27/12/2025
Oggi una parola sola merita spazio. «Fiducia».
La Treccani l’ha scelta per il 2026, ma a noi serve già adesso.
Qui. Ora. A chi si sente lasciato indietro, messo in pausa, dimenticato in un angolo mentre il mondo corre.
La fiducia non è una bella intenzione. È salute. Quando manca, il corpo lo sa prima della testa. Dormi peggio, sei sempre in allerta, ti ammali più spesso.
Vivere senza fiducia è come camminare con il freno tirato. Prima o poi ti fermi.
Quando invece la fiducia torna, anche solo un filo, succede qualcosa. Il respiro si fa più lento.
Il cuore smette di correre. La mente abbassa le difese. Non risolve tutto, ma ti rimette in piedi. E per chi è stato lasciato indietro, stare in piedi è già una vittoria.
Io l’ho imparato nel modo più duro.
Quando perdi persone, ruoli, certezze, inizi a dubitare di tutto. Anche di te stesso. Poi, un giorno, qualcuno resta. Una parola è mantenuta. Un gesto non tradisce. E capisci che fidarsi di nuovo non è debolezza. È coraggio.
Questa pagina è nata per questo. Per ricostruire fiducia, un passo alla volta.
Tra padri, madri, uomini, donne, figli. Nessuno escluso. Nessuno invisibile.
Se sei qui, non sei solo.
Se leggi queste righe, c’è speranza.
E se ti va, resta. Condividi. Porta qualcuno con te.
«Il meglio deve ancora avvenire». Anche per noi.