25/05/2026
Come collettiva FactoryA firmiamo, condividiamo e diffondiamo questo comunicato e invitiamo a sottoscriverlo.
Napoli, Imola, Venezia, Alessandria: contro ogni prassi di violenza sessista.
Comunicato Stampa
È del 19 maggio la notizia che a Napoli sono state uccise due donne che lavoravano come s3x worker. Sono state portate in un cantiere abbandonato da un cliente. Questo, non intenzionato a pagare la somma richiesta, ha abusat0 di loro per poi togliergli la vita. Da lì Sara Tkacz e Lyuba Hlyva non sono più uscite. A inizio mese, a Imola, un’altra s3x worker è stata condotta in un seminterrato e stuprⱯta dietro minacce di morte.
Risale invece a fine 2025, a Venezia, il ricatto a due ragazze trans migranti fermate per una segnalazione di furto, da parte di un vice ispettore di polizia che ha preteso prestazioni s3ssuali in cambio di non procedere con la denuncia. Quando le due ragazze si sono rifiutate, il graduato ne ha seguita una in bagno e l'ha violentatⱯ. L'ha inoltre ricontattata nuovamente dopo il rilascio, estrapolando il suo numero dai verbali. Non sappiamo se queste sorelle siano o meno s*x worker, ma ci sembra un caso emblematico delle prassi di ricatto, che il più delle volte restano sommerse, da parte di uno stato che da una parte moralizza e vittimizza, e dall'altra si sente in diritto di abusare impunemente di chi marginalizza. Sono soprattutto le persone migranti e povere, sia trans che donne cis, a conoscere bene queste realtà striscianti, a prescindere dal fatto che scelgano o meno il lavoro s3ssuale o che si trovino in condizioni di tratta.
Le s3x worker sono Ɐmmazzate continuamente. Ad Alessandria l'autunno scorso è stata ucc1sa Brenda Romina, una lavoratrice s3ssuale peruviana transfem di 27 anni, nell'appartamento in cui lavorava, da due uomini cis. La cronaca nera misgendera, parla di prostituzione maschile e menziona altri casi analoghi in diverse regioni del nord Italia, senza aggiungere altro: solo meri dati spersonalizzanti che rafforzano il senso di stigma e impotenza.
Questi eventi sono avvenuti in luoghi tra loro distanti ma sono accomunati dalla vi0lenza, dalla prevaricazione sessista, e dalla presunzione degli uomini di poter abusⱯre; e di poterlo fare colpendo in particolare chi pratica lavoro s3ssuale, fino ad uccidere. Una presunzione coronata dalla complicità del silenzio puttⱯnofobico: nessuna indignazione collettiva. Solo trafiletti o brevi articoli in testate locali.
Vite spezzate con una brutalità che dovrebbe scuotere tuttə. E invece, quasi niente. Poche parole. Poco spazio. Ancora una volta vediamo conferma di come alcune esistenze vengano considerate meno di altre e di come la nostra empatia sia selettiva: nella vita, di fronte alla violenza e anche nella morte.
Non è la prima volta, succede ogni anno, più volte all’anno.
Solo nella città di Roma, dal 2019 al 2023 sono avvenuti un transicidio all'anno di lavoratrici s3ssuali migranti nei giardini pubblici.
Succede tutti i giorni, perché anche quando non si arriva ai casi estremi di om1cidio puttⱯnofobico la violenza che colpisce chi fa lavoro sessuale – ancor più se trans e razzializatə – non viene guardatə con gli stessi occhi, l’empatia si ritrae per lasciare spazio ad un doppio standard: come se chi lavora nel s3x work non sentisse, non soffrisse o non possa essere colpitə come tuttə le altrə.
Nell’empatia che arretra, la rabbia collettiva si placa, e – in modo assordante – tace.
Ma noi non accettiamo che vengano ricordatə solo come un fatto di cronaca di secondo ordine destinato a sparire.
Noi siamo furiosə.
Non vogliamo essere vittimizzatə. Non cerchiamo un pietismo intriso di superiorità; pretendiamo, piuttosto, che questi casi inizino a essere riconosciuti per ciò che sono: non episodi isolati.
Vogliamo che si prenda consapevolezza del fatto che questa distanza, costantemente reiterata, tra chi svolge lavoro s3ssuale e chi invece si percepisce come più “purə”, costringe molte persone a lavorare in condizioni di rischio reali e concrete.
Non basta non ucc1dere per non avere responsabilità: bisogna iniziare a chiedersi perché quelle mort1 sembrino così lontane.
Le persone s3x worker affrontano ogni giorno stigma, violenza e precarietà, dentro un sistema che le lascia senza protezione. Vengono aggred1te, stuprⱯte, criminalizzate, esposte ad abusi che troppo spesso restano invisibili. E quando vengono assⱯssinate, il silenzio che segue le cancella una seconda volta.
Che piaccia o no, il s*x work esiste.
E proprio perché esiste, chi lo esercita ha diritto a sicurezza, tutela, accesso alla salute, protezione dalla v1olenza e condizioni di vita dignitose.
Quante ancora?
Perché è questo il punto: per troppe persone queste morti vengono considerate inevitabili. Quasi se la fossero cercata. Come se morire fosse un ‘rischio del mestiere’. Il ‘prevedibile’ prezzo da pagare. È facile pensarla in questo modo, ma i pensieri 'facili' spesso celano solo pregiudizio.
La violenzⱯ contro le persone che praticano s3x work è violenza patriarcale, capitalista e coloniale.
È la violenzⱯ di cui ogni padre, figlio, fratello, amico potrebbe essere responsabile, e che la società sceglie di non vedere, come se non la riguardasse.
La violenza contro lə s3x worker è abuso della polizia che reprime, criminalizza e ci abusa!
È violenza strutturale e razzista.
Noi lə piangiamo con rabbia. Lə ricordiamo e lottiamo con rabbia.
E pretendiamo che questa rabbia diventi politica.
Per Sara.
Per Lyuba.
Per tutte quelle che non hanno avuto giustizia.
Firme
Comitato per i diritti civili delle pr******te Aps
Ombre rosse
Cooperativa Be Free
Zoccole Dure
SWIPE aps
Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer Elisa Martinez
Nodo Solidale
Conigli Bianchi
ATN Trans Napoli
FVG Pride
Santa Carne - Vicenza
CID-Casa Internazionale delle Donne Trieste
NUDM Trieste
Marciona
Euphoria Trans
MIT
Libellula Italia APS
Cagne Sciolte
Ora d'Aria Aps
NAGA ODV
Brescia chekpoint
Padova Hardcore
Ambulatorio popolare Roma Est
Nodo Solidale
Non una di meno Roma
CSOAT AURO E MARCO
Transenne.noblogs.org
Assemblea Corpi e Terra non unə di meno
Amatransvenezia.noblogs.org
Dissidente
lucha y siesta
Micc3
FactoryA
Osservatorio nazionale Femminicidi Lesbicidi Trans*cidi non una di meno