Giulia Ariganello

Giulia Ariganello Benvenuti sulla mia pagina!🍀 Io sono Giulia e mi occupo di apprendimento ed inclusione sociale.📚

10/09/2026

Immagina una famiglia che ti cerca per nome.
Non “un’educatrice”, ma te.
Immagina di scegliere tu con chi lavorare, e a quali condizioni.
Di dire una tariffa senza sentirti in colpa, perché sai cosa vale quello che fai.

Non è un sogno lontano.
È quello che succede quando smetti di essere intercambiabile.

E allora perché per tante professioniste resta solo un “e se”?

Non perché non ne siano capaci.
Ma perché nessuno ha mai mostrato loro la strada che porta da dove sono a lì.
Il desiderio c’è già.
Quello che manca è la direzione per arrivarci.

03/09/2026

Purtroppo tante pedagogiste non hanno la più pallida idea di tutto quello che potrebbero fare con la propria laurea.

Ti hanno insegnato tutta la parte teorica.
Ma poi non sai che fartene.

E così ti convinci che il titolo che hai valga una cosa sola.
Il posto in cooperativa.
Lo stipendio che conosci già.

Ma il titolo non è il problema.
Il problema è il perimetro che ci hanno disegnato intorno.

Due professioniste con la stessa identica laurea.
Una pensa di poter fare solo quello che fa oggi (molto spesso come educatrice nonostante abbia il titolo da pedagogista).
L’altra costruisce consulenze, percorsi, formazione, sportelli, lavora con altre professioniste, quali logopedista, psicoterapeute ecc...

Stesso titolo.
Idea diversa di cosa ci si può fare.

Non ti manca un altro pezzo di carta.
Ti manca la mappa di quello che quel pezzo di carta ti permette già.

E quasi sempre non la conosci perché nessuno te l’ha mai mostrata.
Tu sei una professionista.
Il tuo valore non lo decide il contratto che hai firmato.
Lo decide quello che sai fare e che ancora non ti sei data il permesso di offrire.

«Se non ti trovi bene, cambia carriera.»È il consiglio più veloce, e più pericoloso, che un’educatrice possa ricevere.Qu...
01/09/2026

«Se non ti trovi bene, cambia carriera.»
È il consiglio più veloce, e più pericoloso, che un’educatrice possa ricevere.

Quasi tutte le professioniste che seguo me lo raccontano.
Qualcuno le ha convinte che con Scienze dell’Educazione non si vada da nessuna parte.
Spesso è chi in quel lavoro ci sta da anni e non ne può più.
Ma una persona arrivata al limite non descrive le tue possibilità.
Ti descrive le sue.
La verità è che gli sbocchi esistono, dentro e fuori dalla cooperativa.
Con la triennale ne hai già.
Con la magistrale molti di più.
Il punto non è studiare ancora.
È capire cosa vuoi costruire prima di scegliere il passo successivo.
Perché a volte “cambiare carriera” significa solo non aver ancora visto tutta la mappa.

27/08/2026

Settembre, a noi🥂🤍

24/08/2026

Se sei in libera professione ti propongo di fare un calcolo che secondo me ogni professionista dell’educazione dovrebbe conoscere.
Prendi l’ultimo mese di lavoro.

1. Quanto hai fatturato realmente?

2. Quante ore hai lavorato davvero?

Non solo quelle “ufficiali”.
Inserisci preparazione, email, telefonate, spostamenti, riunioni, organizzazione, documentazione, tutto quello che normalmente finisce nella categoria “vabbè, ci metto un attimo”.

3. Dividi il fatturato per il totale delle ore.
Quello è il tuo compenso orario reale di quel mese (considerando le tasse).

E adesso arriva la parte interessante.
Non chiederti subito:
“Come faccio a farmi pagare di più?”
Chiediti:
“Perché sto lavorando a questo valore orario?”

Perché magari il problema non è che non vali abbastanza.
Magari stai semplicemente lavorando dentro un modello professionale che non valorizza economicamente tutto ciò che fai.
E questa consapevolezza cambia parecchio il modo in cui inizi a guardare alla tua professione.
Se hai il coraggio di farlo, scrivi nei commenti solo il numero che è uscito.
Niente giustificazioni.
Niente “però considera che…”.
Solo il numero.

PS: ogni professionista in partita iva deve poi considerare almeno il 30% in più per i contributi ➡️ io solitamente li metto in più in base al numero uscito nel calcolo!

Il problema non è che gli educatori e le educatrici non abbiano abbastanza competenze.Spesso è esattamente il contrario....
20/08/2026

Il problema non è che gli educatori e le educatrici non abbiano abbastanza competenze.

Spesso è esattamente il contrario.

Hanno studiato, fatto tirocini, lavorato in cooperativa, cambiato servizi.
Hanno accumulato anni di esperienza.

Eppure, quando arriva il momento di costruire qualcosa di proprio, si bloccano.

Perché?

Perché nessuno gli ha mai insegnato a fare il passaggio più importante:

trasformare ciò che sanno fare in un progetto professionale concreto.

E così iniziano nel modo sbagliato.

Cercano subito un nome.
Un logo.
Creare un sito.
Un profilo Instagram.
Un prezzo.
Un corso da frequentare: il classico “non sono così competente, devo formarmi prima di avviare questo progetto o presentare proposta X”…

Ma prima di tutto questo chiedetevi:

“Quale problema voglio risolvere?”

“Per chi?”

“Con quali competenze?”

“Cosa posso concretamente proporre?”

“Perché qualcuno dovrebbe scegliere proprio me?”

Non hai bisogno di avere tutto perfettamente chiaro prima di iniziare.

Ma hai bisogno di smettere di confondere “prepararti” con “costruire”.

Perché puoi continuare a formarti per altri cinque anni.

Oppure puoi iniziare a mettere a sistema quello che hai già imparato.

E spesso il vero salto professionale comincia proprio lì.

Se io oggi dovessi ricominciare tutto da capo, avessi esperienza, competenze e idee ma non saprei ancora come trasformarle in qualcosa di concreto, partirei da questa domanda:

cosa potrei costruire con quello che già so fare?

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