16/07/2026
Alessandra Bernocco per Liminateatri
A proposito di "Elettra 1944" di Giancarlo Nicoletti
Disponibile online e in libreria.
"C’è nel testo un’idea tragica di dannazione che non si può spoilerare ma agisce ancor prima di venir dichiarata, una condanna da cui non ci si salva se non capitolando, un’eredità di colpa che è arma a doppio taglio e interpella sulla responsabilità"
«Hanno nomi nostrani come Velia e Sergio, ma sono Clitemnestra ed Egisto, pur senza saperlo. Come se il loro destino si compiesse agli occhi del pubblico per deliberata scelta altrui. La generazione dei figli che dietro ai nomi di battaglia di Elettra, Oreste e Pilade nasconde ai loro occhi la fede partigiana e dichiara al pubblico la propria volontà.
(…) Perché ci sono dolori che gridano così forte che per farli tacere devi tramare in silenzio. Dietro ai fantasmi di Agamennone e di Ifigenia ci sono ferite che non si rimarginano, come sa Velia, la Clitemnestra di Pamela Villoresi che finirà per riavvolgere il nastro, alla fine, in uno sforzo estremo di rimozione. La ritroviamo, forse demente, o forse a far finta di esser demente, sperare di non avere sbagliato le mosse, illusa di un lieto fine a ve**re, sotto cui seppellire ogni nefandezza passata e presente».
Per Liminateatri.it, Alessandra Bernocco su “Elettra 1944”. Lo spettacolo, scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti, è stato presentato in prima nazionale al 60° Festival di Teatro di Borgio Verezzi (SV).
Le prossime date estive nel nostro articolo.
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