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Il Presuntuoso della settimana è il ministro degli Esteri Antonio TajaniDi Kevin Gerry CafàVoglio essere onesto con voi ...
21/09/2026

Il Presuntuoso della settimana è il ministro degli Esteri Antonio Tajani

Di Kevin Gerry Cafà

Voglio essere onesto con voi e andrò dritto al punto senza tracciare nessuna iperbole. Per me Antonio Tajani è un poveretto. Il dibattito pubblico sulla violenza di genere e sulla sicurezza urbana torna periodicamente al centro dell'attenzione politica, ma spesso le parole pronunciate dalle istituzioni finiscono per spostare il focus dai veri nodi del problema. Quando un esponente di primo piano del Governo come il Ministro degli Esteri Antonio , interviene sul tema richiamando le donne alla cautela o dispensando consigli sul modo di vestire e sull'opportunità di indossare determinate gonne, si innesca una reazione critica inevitabile e profonda. Il nodo centrale della contestazione risiede nella potenziale inversione di responsabilità che messaggi di questo tipo rischiano di veicolare: focalizzare l'attenzione sul comportamento della vittima significa, anche inavvertitamente, alimentare una narrazione in cui la libertà personale viene condizionata dalla minaccia dell'aggressione.

Da una figura istituzionale ci si aspetta un discorso pubblico pienamente orientato alla ferma condanna dei carnefici, all'efficacia della prevenzione, alla certezza della pena e all'educazione al rispetto culturale e sociale. Quando invece la comunicazione politica scivola in suggerimenti di prudenza abbigliativa, l'effetto percepito da un'ampia parte dell'opinione pubblica e delle associazioni per i diritti è quello di un paternalismo superato, che anziché tutelare l'autonomia femminile ne restringe implicitamente i confini. Sebbene da parte del Ministro e dei suoi collaboratori siano giunti chiarimenti volti a ribadire l'intento meramente pratico delle raccomandazioni e il costante impegno del Governo contro la violenza di genere, resta il fatto che le parole delle istituzioni possiedono un valore simbolico enorme.

Netanyahu sapeva? Non si tratta soltanto di un fallimento d'intelligence; stiamo parlando della possibilità che un leade...
09/09/2026

Netanyahu sapeva?

Non si tratta soltanto di un fallimento d'intelligence; stiamo parlando della possibilità che un leader politico abbia ignorato deliberatamente avvertimenti cruciali per salvaguardare la propria narrazione strategica.
Per mesi ci è stato raccontato che l'attacco di del 7 ottobre fosse un imprevisto imprevedibile, una crepa improvvisa nello scudo difensivo dello Stato ebraico. Ma le ricostruzioni giornalistiche e i report internazionali continuano a far emergere dettagli inquietanti sui segnali d'allarme: dalle informative dei servizi segreti egiziani fino alle soffiate diplomatiche ignorate o sottovalutate nei giorni immediatamente precedenti all'incursione. Se davvero Netanyahu era a conoscenza del livello di minaccia imminente e ha scelto di non elevare lo stato di allerta, la domanda non è più "cosa è andato storto", ma "quanto questo disastro è servito ad alimentare una precisa agenda di potere".

Un Primo Ministro da anni stretto nella morsa di procedimenti giudiziari e da una profonda crisi di consenso politico ha trovato nell'emergenza totale un motivo per compattare il paese e rimandare la resa dei conti con le proprie responsabilità. Lasciare che la tensione esponenziale deflagrasse o sottovalutarla con cinismo strategico significa aver barattato la sicurezza dei propri cittadini per la sopravvivenza politica di un regime. Se queste omissioni venissero confermate da una commissione d'inchiesta indipendente, non ci troveremmo davanti a un errore tattico, ma a una vera e propria complicità morale di Benjamin .

Se ho capito bene dovremmo farci spiegare le cause di ciò che sta accadendo in queste ore a   da un signore che consider...
31/07/2026

Se ho capito bene dovremmo farci spiegare le cause di ciò che sta accadendo in queste ore a da un signore che considera il diritto internazionale superfluo e di mestiere fa il ministro degli Esteri di un governo che spalleggia sotto traccia le politiche migratorie di Trump negli USA?

31/07/2026

La situazione al confine di rappresenta uno degli snodi più delicati della gestione migratoria europea. La sua posizione geografica rappresenta l'unico confine terrestre diretto tra l'Africa e l'Unione Europea, trasformando la città in un punto d'accesso simbolico e strategico per chi cerca di evitare le traversate in mare aperto.
In questo scenario, la scelta del governo di Pedro di avviare una regolarizzazione straordinaria per circa 500.000 migranti privi di documenti ha indubbiamente inciso sulle dinamiche dei flussi. Sebbene la misura di Madrid nasca dall'esigenza economica e demografica di far emergere la manodopera già inserita nel tessuto sociale, il suo impatto comunicativo ha varcato i confini nazionali.

Nelle reti informali e tra i trafficanti, la complessità dei requisiti burocratici sfuma, lasciando spazio alla percezione di una Spagna nettamente più aperta e pragmatica rispetto al rigore di altri Paesi europei.
Questo quadro alimenta un innegabile "effetto calamita", rendendo Ceuta il valico prioritario per chi spera di accedere a nuove opportunità.
Tuttavia, la politica di Sánchez agisce da catalizzatore all'interno di un contesto già fragile: la pressione al confine rimane infatti legata a doppio filo alle crisi strutturali nell'Africa subsahariana e al complesso equilibrio diplomatico con il Marocco, fondamentale per la gestione della sicurezza alle frontiere.

La decisione di escludere l’utilizzo delle intercettazioni nel caso   rappresenta un colpo durissimo alla trasparenza e ...
28/07/2026

La decisione di escludere l’utilizzo delle intercettazioni nel caso rappresenta un colpo durissimo alla trasparenza e al diritto dei cittadini di conoscere i meccanismi profondi del potere. Di fronte a una vicenda che tocca da vicino la gestione di informazioni delicate e la responsabilità istituzionale, la scelta di privare il percorso giudiziario di uno strumento di accertamento così fondamentale lascia profondamente disorientati.

Non si tratta solo di una questione tecnica o procedurale, ma del segnale politico e culturale che una simile decisione inevitabilmente trasmette. Quando le prove digitali e le conversazioni dirette vengono messe da parte, il rischio concreto è quello di depotenziare la ricerca della verità originaria, trasformando un caso di rilevanza pubblica in un formalismo monco. I cittadini si trovano così privati degli elementi necessari per valutare appieno la condotta di chi occupa ruoli di vertice nello Stato.

Questa scelta finisce per alimentare la percezione di un doppio standard, dove i paletti all'attività investigativa sembrano stringersi proprio quando l'indagine incrocia le stanze della politica. Rinunciare a fare piena luce attraverso le intercettazioni non tutela le istituzioni, ma al contrario ne indebolisce la credibilità, sollevando un velo di opacità che allontana ulteriormente la comunità dalla fiducia nella giustizia e nella trasparenza del potere.

L’esclusione di Andrea   dalla panchina della   a causa di una sponsorizzazione legata a dinamiche russe rappresenta l’e...
27/07/2026

L’esclusione di Andrea dalla panchina della a causa di una sponsorizzazione legata a dinamiche russe rappresenta l’ennesimo capitolo di un’ipocrisia geopolitica che ormai soffoca lo sport.
Si sceglie di punire il professionista e l’icona calcistica sull'altare di un moralismo a giorni alterni, travestito da etica istituzionale. La Federazione decide di applicare una severità inflessibile, quasi a voler dimostrare una purezza d'intenti che, alla prova dei fatti, appare drammaticamente selettiva.

Ci si domanda, infatti, con quale coraggio si tracci questa linea di demarcazione morale quando il mondo del calcio è storicamente sommerso da capitali di dubbia provenienza. E la domanda sorge spontanea, dritta e provocatoria: se al posto del marchio russo ci fosse stato lo sponsor di un sito sionista, o comunque legato a filo doppio con gli interessi di Tel Aviv, la reazione sarebbe stata la stessa? La risposta, guardando all'attuale scacchiere internazionale e al servilismo culturale dell'Occidente, è tristemente scontata. In quel caso si sarebbe probabilmente invocata la separazione tra politica e sport, o si sarebbe derubricato il tutto a una legittima partnership commerciale.

Questa disparità di trattamento dimostra che la scelta non è dettata da una reale statura morale, ma da un puro calcolo di convenienza e opportunità politica. Si preferisce sacrificare una figura del calibro di pur di allinearsi al coro del politicamente corretto, applicando due pesi e due misure che tolgono ogni credibilità alle istituzioni sportive.
Il calcio perde l'occasione di essere guidato da un campione indiscusso, piegandosi invece a un tribunale ideologico che decide, a seconda delle convenienze del momento, quali legami siano accettabili e quali invece vadano condannati senza appello.

Si può morire sotto la custodia dello Stato? Beh la storia dice che ci sono delle buone possibilità che accada. Ma tutti...
20/07/2026

Si può morire sotto la custodia dello Stato? Beh la storia dice che ci sono delle buone possibilità che accada. Ma tutti sanno che non si può perdere la vita mentre si è già immobilizzati, a terra, in manette.
La tragica morte di a non è un "incidente di percorso", ma il risultato di un sistema che troppo spesso confonde il contenimento con la brutalità.
Bloccare una persona a pancia in giù, ignorando i rischi documentati dell'asfissia posizionale e i segnali di sofferenza, non è ordine pubblico. È abuso della forza. Nel momento in cui lo Stato ti priva della libertà, ha il dovere assoluto di garantirti l'incolumità. Se non lo fa, ha fallito.
Bologna ed il Paese intero non possono restare in silenzio davanti a questa ennesima ferita. Non accetteremo la solita narrazione che colpevolizza la vittima per ripulire la divisa.

Chiediamo trasparenza immediata, indagini indipendenti e responsabilità reali. Chi indossa una divisa deve rispondere alla legge, non esserne al di sopra.

Il Presuntuoso della settimana è Mario Roggero. Di Kevin Gerry CafàCi sono storie che dividono l'opinione pubblica per g...
20/07/2026

Il Presuntuoso della settimana è Mario Roggero.

Di Kevin Gerry Cafà

Ci sono storie che dividono l'opinione pubblica per giorni, e poi ci sono vicende che mettono brutalmente a n**o la deriva culturale e morale di un Paese che rischia di scambiare la legge della giungla per un principio di civiltà. Questa settimana la corona della presunzione spetta di diritto a Mario , il gioielliere condannato a 14 anni per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo. Una sentenza che ha riaperto un dibattito mai davvero sopito, ma che in realtà rivela una dinamica molto più profonda e inquietante sul rapporto tra cittadino, rabbia e Stato di diritto.
La prima, enorme presunzione risiede nella volontà ostinata di far passare un’esecuzione sommaria per un atto di autodifesa. Nessuno nega l'impatto psicologico devastante, la paura e il trauma che un'aggressione porta con sé all'interno delle mura della propria attività. Tuttavia, la linea di demarcazione tra la protezione di sé e la vendetta privata è tracciata in modo chiaro dalla legge e dalla ragione. Inseguire delle persone all'esterno dell'ufficio o del negozio, rincorrerle per strada e sparare a bruciapelo mentre sono in piena fuga e non rappresentano più alcuna minaccia diretta o imminente per l'incolumità fisica di alcuno, scavalca del tutto il concetto di legittima difesa.
È un'azione che appartiene alla sfera del giustizialismo fai-da-te, buonissima per qualche film di Sergio Leone.

Il picco supremo dell'arroganza politica e concettuale di questo personaggio e della politica si è raggiunto con l'invocazione della grazia al Presidente della Repubblica Sergio . Pretendere che il Capo dello Stato intervenga per annullare la decisione delle Corti significa esigere che la massima carica della Repubblica metta un timbro di legittimazione presidenziale sopra una vendetta di piazza.
La giustizia non si applica con la pi***la in pugno sul marciapiede, né si cancella con la pretesa di scudi politici dall'alto. Chi rivendica il diritto di superare il monopolio statale della forza non è un martire della criminalità, ma l'emblema di un'illusione individualista e deve andare in galera.

Il Presuntuoso della settimana è il Vicepresidente americano JD VanceDi Kevin Gerry CafàMettetevi per un attimo nei pann...
22/06/2026

Il Presuntuoso della settimana è il Vicepresidente americano JD Vance

Di Kevin Gerry Cafà

Mettetevi per un attimo nei panni del Vicepresidente degli Usa e immaginate la scena. Vi caricano su un aereo di Stato, vi fate ore di volo per andare in Svizzera, convinti di stare scrivendo la Storia con la S maiuscola. Vi sedete al tavolo della diplomazia internazionale per negoziare un accordo cruciale con l'Iran, con tanto di mediazione pakistana e qatariota a fare da sfondo. Sentite già il profumo del Premio Nobel per la Pace e vi presentate ai microfoni con la faccia fiera di chi sta per cambiare il destino del Medio Oriente, dichiarando che si stanno gettando ottime fondamenta. Un lavoro da statista vero, insomma. Peccato che, mentre sudava sette camicie al tavolo delle trattative, il suo capo fosse comodamente seduto a migliaia di chilometri di distanza con lo smartphone in mano. Il tempismo, si sa, è tutto. Proprio mentre la delegazione guidata da Vance cercava faticosamente di trovare una quadra sul programma nucleare, Donald ha deciso di fare il Trump. Con un post al vetriolo sui social, il Presidente ha letteralmente minacciato di bombardare l'Iran ancora più forte se i loro proxy non si daranno una regolata, aggiungendo un gelido commento sul fatto che, con o senza accordo, l'America vince comunque.
Il risultato è stato un disastro diplomatico istantaneo, con la delegazione iraniana offesa a morte che ha abbandonato il tavolo, i negoziati piombati nel caos più totale e i mediatori pakistani costretti a fare i salti mortali per raccogliere i cocci.

Caro , pensavi davvero di essere diventato il grande mediatore globale? Pensavi che il ruolo di vice ti desse il diritto di fare la geopolitica dei grandi? La verità è che sei andato a Ginevra a fare la figura del passacarte di lusso. Ti sei presentato al mondo come il risolutore della crisi e, nel giro di un tweet, il tuo Presidente ti ha ridotto al ruolo di un poveretto a cui è stato tolto il tappeto da sotto i piedi mentre parlava.

Trump sputa su Roma: ora il governo alzi la testa Di Mauro SpinaÈ inaccettabile in qualsiasi piano logico e contro ogni ...
19/06/2026

Trump sputa su Roma: ora il governo alzi la testa

Di Mauro Spina

È inaccettabile in qualsiasi piano logico e contro ogni decoro istituzionale l'uscita disastrosa di Donald Trump sulla ex alleata Giorgia .
La premier italiana ha dimostrato pur nelle difficoltà del pantano conservatore allineato a di essere capace di distinguo. E nonostante i timidi accenni di differenza tra l'operato statunitense e Roma, viene umiliata così. Non c'è nulla, niente, di cui essere felici. La leader di Fratelli d'Italia e il suo dogma ideologico si distrugge con la dialettica, il gioco elettorale, non con la morte politica dettata da un senile, perdente, criminale Donald Trump.
Giorgia Meloni ha comunque tenuto la linea sulla politica estera, nonostante il vero penoso alleato prono a Mosca Matteo Salvini. Lui si che fa pena.
Non si vogliono risolvere le crisi interne alle destre mondiali. Ma il rispetto e l'educazione, il decoro istituzionale è il minimo indispensabile per una comunità politica.
Auspichiamoci come nazione, che il governo agisca e chieda spiegazioni immediati alla f***e uscita di Trump. A fare pena sono gli alleati di Donald, dai dittatori da quattro soldi nel Golfo, Israele in primis fino al suo compagno di merende Vladimir

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