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LA MUSICA NO, NON ARRUGINISCE ...A  PROPOSITO DELLE RICERCHE IN UMBRIA DI CARPITELLA E SEPPILLI NEL 1958 “Per certo quel...
16/06/2026

LA MUSICA NO, NON ARRUGINISCE ...
A PROPOSITO DELLE RICERCHE IN UMBRIA DI CARPITELLA E SEPPILLI NEL 1958

“Per certo quello che allora imparavamo a conoscere con stupore e devozione, oggi rischia la riduzione a ‘genere di nicchia’: la tradizione musicale orale come quei musei della civiltà contadina sparsi a macchia per i territori delle aree interne d’Italia, a cura di avveduti sindaci di piccole comunità.

Eppure no, in verità non possiamo dirlo: è un’altra cosa, ché le zappe e gli aratri a chiodo arrugginiscono in stanzette umide; ma la musica no, non arrugginisce, grazie al fatto un po’ paradossale che la sua natura aerea e metamorfica si adatta ai cambiamenti d’epoca e di costume, mantenendo vivo – attraverso trasformazioni imprevedibili – un nucleo di senso non comune e una luce sua propria, d’intenso bagliore.

Il merito maggiore della perdurante stagione della riproposta di musiche tradizionali e/o etno (il folk-revival, se non suonasse fuori moda, riduttivo e in certi casi fuorviante) – al di là dell’artigianato del divertimento, che resiste con il suo multilinguismo ad ogni facile omologazione culturale – è la curiosità che di rimbalzo può suscitare per le fonti originali, con la conseguente scoperta di un paesaggio sonoro inaudito e pressoché inesauribile.

(...) È chiaro insomma che le forme di canto, di musica e di ballo legate al ciclo stagionale propriamente contadino – quindi al lavoro e alla sosta, ai giorni delle opere, alle notti di veglia e alla festa, nella contraddittorietà dei suoi segni – sono inevitabilmente uscite dall’uso con il superamento di modi di produzione che oggi diciamo pre-industriali.

È altrettanto vero che altre forme espressive – cadenzate sul ritmo lento ed economicamente meno determinato della vita delle comunità e dei loro persistenti “riti di passaggio” – hanno invece mantenuto una loro funzione, esplicita o latente, una qualche motivazione festiva, magari mutata di senso: si tratti di pervicace de-vertimento fanico o di ‘banale’ e consumistica evasione dal quotidiano, quanto meno per le ultime generazioni del Novecento…

Ed oggi, a due decenni dall’inizio del terzo millennio quelle forme espressive, trovano una rinnovata vitalità – forse non residuale – nella pur incerta, contraddittoria, ancora marginale ma in qualche modo necessitata tendenza alla ‘restanza’ o al ritorno: ad abitare la campagna, a lavorare la nostra terra intossicata, anche come forma di resistenza individuale o di piccolo gruppo. Una resistenza che fatica a diventare coscienza sociale e affermazione diffusa di stili di vita alternativi alla progressiva distruzione di habitat naturali e antropologici.

Alcune forme espressive tradizionali, insomma, vivono o rivivono trasformate, per una qualche necessità. Sono, ad esempio, i canti rituali contadini già ‘di questua’ (il banchetto comunitario è passato un po’ dovunque in sottordine), in modalità secolarizzata e inclusiva: interi paesi - soprattutto delle aree interne - che all’arrivo della primavera cantano e/o drammatizzano la Passione o il Maggio ... Il desiderio collettivo di uscire dalle circonvallazioni urbane con la ‘buona stagione’ – il cui inizio è oggi segnato dallo scattare dell’ora legale – rimanda a perdute interazioni città/campagna o ne propone di inusitate.

(...) Certo, “non ci sono più i poeti di una volta” e le gare di poesia ‘a braccio’ non si fanno più in osteria o nelle ‘frasche’, ma – uscite dai luoghi deputati – le trovi in strada o in chiese sconsacrate e ristrutturate come auditorium (orgogliose risposte civiche alla gentrificazione dei piccoli borghi o dei quartieri storici, quando non ai più disastrosi terremoti). A cantare in ottava rima sono i figli o i nipoti magari laureati di quei pastori mitici che si costruivano zampogne e ciaramelle nei tempi lunghi della pastura e della transumanza.

(...) Cosa invece abbiamo perduto senza rimedio, col tramonto dell’età agro-pastorale? Per certo (forse) le loro voci. Per ve**re a questa pubblicazione: il metallo vocale delle sorelle Grimani di Stroncone (già cosa rara al tempo della raccolta del ‘58, qui documentata), la loro gamma sonora, l’energia comunicativa, la forza del cantare ‘a distesa’, dalle valli alle colline e ritorno, non ci sembrano – senza mettere limiti alla natura – replicabili ‘in cultura’.

E, insieme alla virtuosistica tecnica di emissione dispiegata nelle intonazioni a due voci, diamo per perduti tutti i vatocchi, gli stornelli a recchia o a malloppu. Una caduta resa più rapida e rovinosa dalla perdita della loro funzione esplicita e dichiarata: nel giro del decennio Sessanta, la meccanizzazione dei lavori più faticosi, a cominciare proprio dal ciclo della mietitura, ha reso obsoleti, se non grotteschi, canti tanto espressivamente – e ritualmente – connessi a quella particolare situazio¬ne/occasione, alle fatiche e ai momenti necessari di sosta, alla separazione temporanea di coppie, all’incontro con forestieri e forestiere, venuti/e ad opera dai paesi e dalle regioni limitrofe".

Dall'introduzione al volume con due CD allegati, a cura di Piero Arcangeli e Giancarlo Palombini, "Musiche tradizionali in Umbria. Le registrazioni di Diego Carpitella e Tullio Seppilli (1958)"
https://www.squilibri.it/catalogo/aem-archivi-di-etnomusicologia/p-arcangeli-g-palombini-musiche-tradizionali-in-umbria -di-piero-arcangeli

Le fotografie sono di Ando Gilardi

Stasera, alle 22,30, a Radio3 Suite, Raffaele Di Mauro con il volume "Agli albori della canzone napoletana. Storia e ana...
15/06/2026

Stasera, alle 22,30, a Radio3 Suite, Raffaele Di Mauro con il volume "Agli albori della canzone napoletana. Storia e analisi di un repertorio urbano (1824-1879)"

SUONI DI MINORANZAA San Costantino Albanese, per "Il borgo dei suoni, il 20 e il 21 giugno un'articolata riflessione, in...
15/06/2026

SUONI DI MINORANZA

A San Costantino Albanese, per "Il borgo dei suoni, il 20 e il 21 giugno un'articolata riflessione, in musica e in parole, su "Lingue, dialetti e canzoni", con, tra gli altri, Enzo E Lorenzo Mancuso, Gnut e Alessandro D'Alessandro, Steven Forti, Marco Lutzu, Raffaele Di Mauro, Domenico Ferraro ...

Club Tenco - Premio Tenco Altipiani eventi e turismo La Fabbrica Live

"IL CANTO DI UNA VITA" oggi a Zazà Radiotre Tra le tante cose buone e belle che propone ogni settimana, oggi a Zazà anch...
14/06/2026

"IL CANTO DI UNA VITA" oggi a Zazà Radiotre

Tra le tante cose buone e belle che propone ogni settimana, oggi a Zazà anche "Il canto di una vita. Autobiografia di Daniele Cossellu", il più anziano e noto dei cantori a tenore di tutta la Sardegna, leader storico del gruppo Tenores Remunnu ‘e Locu di Bitti.

Ai microfoni di Piero Sorrentino, Sebastiano Pilosu, grazie al cui impegno e passione ha preso vita questo volume che, con tre CD in streaming, inaugura anche la collana "I suoni. Studi di musica e poesia orale in Sardegna", promossa dall'ISRE-Istituto Superiore Regionale Etnografico con la direzione scientifica di Marco Lutzu

Un motivo in più per non perdersi questa puntata di Zazà, al solito ricca di argomenti e temi di grande interesse

Qui info sul volume con i 3 CD in streaming
https://www.squilibri.it/catalogo/fuori-collana/sebastiano-pilosu-a-cura-di-il-canto-di-una-vita

DAVID RIONDINO, OVVERO DI CANZONI FRA VENTO, DESERTO E LIBERTA'"Quello di David Riondino è sempre stato un muoversi tra ...
13/06/2026

DAVID RIONDINO, OVVERO DI CANZONI FRA VENTO, DESERTO E LIBERTA'

"Quello di David Riondino è sempre stato un muoversi tra musica e teatro molto storto, laterale, provvisorio, come tra mondi a sprazzi, comunicanti attraverso la voce, la poesia e la riflessione esistenziale.

Ed è in questo contesto che si muove anche "Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore", il cd-book uscito per Squilibri il 5 giugno, a qualche mese dalla sua morte

Una dozzina di brani che, come sempre, si distinguono per il taglio teatrale tra filosofico o dolcemente ironico. Anche se, questa volta, il sociale viaggia spesso con la malinconia e la narrazione con una intelligenza poetica raffinata.

Da un lato c’è il canto d’amore sensuale, lirico, ispirato al Cantico dei cantici (a cominciare dalla title-track); dall’altro quello filosofico e disilluso legato all’Ecclesiaste che lavora invece sul tempo e sul vuoto. Su tutto un’inedita atmosfera colta di grande cultura ed eleganza".

Così Giandomenico Curi, Il Manifesto, sul cd-book di David Riondino, "Non svegliate l'amore, ovvero di testi sacri e di canzone d'autore"

Qui l'articolo online
https://ilmanifesto.it/david-riondino-canzoni-fra-vento-desertoliberta

Qui info sul cd-book
https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/david-riondino-non-svegliate-lamore

LINGUE, DIALETTI E CANZONIIn musica e in parole, un articolato momento di riflessione sull’uso delle lingue native nella...
12/06/2026

LINGUE, DIALETTI E CANZONI

In musica e in parole, un articolato momento di riflessione sull’uso delle lingue native nella canzone italiana, una tradizione radicata negli usi e nelle consuetudini delle diverse comunità della provincia italiana ma da tempo praticata anche come segno distintivo rispetto a una predominante uniformità espressiva in campo musicale al punto da meritarsi una specifica sezione nelle Targhe assegnate ogni anno dal Club Tenco.

Un dialogo tra addetti ai lavori, sia pure su fronti diversi, dalle università italiane ai palchi di rassegne e teatri, che prosegue misurandosi con uno dei repertori urbani più noti al mondo, la canzone napoletana classica, nata anche dall'incrocio con il mondo della tradizione.

Il tutto in ottima, oltre che autorevole, compagnia e con musiche del tutto pertinenti come quelle di Enzo e Lorenzo Mancuso, a proposito della lingua nativa nella canzone d'autore, e di Gnut e Alessandro D'Alessandro, a proposito di canzone napoletana, oltre che quella di due diverse band lucane, con due differenti approcci alla tradizione, come gli Amarimai e L'Aria i Terranova.

Promosso d'intesa con il Club Tenco - Premio Tenco all'interno del progetto "Il borgo dei suoni" per la valorizzazione delle risorse culturali di una piccola comunità arberesh ai piedi del Pollino, San Costantino Albanese che merita senz'altro una visita

TRA CINA ED EUROPALA MUSICA SACRA DEL GESUITA JOSEPH-MARIE AMIOTMusicista, storico e sinologo, il gesuita francese Josep...
11/06/2026

TRA CINA ED EUROPA
LA MUSICA SACRA DEL GESUITA JOSEPH-MARIE AMIOT

Musicista, storico e sinologo, il gesuita francese Joseph-Marie Amiot (1718-1793) è stato per oltre quarant’anni missionario in Cina, svolgendo un importante ruolo di mediazione tra la cultura europea e il contesto imperiale cinese della dinastia Qing del secondo ’700, e offrendo in prima persona prove di grande interesse riguardo al possibile incontro tra culture diverse soprattutto nell’ambito musicale.

Tra queste, in particolare, la trasposizione su musiche cinesi di preghiere e inni liturgici che, in una versione per soprano, coro ed ensemble di strumenti cinesi, è ora riproposta nel volume con CD allegato a cura di Nicola Scaldaferri, "Tra Cina ed Europa. La musica sacra del gesuita Joseph-Marie Amiot", in uscita all’interno di un più ambizioso progetto promosso dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano con l’intento di rinnovarne al presente le motivazioni originarie a favore di un dialogo tra popoli e culture.

Anche in ragione della sua obiettiva importanza oltre che alla sua rispondenza a urgenze del nostro presente, la pubblicazione del volume è all’origine di un doppio appuntamento sull’opera di Amiot: un seminario di studi, il 22 giugno, dalle 15 alle 18, a Milano, alla Biblioteca Ambrosiana (Sala delle Accademie, Piazza Pio XI 2) e il concerto, con replica dal vivo dell'opera di Amiot "Musique sacrée", il 28 giugno, alle ore 16,30, alla Chiesa di San Fedele di Milano

Qui info sul volume con cd allegato in pre-order sul nostro sito a 15 euro invece di 18
https://www.squilibri.it/catalogo/interferenze/nicola-scaldaferri-a-cura-di-tra-cina-ed-europa

SENZA DI LUI LUCIO DALLA NON AVREBBE CANTATO PIAZZA GRANDE NE' SERGIO ENRIGO CANZONE PER TE Senza di lui Lucio Dalla non...
08/06/2026

SENZA DI LUI LUCIO DALLA NON AVREBBE CANTATO PIAZZA GRANDE NE' SERGIO ENRIGO CANZONE PER TE

Senza di lui Lucio Dalla non avrebbe inciso “Piazza grande” né Gianni Morandi avrebbe mai cantato “Occhi di ragazza” o Dario Baldan Bembo “Amico è” e non conosceremmo Canzone per te o Quella carezza della sera, almeno non nella versione interpretata da Sergio Endrigo e dai New Trolls.

Lui è Sergio Bardotti, un autore di fondamentale importanza nel mondo della canzone italiana dove ha operato come autore di testi (con più di 700 brani depositati a suo nome alla SIAE), collaborando con innumerevoli artisti, ma anche come traduttore e produttore grazie al quale il pubblico italiano ha potuto apprezzare in particolare autori brasiliani come Vinicius de Moraes.

Alla sua opera è dedicato il volume "Sergio Bardotti. Il poeta per musica, il traduttore e il produttore" con saggi di Stefano La Via, Claudio Cosi, Enrico De Angelis e Serena Facci, e con testimonianze di molti artisti che, da Chico Buarque a Ornella Vanoni, hanno incrociato il suo cammino. Nel CD allegato le rivisitazioni di alcuni dei suoi brani ad opera di molti artisti, tra i quali Maria Pia De Vito, Monica Demuru, Natalio Mangalavite e i Têtes de bois.

Volume e CD sono il volume è l’esito di un convegno promosso dal Conservatorio F. A. Bonporti di Trento e dal Dipartimento di Musicologia dell’Università di Pavia nel decennale della morte di Bardotti: una festa concertante, in realtà, più che un convegno tradizionale, con un respiro interdisciplinare e una connotazione multimediale come si conviene a una personalità artistica trasversale e poliedrica come quella di Bardotti, capace di travalicare confini e di abbattere ogni residua distinzione tra colto e popolare.

Il volume con CD, tra le offerte del mese, a 10 euro invece di 20
https://www.squilibri.it/catalogo/fuori-collana/stefano-la-via-e-claudio-cosi-a-cura-di-sergio-bardotti

"Inesauribile studioso della forma canzone, raffinato autore di testi e appassionato di musica brasiliana che, attraverso di lui, ha visto tradotte in Italia centinaia di opere e brani. La figura di Sergio
Bardotti si staglia prepotente nel libro", Stefano Crippa, Il manifesto

"Se c'è un autore che si sia mosso nella musica italiana e internazionale senza badare troppo ai generi e alle etichette, con l'unico riferimento nella qualità e nella verità nella scrittura, sia musicale che letteraria, questo è stato Sergio Bardotti", Carlo Moretti, La Repubblica

"Viene ribadita l'unicità di Sergio Bardotti, un fuoriclasse della creatività che ha fatto entrare nella storia della canzone italiana una ricchissima collana di brani che non si smette di riascoltare", Mimmo Mastrangelo, Avve**re

"Ne è scaturito un bel libro e un cd accluso che rende ragione dell'unica misura significativa per l'intellettuale: con musica degna della persona", Guido Festinese, Alias-Il manifesto

"È stato un grande, anzi un grandissimo della canzone italiana e della canzone d'autore: Sergio Bardotti del quale è uscito un libro illuminante edito dalla Squilibri. Tutti sono passati attraverso la sua "parola", da Lucio Dalla a Sergio Endrigo a Mina e tutti hanno saputo interpretarla nel modo migliore, offrendone poesia e ideologia. Trasversale, poliedrico, colto e popolare, Bardotti è stato personaggio di peso della musica del Novecento", Anna Menichetti, RSI-Radio Svizzera Italiana

"Un ricchissimo volume (...) racconta tutto questo, disegnando una delle storie imprescindibili della cultura italiana della seconda metà del Novecento, nello specifico musicale e poetica, scandagliando in ogni dettaglio la personalità di un uomo gentile, curioso, simpatico, geniale", Laura Rizzo, L'isola che non c'era

Nella prima foto, di Renzo Chiesa, Bardotti con Sergio Endrigo e Chico Buarque, nella seconda, di Romolo Forlai, con Lucio Dalla

SULLA SPEDIZIONE SALENTINA DI DE MARTINO NELLA RICOSTRUZIONE DI AMALIA SIGNORELLI "Il punto di maggiore interesse della ...
06/06/2026

SULLA SPEDIZIONE SALENTINA DI DE MARTINO NELLA RICOSTRUZIONE DI AMALIA SIGNORELLI

"Il punto di maggiore interesse della pubblicazione, oltre all’agile volumetto curato da Alberto Baldi, risiede nel video allegato tramite QR code, che documenta una lezione dell’antropologa Amalia Signorelli tenuta presso l’Università Federico II di Napoli il 7 giugno 2006 e riproposta a distanza di vent’anni.

La “docu-lezione” costituisce un documento di notevole interesse sotto diversi aspetti. Innanzitutto per la sua chiara finalità esplicativa: in poco più di un’ora riesce infatti a offrire una sintesi efficace del fenomeno del tarantismo, presentandosi come un prezioso strumento didattico.

Particolarmente intensa – e in alcuni passaggi davvero emozionante – risulta inoltre la parte del video in cui Signorelli rievoca l’esperienza della spedizione del 1959, affidandosi ai propri ricordi e alle celebri fotografie di Franco Pinna, per il cui lavoro manifesta profonda ammirazione.

Emergono così numerosi spunti di riflessione, soprattutto in relazione al rapporto tra de Martino e i giovani collaboratori che lo accompagnavano, chiamati a confrontarsi con una realtà complessa, enigmatica e profondamente straniante, destinata a lasciare in tutti loro un segno duraturo".

Stralci della bella recensione di Vincenzo Santoro, Insula Europea, al volume a cura di Alberto Baldi, Sulle tracce del tarantismo. Una lezione di Amalia Signorelli", con allegato video tramite QR Code

Qui l'articolo completo, da leggere anche per altri e interessanti motivi di riflessione
https://www.insulaeuropea.eu/2026/06/05/ancora-sulle-tracce-del-tarantismo/

Qui info sul volume
https://www.squilibri.it/catalogo/fuori-collana/alberto-baldi-a-cura-sulle-tracce-del-tarantismo

NON SVEGLIATE L'AMORE, OVVERO DI TESTI SACRI E DI CANZONE D'AUTORETra scrittura e canto, l’ultima prova del cantautore e...
05/06/2026

NON SVEGLIATE L'AMORE, OVVERO DI TESTI SACRI E DI CANZONE D'AUTORE

Tra scrittura e canto, l’ultima prova del cantautore e scrittore fiorentino, con esiti di straordinaria originalità e la conferma di una fervida ispirazione

Cantante, scrittore, drammaturgo, attore e regista, David Riondino per tutta la vita è stato sospinto dal soffio leggero ma potente di un’ispirazione “randagia” che lo ha portato ad esserci sempre nei momenti più significativi della cultura di questo paese ma vestendo ogni volta un abito diverso, a indicare la sua estrema riluttanza a costringersi in un solo ruolo e in un solo genere.

Uomo di grande cultura, amava in particolare coniugare ambiti espressivi diversi nella convinzione che, in quella zona di confine, si levano bagliori e lampi capaci di squarciare il velo dell’ordinario. Così è stato anche in questo suo ultimo cimento intellettuale ed artistico, il cd-book "Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore" in cui riprende e sviluppa, in musica e in prosa, temi e suggestioni maturate qualche decennio prima.

Curiosando tra le pieghe di mondi e miti diversi, già agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso Riondino aveva infatti rintracciato nel Cantico dei Cantici e nell’Ecclesiaste le matrici della canzone d’autore, nelle sue varianti di canto d’a­more e canto esistenziale, offrendone anche un riscontro con la trasposizione in musica dei due testi sacri. Nel rimettere mano, a più di trent’anni di distanza, a queste sue canzoni per dare loro una nuova veste, aveva accettato di buon grado di accompagnare questa nuova edizione con una più articolata riflessione attorno alle affinità che si danno tra sacro e profano nell’intonazio­ne di un canto.

Esplicitando ciò che l’aveva orientato allora in quella direzione, vale a dire le suggestioni suscitate dalla lettura dei due testi nelle traduzioni di Guido Ceronetti, aveva così evidenziato la presenza di tanta Bibbia nei versi di molti cantautori, da Bob Dylan a Leonard Cohen, da Franco Battiato a Fabrizio De André, ponendoli in continuità con le liriche espressioni di alcuni mistici spagnoli come Juan de La Cruz, non a caso messo in musica da un grande cantautore spagnolo come Amancio Prada.

Impressioni rapsodiche, le sue, che con l’andamento leggero di una canzone, nel testo di introduzione, si sono intrecciate a sentimenti più intimi e personali. Con la memoria riandava così al tempo in cui quei brani divennero parte di uno spettacolo, nei “fervidi anni ’90, tra fioriture di cabaret e teatro e varie meditazioni sentimentali e umanistiche”, mentre con il pensiero indugiava su più malinconiche considerazioni attorno a quanto stava vivendo, preparandosi all’ultimo congedo, “quando le cose più belle non canteranno più, e le voci avranno perso il loro fascino, e non ci sarà più musica”.

Con la complicità in musica, tra gli altri, di Claudia Tellini, Gabriele Mirabassi e Maurizio Geri, autore anche dei nuovi arrangiamenti, e con i dipinti di Serena Nono, il cd-book di David Riondino, in distribuzione da oggi, sul nostro sito ancora a 20 euro invece di 24

https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/david-riondino-non-svegliate-lamore

Indirizzo

Rome
00199

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