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Fallimento Made in USADi Kevin Gerry CafaLa strategia geopolitica mossa dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti del...
25/05/2026

Fallimento Made in USA

Di Kevin Gerry Cafa

La strategia geopolitica mossa dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti dell'Iran si sta rivelando un evidente fallimento strategico, figlio di un profondo errore di valutazione iniziale. Washington e Tel Aviv
hanno agito convinti di poter isolare o piegare in tempi brevi, sottovalutando la complessità di uno Stato dotato di una tradizione diplomatica estremamente raffinata e di un solido radicamento amministrativo e istituzionale. Pensavano di trovarsi di fronte a un sistema fragile e facilmente vulnerabile, ma la realtà dei fatti ha costretto gli Stati Uniti a rivedere radicalmente i propri piani, spingendoli a scendere a patti e a negoziare con una realtà che non sono riusciti a scardinare. Tra gli errori degli americani sicuramente il fatto di aver sottovalutato l'importanza dello Stretto di per il mondo.

Parallelamente, la condotta di Israele ha esacerbato la situazione attraverso l'apertura simultanea di molteplici fronti di guerra negli ultimi anni; un attivismo militare che, tuttavia, non ha portato alla risoluzione definitiva di nessuno dei conflitti innescati, traducendosi in un logoramento strategico senza reali vittorie risolutive. Emblematico è il caso del Libano: nonostante si parli ormai da mesi dell'annientamento di , la leadership di , proprio alla vigilia di possibili accordi, sta puntando a bombardare nuovamente il Paese nel tentativo di eliminare gli ultimi miliziani e distruggere definitivamente l'organizzazione.

Oggi, l'impossibilità di ottenere un successo rapido costringe l'amministrazione americana e i suoi alleati a fare i conti con la resilienza iraniana, trasformando quella che doveva essere una dimostrazione di forza in un vicolo cieco diplomatico e militare che ridefinisce gli equilibri di potere nel Medio Oriente.

20/05/2026

Molti utenti si stanno chiedendo se queste immagini sono quelle della Repubblica di Salò tra il 1943 e 1945.
La risposta è no. Si tratta del moderno e democratico Stato di Israele.

Verrebbe da dire solo governo imbarazzante. In un Paese che fatica a garantire i diritti minimi ai cittadini comuni, la ...
27/04/2026

Verrebbe da dire solo governo imbarazzante. In un Paese che fatica a garantire i diritti minimi ai cittadini comuni, la notizia della grazia concessa a Nicole  arriva come uno schiaffo in pieno volto a chiunque creda ancora nello Stato di Diritto.

Mentre le carceri italiane esplodono e migliaia di detenuti senza "nomi illustri" scontano pene per reati minori senza speranza di clemenza, per l'ex consigliera regionale si spalancano le porte della libertà definitiva. Il parla di "motivi umanitari". Benissimo. Ma da oggi, lo Stato userà lo stesso metro di giudizio per ogni genitore, figlio o parente in difficoltà che popola le nostre carceri? O la "misericordia" istituzionale è un lusso riservato a chi ha occupato le poltrone del potere?

Cancellate in un colpo solo le condanne per il caso  bis e per peculato. Soldi pubblici e dignità delle istituzioni calpestati, eppure tutto finisce con un colpo di spugna presidenziale in pieno stile Berlusconiano.

Questa non è solo una questione legale, è una questione di etica pubblica. Che messaggio stiamo dando ai giovani? Che si può abusare del proprio ruolo pubblico, lucrare sulle istituzioni e poi cavarsela grazie a una firma "per ragioni umanitarie"?

La sensazione è amara: la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è decisamente più "elastica". Oggi la Giustizia italiana ha perso un altro pezzo di credibilità.

26/04/2026

È un momento di profonda tensione quello che sta scuotendo l'opinione pubblica dopo gli spari avvertiti durante l'evento di Donald . Le immagini che circolano mostrano attimi di estrema concitazione, con la sicurezza che è intervenuta immediatamente per proteggere il Presidente e metterlo al sicuro lontano dal palco. Sebbene la violenza non sia mai una risposta accettabile, molti osservatori sottolineano come l'episodio odierno non possa essere isolato dal clima di estrema polarizzazione che ha caratterizzato la politica americana negli ultimi anni.
Una parte della critica evidenzia come lo stesso Trump abbia spesso utilizzato un linguaggio incendiario e aggressivo nei confronti dei suoi avversari e delle istituzioni, contribuendo a un'escalation verbale che rischia di trasformare il dissenso in scontro fisico. In questo contesto, l'attacco viene letto da alcuni non solo come un atto criminale isolato, ma anche come il sintomo drammatico di una retorica del "muro contro muro" che sta logorando le basi della democrazia. C’è chi rimprovera al Presidente di non aver mai realmente cercato di abbassare i toni, alimentando invece un senso di divisione che oggi sembra aver raggiunto un punto di non ritorno, rendendo sempre più difficile un dialogo civile basato sul rispetto reciproco.
Mentre la solidarietà umana per l'accaduto resta doverosa, il dibattito si sposta sulla responsabilità dei leader nel gestire il peso delle proprie parole e sulle conseguenze che queste possono avere sulla stabilità sociale del Paese.

Sentirsi liberi di manifestare la propria diffidenza verso qualcosa che limita in diverse forme la nostra libertà, è for...
25/04/2026

Sentirsi liberi di manifestare la propria diffidenza verso qualcosa che limita in diverse forme la nostra libertà, è forse l’aspetto più importante che il ci ha donato. La Festa della è l’occasione per ritrovare e rivendicare la propria appartenenza - nel bene e nel male - alla nostra amata .
Non si tratta di un momento in cui bisogna strumentalizzare e distorcere il significato dell’evento che stiamo festeggiando oggi. Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dal nazifascismo, la Festa dell’Italia libera e democratica, l’occasione per trasmettere ai più giovani l’impegno civile e l’amore per la libertà che ha portato tanta gente ad unirsi alla resistenza contro il nazifascismo e contro un regime che con la libertà non ha mai avuto niente a che fare.



Buon 25 Aprile!

Il Presuntuoso della Settimana è l'ex premier ungherese Viktor OrbánDi Kevin Gerry CafàCaro Viktor, oggi non festeggia s...
13/04/2026

Il Presuntuoso della Settimana è l'ex premier ungherese Viktor Orbán

Di Kevin Gerry Cafà

Caro Viktor,
oggi non festeggia solo , festeggia l’Europa intera. Finalmente il muro di gomma che hai eretto è crollato, trascinando con sé un decennio di deriva autoritaria, bavagli alla stampa e sistematica demolizione dei diritti. Nemmeno l’ombra lunga dell’internazionale populista è riuscita a salvare il regime: il fallimento del Vicepresidente Vance nel tentativo di legittimare o ribaltare un risultato ormai scritto dal popolo è il segno che il vento è cambiato.

Nonostante le pressioni e il sostegno ideologico da oltreoceano, la realtà dei fatti ha travolto ogni strategia di manipolazione. L’Ungheria ha dimostrato che la sovranità democratica non è in vendita, rispedendo al mittente ogni tentativo di interferenza volto a mantenere in vita un sistema autocratico ormai indifendibile. Non è solo la fine di un regime; è la dimostrazione che nessun popolo è destinato alla sottomissione eterna. È la prova che la retorica del "nemico esterno" e della paura alla lunga perde contro il desiderio primordiale di vivere in una società aperta.

Oggi l’Ungheria non è più la "pecora nera" del continente, ma un faro di speranza. Il cammino per ricostruire sarà lungo e faticoso, ma il primo passo — il più importante — è stato fatto: l'aria è tornata.

Ciao Viktor.

In molti non ci credevano ma è la realtà. Trump attacca persino Papa Leone. Il punto non è solo l'ennesima gaffe ma chie...
13/04/2026

In molti non ci credevano ma è la realtà. Trump attacca persino Papa Leone. Il punto non è solo l'ennesima gaffe ma chiederci se vogliamo davvero leader che trattano la storia dell'umanità come una sceneggiatura di serie B scritta male. La leadership richiede gravitas, studio e rispetto per ciò che è venuto prima di noi. Trasformare il Vaticano o la storia del Rinascimento in un meme per ottenere un applauso facile è, francamente, poco presidenziale. Ma Trump non ha nulla di tutto questo. Il presidente USA si è fatto moltissimi nemici negli ultimi mesi e ha aggiunto anche il Pontefice alla sua personale lista.
Sentire un leader politico che mette in discussione la fede di un Pontefice o che ne liquida i messaggi come "politici" solo perché non si allineano alla sua agenda è, onestamente, preoccupante.
La grandezza di una nazione non si misura dai muri che alza, ma dalla capacità dei suoi leader di ascoltare voci che richiamano alla responsabilità verso i più deboli. Ignorare o deridere il messaggio del Papa non è un segno di forza, ma un sintomo di una politica che ha smarrito la sua dimensione umana.

23/03/2026

Bisogna ringraziare il nostro filosofo e unico riferimento dell'area di centrodestra per la sua brillante previsione.
Avanti tutta

  e il suo governo accettano la sconfitta. Si ritorna sul programma elettorale. Scelta sacrosanta. Ma vi ricordate i vid...
23/03/2026

e il suo governo accettano la sconfitta. Si ritorna sul programma elettorale. Scelta sacrosanta. Ma vi ricordate i video dai benzinai e le promesse urlate in campagna elettorale? Il messaggio era chiaro: "Elimineremo le accise". Un impegno preciso preso con i cittadini che ogni giorno lottano con il caro vita. Eppure, la realtà che ci troviamo davanti oggi ha il sapore della beffa.
Il Governo Meloni vara un blocco delle accise che sa di manovra disperata: appena 20 giorni e in piena campagna referendaria. Venti giorni di tregua apparente in un mare di rincari che non accenna a fermarsi. Passare dal grido "taglieremo tutto" a un misero "congelamento" di meno di tre settimane non è una strategia politica, è un palliativo che insulta l'intelligenza degli elettori.

Dov’è finita quella coerenza tanto sbandierata? Un intervento di 20 giorni non sposta nulla nel bilancio delle famiglie e delle imprese, serve solo a guadagnare tempo mediatico mentre i prezzi alla p***a continuano a mordere.

Sono passate solo poche ore da quando ho lasciato il seggio elettorale. Come sempre, esercitare il diritto di voto lasci...
23/03/2026

Sono passate solo poche ore da quando ho lasciato il seggio elettorale. Come sempre, esercitare il diritto di voto lascia addosso quella sensazione di partecipazione democratica che è fondamentale difendere, ma questa volta il retrogusto è decisamente amaro. Nonostante l’importanza formale della consultazione, la sensazione è che siamo stati chiamati a esprimerci su questioni che, per quanto tecniche, non toccano minimamente il cuore pulsante della crisi che attanaglia i nostri tribunali.

Diciamocelo chiaramente: la giustizia in Italia è una macchina ingolfata, e questo referendum non è l’olio di cui ha bisogno per ripartire. Se
vogliamo davvero parlare di una riforma che cambi la vita dei cittadini e l’efficienza dello Stato, dovremmo avere il coraggio di affrontare i veri elefanti nella stanza, a partire dall’abolizione della prescrizione e dall’introduzione di un processo breve che sia degno di questo nome.

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