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SULLA "NOSTRA" RESISTENZA E LA CAUSA DEL POPOLO CURDOOggi a Fosdinovo, agli Archivi della Resistenza.Il CD “Nella notte ...
10/01/2026

SULLA "NOSTRA" RESISTENZA E LA CAUSA DEL POPOLO CURDO
Oggi a Fosdinovo, agli Archivi della Resistenza.

Il CD “Nella notte ci guidano le stelle. Canti per la Resistenza”, pubblicato il 25 aprile del 2023, è stato soprattutto un magnifico racconto in musica sull’importanza della Resistenza, pietra angolare su cui si fonda una democrazia, nata dalla lotta di un intero popolo contro l'invasore e, allo stesso tempo, contro l'oppressore che avevamo in casa. Per non dimenticare, è stato detto, ma anche per ricordarlo a chi non sa o, più spesso, fa finta di non sapere.

Un album che, con la direzione artistica di Marco Rovelli, si è potuto realizzare grazie alla convinta adesione al progetto degli artisti che ci hanno concesso un loro brano, per lo più inedito o mai pubblicato in cd, e che ringraziamo per la loro generosa disponibilità: Yo Yo Mundi e Lalli, Paolo Benvegnù, Serena Altavilla e Paolo Monti, Cesare Basile, Marco Rovelli e Teho Teardo, Marlene K***z, Kento, Bestierare e Serhat Akbal, Ardecore, Pierpaolo Capovilla e Bologna Violenta, Marisa Anderson, Petra Magoni e Alessandro D'Alessandro, Massimo Zamboni, 'A67, Mariposa, Vinicio Capossela e Dimitris Mystakidis.

E grazie di cuore anche a Beppe Stasi che, con i suoi dipinti, ha offerto una sorta di controtesto per immagini alle canzoni.

Gli utili delle vendite del cd sono stati destinati alla Mezzaluna Rossa del Kurdistan nella convinzione che la possibilità più autentica di far rivivere lo spirito e la tensione morale della Resistenza si offre dove è più forte l’urgenza di una solidarietà umana.

E siamo molto contenti che questa consegna degli utili alla Mezzaluna Rossa avvenga a Fosdinovo, in quel bosco secolare di castagni dove, da vent’anni, con una larga partecipazione di pubblico, soprattutto giovanile, si ricorda in musica l’importanza imprescindibile della Liberazione e della Resistenza per il nostro vivere civile.

E ancor più contenti che, con la generosità e l’entusiasmo che lli caratterizza, gli Archivi attorno a questa consegna abbiamo organizzato un più ricco programma di iniziative sulla causa del popolo curdo, la popolazione più numerosa al mondo senza stato, il caso forse più emblematico di negazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione.

Ed è anche e soprattutto per questo che è importante oggi esserci a Fosdinovo, agli Archivi della Resistenza. E noi ci saremo.

L’ingresso agli eventi culturali e musicali è gratuito, per la cena curda, a base di piatti e pietanze curde (20 euro tutto compreso, 15 euro per precari e studenti) bisogna prenotarsi al 3290099418

AD AGGIUS, IN SARDEGNA, CON IL CORO "GALLETTO DI GALLURA" (1950-1962)Tra gennaio del 1950 e marzo del 1962, ad Aggius il...
09/01/2026

AD AGGIUS, IN SARDEGNA, CON IL CORO "GALLETTO DI GALLURA" (1950-1962)

Tra gennaio del 1950 e marzo del 1962, ad Aggius il Centro Nazionale Studi Musica Popolare organizzò cinque rilevazioni che, coordinate da Giorgio Nataletti o da Diego Carpitella, si avvalsero della collaborazione di studiosi già operanti nell’isola come Alberto Mario Cirese, Antonio Santoni Rugiu, Antonio Sanna, Paolo Cherchi e Pietro Sassu.

L’attenzione riservata a questo piccolo borgo della Gallura, nella Sardegna settentrionale, era determinata dalla ricchezza ed originalità di repertori e modalità esecutive, ora ampiamente rappresentati nei due CD allegati al volume a cura di Marco Lutzu, "Musiche tradizionali di Aggius": una grande varietà di forme espressive, dalle ninne nanne ai canti di lavoro, dalle serenate alle danze per organetto, fino al genere più significativo, il canto a tasgia, ancora oggi considerato dai cantori locali l’elemento cardine della propria identità culturale.

Cuore del volume sono dunque i due CD le cui 56 tracce sono state selezionate da Marco Lutzu sulla base dell’ascolto di tutto il materiale aggese oggi depositato all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e con la collaborazione di Gian Piero Leoni e Giampiero Cannas entrambi cantori attivi ad Aggius, esperti conoscitori della storia locale della pratica esecutiva. Per ciascun brano, oltre ai dati relativi alle registrazioni viene offerto anche il testo verbale, nella variante linguistica locale (con particolare cura ortografica secondo i recenti contributi della ricerca linguistica nell’isola) e in traduzione italiana.

Con un’ampia introduzione critica, il volume presenta alcuni contributi sulle vicissitudini del canto a tasgia nel secolo scorso, dagli apprezzamenti di Gabriele D’Annunzio fino alla sua presenza nello spettacolo di Dario Fo, "Ci ragiono e canto", evidenziandone la rispondenza a dinamiche performative interne alla comunità e imperniate sui due cantori più noti, Salvatore Stangoni e Matteo Peru.

Nel volume anche un intervento di Paolo Angeli che, nativo della zona, fin dall’infanzia ha praticato in prima persona le musiche locali nei tradizionali contesti esecutivi: la sua duplice prospettiva di performer/studioso offre alcune indicazioni analitiche sull’evoluzione delle pratiche del canto a più parti vocali del paese di cui riflessioni successive potranno giovarsi.

"Un volume prezioso che fa il punto sui 'giacimenti culturali' del piccolo borgo della Gallura, nella Sardegna meridionale. E' la terra d'elezione del canto a più parti, 'a tasgia', tramandato oralmente e usato sia in ambito di repertori sacri sia profani. Un testo realizzato con l'impulso determinante del Coro Galletto di Gallura di Aggius, vero presidio di un'identità forte, in continua evoluzione e per fortuna per nulla destinato all'oblio delle prossime generazioni" Guido Festinese, Alias-Il Manifesto

Un volume prezioso che riproponiamo alla vigilia della pubblicazione di altre importanti opere sulle musiche di tradizione orale della Sardegna, peraltro per impulso dello stesso studioso, Marco Lutzu, che ha promosso e curato la pubblicazione di questo volume su Aggius.

Qui info sul volume con i due cd
https://www.squilibri.it/catalogo/aem-archivi-di-etnomusicologia/marco-lutzu-musiche-tradizionali-di-aggius

Nella prima foto, degli anni ’50, cantori di Aggius durante la sfilata della Cavalcata Sarda di Sassari (Archivio Coro “Galletto di Gallura”).

Nella seconda foto in b/n, Primi anni ’60, Cantoria di Aggius accompagnata all’armonium da don Pietro Baltolu (Archivio
parrocchiale di Aggius).

Nella foto a colori, il CORO DI AGGIUS GALLETTO DI GALLURA all'Auditorium Parco della Musica di Roma, nel 2015, in occasione della presentazione del volume in un ciclo di incontri che contiamo di riprendere quest'anno in collaborazione con l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

SU ROBERTO DE SIMONE, PINO DANIELE E LA CANZONE NAPOLETANAIn questi giorni in cui, a ragione, si ricordano due grandi pr...
08/01/2026

SU ROBERTO DE SIMONE, PINO DANIELE E LA CANZONE NAPOLETANA

In questi giorni in cui, a ragione, si ricordano due grandi protagonisti della cultura e della musica italiana, come Pino Daniele e Roberto De Simone, riproponiamo alcuni stralci di un loro dialogo, ripreso e fissato su carta da Federico Vacalebre, a margine di un loro incontro all’Augusteo di Napoli nel 2004, incontro al quale risale la foto che li ritrae assieme.

PINO DANIELE: “Anch’io sono avvilito quando vedo quello che la televisione vorrebbe far passare per cultura napoletana. Io sono figlio di una generazione che con la tradizione aveva un rapporto ambivalente, ambiguo forse, ma un rapporto vero. L’arte per noi non era soltanto un dato estetico, ma anche sociale, politico. Così nascevano eventi come la “Cantata dei pastori” in Galleria: perché simili iniziative non possono nascere adesso?”.

ROBERTO DE SIMONE: “Perché si è prigionieri di un’oleografia persino più pericolosa di quella laurina, degli spaghetti-pizza-mandolino. Tutto un bla-bla su Eduardo, gli eduardiani, i post-eduardiani…" .

PINO DANIELE: “Il discorso vale anche per la canzone napoletana. Io sono cresciuto sui suoi studi, sulla lezione della Nuova Compagna di Canto Popolare, sulla “Gatta Cenerentola”. Ora è passata la vulgata per cui la canzone napoletana è una roba da salotto del premier, Bovio e Di Giacomo hanno lasciato il campo ad autori del calibro di Berlusconi, Apicella e Giglio”.

ROBERTO DE SIMONE: “La tradizione viene scambiata per conformismo e il conformismo permette di stabilire quali sono le radici da tenere e quali quelle da tagliare, anzi nascondere, cos’è contemporaneo e cosa è fuori moda. Prendiamo il teatro: Napoli è la capitale della presunta Nuova spettacolarità affermatasi tra gli anni Settanta ed Ottanta, ma io credo che l’unico nuovo linguaggio emerso in quel periodo sia stato il tuo, Pino, capace di avere memoria, ma di vivere l’evoluzione della lingua, dei suoni, della città. È il linguaggio che conta, tutto il resto lascia il tempo che trova”.

PINO DANIELE: “Io non sopporto la napoletanità esibita, la retorica stradaiola e kitsch, ma sopporto ancor meno la “Napoli nobilissima” che trova un teatro per ogni teatrante partenopeo, tranne che per De Simone, lasciando così che lei i suoi spettacoli li metta in scena a Firenze, o magari all’estero".

ROBERTO DE SIMONE: “Sai, Pino, ho ammirato nella tua carriera la capacità di andare oltre la canzone napoletana, di rinnovarla, di attingere a fonti antiche e moderne. La tua curiosità da musicista, insomma. Qui trionfa il culto mortuario di una tradizione che nessuno conosce. E, invece, ha ragione Stravinskij, la tradizione è viva nel nostro sangue e nella nostra carne. Ma bisogna avere sangue e carne, altrimenti si crede che tradizione voglia dire revival”.

Un dialogo illuminante e di grande attualità che riproponiamo oggi, alla vigilia dell’uscita del disco di Gnut e Alessandro D’Alessandro, che nel loro personale omaggio alla tradizione della canzone napoletana includono anche Pino Daniele, e alla pubblicazione di un poderoso volume di Raffaele Di Mauro (“Agli albori della canzone napoletana”) sui rapporti stretti, e per alcuni versi anche di filiazione, tra la stessa canzone napoletana e le musiche di tradizione orale della Campania.

Qui l’intervista completa di Federico Vacalebre a Roberto De Simone e Pino Daniele
https://www.squilibri.it/blog/pino-daniele-sono-figlio-di-una-generazione-che-con-la-tradizione-aveva-un-rapporto-vero

Qui info sul CD di Gnut e Alessandro D’Alessandro
https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/gnut-e-alessandro-dalessandro-dduje-paravise

Qui info sul volume con 7 CD allegati di Roberto De Simone, Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione in Campania
https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/roberto-de-simone-son-sei-sorelle

Presto info anche sul volume di Raffaele Di Mauro, con due cd e una gran messe di documenti cartacei, da Guillaume Cottrau ai fogli volanti

PER I CURDI, UN ALTRO POPOLO SENZA STATOARCHIVI DELLA RESISTENZA, 10 GENNAIO 2026Una giornata di riflessione, musica e c...
06/01/2026

PER I CURDI, UN ALTRO POPOLO SENZA STATO
ARCHIVI DELLA RESISTENZA, 10 GENNAIO 2026

Una giornata di riflessione, musica e convivialità sulla popolazione più grande al mondo ancora senza uno stato e nel nome di un diritto all’autodeterminazione dei popoli puntualmente violato a seconda delle convenienze e interessi, soprattutto oggi in un mondo precipitato in deliri di sopraffazione e violenza ammantati da ipocrite preoccupazioni di giustizia e democrazia

Questo il senso della giornata organizzata dagli Archivi della Resistenza, a Fosdinovo, dove ci saremo anche noi di Squilibri, condividendo in tutto l'iniziativa, e non solo per consegnare il ricavato delle vendita del CD “Nella notte ci guidano le stelle. Canti per la Resistenza” alla Mezzaluna Rossa del Kurdistan, cui fin dall’inizio è stato destinato.

Pubblicato il 25 aprile del 2023 -data di certo non casuale- il cd voleva rimarcare l’importanza della Resistenza come pietra angolare sulla quale è fondata la nostra democrazia, al di là di amnesie, distrazioni e speciose distinzioni che, puntualmente, emergono ogni anno nell’anniversario della Liberazione.

Da qui la proposta di Marco Rovelli, direttore artistico del CD, di chiedere ad alcuni artisti di partecipare con un loro brano a un racconto in musica sulla Resistenza. Da Paolo Benvegnù -tra i primi ad aderire- ai Marlene K***z, dagli Ardecore a Pierpaolo Capovilla & Bologna Violenta, da Petra Magoni & Alessandro D’Alessandro ai Mariposa, da Massimo Zamboni agli ‘A67, da Cesare Basile a Marco Rovelli con Teho Teardo, dai Yo Yo Mundi e Lalli a Vinicio Capossela con Dimitris Mystakidis, da Marisa Anderson a Serhat Akbal con Kento e Bestierare, in quindici canzoni e con i dipinti di Beppe Stasi si è potuto così realizzare uno spaccato di grande efficacia su ciò che è stata la Resistenza.

Canti che, per contrasto, rivelano anche l’angusto sentire di chi vorrebbe rinchiuderci nel tepore asfissiante di una serra, mentre è solo lì fuori, in mare aperto, dove maggiore è l’urgenza di una solidarietà umana, che si gioca la possibilità più autentica di far rivivere lo spirito e la tensione morale della Resistenza: da qui l’idea di destinare gli utili delle vendite alla Mezzaluna Rossa del Kurdistan.

Ed è anche per questo che è importante esserci, il 10 gennaio 2026, agli Archivi della Resistenza.

Qui info sulla serata del 10 gennaio a Fosdinovo
https://www.facebook.com/archivi.dellaresistenza/posts/1317680500397870

Per info e prenotazioni per la cena a base di piatti e pietanze curde
3290099418 o 3792144547

Qui info sul CD che ha poi vinto la Targa Tenco come miglior album a progetto con una sorta di plebiscito tra i Giurati del Premio Tenco
https://www.squilibri.it/catalogo/crinali/nClub Tenco - Premio Tencoi-guidano-le-stelle

IN MOLISE CON DIEGO CARPITELLA E ALBERTO MARIO CIRESE (1954)Nei primi giorni del maggio 1954 Diego Carpitella e Alberto ...
05/01/2026

IN MOLISE CON DIEGO CARPITELLA E ALBERTO MARIO CIRESE (1954)

Nei primi giorni del maggio 1954 Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese raccolsero in Molise un imponente corpus di musiche vocali e strumentali nel corso di una rilevazione che riguardò Fossalto, in occasione del rito primaverile della Pagliara, e le comunità albanesi di Ururi e Portocannone.

Di grande interesse anche dal punto di vista linguistico, la Raccolta 23 del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare, oggi Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, consente di rievocare la vita di una comunità rurale in un contesto largamente preindustriale, fornendo una testimonianza sonora di repertori, di preponderante afferenza femminile, oggi in disuso quali espressioni cantate nell’azione ludica e magica o nell’interazione con i bambini, ninne nanne, inni devozionali, canzoni narrative, canti di lavoro, forme rituali del pianto e, di esecuzione maschile, monodie satiriche e musiche cerimoniali per le corse dei carri. La musica della Pagliara prevedeva in particolare l’uso, ormai estinto, di una zampogna di piccole dimensioni, con due chanter e un bordone, sconosciuta nel resto d’Italia.

Una documentazione di imprescindibile importanza, ai fini di una ricostruzione del patrimonio musicale molisano, è ora nel CD allegato al volume, a cura di Maurizio Agamennone e Vincenzo Lombardi (edito nel 2004 e ristampato poi nel 2009) con i testi poetici con traduzione, due scritti di Carpitella e Cirese, alcuni pioneristici studi sulle comunità arbëreshe molisane, un significativo corpo di fotografie e, a cinquant’anni di distanza, un’intervista a Cirese che ricorda quella sua lontana esperienza di ricerca.

Con questo volume, nel 2004, davamo inizio alla collana "AEM-Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia" e ci piace ricordarlo oggi, alla vigilia dell'uscita di un altro volume, il diciottesimo della collana che, con due cd allegati, completerà la ricerca in Umbria di Carpitella e Seppilli.

Qui info sul volume con CD
https://www.squilibri.it/catalogo/aem-archivi-di-etnomusicologia/maurizio-agamennone-vincenzo-lombardi-musiche-tradizionali-del-molise

"I risultati, fissati in immagini fotografiche e soprattutto in bobine registrate di straordinario nitore sonoro, hanno conservato un mondo culturale che, già al momento, si avviava ad un mesto tramonto. Ripulite dagli acciacchi del tempo, quelle bobine sono oggi contenute in un cd che troverete accluso ad uno splendido libro" Guido Festinese, Modus vivendi

"Si tratta di uno scrigno della memoria che offre un contributo di grande valore culturale, sia per la qualità delle registrazioni, sia perché documenta forme musicali e pratiche sociali di un’Italia ancora rurale" Ciro de Rosa, World Music Magazine

"Un compito meritorio in un periodo in cui ritorna spesso il passato a bussare alla porta anche in campo musicale e non è bene assaporare con superficialità quella che invece potrebbe diventare di nuovo una miniera di suoni e cultura da rivalutare" Michele Fumagallo, Alias

Le fotografie sono di Alberto Mario Cirese e tutte relative al rito della Pagliara di Fossalto, dove il “maggio” o, più in generale, la primavera viene personificata con un cono costruito con rami e rivestito di erbe e di fiori che, “indossata” da un uomo e accompagnata da un suonatore di zampogna e da un cantore, attraversa tutto il paese, accolta da getti di acqua dai balconi e dalle porte di case tra grida di esultanza per l’arrivo della bella stagione

IN SALENTO CON ERNESTO DE MARTINO E DIEGO CARPITELLA (1959-60) Nelle estati del 1959 e del 1960 Ernesto de Martino e Die...
03/01/2026

IN SALENTO CON ERNESTO DE MARTINO E DIEGO CARPITELLA (1959-60)

Nelle estati del 1959 e del 1960 Ernesto de Martino e Diego Carpitella raccolsero, in due campagne nel Salento per conto del Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare, la più ampia documentazione sonora esistente sulle musiche del tarantismo che, rimasta in grandissima parte e per lungo tempo inedita, è stata poi pubblicata per la prima volta nei due cd allegati al volume, “Musiche tradizionali del Salento”, a cura di Maurizio Agamennone.

Queste registrazioni (ora in download tramite QR Code nella nuova edizione del volume) documentano espressioni musicali scomparse dalla prassi esecutiva, con gli esecutori più rappresentativi della terapia musicale del tarantismo come il violinista-barbiere Luigi Stifani e la tamburellista e cantante “Za Tora” Marzo, e forniscono una testimonianza sonora delle occasioni e procedure espressive di una cultura contadina, quali la ritualità della nascita e della morte, il lavoro e la danza.

La raccolta 48, in particolare, costituisce il corredo sonoro dell’indagine demartiniana del 1959 a Nardò, Muro Leccese e Galatina, sfociata poi ne La terra del rimorso, mentre la raccolta 53, estesa anche alle località di Giuggianello, Matino, Sanarica, Taviano e Ruffano, ha un carattere antologico in cui sono rappresentati generi e modi performativi molto diversi, dai canti di lavoro al lamento funebre.

Una ricerca sul campo di straordinaria importanza che ricordiamo alla vigilia della pubblicazione di un altro volume con video allegato in cui una delle protagoniste di quella fondativa esperienza, Amalia Signorelli, ne ripercorre nella memoria e con grande originalità le diversi fasi di svolgimento.

Qui info sul volume Musiche tradizionali del Salento
https://www.squilibri.it/catalogo/aem-archivi-di-etnomusicologia/maurizio-agamennone-musiche-tradizionali-del-salento

"Questo libro rappresenta il miglior contributo apparso in tutti questi decenni sul fenomeno divulgato da de Martino e Carpitella e sintetizza il valore di questi documenti inserendoli in mezzo secolo di studi etnomusicologici" Dinko Fabris, La Repubblica

"Un piccolo tesoro celato nel forziere delle musiche di tradizione del nostro paese. Un forziere che finalmente potrà aprirsi a tutti. Perché questa è musica che tutti dobbiamo ascoltare. Per sapere chi siamo" Gabriele Ferraris, La Stampa

"Carpitella e De Martino capiscono di trovarsi di fronte alla “fine” di un mondo, i cui brandelli restano ora appetiti da un mercato sempre più globale e rimasticate in un glocal commerciale lontano dalle posizioni musicali e comportamentali di quarant’anni" fa Fabio Francione, Il cittadino

Nelle foto di Diego Carpitella, un momento della terapia domiciliare del tarantismo, con Luigi Stifani e Za Tora Marzo e poi un primo piano di quest'ultima e, infine, una ripresa del canto durante la mietitura a Ruffano, nel 1960.

IL CANTO A TENORE DI ORGOSOLO DAL 1955 AL 1961 Cantare a tenore ad Orgosolo è una pratica musicale complessa e vivace ne...
02/01/2026

IL CANTO A TENORE DI ORGOSOLO DAL 1955 AL 1961

Cantare a tenore ad Orgosolo è una pratica musicale complessa e vivace nei contenuti, nei comportamenti esecutivi e nei significati anche simbolici, di cui gli attori locali possiedono una piena consapevolezza: una pratica conosciuta ed ammirata da tutti i cantori della Sardegna, rinomata fra gli ‘appassionati ascoltatori’ anche al di fuori dell’isola e variamente documentata a partire dal secondo dopoguerra.

Le registrazioni realizzate per il Centro Nazionale Studi Musica Popolare, dal 1955 al 1961, da studiosi e ricercatori come Diego Carpitella, Franco Cagnetta, Giorgio Nataletti e Antonio Santoni Rugiu, e raccolte ora nei due CD allegati al volume “Il canto a tenore ad Orgosolo”, documentano le voci dei grandi protagonisti della tradizione e offrono un’ampia rappresentazione della varietà di stili e modalità esecutive del tempo.

Il volume e i due cd sono il risultato di una operazione di restituzione condivisa, dialogata si potrebbe dire, realizzata da uno studioso esterno al paese, Sebastiano Pilosu, e un gruppo di cantori di Orgosolo, il “Tenore Supramonte”, che insieme hanno svolto un meticoloso lavoro di contestualizzazione storica, ricorrendo caso per caso anche alla memoria degli anziani cantori del paese, alcuni dei quali testimoni o diretti protagonisti delle registrazioni.

Una documentazione di straordinario interesse storico, indispensabile per comprendere il canto a tenore di Orgosolo e apprezzarne la raffinatezza di pensiero musicale che ci piace ricordare oggi, alla vigilia di altre importanti pubblicazioni sul canto a tenore in Sardegna ad opera dello stesso studioso, Sebastiano Pilosu, assieme a Diego Pani, d’intesa ancora una volta con i protagonisti di tutta la Sardegna di questa straordinaria forma di canto e sotto l’egida dell’ISRE-Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna

"Una documentazione storica e musicale di grande interesse, imprescindibile per gli appassionati della cultura musicale sarda" Ciro De Rosa, Blogfoolk

"Sono proprio i dettagli a rendere avvincente il volume, prezioso nello svelare in maniera appassionata e insieme scientifica una delle realtà più autentiche della nostra tradizione musicale" Piercarlo Poggio, Blow Up

Qui info sul volume con i due CD
https://www.squilibri.it/catalogo/aem-archivi-di-etnomusicologia/sebastiano-pilosu-tenore-supramonte-il-canto-a-tenore-di-orgosolo

Nelle prime due foto di Franco Pinna, del 1967, il Tenore Supramonte di Orgosolo durante una seduta di registrazione, nella terza foto, di Alberto Negrin del 1967, il Tenore è a Orgosolo durante le rilevazioni in vista dello spettacolo "Sentite buona gente" di Roberto Leydi e Diego Carpitella, andato in scena al Lirico di Milano, per la stagione 1967-68 del Piccolo Teatro

NEL PAESE DEI CUPA CUPA 70 ANNI DOPO LE RICERCHE SUL CAMPO DI ERNESTO DE MARTINO E DIEGO CARPITELLA "Il paese del cupa c...
31/12/2025

NEL PAESE DEI CUPA CUPA 70 ANNI DOPO LE RICERCHE SUL CAMPO DI ERNESTO DE MARTINO E DIEGO CARPITELLA

"Il paese del cupa cupa" è l’espressione utilizzata da Diego Carpitella per indicare la Basilicata nei resoconti delle ricerche svolte negli anni ’50 con Ernesto De Martino e Franco Pinna: ricerche che hanno portato alla definizione di un quadro della musica tradizionale lucana divenuto poi canonico, con un ruolo centrale assegnato alla componente agro-pastorale e alle sue forme di canto, in particolare il canto a cupa cupa e le ballate narrative, accanto a strumenti come la zampogna e il suo sostituto moderno, l’organetto.

A cinquant’anni di distanza da quella pioneristica ricognizione, nel 2005 è stata avviata una capillare ricerca sul campo condotta in tandem da un etnomusicologo lucano, già autore di importanti lavori sui patrimoni musicali locali, e da un fotografo con una forte predilezione per le rilevazioni sociali e di carattere collettivo.

Nicola Scaldaferri e Stefano Vaja hanno così battuto in lungo e largo tutto il territorio regionale in una ricerca sfociata poi nel volume con cd allegato che, configurandosi come la più estesa ricostruzione mai realizzata sulla musica tradizionale lucana, ha evidenziato anche le profonde mutazioni nel frattempo sopraggiunte rispetto alla visione consacrata nelle indagini di De Martino e Carpitella.

Lamenti funebri, giochi di mietitura, canti di lavoro e ninne nanne sono risultate manifestazioni sonore pressoché scomparse dalla prassi ordinaria, così come in gran parte è scomparsa la Lucania delle foto di Franco Pinna. Gli ambienti domestici, allora come oggi, sono saturi di suoni di altro genere che provengono principalmente dai mass media: le ninne nanne sono sostituite da forme di musica riprodotta, le attività lavorative sono scandite da ritmi e suoni ben diversi dai canti per la raccolta delle olive e canti alla pisatura, le feste da ballo e i pranzi di nozze sono allietate da musiche da discoteca o da gruppi che suonano il liscio.

A fronte di fenomeni che si presentavano in una fase terminale, i due ricercatori hanno potuto però documentare tenaci forme di resistenza di alcune modalità espressive e l’avvio di significativi processi di rivitalizzazione di altri aspetti della cultura musicale tradizionale, talvolta anche con vere re-invenzioni attorno alle quali si ritrovavano soprattutto le ultime generazioni. Dinamiche tutt’altro che lineari all’interno delle quali un ruolo fondamentale era svolto dagli strumenti musicali, in particolare tamburello, zampogna e organetto, meno legati, rispetto alle forme di canto, a specifici momenti occasionali o rituali.

Strumenti e musiche dei “nonni”, spesso trascurati o negati dai “padri”, sono stati così ripresi dai più giovani, grazie anche ai numerosi corsi di formazione sorti in regione e, soprattutto, alla ripresa di attività costruttive artigianali che hanno rimesso in circolazione zampogne e surduline, che negli anni Ottanta del secolo scorso sembravano destinate a scomparire. E, pur guardando agli ultimi anziani depositari della tradizione come autentici maestri sulle cui orme incamminarsi, questi giovani cultori di particolari forme espressive non erano certo pastori o contadini ma musicisti e costruttori, formatisi spesso nei conservatori e con trascorsi anche universitari.

Gli autori si sono così soffermati in concreto su pratiche musicali che rivestivano un ruolo di fondamentale importanza nelle comunità locali, pur intrecciandosi con forti elementi di contaminazione. Grazie anche all’ampia documentazione fotografica e alla vasta antologia sonora del CD, nel volume si è così animata una rappresentazione in presa diretta di una realtà culturale vivacissima di cui si sono passati in rassegna repertori musicali, contesti e modalità d’esecuzione, musicisti e costruttori di strumenti, testimonianze storiche e iconografiche.

Un quadro d’insieme che anche successivi ritorni sul campo hanno confermato ancora valido e del tutto corrispondente alla realtà concreta del “fare musica” oggi in Basilicata. La nuova edizione, a quindici anni di distanza dalla prima, si presenta pertanto immutata nella sua struttura fondamentale ma arricchita da una articolata sezione di video e da una conversazione tra i due autori che riflettono su quella loro esperienza caratterizzata dall'abbinamento tra musica e fotografia che, da Arturo Zavattini a Franco Pinna, aveva caratterizzato le rilevazioni sul campo degli anni Cinquanta del secolo scorso.

Questi nuovi materiali, consultabili online e accessibili tramite il QR-Code apposto sul volume, integrano il quadro complessivo di quella ricerca anche con significative aperture su sviluppi successivi, documentati in particolare da Scaldaferri nella sua ininterrotta attività di studio e di rilevazioni nell’ambito delle musiche di tradizione orale della Basilicata.

"Nel paese dei cupa cupa" è tra i volumi offerti in adozione gratuita alle scuole della Basilicata all'interno della nuova edizione del concorso "Adotta un canto, scopri una tradizione", tuttora in corso
https://www.squilibri.it/blog/adotta-un-canto-scopri-una-tradizione-al-via-la-seconda-edizione-del-concorso-per-le-scuole-della-basilicata

Qui info sul volume con gli allegati audio e video
https://www.squilibri.it/catalogo/sinestesie/nicola-scaldaferri-stefano-vaja-nel-paese-dei-cupa-cupa-nuova-edizione

BASTA CON LA CANZONE D’AUTORE, BASTA!Ce lo ripetiamo ogni anno, ripromettendoci di ridurre, se non azzerare del tutto, l...
30/12/2025

BASTA CON LA CANZONE D’AUTORE, BASTA!

Ce lo ripetiamo ogni anno, ripromettendoci di ridurre, se non azzerare del tutto, le nostre uscite in quest’ambito e, ogni anno, dobbiamo arrenderci di fronte alla bellezza dei progetti artistici che ci vengono proposti, per noi uno più bello dell’altro e tutti egualmente importanti.

Anche per il 2026 ci ripromettiamo di fare poco ma saremo molto contenti di smentirci pubblicando altri progetti della stessa importanza e bellezza. Nel frattempo, un sentito ringraziamento agli artisti che ci hanno affidato le loro opere, chi per la prima volta, chi ormai al terzo disco con la nostra piccola casa editrice

Enzo Moscato, HOTEL DE L’UNIVERS
“Il teatro nella sua declinazione più universale, più compiuta e straordinaria nelle risonanze sonore a cura di Pasquale Scialò, una 'educazione sentimentale' alla canzone, potenza inesauribile. Squilibri pubblica un gioiello, un disco davvero imperdibile” Anna Menichetti, RSI-Radio Svizzera Italiana

Federico Sirianni, LA PROMESSA DELLA FELICITA’
“La dolcezza poetica di Federico Sirianni sfiora altitudini mai nascoste, sfodera dal cilindro della meraviglia un disco che profuma di miracolo e e ci consegna, con classe sopraffina, un album davvero importante e soprattutto sincero” Marco Zordan, Indiepercui

Massimo Donno, LA SPADA E L’INCANTO
“un disco di spessore e compiuto umanesimo che sarebbe piaciuto molto al grande Goffredo Fofi (...) Nove canzoni e un remix notevole per ribadire quanto aveva intuito il visionario Francesco del Cantico delle Creature, ottocento anni fa: non siamo i padroni del mondo” Guido Festinese, Il manifesto

Erica Boschiero, UN POSTO SULLA TERRA
“È un gioiello questo nuovo album di Erica Boschiero, brilla delicato. Ogni ascolto restituisce qualche colore nuovo, un riflesso diverso che incanta sempre più. Un album, prodotto e arrangiato benissimo, un album che fa bene alla Canzone Italiana" Michele Neri, Ardisc

E grazie anche a chi, con le sue opere, ha aggiunto bellezza a bellezza, vale a dire Peter Sis, per il disco di Erica, Beppe Stasi, per l'album di Massimo, Romina Di Forti, per quello di Federico, e Mimmo Paladino, per la nuova edizione di Hotel de l'Univers

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