi aspettiamo alle ore 18 alla Libreria rfb.

«“E la guerra viene e succhierà tutto lei, la guerra, senza che nessuno se ne accorga.” L’altra guerra aveva fatto parti...
09/06/2026

«“E la guerra viene e succhierà tutto lei, la guerra, senza che nessuno se ne accorga.” L’altra guerra aveva fatto partire suo padre e poi gli aveva lasciato appena il tempo di ingravidare sua madre e poi l’aveva coperto di pidocchi, l’aveva mandato su delle montagne inumane, su e giù, finché aveva trovato la pallottola che l’aveva fatto marcire al fondo di un burrone.
E questa guerra stavano preparandola tutti i responsabili. Se la stavano palleggiando fra una grossa parola e l’altra, da anni. C’era chi l’aveva preparata parlandone sempre e chi ancor più nascondendosi dietro la vigliaccheria astuta della reazione. E stavano preparandola bella, grande, organizzata e la lasciavano andare sulla sua strada mostrandosi scandalizzati, fondando comitati, creando nuovi giornali, inventando nuove tattiche politiche. Si stavano preparando gli alibi e i giochi di parole che avrebbero permesso di scaldare milioni di uomini il tanto bastante per vestirli e mandarli in prima linea. Una volta arrivati là, tutto sarebbe avvenuto "valorosamente e secondo i piani", anche se tutti avrebbero poi avuto paura e tutti avrebbero pensato alla madre. Tutto si stava preparando bene, perché la guerra arrivasse sui binari giusti. Ormai tutto era inevitabile. Ma bisognava fare un segno per far vedere che si sapeva di entrare nel mattatoio.
"Un segno. Un segno bisognava lasciare…" pensava intensamente Cartone che si stava montando sempre più.»

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«Gli uccelli funziona in qualità di prodromo piacevolmente ingenuo e antiquato del moderno survival horror: nessun miste...
07/06/2026

«Gli uccelli funziona in qualità di prodromo piacevolmente ingenuo e antiquato del moderno survival horror: nessun mistero da indagare, ma una condizione da attraversare, pronta a riflettersi nel registro quasi documentaristico del racconto e nella neutralità di un tono nondimeno in grado di gestire le varie gradazioni dell’inquietudine.»

«Il romanzo di Frank Baker dimostra come le sfumature del fantasy (magari urbano, come in questo caso) possano essere un’occasione per ragionare sulle distorsioni della tecnologia e dell’industria, o sul conseguente morire di un’intera civiltà, e non solo la sede delle infantili schermaglie amorose oggi dilaganti, nelle propaggini del genere, purtroppo ovunque.»

Su il "Buscadero" di giugno la recensione de "Gli uccelli" di Frank Baker curata da Gianfranco Callieri.

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Stenio Solinas su Il Giornale traccia un profilo dello scrittore Stefano Terra e racconta il suo romanzo "La generazione...
06/06/2026

Stenio Solinas su Il Giornale traccia un profilo dello scrittore Stefano Terra e racconta il suo romanzo "La generazione che non perdona".

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Torna lo strepitoso romanzo che riporta in vita il coraggio di un pugno di partigiani che non piaceva ai comunisti (e a Vittorini)

«Nel mondo intellettuale dell'epoca, Terra era un personaggio atipico sia per estrazione sociale sia per frequentazioni ...
05/06/2026

«Nel mondo intellettuale dell'epoca, Terra era un personaggio atipico sia per estrazione sociale sia per frequentazioni ideologiche, per uno stile di scrittura scabro e però vivo. Si capiva che non era un intellettuale da salotti pieni di libri e più o meno borghesemente frequentati, ma da scuole serali, biblioteche pubbliche, taverne e angiporti fluviali. Il suo era un populismo più alla Jack London che alla Pratolini, alla Cassola, alla Bernari, per citare tre diversi campioni di quello che sarà il realismo letterario italiano fra gli anni Trenta e i Cinquanta.»

«"La generazione che non perdona" raccontava i ventenni nati in pratica con il fascismo con molta più verità di quanto l'antifascismo vittoriniano in stile "Uomini e no" avesse saputo e/o voluto fare. Raccontava cioè una generazione con tutte le ambiguità, le irrisolutezze, le sbandate tipiche di quell'età, con gli entusiasmi e le delusioni, le paure e persino i tradimenti.»

Su Il Giornale di oggi Stenio Solinas racconta Stefano Terra e il suo romanzo "La generazione che non perdona".

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«La piccola donna che ti racconta: “ho sposato mio marito, e sono contenta”, potrebbe interessarci solo in un mondo dove...
04/06/2026

«La piccola donna che ti racconta: “ho sposato mio marito, e sono contenta”, potrebbe interessarci solo in un mondo dove tutte le donne potessero pronunciare una frase simile. Ma in un mondo ancora pieno di rinuncie e dolore, questa donna, “salva” fra milioni di perduti, non c’interessa. Ci interessano quelle che combattono per una felicità che non è solamente la loro, per un avve**re che non sarà solo quello dei loro figli. E quelle che non si sono “salvate”, d’accordo, ma hanno rischiarato la loro coscienza, e per esse la vita non si arresta più alla soglia di casa, né si chiude nell’abbraccio di un uomo: ma si congiunge alla vita di tutti gli altri, come un mare con un altro mare.»

L'ospite ingrato-Rivista online del Centro Franco Fortini ha pubblicato una lettera di Anna Maria Ortese a Milena Milani apparsa su "Noi donne" l’11 febbraio 1951. Il testo è stato trascritto (e curato) da Serena Cerasa.

In occasione del 2 giugno 2026, ottantesimo anniversario del primo voto delle donne italiane, pubblichiamo una lettera di Anna Maria Ortese a Milena Milani, apparsa su «Noi donne» l’11 febbraio 1951, in cui Ortese ragiona sulla necessità di una coscienza collettiva delle donne capace di farsi responsabilità civile. Il testo è stato trascritto a partire dalla copia del numero conservata nell’archivio storico online della rivista, a cura di Serena Cerasa: https://www.ospiteingrato.unisi.it/la-coscienza-della-donnaanna-maria-ortese-a-milena-milania-cura-di-serena-cerasa/

"Gli uccelli" di Frank Baker segnalato da Eleonora Victoria Serino su ROCKERILLA di maggio.🐦‍⬛
29/05/2026

"Gli uccelli" di Frank Baker segnalato da Eleonora Victoria Serino su ROCKERILLA di maggio.🐦‍⬛

«Fu portato a parlare della guerra, che si avvicinava giorno e notte. Egli la sentiva ve**re e avrebbe voluto accelerarn...
27/05/2026

«Fu portato a parlare della guerra, che si avvicinava giorno e notte. Egli la sentiva ve**re e avrebbe voluto accelerarne la marcia. La guerra avrebbe dato un giro violento a tutto. Tutto poteva allora ricominciare su un’acqua che si sarebbe mossa. Del sangue e delle lacrime avrebbero rimosso la palude. Ma si trattava di sangue e lacrime di tutti quelli che erano stati schiacciati dentro la palude per degli anni, dei secoli. Sempre loro, e disse: "Se deve ve**re, venga". Era inutile agitarsi: sarebbe venuta, ma attraverso le strade volute, costruite dai fabbricanti di parole e armi. Non prima che questa gente l’avesse ritenuta opportuna. "Non prima che milioni di teste siano arrivate al giusto punto di cottura" come diceva Gaspare.»

Esce oggi in libreria il romanzo "La generazione che non perdona" di Stefano Terra (1942), con la prefazione dello scrittore e giornalista Massimo Novelli e il “Dialogo tra Franco Calamandrei e Stefano Terra” a cura di Diego Zandel. In copertina "Untitled 1928–33" 📷 di Franz Roh.

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Indirizzo

Via Dei Ramni 26
Rome

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