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È proprio attorno a queste contraddizioni che si colloca anche la contestazione di progetti immobiliari e turistici cont...
16/10/2026

È proprio attorno a queste contraddizioni che si colloca anche la contestazione di progetti immobiliari e turistici controversi, tra cui quello sulla costa meridionale albanese collegato a Jared Kushner, oggetto di opposizione e di questioni relative alla trasparenza e alla tutela ambientale.
Non si tratta di sostenere che ogni investimento sia necessariamente dannoso, né di considerare ogni trasformazione urbana una forma di abuso. Si tratta di chiedere quali regole governino queste trasformazioni, quali interessi vengano tutelati e quale spazio sia riconosciuto alle comunità coinvolte.
Quando le grandi operazioni economiche diventano il simbolo di una distanza crescente tra le possibilità dei più ricchi e quelle della popolazione, la questione smette di essere soltanto urbanistica. Diventa democratica.
Un Paese non è una vetrina da esporre al mondo. È, prima di tutto, la casa delle persone che lo abitano.
Quando la fiducia si spezza
Le accuse di corruzione, le controversie che coinvolgono esponenti politici e la percezione di una distribuzione iniqua delle opportunità hanno contribuito ad alimentare la protesta contro il governo di Edi Rama. Accuse e responsabilità specifiche devono essere valutate sulla base delle prove e degli accertamenti disponibili; ma la crisi di fiducia che attraversa una società non può essere compresa soltanto attraverso i procedimenti giudiziari o le dichiarazioni ufficiali.
La fiducia pubblica si costruisce nel tempo e può consumarsi quando i cittadini percepiscono che le regole non valgono per tutti allo stesso modo.
Quando una persona non riesce a sostenere le spese per le cure, mentre vede circolare notizie di privilegi e scandali; quando un giovane non riesce a trovare un lavoro adeguato, mentre gli viene chiesto di credere nelle opportunità del proprio Paese; quando una comunità sente di non avere voce nelle decisioni che trasformano il suo territorio, il problema non è più soltanto amministrativo.
Continua nei commenti...

🖊: Bruna Kola Mece

Politica e primarie Ma chi pensa a noi ?Campo largo, primarie e tanti nomi,dibattito pubblico,Popolo anestetizzato, affa...
12/10/2026

Politica e primarie
Ma chi pensa a noi ?

Campo largo, primarie e tanti nomi,
dibattito pubblico,

Popolo anestetizzato, affamato,
spesa cara, mese faticato.

La paura è molta, la strada è la stessa.
Schlein, Conte, Meloni
Di Vannacci non vorrei neanche parlare.

Ci prendete in giro e noi zitti dobbiamo stare,
benzina cara, ma continuiamo a pagare.

Ucraina, Palestina e Iran,
il mondo brucia, voi parlate
Basta che non si parli di patrimoniale.

Dite il vero problema è l immigrazione
È cosi che ci date la soluzione.

Ambite una guerra tra ultimi e voi da sopra
a guardare chi alla fine vi farà sedere sulla poltrona che vi aspettate.

Campo largo, primarie, confusione,
tanta paura, poca rivoluzione.

Popolo affamato, popolo anestetizzato,
Ma se si unisce deve tremare chi l’ha addormentato.

Blackpost siamo comunità

🖊 : Amro Youssef

Il riconoscimento della figura del mediatore interculturale passa anche dalla rappresentanza di chi svolge questa profes...
09/10/2026

Il riconoscimento della figura del mediatore interculturale passa anche dalla rappresentanza di chi svolge questa professione.

Il 7 ottobre abbiamo partecipato a Villa Altieri all’incontro promosso nell’ambito del Tavolo della Convivenza della Città metropolitana di Roma Capitale, dedicato al riconoscimento professionale delle mediatrici e dei mediatori interculturali.

Come BlackPost, abbiamo voluto sottolineare un aspetto fondamentale: per arrivare a un riconoscimento concreto della professione, non basta parlarne nei tavoli istituzionali. È necessario garantire una rappresentanza reale di chi lavora quotidianamente in questo settore, affinché possa partecipare attivamente ai processi decisionali che ne determinano il futuro.

Ringraziamo per il confronto e la partecipazione Tiziana Biolghini, consigliera delegata della Città metropolitana di Roma Capitale, Linda Meleo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina, Francesco Verducci, senatore del Partito Democratico, e Claudio Marotta, consigliere della Regione Lazio. Un ringraziamento anche a Selly Kane della CGIL, all’avvocata Anna Pellegrino e alla docente universitaria Esoh Elamé per i loro contributi al dibattito.

Crediamo che il dialogo tra istituzioni, politica e professionisti sia indispensabile, ma che debba tradursi in un coinvolgimento effettivo di chi opera sul campo.

Non si può decidere il futuro di una categoria senza ascoltare e coinvolgere direttamente le persone che ne fanno parte.

Il riconoscimento professionale deve partire anche dalla voce di chi questa professione la vive ogni giorno.

Blackpost siamo comunità!

La libertà delle donne ma solo quando convieneDi Amro Youssef BlackPost siamo comunità !
21/09/2026

La libertà delle donne ma solo quando conviene

Di Amro Youssef

BlackPost siamo comunità !

01/09/2026

Io odio gli indifferenti

Lo diceva Gramsci, e io credo che, davanti a ciò che accade nella società e nella politica al giorno d’oggi, non possiamo permetterci il lusso dell’indifferenza.

Di .youssef.12

Blackpost siamo comunità !

06/08/2026

Se si parla di , è giusto che a parlarne siano anche le persone che la vivono ogni giorno.
In questo video, Simohamed Kaabour risponde al Ministro Giuseppe dopo le sue dichiarazioni sul tema dell’integrazione, affrontando questioni centrali come il limite del 30% di studenti con background migratorio nelle classi, il plurilinguismo, la legge e la condizione di tanti italiani senza cittadinanza.
Nel suo intervento lancia anche un invito al confronto: se il Governo vuole aprire una discussione sull’integrazione, è necessario coinvolgere chi può portare esperienza, proposte e competenze.

Noi di BlackPost crediamo che il dibattito pubblico debba includere le voci delle nuove generazioni con background migratorio, non solo quando si parla di loro, ma soprattutto con loro.

🎥 Il video completo è disponibile sul profilo di .

Crisi umanitaria o “Europa sotto attacco”?🖊 Di: ⠀ Blackpost siamo comunità !
01/08/2026

Crisi umanitaria o “Europa sotto attacco”?

🖊 Di: ⠀

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Il mondiale ci ha lasciato questo ricordo e una grande speranza. E a voi cosa ha lasciato?Blackpost siamo comunità!
25/07/2026

Il mondiale ci ha lasciato questo ricordo e una grande speranza.
E a voi cosa ha lasciato?

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Chi merita di essere pianto?Quando Mario   inseguì uomini in fuga, sparò e ne uccise due, settori della destra si affret...
22/07/2026

Chi merita di essere pianto?

Quando Mario inseguì uomini in fuga, sparò e ne uccise due, settori della destra si affrettarono a offrirgli comprensione e clemenza. La condanna divenne carburante elettorale e la sua figura fu avvolta nella retorica della “brava gente”.

Quando Abderrahim Fakir morì a Bologna, immobilizzato durante un intervento di polizia, la reazione fu opposta. Nel video chiede aiuto prima di perdere conoscenza e non nascono campagne di perdono e omaggi pubblici. Emergono sospetti sulla vittima, giustificazioni per l’uso della forza e il consueto silenzio di chi chiama ordine la sofferenza altrui.

Questa differenza, però, rivela come il capitalismo organizzi non soltanto la ricchezza, ma anche la compassione. Il proprietario armato viene individualizzato e è quello che “ha paura, una famiglia, un’angoscia e una biografia”. L’immigrato caduto sull’asfalto viene ridotto a una categoria, perché è “straniero, una minaccia, un problema”. Questo perché la violenza privata, quando invoca la difesa della proprietà, è romanticizzata, ma la violenza dello Stato, quando colpisce corpi razzializzati e precari, viene trattata come ordinaria amministrazione.

Non si tratta di cancellare le differenze giuridiche tra i casi. Si tratta di chiedersi perché l’umanità venga distribuita in modo tanto diseguale. Chi merita una seconda possibilità? Chi merita il lutto? Chi può essere ricordato come persona?

Finché classe, origine e proprietà determineranno queste risposte, la giustizia continuerà a essere cieca soltanto davanti ai potenti e crudelmente vigile verso i vulnerabili. Il problema non è la mancanza di compassione, ma è la sua distribuzione di classe. E una società che decide chi può essere pianto ha già confessato da che parte sta.

È intollerabile che Abderrahim Fakir sia morto durante un intervento di polizia. Il fatto che ciò sia avvenuto proprio m...
20/07/2026

È intollerabile che Abderrahim Fakir sia morto durante un intervento di polizia. Il fatto che ciò sia avvenuto proprio mentre l’Italia ricorda i 25 anni dal G8 di Genova rende questa morte ancora più grave e inquietante, perché ci costringe a interrogarci su quanto poco sia cambiato nel rapporto tra violenza di Stato, responsabilità e impunità.

25 anni dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, i pestaggi alla scuola Diaz e le torture, siamo nuovamente costretti a guardare le immagini di un uomo inerme, immobilizzato a pancia in giù, che chiede aiuto, dice di non farcela più e infine smette di reagire. Come George Floyd.

Se Fakir era disorientato, intossicato, in sofferenza psichica o fisicamente debilitato (ipotesi che devono ancora essere verificate) ciò non riduceva il dovere di protezione degli agenti. Lo aumentava. Una persona in crisi può non comprendere gli ordini, comportarsi in modo disorganizzato, entrare nel panico, non percepire i propri limiti e avere difficoltà respiratorie. Tutto questo richiede meno brutalità, non di più. Richiede prudenza nella contenzione e assistenza medica immediata.

Quando qualcuno scrive “era un drogato”, non sta spiegando la morte. Sta dicendo che quell’uomo forse non meritava di tornare vivo a casa. Che la sua vita valeva meno perché non corrispondeva al modello della “vittima perfetta”. Anche chi ha commesso un reato deve essere fermato, assistito e portato davanti alla giustizia. La polizia non ha il diritto di trasformare un intervento in una pena e tanto meno in una condanna a morte eseguita prima di qualsiasi processo.

Blackpost siamo comunità !

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