21/09/2026
Il Presuntuoso della settimana è il ministro degli Esteri Antonio Tajani
Di Kevin Gerry Cafà
Voglio essere onesto con voi e andrò dritto al punto senza tracciare nessuna iperbole. Per me Antonio Tajani è un poveretto. Il dibattito pubblico sulla violenza di genere e sulla sicurezza urbana torna periodicamente al centro dell'attenzione politica, ma spesso le parole pronunciate dalle istituzioni finiscono per spostare il focus dai veri nodi del problema. Quando un esponente di primo piano del Governo come il Ministro degli Esteri Antonio , interviene sul tema richiamando le donne alla cautela o dispensando consigli sul modo di vestire e sull'opportunità di indossare determinate gonne, si innesca una reazione critica inevitabile e profonda. Il nodo centrale della contestazione risiede nella potenziale inversione di responsabilità che messaggi di questo tipo rischiano di veicolare: focalizzare l'attenzione sul comportamento della vittima significa, anche inavvertitamente, alimentare una narrazione in cui la libertà personale viene condizionata dalla minaccia dell'aggressione.
Da una figura istituzionale ci si aspetta un discorso pubblico pienamente orientato alla ferma condanna dei carnefici, all'efficacia della prevenzione, alla certezza della pena e all'educazione al rispetto culturale e sociale. Quando invece la comunicazione politica scivola in suggerimenti di prudenza abbigliativa, l'effetto percepito da un'ampia parte dell'opinione pubblica e delle associazioni per i diritti è quello di un paternalismo superato, che anziché tutelare l'autonomia femminile ne restringe implicitamente i confini. Sebbene da parte del Ministro e dei suoi collaboratori siano giunti chiarimenti volti a ribadire l'intento meramente pratico delle raccomandazioni e il costante impegno del Governo contro la violenza di genere, resta il fatto che le parole delle istituzioni possiedono un valore simbolico enorme.