Squilibri Editore

Squilibri Editore Squilibri editore

SU DARIO FO, LA CANZONE D'AUTORE E I REPERTORI POPOLARI  Autore già di fama per le sue geniali invenzioni in molteplici ...
26/08/2026

SU DARIO FO, LA CANZONE D'AUTORE E I REPERTORI POPOLARI

Autore già di fama per le sue geniali invenzioni in molteplici campi e, assieme a Franca Rame, anche protagonista di un’idea assolutamente innovativa di teatro, nel 1977 Dario Fo riceveva il Premio Tenco come operatore culturale con una motivazione che, anche letteralmente, anticipava quella del Nobel per la Letteratura che gli verrà assegnato venti anni dopo.

“Per la trascinante vena satirica con cui ha saputo saldare la fantasia creativa del repertorio popolare con la più intransigente e scanzonata rivendicazione delle libertà del cittadino contro ogni prevaricante mistificazione del Potere”

Come era naturale che fosse, il Club Tenco, nelle pagine de Il cantautore di quell’anno, della sua multiforme attività poneva in risalto soprattutto quanto aveva fatto nell'ambito della canzone d'autore

“Sia pure con la collaborazione di coautori come Carpi, Jannacci e Ciarchi e attingendo direttamente alla tradizione popolare, Fo ha impresso infatti alla canzone un cammino assolutamente nuovo per la musica leggera italiana, pregno di contenuti civili e rivoluzionari”

Dario Fo ritorna spesso in alcuni dei nostri volumi, in particolare in quelli dedicati a Roberto Leydi e Giorgio Gaber, ma finora non abbiamo pubblicato nulla che lo riguardi direttamente: speriamo di rimediare nel corso di questi mesi, mentre si festeggiano i 100 anni dalla nascita, con il pensiero rivolto alle sue canzoni nonché ai suoi ripetuti interventi nel cuore delle tradizioni popolari, in particolare con le diverse edizioni del "Ci ragiono e canto".

PS. Per la cronaca: in quell'anno, come autore straniero, il Premio Tenco era assegnato a Jacques Brel

Nella prima foto, di Luigi Ciminaghi, Dario Fo, nella seconda con Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, poi con Franca Rame e, infine, con Paolo Ciarchi

"UN DISCO COME IL LORO NON SI ERA MAI SENTITO"A TV 2000 Gnut e Alessandro D’Alessandro con due dei brani più belli del l...
25/08/2026

"UN DISCO COME IL LORO NON SI ERA MAI SENTITO"

A TV 2000 Gnut e Alessandro D’Alessandro con due dei brani più belli del loro album, “Dduje paravise”, e qualche parola su un lavoro che ha avuto riscontri unanimi di pubblico e critica

"Un disco come il loro – per voce, chitarra, organetto preparato, elettroacustico, essenziale, antico, moderno- non si era mai sentito. E vale la pena di sentirlo, di sfogliare la sempre curata confezione dei prodotti targati Squilibri" Federico Vacalebre, Il Mattino

"Un tentativo garbato di modernizzare le antiche melodie tradizionali con sonorità originali e innovative" Flaviano De Luca, Il Manifesto

"Un disco che si muove sul crinale sottile tra omaggio e riscrittura, restituendo alla tradizione napoletana una vitalità sorprendente, libera da ogni tentazione museale " Alessia Andreon, Inside Music

"Non è la linea del folklore esibito, né quella della canzone da cartolina buona per ogni stagione. È una linea più segreta dentro la quale si muovono con passo leggero Gnut e Alessandro D'Alessandro" Giuseppe Attardi, Segnali sonori

"I due costruiscono un disco che sembra uscito da un vicolo al tramonto, quando le voci si sovrappongono e la città diventa un’unica grande storia collettiva" Raffaello Carabini, Spettakolo.it

“Dduje paravise riporta in auge i classici della canzone napoletana, rivestiti della sensibilità di due artisti “millennials” che riattualizzano la tradizione" Gilberto Ongaro, MusicMap

"Il tono generale è quasi trasognato, una sorta di allure onirica sembra avvolgere il tutto" Guido Festinese, Il giornale della musica

"Progetto di grande umanità popolare che i dipinti di Chiara Rapaccini ammantano di un sapore naive, desueto e di altri decenni" Giancarlo Passarella, MusicalNews

"Si può essere sperimentali e originali incidendo un album di musiche tradizionali e di classici napoletani, da Peppino Di Capri a Libero Bovio, da Sergio Bruni a Pino Daniele? Sì, è possibile quando si è guidati da una forte ispirazione e da un senso della melodia che si rivolge a un pubblico attento ai suoni contemporanei" Guido Giazzi, Buscadero

"Il repertorio è quello della grande canzone napoletana, attraversata con gesto tanto pudico, discreto, quanto carico di molteplici afrori" Alberto Bazzurro, MusicaJazz

"Due mondi, due sensibilità, un disco che ridefinisce i confini della tradizione. Un progetto nato da un'intesa profonda, dove la canzone d'autore più intima e l'organetto d'avanguardia si fondono per dare vita a undici tracce di pura poesia sonora" Diego Librando, Sound Contest

"Dduje Paravise non è un semplice omaggio ad una città e ad una tradizione, ma è piuttosto un paradiso duplice di memorie e sperimentazione che emoziona ascolto dopo ascolto" Salvatore Esposito, Blogfoolk

"Un dialogar cantando che fonde due sensibilità, che parla di pancia e di petto, che stravolge ma non strappa ed emoziona moltissimo" Laura Rizzo, Il giornale della musica

"Un profondo viaggio interiore di note e suoni, in cui voce e organetto si fondono amorevolmente all’insegna dell’essenzialità" Alberto Dentice, Strumenti e Musica

"Dall'incontro tra un cantautore votato all'eclettismo e il più audace organettista in circolazione, un ponte tra la tradizione partenopea e l'universo contemporaneo" La Nazione

"Un incontro artistico originale capace di restituire nuove vita a melodie antiche attraverso arrangiamenti inediti e una sensibilità moderna" Cronache di Napoli

Gnut Alessandro D'Alessandro La Fabbrica Live Alessandra Placidi

Il cantautore Gnut e il maestro Alessandro d’Alessandro presentano ...

TRA PASQUELLE E CANTI A METE’, BALLATE E CANTI SOCIALI, IN UMBRIA NEGLI ANNI 70La più ampia rappresentazione delle music...
24/08/2026

TRA PASQUELLE E CANTI A METE’, BALLATE E CANTI SOCIALI, IN UMBRIA NEGLI ANNI 70

La più ampia rappresentazione delle musiche di tradizione orale dell’Umbria, attraverso gli esecutori più rappresentativi, da Dante Bartolini a Americo Matteucci, da Trento Pitotti a Pompilio Pileri, da Villalba Grimani a Francesca Albanesi.

Più che un’operazione di archeologia della memoria, la raccolta di documenti sonori di imprescindibile valore e di straordinaria bellezza anima una persuasiva riflessione sulle dinamiche interne alla tradizione popolare, assunta come un organismo vivo in cui risaltano modifiche e persistenze dell'espressività contadina nel rapporto con le culture urbane.

Una raccolta, realizzata tra gli entusiasmi e i fervori del periodo di massimo interesse in Italia per le culture orali, che va così a comporre una peculiare visione del mondo sulla quale insistono anche i saggi di Piero Arcangeli, Giovanna Marini e Alessandro Portelli.

Con un significativo corredo fotografico, 4 CD in cofanetto, e un volume di 348 pagine, un autentico capolavoro di ricerca sul campo e di riflessione sulle tradizioni umbre ad opera di Valentino Paparelli, “L’Umbria cantata. Musica e rito in una cultura popolare”

https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/valentino-paparelli-l-umbria-cantata

Un corposo quanto dettagliatissimo saggio sui canti e i riti popolari della tradizione umbra, un excursus estremamente esaustivo di tutti i generi praticati in Umbria, dal canto lirico-monostrofico all'ottava rima Anna Lia Sabelli Fioretti, Corriere dell'Umbria

Un panorama stupefacente della musica popolare umbra con 95 pezzi e oltre 4 ore di registrazioni con cantori straordinari Michele Fumagallo, Alias/Il manifesto

Un'opera senza precedenti Sofia Coletti, La nazione

Un lavoro imponente, in un libro ricco di foto e storie. Notevole, purché amiate il genere Stefano Miliani, L'Unità

Imponente il lavoro di sistemazione organica del materiale raccolto negli anni Settanta, testo corredato da splendide fotografie, e un'introduzione di Alessandro Portelli al solito folgorante nel mettere in chiaro i rapporti tutt'altro che semplici tra repertori folk e modernità Guido Festinese, Alias/il manifesto

Un lavoro enorme, realizzato con cura, girando per piccoli paesi, frazioni e campagne alla scoperta di un tempo in cui la musica era un mezzo di espressione della cultura contadina. Pierpaolo De Lauro, Left

Con testimonianze di Americo Matteucci, Trento Pitotti, Pompilio Pileri, Villalba Grimani, Francesca Albanesi, Dante Bartolini cui hanno attinto ieri come oggi gruppi come il Canzoniere del Lazio, Almamegretta e Piero Brega Alessio Surian, Carta

Ciò che colpisce di questo imponente scritto non è solo l'organicità della sistemazione dei materiali, ma l'approccio dinamista che sa leggere i cambiamenti nella tradizione orale contadina nel suo rapportarsi con le culture urbane e le istanze sociali e politiche. Un corpus eccezionale, interpretato da insigni testimoni. Ciro De Rosa, BlogFoolk

Nella prima foto, Giovanna Marini con Dante Bartolini, nella seconda Valentino Paparelli con i Cantori della Valnerina (Luigi e Americo Matteucci, Pompilio Pileri e Dante Bartolini) e nella terza Villalba Grimani.

CORREVA IL 1975 E ...In Italia il disco più venduto dell'anno è "Rimmel" di Francesco De Gregori, "Anima latina" di Luci...
22/08/2026

CORREVA IL 1975 E ...

In Italia il disco più venduto dell'anno è "Rimmel" di Francesco De Gregori, "Anima latina" di Lucio Battisti è al sesto posto in classifica e a ridosso dei primi dieci c’è "Vol. 8" di Fabrizio De Andre, mentre nel resto del mondo si fa festa per l'uscita di album come Blood on the Tracks di Bob Dylan, Wish You Were Here dei Pink Floyd, Born to Run di Bruce Springsteen e Horses di Patti Smith.

Nello stesso anno un ancora giovane Club Tenco assegnava il Premio Tenco a Umberto Bindi, Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Enzo Jannacci e Fausto Amodei e, come straniero, a Vinicius de Moraes

Oggi, nei primi dieci posti delle classifiche di vendita in Italia, nell'uiltima settimana di rilevazioni, ci sono Geolier, Olly, Shiva, Bad Bunny, Bresh, Anna, Samurai Jay, ancora Geolier e Achille Lauro.

Anche a ricordo di qualcuno che sosteneva che era finita un'epoca e con essa anche tutto un modo di intendere musica e canzoni. E senza alcun giudizio nel merito delle proposte di oggi

LA TRADIZIONE E LE SUE MISTIFICAZIONI SECONDO ROBERTO DE SIMONE“In effetti, ciò che si è esaurito con la scomparsa di qu...
20/08/2026

LA TRADIZIONE E LE SUE MISTIFICAZIONI SECONDO ROBERTO DE SIMONE

“In effetti, ciò che si è esaurito con la scomparsa di quei virtuosi del tamburo, della vocalità, è la religiosità, la loro sacerdotale sacralità, che determinavano lo zenit del ritmo e delle modalità stilistiche, in virtù delle quali prendeva vita quel tessuto liturgico di dialoghi, di improvvisazioni, di linguaggi atemporali in cui si riconosceva tutta una gente, in cui ci si accampava provvisoriamente in un presente metastorico, che inglobava il passato e si proiettava nel futuro.

E la tradizione, difatti, si è spenta di colpo, di botto, come colpita al cuore da un infarto culturale, fulminata da ischemia alle coronarie cui non giungeva più il sangue puro della collettività, cui quelle espressioni erano necessarie come l’ossigeno alle vie respiratorie della propria identità.

Quindi, ciò che oggi sopravvive nelle date rituali, nelle larve di feste definitivamente defunte, è lo stupore di alcuni vecchi che assistono scuotendo il capo a danze e a canti totalmente svuotati di forma e di contenuto, spesso gestiti dalle Pro Loco, da organizzazioni comunali, o pseudo culturali di carattere politico.

Accade spesso, quindi, di osservare, in provincia, giovani borghesi muniti di tamburo e ragazze abbigliate con lunghe gonne esotiche esibirsi in danze (dette a sproposito “tammurriate”) ridotte culturalmente alle finzioni di una società in cui si parla a sproposito di solarità, di energia, di mantra, di psicanalisi, di liberazione, come di tammorre, di tarantelle e di tutta quella paccottiglia, di quella chincaglieria che costituisce, tra l’altro, la rappresentatività del perbenismo culturale di tipo sinistrese.

Né costoro hanno consapevolezza che nell’autentica tradizione un’esecuzione musicale non ha nulla a che vedere con
l’esibizione; che la devozione non lascia spazio al compiacimento; che per partecipare a una festa bisogna essere coro e non protagonisti.

Alla luce di tali constatazioni, di tali inquinamenti, ho deciso di pubblicare di nuovo quei sette microsolchi, e aggiungere a quei materiali una serie di registrazioni effettuate sul campo all’inizio degli anni Settanta. Si tratta di nastri incisi proprio nel momento rituale delle feste, magari privi di perfezione tecnica, ma ricchi di una coralità dirompente, di una verità espressiva, di uno spessore rituale, religioso, rappresentato al massimo.

Saranno queste registrazioni la celebrazione dell’assenza. Ma saranno, esse, la cartina di tornasole per evidenziare le innumerevoli mistificazioni e contraddizioni, operate in nome di un mondo estinto?"

Così Roberto De Simone, a introduzione del suo capolavoro di ricerca sul campo, “Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania”, un volume con sette CD in cofanetto: parole di straordinaria attualità soprattutto in queste nostre estati in cui vanno moltiplicandosi in tutta Italia le “notti” dedicate a malcomprese tradizioni, in alcuni casi, e a Napoli, persino in memoria e nel nome dello stesso De Simone.

Qui info sul volume con sette cd allegati
https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/roberto-de-simone-son-sei-sorelle

Nelle foto, di Mimmo Jodice, Antonio Torre, Nunzio Pascone e Virginia Aiello

50ANNI FA LA GATTA CENERENTOLA DI ROBERTO DE SIMONE “Quella madre buona e cattiva nello stesso tempo a seconda che la si...
18/08/2026

50ANNI FA LA GATTA CENERENTOLA DI ROBERTO DE SIMONE

“Quella madre buona e cattiva nello stesso tempo a seconda che la si ami o la si odi o a seconda che ci ami e ci abbia odiato. Infine, dietro queste parole, la paura di morire come di fare l’amore, fare l’amore come morire ma invece vivere per fare l’amore anche se è proibito e poi morire ancora perché c’è sempre una grotta e la vergine che perde una scarpa e la cenere e la pianta e le sei sorelle e la madre e la matrigna e la Madonna e tante madonne e un padre cattivo che si sposa sempre per darci una matrigna o magari sposerebbe anche la figlia perché è lui che comanda o crede di comandare finché Cenerentola o una Madonna non diventa gatta e gli graffia il viso fino a farlo tremare dalla paura di essere divorato come un topo”

Così Roberto De Simone sul suo capolavoro, La gatta cenerentola, andata in scena per la prima volta al teatro Caio Melisso di Spoleto, all’interno del Festival dei due mondi, nel luglio del 1976, con un’idea radicalmente innovativa di teatro in cui fondeva la ricerca sul campo della tradizione popolare campana con la più severa drammaturgia musicale del Meridione.

Una geniale rielaborazione della favola seicentesca di Giambattista Basile attraverso l’innesto di varianti della tradizione orale in cui, l’incontro tra forme letterarie barocche con strutture musicali antiche e moderne, davano vita anche a un grandioso racconto di riscatto civile e culturale per Napoli e, in particolare, per le donne del Meridione.

Elemento per nulla trascurabile dello straordinario successo riscosso dall’opera anche il cast di eccezionali interpreti che, per la prima edizione, comprendeva tra gli altri Fausta Vetere, nel ruolo di Cenerentola, Peppe Barra (La Matrigna), Isa Danieli (La Capèra e Lavandaia), Concetta Barra (La Zingara), Patrizio Trampetti (Patrizia, una delle sorelle) e Giovanni Mauriello (il Munaciello e altri ruoli)

Prima della sua scomparsa, con il Maestro De Simone si era parlato della pubblicazione o ripubblicazione di molte delle sue opere, progetto che ci auguriamo si possa riprendere e realizzare d’intesa con gli eredi del Maestro oltre che con i diversi enti, titolari dei diritti su non poche delle sue opere, sia di ricerca sul campo che di trasposizione in scena

Orgogliosi e molto contenti di aver pubblicato in ogni caso il suo capolavoro di ricerca sul campo, "Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania", un volume con 7 CD in cofanetto

https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/roberto-de-simone-son-sei-sorelle

Nella prima foto, il coro delle lavandaie, poi Fausta Vetere, Roberto De Simone e, infine, Peppe e Concetta Barra

JOSÈ MARIA MICO' IN RICORDO Di FRANCESCO GUCCINI E SERGIO SACCHI“Fortunatamente, in rare occasioni emergono persone come...
17/08/2026

JOSÈ MARIA MICO' IN RICORDO Di FRANCESCO GUCCINI E SERGIO SACCHI

“Fortunatamente, in rare occasioni emergono persone come Sergio Sacchi (Milano 1948 – Girona 2026), che non solo era un conoscitore di entrambi i mondi, Italia e Spagna, ma ha dedicato la sua vita a superare i limiti e ad abbattere i confini, creando un territorio superiore – o meglio un regno ideale – in cui artisti e melodie trovano nuovi modi di relazionarsi e finiscono per configurare una comunità inaspettata, uno spazio multilingue e libero, senza altro obiettivo che la felicità occasionale, che è il modo migliore per creare bellezza.

Il suo processo creativo consisteva non solo nel dare l'esempio, ma anche nel convincere gli altri che potevano fare cose che non avevano mai immaginato. Confesso che, pur avendo tradotto la Divina Commedia , l'Orlando Furioso , Gerusalemme Liberata e altri classici della letteratura italiana, ogni volta che mi proponeva qualcosa provavo una grande insicurezza, perché il miglior esempio di traduzione di canzoni che conosco era, e rimane, il lavoro di Sacchi sui testi di Joaquín Sabina .

E ora si apprende che Francesco Guccini è appena scomparso, uno dei cui ultimi scritti è stato proprio un articolo su Sacchi nell'edizione italiana di Rolling Stone . Fuori dall'Italia, dove ha comprensibilmente ricevuto un'enorme copertura mediatica, la notizia della sua morte, avvenuta ad agosto, è stata relegata a un comunicato stampa ripreso da pochi giornali.

Ma se tra i lettori di queste righe c'è qualcuno che ancora spera di trovare buona letteratura nelle canzoni, non deve far altro che ascoltare – per non parlare degli omaggi da attento lettore come Odisseo, Signora Bovary , Cirano o Don Chisciotte – una manciata di canzoni che hanno già resistito ai danni del tempo e al vaglio della critica, perché conviverci sarà sempre meglio che continuare a ignorarle: La locomotiva , Incontro , Auschwitz , Via Paolo Fabbri 43 , Eskimo , Autogrill o Vorrei sono alcuni capolavori di un grande scrittore che ci ha lasciato in eredità centinaia di canzoni e una dozzina di libri, tra saggi e romanzi”.

Stralci di un gran bell’omaggio a Sacchi e a Guccini a firma di José María Micó, docente all’Università di Barcellona nonché pluripremiato poeta e insigne traduttore (la sua traduzione della Divina commedia è universalmente considerata un capolavoro e quella dell’Orlando furioso ha ricevuto il Premio Nazionale della Traduzione sia in Spagna che in Italia) e con una spiccata sensibilità per la musica (ha musicato le sue poesie per il duo Marta y Micó, dove la sua chitarra accompagna la voce della moglie).

https://www.zendalibros.com/un-doble-tributo-recuerdo-de-francesco-guccini-y-sergio-sacchi/

Un articolo che sembra preludere anche a una nuova iniziativa in cui un originale omaggio alla grandezza smisurata di Francesco Guccini si stenderà lungo quel crinale di dialogo e incontro tra culture diverse, teorizzato e praticato per tutta la vita da Sergio Secondiano Sacchi.

Cose di Amilcare Dallo Sciamano Allo Showman Club Tenco - Premio Tenco Marta y Micó

A 90 ANNI DALLA MORTE, UN OMAGGIO IN MUSICA A GRAZIA DELEDDA“Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di ego...
15/08/2026

A 90 ANNI DALLA MORTE, UN OMAGGIO IN MUSICA A GRAZIA DELEDDA

“Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombrie dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato”.

Il 15 agosto 1936 moriva a Roma 𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐃𝐞𝐥𝐞𝐝𝐝𝐚 che, con la sua voce, non solo ha aperto per le donne uno spazio di libertà dentro un mondo che alle donne chiedeva silenzio e sottomissione, ma ha anche trasposto l’eredità di un intero popolo nella dimensione del mito, conferendo un valore più esteso a fantasie e immagini sedimentate nella memoria collettiva della sua gente.

Figlia della stessa terra e tra le voci più originali della scena musicale sarda, Claudia Crabuzza ha reso omaggio alla densità della sua opera, assieme a Stefano Starace per i testi e di Andrea Lubino e Fabio Manconi per le musiche: in dieci canzoni altrettanti romanzi della Deledda, Premio Nobel per la Letteratura, unica donna italiana ad averlo ricevuto cent’anni addietro.

E’ un doppio anniversario che ricorre dunque quest’anno, quello della morte e quello del Nobel, celebrato e ricordato in diversi eventi in giro per la pen*sola in cui ci auguriamo possa esserci spazio per un modo così originale e moderno di ricordare l’importanza e l’attualità dell’opera della grande scrittrice nuorese.

Con scritti di Dino Manca, Neria De Giovanni e Antonello Zanda, i dipinti di Narcisa Monni, le fotografie di Marianne Sin-Pfältzer, una poesia di Paolo Pillanca, le traduzioni in sardo di Michele Pio Ledda e, tramite QR Code, gli Itinerari deleddiani di Remo Branca, un sentito omaggio a “Grazia, la madre”, per riscoprirne l’immutata capacità di parlare ancora al cuore della contemporaneità.

"Un album straordinario che fonde la letteratura e la musica in modo magico. Un’autentica gioia per gli appassionati della cultura sarda e della buona musica" Maurizio Galli, Musicalmind

"Un gioiello di sentimenti universali in forma di canzone colta, arricchito dai disegni di Narcisa Monni contenuti nel sempre curatissimo libretto" Andrea Trevaini, Buscadero

"La voce e la sensibilità di Claudia Crabuzza danno nuova vita alle suggestioni della Deledda con un registro grave e accorato che rimanda alle migliori stagioni della canzone di protesta" Claudio Loi, Sa Scena

"un disco d'amare, dove musica e letteratura danzano pericolosamente tra disperazione e speranza, regalandoci momenti di grande bellezza" Marco Sonaglia, Blogfoolk

"Che meraviglia, la coerenza di un'artista; caparbia e appassionata, si dedica da decenni alla ricerca, alla sperimentazione, affinando, anno dopo anno, le proprie arti comunicative, variando tematiche, ma rimanendo legata ai motivi di base della propria esistenza" Laura Bianchi, Mescalina

"Un lavoro davvero molto particolare e coraggioso che nel suo intento ha pochi esempi di paragone nel nostro paese" Giorgio Zito, TomTomRock

"Claudia Crabuzza è maestra nel restituire la voce di altri attraverso la propria" Silvio Mauro, Music Map

"A dare corpo a donne, uomini e paesaggi inscritti a fuoco nel drammatico ciclo del vivere provvedono un suono asciutto impastato di terra e di vento e la voce espressiva di Claudia Crabuzza, figlia degli stessi miti e della stessa identità" Alessandro Hellman, Rockerilla

"Operazione coraggiosa, le radici e le ali, il deposito millenario e le torsioni della contemporaneità assieme ritrovati" Guido Festinese, Alias-Il Manifesto

"Con il suo timbro ruvido e allo stesso tempo dolce, Claudia Crabuzza si fa perfetta interprete dell’estroso e romantico senso della vita che la scrittrice sarda incarnava" Viviana Berardi, Vinile

"Belle melodie, arrangiamenti eleganti e variegati ed eccellenti interpretazioni vocali hanno così ridato vita alle parole della grande scrittrice rievocando splendidamente i suoi temi prediletti, le tradizioni, i paesaggi e l’amore per la sua terra conferendo loro nuovamente un afflato universale e di grande attualità" Massimo Ferro, FolkBeat

"Una scintillante interpretazione, a volte in dialetto, di temi senza tempo" Raffaello Carabini, 50+

"Un lavoro intenso e raffinato, di squisita fattura, in cui le menti migliori dell’isola Si sono associate in una straordinaria sinergia musicale, letteraria ed artistica" Maria Macchia, L'isola che non c'era

"Nel segno di un meticoloso lavoro sui testi poi trasposti in musica, pervenendo a un risultato alla fine persino solare, estroverso, diretto, assolutamente fruibile. Come sempre generoso (quando c'è di mezzo Squilibri) e bello a vedersi il booklet" Alberto Bazzurro, MusicaJazz

Qui la puntata dedicata al cd-book da Zazà, Rai Radio3
https://www.raiplaysound.it/audio/2023/03/Grazia-la-madre-omaggio-in-musica-a-Grazia-Deledda-a19ca261-57a8-47b3-8165-761265b577f7.html

Qui info sul cd-book “Grazia, la madre. Omaggio in musica a Grazia Deledda”
https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/claudia-crabuzza-grazia-la-madre

In alto, una delle fotografie di Marianne Sin-Pfältzer e uno dei dipinti di Narcisa Monni, che firma anche l'immagine in copertina. La foto di Claudia Crabuzza è di Piergiorgio Annichiarico

AUGURI ALLA SIGNORA DELLA CANZONE ITALIANA«Ho trascorso tutta la mia vita, passeggiando tra le righe e sognando tra gli ...
13/08/2026

AUGURI ALLA SIGNORA DELLA CANZONE ITALIANA

«Ho trascorso tutta la mia vita, passeggiando tra le righe e sognando tra gli spazi di un pentagramma, avvolta nella musica. La musica è per me vita, un faro luminoso che mi ha indicato le vie del cuore e delle emozioni».

Fausta Vetere, indiscussa signora della canzone italiana, compie oggi 80 anni e continua a regalarci ancora tanta bellezza e infinite emozioni con la NCCP "Nuova Compagnia di Canto Popolare".

A noi, assieme a Corrado Sfogli, ha fatto un regalo enorme, portandoci in dote la loro ultima prova discografica, “Napoli 1534. Tra moresche e villanelle", concepito come un ritorno da dove tutto era iniziato al fine di rendere così omaggio a una città e a padri e maestri mai dimenticati

“Essere nata a Napoli per lei è stato un valore aggiunto.
«Certo, Napoli è una città sonora, tutto ha un ritmo. La nostra lingua è pura melodia. Ancora oggi ascolto i dialoghi fra le persone che diventano musica».

Parliamo dell’incontro con il maestro Roberto De Simone.
«Roberto mi ha catapultato in una storia musicale napoletana diversa da quella che conoscevo, fatta di antiche villanelle, di tammurriate, di moresche, di tanta ricerca. Un nuovo mondo pieno di fascino e di poesia che ha riportato alla luce una storia segreta della mia città. La storia di una Napoli capace di narrare sé stessa al di fuori degli stereotipi, attingendo alle fonti di quella musica che conquistò il mondo».

Lei da soprano belcantista però si ritrovò a cantare in maniera più spontanea.
«Non fu semplice perché dovevo un po’ mettere da parte tutta la rigorosa concezione accademica della pulizia del belcanto, per lasciare spazio all’emotività che è alla base del canto popolare».

Dall’intervista rilasciata a Carmine Aymone, Corriere del Mezzogiorno, il 13 agosto 2024 alla vigilia del concerto della NCCP a San Costantino Albanese, nella prima edizione del nostro festival "Suoni di minoranza"

Le foto sono di Alberto Marchetti, nella seconda Fausta è con il suo compagno di vita e di arte, Corrado Sfogli, è invece di Beppe Stasi il dipinto in copertina al CD "Napoli 1534" che, con la direzione artistica di Renato Marengo, ha poi vinto la Targa Tenco come miglior album in dialetto.

UNA VITA CHE RACCONTA UN’EPOCA E UNA CULTURA, QUELLA DEL CANTO A TENORE"L’autobiografia di Daniele Cossellu – veterano d...
12/08/2026

UNA VITA CHE RACCONTA UN’EPOCA E UNA CULTURA, QUELLA DEL CANTO A TENORE

"L’autobiografia di Daniele Cossellu – veterano dei cantori a tenore della Sardegna e storica ‘oche e mesu 'oche dei Tenores Remunnu ‘e Locu di Bitti – non è solo la testimonianza, necessaria e dovuta, di un’autorevole figura musicale che ha attraversato decenni di storia culturale isolana.

Né si configura esclusivamente come la memoria di un archivio acustico o la messa in scena della propria personalità artistica al cospetto del pubblico (elementi che, già di per sé, renderebbero imprescindibile questo volume).

Essa si disvela, piuttosto, come un ampio sguardo sulla cultura poetica e musicale di questa espressione polivocale, sulle dinamiche sociali ad essa sottese e sul delicato passaggio da un canto intimo, locale e, in un certo senso “privato”, alla dimensione del palcoscenico.

Il risultato è un testo davvero coinvolgente, capace di dare vita a un profondo sentire, a uno spaccato sociale e culturale intimo e al tempo stesso universale nel suo rapporto con la memoria popolare. Vengono così esplicitate le fasi di una pratica musicale che necessita innanzitutto del riconoscimento all’interno della propria comunità d'appartenenza

Oltre alla puntuale discografia e bibliografia, il corredo multimediale del volume (diviso in quattro sezioni) costituisce un autentico valore aggiunto: tramite QR Code si ha accesso a tre CD virtuali in streaming contenenti alcune parti in lingua sarda delle lunghe conversazioni all’origine del lavoro, nonché materiali sonori dell’Archivio ISRE (dieci canti della formazione Pro Loco e sei canti dei Tenores Remunnu ‘e Locu); chiude il tutto una ricca fotogallery. Che bella avventura di vita nel canto!"

Stralci della minuziosa e attenta recensione di Ciro De Rosa, Blogfoolk, al volume, a cura di Sebastiano Pilosu, “Il canto di una vita. Autobiografia di Daniele Cossellu (Tenores Remunnu E Locu di Bitti)”

https://www.blogfoolk.com/2026/08/sebastiano-pilosu-cura-di-il-canto-di.html

Nella prima foto, Cossellu il giorno del suo matrimonio, poi in costume sardo e infine con gli altri componenti del Tenores Remunnu e locu di Bitti

Indirizzo

Rome
00199

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Squilibri Editore pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Squilibri Editore:

Scelte rapide

In evidenza

Condividi

Digitare