Michele Mazzeo

Michele Mazzeo Racconto lo sport e il motorsport

Russell una spiegazione al vantaggio di Antonelli l’ha trovata. E la parte interessante è che, per spiegarla, non parla ...
10/09/2026

Russell una spiegazione al vantaggio di Antonelli l’ha trovata. E la parte interessante è che, per spiegarla, non parla solo di Mercedes.

Mette nello stesso gruppo se stesso, Leclerc e Piastri. Dall'altra parte Antonelli, Hamilton e Norris. Il nodo, secondo George, è lo stile di guida. "Quest'anno io, Charles e Oscar stiamo faticando molto di più rispetto ai nostri compagni di squadra", ha detto a Madrid. Poi il passaggio chiave: "Penso che abbiamo tutti uno stile di guida piuttosto simile".

Antonelli, Hamilton e Norris sarebbero più a proprio agio con questa generazione di F1. Russell, Leclerc e Piastri stanno invece cercando di adattarsi a qualcosa che viene meno spontaneo. E qui c'è il dettaglio che rende il discorso molto più interessante del solito confronto tra compagni di squadra: Russell non usa questa teoria come alibi. Anzi.

Ammette che Kimi "sta andando meglio", che "merita di essere in testa al campionato" e che per recuperarlo serviranno anche "un po' di fortuna e delle buone performance". Perché , a suo dire, Antonelli, fin qui, un weekend davvero negativo non l'ha praticamente avuto.

Russell dice di aver capito cosa deve cambiare e di starci lavorando. Ma modificare uno stile di guida costruito in anni di automatismi è una cosa. Diventare subito veloce con quello nuovo è un'altra. Ed è forse qui che si vede davvero il vantaggio di Kimi: non solo nei punti. Anche nel modo in cui queste F1 sembrano venirgli naturali.

A Misano, domenica, tornerà in pista anche Marco Simoncelli.Non fisicamente, ovviamente. Ma basta guardare le Ducati del...
10/09/2026

A Misano, domenica, tornerà in pista anche Marco Simoncelli.

Non fisicamente, ovviamente. Ma basta guardare le Ducati del team Gresini di Alex Marquez e Fermin Aldeguer per capire subito dove vogliono andare a parare.

Il team ha preparato per il GP di San Marino una livrea speciale che riprende quella della Honda con cui il Sic corse la sua breve carriera in MotoGP. Non un richiamo vago, non due adesivi messi lì per l'occasione: un tributo vero, costruito per far tornare quella moto davanti agli occhi di tutti proprio sul circuito che oggi porta il suo nome.

La livrea è stata svelata a Misano alla presenza di Paolo Simoncelli, Carmelo e Carlos Ezpeleta, Aldo Drudi, Nadia Padovani e del team Gresini.

E forse la cosa più forte è proprio questa: sono passati quasi quindici anni, ma basta rivedere quei colori per riconoscere immediatamente la moto. E, soprattutto, chi c'era sopra.

Gresini quest'anno celebra i suoi 30 anni nel Motomondiale. Per Misano poteva inventarsi qualsiasi operazione celebrativa. Ha scelto quella più semplice da capire e probabilmente anche la più difficile da guardare senza tornare indietro con la memoria.

Domenica Alex Marquez e Aldeguer correranno così. Sul circuito Marco Simoncelli. Con Marco Simoncelli, in qualche modo, di nuovo in pista.

A Monza sembrava che il problema Ferrari fosse Hamilton contro Leclerc.Quattro giorni dopo, a Madrid, scopriamo che tra ...
10/09/2026

A Monza sembrava che il problema Ferrari fosse Hamilton contro Leclerc.

Quattro giorni dopo, a Madrid, scopriamo che tra i due piloti il caso è praticamente chiuso.

Si sono parlati faccia a faccia, da soli, hanno chiarito tutto e Charles si è anche preso la sua parte di responsabilità: "Sono andato troppo oltre". Fin qui, bene.

Il problema è che Hamilton, parlando di Fred Vasseur, ha detto un'altra cosa: "Abbiamo opinioni diverse". E qui la faccenda si fa molto più interessante.

Perché Lewis oggi ha chiarito anche un punto che secondo me era stato raccontato male: non sta chiedendo alla Ferrari di schierarsi dalla sua parte, non sta chiedendo di essere incoronato numero uno, non sta chiedendo un tappeto rosso. Sta chiedendo che la squadra funzioni meglio. Che massimizzi il proprio potenziale. Che ci siano delle regole d'ingaggio chiare. Che gestisca meglio le gare.

Insomma, per Hamilton il problema non è Charles. È quello che succede sopra Charles e sopra di lui.

Vasseur sostiene che i principi siano chiari. Hamilton continua invece a far capire che su gestione e regole la visione non è esattamente la stessa. Quindi il paradosso è questo: il famoso "caso Hamilton-Leclerc" sembra già risolto. Il caso Hamilton-Ferrari, forse, molto meno.

E quando due piloti fanno pace più velocemente di quanto il team riesca a mettersi d'accordo su quale sia il problema, qualche domanda bisogna farsela.

"Io e Charles litigavamo due o tre volte l’anno".A dirlo è Carlos Sainz. Uno che con Leclerc ha condiviso quattro stagio...
10/09/2026

"Io e Charles litigavamo due o tre volte l’anno".

A dirlo è Carlos Sainz. Uno che con Leclerc ha condiviso quattro stagioni in Ferrari e che quindi, forse, sa qualcosa più di noi su cosa significhi avere due piloti convinti di essere il numero uno nello stesso box.

E infatti la cosa interessante non è che litigassero, ma che succedeva spesso. Per strategie, duelli in pista, priorità, episodi in cui uno si sentiva favorito e l'altro penalizzato. Poi però, racconta Sainz, dopo la gara o la mattina seguente si chiamavano, chiarivano e si andava avanti. Normale amministrazione quando metti due piloti forti nella stessa squadra.

Quello che per Carlos cambia a Monza è un'altra cosa: lì, dice, senti una responsabilità maggiore. Perché una cosa è lottare. Un’altra è arrivare al punto di rischiare di toccare l'altra Ferrari davanti a tutta Monza.

Ed è qui che il discorso torna inevitabilmente a Hamilton e Leclerc. Non serve fingere che due campioni debbano andare sempre d'amore e d'accordo. Sarebbe persino sospetto. Serve sapere fin dove possono spingersi.

Ed è esattamente il punto esploso dopo Monza: Hamilton ha detto che in Mercedes esistevano regole d’ingaggio precise. In Ferrari, no.

Sainz e Leclerc litigavano due-tre volte l'anno. Normale. Quello che non dovrebbe essere normale è arrivare alla prima curva senza sapere con chiarezza cosa è consentito fare al proprio compagno e cosa invece no.

Perché le regole d'ingaggio servono proprio a questo: non a impedire a due piloti di essere rivali, ma a evitare che sia la pista a decidere, ogni volta, dove finisce la rivalità e dove comincia il danno per la squadra.

Marc Marquez ha pubblicato una foto che, a guardarla, fa ve**re voglia di fare esattamente una cosa: parlare del suo bra...
10/09/2026

Marc Marquez ha pubblicato una foto che, a guardarla, fa ve**re voglia di fare esattamente una cosa: parlare del suo braccio. E invece lui l'ha pubblicata per ottenere l'effetto opposto.

Sette operazioni, muscolatura completamente diversa tra destra e sinistra, un bicipite che secondo il suo chirurgo lavora ancora attorno al 50%. Una situazione che da mesi alimenta dubbi, domande e interpretazioni su quanto riesca davvero a guidare al limite.

Marc ha deciso di tagliare corto. Ha mostrato tutto. "Quando ci sono voci e speculazioni, essere onesti rende tutto più semplice", ha spiegato a Misano. Il senso è molto chiaro: questa è la situazione, questo è il braccio con cui corro, adesso basta.

Che poi, detta così, è quasi comica. Per smettere di far parlare del suo braccio, Marquez ha pubblicato la foto che più di tutte poteva farne parlare. Solo che il messaggio vero non era "guardate come sto". Era: "Questo è quanto. Non c'è altro da scoprire". E in fondo è anche molto Marc Marquez.

Perché mentre noi discutiamo di cicatrici, muscoli e percentuali di funzionalità, lui è tornato a vincere, ha fatto doppietta ad Aragon ed è di nuovo dentro la lotta mondiale. Con un braccio che non è quello di prima. Ma evidentemente gli basta ancora per fare parecchio male agli altri.

Nel 2019 Nicolò Bulega lasciò Valentino Rossi e la VR46 con una frase che, riletta oggi, sembra scritta apposta per ques...
09/09/2026

Nel 2019 Nicolò Bulega lasciò Valentino Rossi e la VR46 con una frase che, riletta oggi, sembra scritta apposta per questa storia: "Dovevo camminare con le mie gambe".

Sette anni dopo, quelle gambe lo riportano esattamente lì. Bulega correrà in MotoGP nel 2027 con il team VR46, tornando nella squadra da cui aveva scelto di separarsi quando aveva 19 anni. Non perché avesse litigato con Rossi, anzi: all'epoca lo definì un fratello maggiore. Semplicemente sentiva di dover uscire da quell'ambiente per capire quanto valesse davvero da solo.

E diciamo che per scoprirlo ha scelto la strada panoramica. La Moto2 non gli ha dato quello che cercava. Ha lasciato il Motomondiale, è passato alla Supersport, ha vinto il titolo, poi è arrivato in Superbike e lì è diventato uno dei piloti più forti al mondo. Ducati nel frattempo ha iniziato a utilizzarlo anche per il progetto MotoGP.

Adesso torna a Tavullia. Ma non è il classico "figliol prodigo che torna a casa". È quasi il contrario. Bulega torna da Valentino Rossi dopo aver dimostrato che andarsene gli serviva davvero. Per diventare il pilota che oggi può meritarsi la MotoGP, aveva bisogno proprio di uscire dalla VR46.

Alla fine quindi aveva ragione lui. Doveva camminare con le sue gambe. Solo che, per arrivare dove voleva, ha dovuto fare il giro più lungo.

Robin Raikkonen ha 11 anni, un cognome che a Maranello pesa più di tanti trofei e un padre che resta l'ultimo campione d...
09/09/2026

Robin Raikkonen ha 11 anni, un cognome che a Maranello pesa più di tanti trofei e un padre che resta l'ultimo campione del mondo Ferrari. Eppure il suo primo vero passo verso il futuro lo farà con Red Bull.

La cosa interessante non è tanto che il figlio di Kimi sia entrato in un'Academy rivale. È che la storia ricorda parecchio quella di un altro Kimi: Antonelli.

Anche lui, a 11 anni, era troppo giovane per il tipo di percorso che Ferrari era pronta a costruire. Mercedes invece lo prese, lo accompagnò per anni e oggi sappiamo tutti dov'è arrivato.

La coincidenza più curiosa è che Maurizio Arrivabene, pochi mesi fa, per spiegare proprio perché Ferrari non aveva preso Antonelli, fece un esempio: "Se oggi arrivasse un ragazzino fortissimo di 11 anni, come Robin Raikkonen…" Ecco. Quel ragazzino è arrivato davvero. Solo che stavolta a muoversi è stata Red Bull.

Naturalmente questo non significa che Ferrari abbia rifiutato Robin o che Robin abbia detto no a Maranello. Significa però che, ancora una volta, un talento preso prestissimo entra nella filiera di un rivale mentre Ferrari resta più prudente su certe età.

Magari Robin non arriverà mai in Formula 1. A 11 anni sarebbe ridicolo scrivere il contrario. Ma una cosa è già certa: quando uno si chiama Raikkonen e il suo percorso non comincia in Ferrari, la notizia pesa un po' di più. Soprattutto dopo aver già visto cosa è successo con Antonelli.

C'è un piccolo problema con le scadenze: prima o poi arrivano.Quattro anni fa, proprio a Monza, John Elkann disse che en...
09/09/2026

C'è un piccolo problema con le scadenze: prima o poi arrivano.

Quattro anni fa, proprio a Monza, John Elkann disse che entro il 2026 la Ferrari sarebbe tornata a vincere un Mondiale Piloti e un Mondiale Costruttori. Il 2026 è arrivato. Il Mondiale, per ora, no.

E forse è anche da qui che bisogna partire per capire perché oggi la posizione di Fred Vasseur non sembri più così intoccabile come qualche mese fa.

Attenzione: Elkann non aveva dato una deadline a Vasseur. Fred sarebbe arrivato solo pochi mesi dopo. Aveva però indicato pubblicamente l'orizzonte entro cui Ferrari sarebbe dovuta tornare dove pensa di appartenere.

Nel frattempo Vasseur ha avuto quasi quattro anni, un rinnovo pluriennale, Hamilton, una struttura tecnica ridisegnata e finalmente una monoposto nata davvero sotto la sua gestione.

Poi è arrivata Monza: Mercedes ha vinto con Antonelli partito 19°, Ferrari ha raccolto otto punti e il distacco nel Costruttori è salito a 122. E improvvisamente quella frase pronunciata da Elkann nel 2022 suona molto meno lontana.

Non sappiamo se Ferrari cambierà team principal. Non c'è una decisione presa e, al momento, nemmeno un successore già scelto. Ma sappiamo una cosa: il tempo che Ferrari stessa si era data è finito.

Ed è probabilmente questo, molto più di qualsiasi rumor su Horner o Coletta, che oggi rende il futuro di Vasseur una questione vera.

Wolff ha provato a spiegare perché Antonelli, dentro questa nuova Formula 1, a volte sembra vedere cose che gli altri ve...
09/09/2026

Wolff ha provato a spiegare perché Antonelli, dentro questa nuova Formula 1, a volte sembra vedere cose che gli altri vedono mezzo secondo dopo. E la frase più interessante è questa: "Per lui tutto va al rallentatore".

Non perché Kimi abbia scoperto qualche trucco segreto, ovviamente. Wolff parla della generazione cresciuta con simulatori sempre più evoluti, abituata fin da bambina a gestire contemporaneamente una quantità enorme di informazioni. Monoposto, GT, rally, cambi di scenario continui. Che in pista poi si ritrovano con alcune operazioni che diventano quasi automatiche e resta più "capacità mentale disponibile" per leggere quello che succede intorno.

Che detta così sembra pura teoria. Poi però guardi Monza. Antonelli parte 19°, vince e mette insieme 26 sorpassi. Ma soprattutto, come ha spiegato Mercedes dopo la gara, gestisce continuamente l'energia, decide quando utilizzare gli 0,5 MJ aggiuntivi, quando conservarli, dove preparare l’attacco, come costruire il sorpasso. Tutto mentre guida una Formula 1 a oltre 300 km/h.

E alla luce di ciò il discorso di Wolff diventa un po' meno filosofico. Perché il punto non è semplicemente che Kimi sia veloce. Il punto è quante cose riesca a fare mentre è veloce. Wolff lo ha persino paragonato a un'intelligenza artificiale che continua ad auto-migliorarsi.

Forse è un'esagerazione. Forse no. Di certo questa F1 2026, che dovrebbe complicare la vita ai piloti, sembra aver dato ad Antonelli un altro terreno su cui fare la differenza. Per gli altri tutto succede in fretta. Per lui, almeno a sentire Wolff, un po' meno.

Nel giro di poche ore Antonio Giovinazzi era già diventato praticamente titolare Ferrari a Madrid.Poi ha parlato Charles...
08/09/2026

Nel giro di poche ore Antonio Giovinazzi era già diventato praticamente titolare Ferrari a Madrid.

Poi ha parlato Charles Leclerc. "Fisicamente, è stato un bel colpo ma sto bene".

Direi che è il modo più semplice per fare un po' d'ordine dopo le voci circolate nelle ultime ore.

Il dubbio era nato soprattutto dalle parole dello stesso Leclerc subito dopo il violentissimo incidente di Monza: Charles aveva raccontato di aver avuto inizialmente problemi alla vista dall'occhio destro e di voler effettuare ulteriori controlli prima di Madrid.

Da lì si era passati rapidamente alle versioni più disparate: FP1 come test per verificare le sue condizioni, Giovinazzi preallertato e possibile sostituzione nel weekend.

Il quadro che arriva oggi dalla Ferrari è però decisamente più rassicurante: fonti interne al team fanno sapere che non ci sono preoccupazioni sulla partecipazione di Leclerc al GP di Madrid.

E adesso è arrivato anche il messaggio dello stesso Charles a togliere ulteriori dubbi: il colpo è stato forte, ma fisicamente sta bene.

Giovinazzi sarà effettivamente con Ferrari a Madrid, ma la sua presenza non sarebbe collegata alle condizioni di Leclerc: era già prevista per ragioni logistiche e per i suoi impegni tra Silverstone e il weekend di gara.

Buone notizie anche sulla SF-26: la power unit utilizzata a Monza sembra aver resistito all'impatto. I controlli continueranno fino al momento di tornare in pista.

Insomma, dopo il caos delle ultime ore, il quadro è abbastanza chiaro. A Madrid, salvo imprevisti, sulla Ferrari ci sarà Charles Leclerc.

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