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L'attuale scenario in Medio Oriente mette a n**o un paradosso storico per la superpotenza americana, evidenziando una de...
17/06/2026

L'attuale scenario in Medio Oriente mette a n**o un paradosso storico per la superpotenza americana, evidenziando una delle parabole più critiche per l'egemonia di Washington. Si assiste oggi a una profonda inversione delle dinamiche di potere globali: se tradizionalmente erano gli Stati Uniti a dettare la linea e a guidare le mosse dei propri alleati, adesso il quadro si è ribaltato. La Casa Bianca si ritrova a inseguire l'agenda geopolitica stabilita dai partner regionali, vincolata a decisioni altrui e senza un controllo effettivo sulla direzione degli eventi.

A questa dipendenza strategica si aggiunge una forte incertezza sugli obiettivi finali e la totale mancanza di una reale visione a lungo termine. Mentre gli attori locali agiscono secondo priorità chiare e definite, la leadership americana mostra una pericolosa ambiguità, oscillando tra minacce radicali e l'assenza di una concreta strategia d'uscita.

Il segno più tangibile di questo declino si riflette direttamente sulla stabilità globale. Per una superpotenza che ha sempre fondato la propria forza sulla capacità di garantire l'ordine internazionale e la sicurezza delle rotte commerciali, l'incapacità di imporre la propria diplomazia rappresenta la vera sconfitta. Questa vulnerabilità non si misura sul piano della forza militare pura, ma nella perdita dello status di arbitro assoluto dell'equilibrio mondiale, trasformando l'America da guida a spettatore condizionato degli eventi.

16/06/2026

Il "Grande Reset" in Medio Oriente: Se Trump si accorda con l’Iran, Netanyahu resta da solo?

Nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente sta emergendo un'ipotesi che fino a poco tempo fa sembrava pura fantapolitica, ma che oggi appare drammaticamente concreta: il collasso del rapporto tra e . Mentre il Primo Ministro israeliano ha storicamente basato gran parte della sua sicurezza strategica sull'asse d'acciaio con la Casa Bianca, le strade di Washington e Tel Aviv non sono mai state così divergenti. Il motivo risiede nel pragmatismo transazionale di Trump, che sta cercando e trovando una storica distensione con l’Iran, lasciando Israele di fronte alla prospettiva inedita e destabilizzante di dover combattere da solo.
Questa crepa tra i due leader nasce da una profonda divergenza di obiettivi fondamentali. Il Presidente americano, da sempre concentrato sulla fine dei conflitti costosi e sulla firma di grandi accordi commerciali, non ha alcun interesse a farsi trascinare in una guerra regionale infinita che non considera sua. Le sue recenti e aperte critiche alla durezza e alla durata dei bombardamenti in testimoniano proprio questa insofferenza verso la strategia di logoramento a lungo termine portata avanti da Gerusalemme.

Il vero punto di svolta di questo scenario è rappresentato proprio dal fattore iraniano. L'avvicinamento diplomatica tra Stati Uniti e Teheran punta a stabilizzare i mercati energetici globali e a ridurre i prezzi del petrolio, ma per Israele si traduce in un dramma strategico assoluto. Per l'Iran, infatti, qualsiasi accordo con gli USA richiede una limitazione dell'azione israeliana nella regione. Di conseguenza, Netanyahu si trova improvvisamente a gestire un paradosso geopolitico totale, vedendo il suo principale alleato storico intento a legittimare diplomaticamente il suo peggior nemico esistenziale.

Questo isolamento ha ripercussioni immediate e pesantissime sul fronte libanese. Finora, l'offensiva contro Hezbollah ha goduto di una solid rete di sicurezza diplomatica e militare ma tutto può cambiare.

Sovranimo a targhe alterneDi Kevin Gerry Cafà C'è una costante nella politica estera di Giorgia   che continua a lasciar...
16/06/2026

Sovranimo a targhe alterne

Di Kevin Gerry Cafà

C'è una costante nella politica estera di Giorgia che continua a lasciare sbalorditi, ovvero la clamorosa distanza tra il racconto che viene fatto in Italia e la realtà dei fatti non appena si varcano i confini nazionali.
L'ultimo capolavoro di equilibrismo politico riguarda il disperato tentativo di accreditarsi e far pace a tutti i costi con Donald . Ci ricordiamo tutti il passato, con gli scambi di accuse, le frecciate e le distanze prese quando faceva comodo accreditarsi come leader moderata e atlantista doc agli occhi di Biden e di Bruxelles, portando avanti la narrazione di un'Italia che non prende ordini da nessuno.

Poi, però, la ruota gira. Davanti alla prospettiva del potere globale la coerenza svanisce, lasciando spazio alla doppia morale della destra nostrana. Tra le mura amiche si mostra la faccia feroce, si usano slogan sovranisti, decreti muscolari e la classica retorica dell'Italia che rialza la testa. Oltreconfine, invece, si assiste a un cambio di postura istantaneo. Quella che in patria viene dipinta come una fiera leader patriottica all'estero si trasforma, nei fatti, in qualcuno che cerca disperatamente il cenno di approvazione del potente di turno, quasi a volersi inginocchiare davanti al padrone americano per rassicurarlo della propria fedeltà.

Essere patrioti significa difendere la dignità di un Paese sempre, non solo quando si parla alla propria base elettorale per raccattare voti. Questo baciare la pantofola a Trump, dopo tutto quello che è successo in precedenza, non è diplomazia, ma puro opportunismo che ridimensiona la credibilità dell'Italia sullo scenario internazionale. La vera sovranità non si misura a parole nei talk show di casa nostra, ma dalla capacità di stare a schiena dritta davanti ai giganti del mondo.
L'impressione, purtroppo, è che a furia di inchinarsi per convenienza l'orizzonte della nostra politica estera sia diventato decisamente molto basso.

Il dialogo strategico tra   e   rappresenta un passaggio cruciale per la stabilità globale, fondato sulla necessità di g...
15/06/2026

Il dialogo strategico tra e rappresenta un passaggio cruciale per la stabilità globale, fondato sulla necessità di gestire l'azione di Teheran e sul suo diritto all’energia nucleare per scopi esclusivamente civili e difensivi. Tuttavia, la diplomazia dei trattati si scontra brutalmente con la realtà geopolitica sul terreno. Mentre si delineano i contorni di questo possibile accordo, le forze israeliane continuano a bombardare sistematicamente il Sud del Libano: aspetto che sottolinea le difficoltà per Trump di gestire le azioni arbitrarie di Israele. Questa condotta da parte del governo Netanyahu evidenzia una netta e preoccupante disconnessione dalle strategie di contenimento di Washington. Il proseguimento unilaterale delle operazioni militari nel teatro libanese rischia non solo di svuotare di significato l'accordo USA-Iran prima ancora della sua piena attuazione, ma di far precipitare l'intera regione in un conflitto totale.

Le ripercussioni di questa ostinazione vanno ben oltre i confini mediorientali: un'escalation incontrollata colpirebbe direttamente le rotte e gli approvvigionamenti energetici mondiali, in un momento in cui l'equilibrio economico globale è già strutturalmente fragile e in forte sofferenza.
La vera sfida geopolitica per gli Stati Uniti non è solo siglare intese, ma dimostrare di avere l'autorità politica per imporne il rispetto agli alleati sul campo, prima che l'intera visione energetica mondiale.

La Demagogia offerta al PopoloDi Mauro SpinaOspitare il rappresentante politico di Futuro Nazionale è stato un errore st...
12/06/2026

La Demagogia offerta al Popolo

Di Mauro Spina

Ospitare il rappresentante politico di Futuro Nazionale è stato un errore strategico per la tv privata LA7. Ed è un errore politico-intellettuale degli ultimi 30 anni, che continua ad essere commesso con quella potrebbe essere scambiata per malafede intellettuale.
Futuro Nazionale è l’ennesimo partito di estrema destra nato nell’alveo del grande bacino elettorale delle destre: la xenofobia. E’ possibile creare un dialogo solo tra interlocutori interessati ad ascoltarsi? Forse no. Questo non è il caso dei leader di estrema destra, il cui unico desiderio è il consenso.
Entriamo in un corto circuito sociale, in cui i mezzi di informazioni non sono in grado di rispondere.
Questa fase storico politica è finita con Berlusconi. Come agiscono coloro i quali dovrebbero interpretare i tempi moderni? Lasciando un microfono vuoto alle urla belluine del leader pronto a proporsi come il nuovo messia della xenofobia europea.
Intanto il livello dello scontro si alza ancora, le parole usate ricordano quelle di un Mussolini in rampa di lancio, poiché lui stesso fiero ed orgoglioso di raccogliere gli espulsi dai partiti altrui.
La situazione è ancora più triste se pensate che non ha nulla da offrire al paese ma solo una continua speculazione su fenomeni che andrebbero governati come giustamente indicava la Gruber nel corso della puntata.
Dal dlalogo con il generale viene fuori un postribolo di concetti xenofobi, estremisti e anticostituzionali che spinge il discorso ancora più a destra.
E per la carta stampata, le trasmissioni televisive, il dibattito è ancora possibile. Niente di più scorretto. Il leader di Futuro Nazionale vuole rabbia, odio, violenza. Non cerca dialogo, offrirglielo vuol dire solo giocare alle sue regole.

Fallimento Made in USADi Kevin Gerry CafaLa strategia geopolitica mossa dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti del...
25/05/2026

Fallimento Made in USA

Di Kevin Gerry Cafa

La strategia geopolitica mossa dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti dell'Iran si sta rivelando un evidente fallimento strategico, figlio di un profondo errore di valutazione iniziale. Washington e Tel Aviv
hanno agito convinti di poter isolare o piegare in tempi brevi, sottovalutando la complessità di uno Stato dotato di una tradizione diplomatica estremamente raffinata e di un solido radicamento amministrativo e istituzionale. Pensavano di trovarsi di fronte a un sistema fragile e facilmente vulnerabile, ma la realtà dei fatti ha costretto gli Stati Uniti a rivedere radicalmente i propri piani, spingendoli a scendere a patti e a negoziare con una realtà che non sono riusciti a scardinare. Tra gli errori degli americani sicuramente il fatto di aver sottovalutato l'importanza dello Stretto di per il mondo.

Parallelamente, la condotta di Israele ha esacerbato la situazione attraverso l'apertura simultanea di molteplici fronti di guerra negli ultimi anni; un attivismo militare che, tuttavia, non ha portato alla risoluzione definitiva di nessuno dei conflitti innescati, traducendosi in un logoramento strategico senza reali vittorie risolutive. Emblematico è il caso del Libano: nonostante si parli ormai da mesi dell'annientamento di , la leadership di , proprio alla vigilia di possibili accordi, sta puntando a bombardare nuovamente il Paese nel tentativo di eliminare gli ultimi miliziani e distruggere definitivamente l'organizzazione.

Oggi, l'impossibilità di ottenere un successo rapido costringe l'amministrazione americana e i suoi alleati a fare i conti con la resilienza iraniana, trasformando quella che doveva essere una dimostrazione di forza in un vicolo cieco diplomatico e militare che ridefinisce gli equilibri di potere nel Medio Oriente.

20/05/2026

Molti utenti si stanno chiedendo se queste immagini sono quelle della Repubblica di Salò tra il 1943 e 1945.
La risposta è no. Si tratta del moderno e democratico Stato di Israele.

Verrebbe da dire solo governo imbarazzante. In un Paese che fatica a garantire i diritti minimi ai cittadini comuni, la ...
27/04/2026

Verrebbe da dire solo governo imbarazzante. In un Paese che fatica a garantire i diritti minimi ai cittadini comuni, la notizia della grazia concessa a Nicole  arriva come uno schiaffo in pieno volto a chiunque creda ancora nello Stato di Diritto.

Mentre le carceri italiane esplodono e migliaia di detenuti senza "nomi illustri" scontano pene per reati minori senza speranza di clemenza, per l'ex consigliera regionale si spalancano le porte della libertà definitiva. Il parla di "motivi umanitari". Benissimo. Ma da oggi, lo Stato userà lo stesso metro di giudizio per ogni genitore, figlio o parente in difficoltà che popola le nostre carceri? O la "misericordia" istituzionale è un lusso riservato a chi ha occupato le poltrone del potere?

Cancellate in un colpo solo le condanne per il caso  bis e per peculato. Soldi pubblici e dignità delle istituzioni calpestati, eppure tutto finisce con un colpo di spugna presidenziale in pieno stile Berlusconiano.

Questa non è solo una questione legale, è una questione di etica pubblica. Che messaggio stiamo dando ai giovani? Che si può abusare del proprio ruolo pubblico, lucrare sulle istituzioni e poi cavarsela grazie a una firma "per ragioni umanitarie"?

La sensazione è amara: la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è decisamente più "elastica". Oggi la Giustizia italiana ha perso un altro pezzo di credibilità.

26/04/2026

È un momento di profonda tensione quello che sta scuotendo l'opinione pubblica dopo gli spari avvertiti durante l'evento di Donald . Le immagini che circolano mostrano attimi di estrema concitazione, con la sicurezza che è intervenuta immediatamente per proteggere il Presidente e metterlo al sicuro lontano dal palco. Sebbene la violenza non sia mai una risposta accettabile, molti osservatori sottolineano come l'episodio odierno non possa essere isolato dal clima di estrema polarizzazione che ha caratterizzato la politica americana negli ultimi anni.
Una parte della critica evidenzia come lo stesso Trump abbia spesso utilizzato un linguaggio incendiario e aggressivo nei confronti dei suoi avversari e delle istituzioni, contribuendo a un'escalation verbale che rischia di trasformare il dissenso in scontro fisico. In questo contesto, l'attacco viene letto da alcuni non solo come un atto criminale isolato, ma anche come il sintomo drammatico di una retorica del "muro contro muro" che sta logorando le basi della democrazia. C’è chi rimprovera al Presidente di non aver mai realmente cercato di abbassare i toni, alimentando invece un senso di divisione che oggi sembra aver raggiunto un punto di non ritorno, rendendo sempre più difficile un dialogo civile basato sul rispetto reciproco.
Mentre la solidarietà umana per l'accaduto resta doverosa, il dibattito si sposta sulla responsabilità dei leader nel gestire il peso delle proprie parole e sulle conseguenze che queste possono avere sulla stabilità sociale del Paese.

Sentirsi liberi di manifestare la propria diffidenza verso qualcosa che limita in diverse forme la nostra libertà, è for...
25/04/2026

Sentirsi liberi di manifestare la propria diffidenza verso qualcosa che limita in diverse forme la nostra libertà, è forse l’aspetto più importante che il ci ha donato. La Festa della è l’occasione per ritrovare e rivendicare la propria appartenenza - nel bene e nel male - alla nostra amata .
Non si tratta di un momento in cui bisogna strumentalizzare e distorcere il significato dell’evento che stiamo festeggiando oggi. Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, la Festa dell’Italia libera e democratica, l’occasione per trasmettere ai più giovani l’impegno civile e l’amore per la libertà che ha portato tanta gente ad unirsi alla resistenza contro il nazifascismo e contro un regime che con la libertà non ha mai avuto niente a che fare.



Buon 25 Aprile!

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