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Il riconoscimento della figura del mediatore interculturale passa anche dalla rappresentanza di chi svolge questa profes...
09/10/2026

Il riconoscimento della figura del mediatore interculturale passa anche dalla rappresentanza di chi svolge questa professione.

Il 7 ottobre abbiamo partecipato a Villa Altieri all’incontro promosso nell’ambito del Tavolo della Convivenza della Città metropolitana di Roma Capitale, dedicato al riconoscimento professionale delle mediatrici e dei mediatori interculturali.

Come BlackPost, abbiamo voluto sottolineare un aspetto fondamentale: per arrivare a un riconoscimento concreto della professione, non basta parlarne nei tavoli istituzionali. È necessario garantire una rappresentanza reale di chi lavora quotidianamente in questo settore, affinché possa partecipare attivamente ai processi decisionali che ne determinano il futuro.

Ringraziamo per il confronto e la partecipazione Tiziana Biolghini, consigliera delegata della Città metropolitana di Roma Capitale, Linda Meleo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina, Francesco Verducci, senatore del Partito Democratico, e Claudio Marotta, consigliere della Regione Lazio. Un ringraziamento anche a Selly Kane della CGIL, all’avvocata Anna Pellegrino e alla docente universitaria Esoh Elamé per i loro contributi al dibattito.

Crediamo che il dialogo tra istituzioni, politica e professionisti sia indispensabile, ma che debba tradursi in un coinvolgimento effettivo di chi opera sul campo.

Non si può decidere il futuro di una categoria senza ascoltare e coinvolgere direttamente le persone che ne fanno parte.

Il riconoscimento professionale deve partire anche dalla voce di chi questa professione la vive ogni giorno.

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La libertà delle donne ma solo quando convieneDi Amro Youssef BlackPost siamo comunità !
21/09/2026

La libertà delle donne ma solo quando conviene

Di Amro Youssef

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01/09/2026

Io odio gli indifferenti

Lo diceva Gramsci, e io credo che, davanti a ciò che accade nella società e nella politica al giorno d’oggi, non possiamo permetterci il lusso dell’indifferenza.

Di .youssef.12

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06/08/2026

Se si parla di , è giusto che a parlarne siano anche le persone che la vivono ogni giorno.
In questo video, Simohamed Kaabour risponde al Ministro Giuseppe dopo le sue dichiarazioni sul tema dell’integrazione, affrontando questioni centrali come il limite del 30% di studenti con background migratorio nelle classi, il plurilinguismo, la legge e la condizione di tanti italiani senza cittadinanza.
Nel suo intervento lancia anche un invito al confronto: se il Governo vuole aprire una discussione sull’integrazione, è necessario coinvolgere chi può portare esperienza, proposte e competenze.

Noi di BlackPost crediamo che il dibattito pubblico debba includere le voci delle nuove generazioni con background migratorio, non solo quando si parla di loro, ma soprattutto con loro.

🎥 Il video completo è disponibile sul profilo di .

Crisi umanitaria o “Europa sotto attacco”?🖊 Di: ⠀ Blackpost siamo comunità !
01/08/2026

Crisi umanitaria o “Europa sotto attacco”?

🖊 Di: ⠀

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Il mondiale ci ha lasciato questo ricordo e una grande speranza. E a voi cosa ha lasciato?Blackpost siamo comunità!
25/07/2026

Il mondiale ci ha lasciato questo ricordo e una grande speranza.
E a voi cosa ha lasciato?

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Chi merita di essere pianto?Quando Mario   inseguì uomini in fuga, sparò e ne uccise due, settori della destra si affret...
22/07/2026

Chi merita di essere pianto?

Quando Mario inseguì uomini in fuga, sparò e ne uccise due, settori della destra si affrettarono a offrirgli comprensione e clemenza. La condanna divenne carburante elettorale e la sua figura fu avvolta nella retorica della “brava gente”.

Quando Abderrahim Fakir morì a Bologna, immobilizzato durante un intervento di polizia, la reazione fu opposta. Nel video chiede aiuto prima di perdere conoscenza e non nascono campagne di perdono e omaggi pubblici. Emergono sospetti sulla vittima, giustificazioni per l’uso della forza e il consueto silenzio di chi chiama ordine la sofferenza altrui.

Questa differenza, però, rivela come il capitalismo organizzi non soltanto la ricchezza, ma anche la compassione. Il proprietario armato viene individualizzato e è quello che “ha paura, una famiglia, un’angoscia e una biografia”. L’immigrato caduto sull’asfalto viene ridotto a una categoria, perché è “straniero, una minaccia, un problema”. Questo perché la violenza privata, quando invoca la difesa della proprietà, è romanticizzata, ma la violenza dello Stato, quando colpisce corpi razzializzati e precari, viene trattata come ordinaria amministrazione.

Non si tratta di cancellare le differenze giuridiche tra i casi. Si tratta di chiedersi perché l’umanità venga distribuita in modo tanto diseguale. Chi merita una seconda possibilità? Chi merita il lutto? Chi può essere ricordato come persona?

Finché classe, origine e proprietà determineranno queste risposte, la giustizia continuerà a essere cieca soltanto davanti ai potenti e crudelmente vigile verso i vulnerabili. Il problema non è la mancanza di compassione, ma è la sua distribuzione di classe. E una società che decide chi può essere pianto ha già confessato da che parte sta.

È intollerabile che Abderrahim Fakir sia morto durante un intervento di polizia. Il fatto che ciò sia avvenuto proprio m...
20/07/2026

È intollerabile che Abderrahim Fakir sia morto durante un intervento di polizia. Il fatto che ciò sia avvenuto proprio mentre l’Italia ricorda i 25 anni dal G8 di Genova rende questa morte ancora più grave e inquietante, perché ci costringe a interrogarci su quanto poco sia cambiato nel rapporto tra violenza di Stato, responsabilità e impunità.

25 anni dopo l’uccisione di Carlo Giuliani, i pestaggi alla scuola Diaz e le torture, siamo nuovamente costretti a guardare le immagini di un uomo inerme, immobilizzato a pancia in giù, che chiede aiuto, dice di non farcela più e infine smette di reagire. Come George Floyd.

Se Fakir era disorientato, intossicato, in sofferenza psichica o fisicamente debilitato (ipotesi che devono ancora essere verificate) ciò non riduceva il dovere di protezione degli agenti. Lo aumentava. Una persona in crisi può non comprendere gli ordini, comportarsi in modo disorganizzato, entrare nel panico, non percepire i propri limiti e avere difficoltà respiratorie. Tutto questo richiede meno brutalità, non di più. Richiede prudenza nella contenzione e assistenza medica immediata.

Quando qualcuno scrive “era un drogato”, non sta spiegando la morte. Sta dicendo che quell’uomo forse non meritava di tornare vivo a casa. Che la sua vita valeva meno perché non corrispondeva al modello della “vittima perfetta”. Anche chi ha commesso un reato deve essere fermato, assistito e portato davanti alla giustizia. La polizia non ha il diritto di trasformare un intervento in una pena e tanto meno in una condanna a morte eseguita prima di qualsiasi processo.

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Le donne della destra subiscono anche loro il patriarcato che contribuiscono a legittimare.La destra promette alle donne...
07/07/2026

Le donne della destra subiscono anche loro il patriarcato che contribuiscono a legittimare.

La destra promette alle donne un posto d’onore a condizione che accettino la gerarchia e si sottomettano alla famiglia tradizionale, alla “mascolinità forte” (qualunque cosa significhi davvero), all’autorità patriarcale, alla subordinazione al capo, alla difesa della nazione come casa comandata dagli uomini. Tuttavia, quando una donna di destra arriva al potere, questa promessa di “protezione” si rivela fragile e, davanti al leader maschile, lei resta esposta al declassamento misogino.
Questo tipo di attacco funziona la donna smette di essere trattata come dirigente politica e viene rappresentata come figura emotiva, bisognosa, seduttiva, ridicola o sconveniente. La sua autorità viene spostata dentro una scena intima e il suo potere viene diminuito dall’inquadramento patriarcale.
La destra falso-nazionalista e collaborazionista fa questo con ancora più cinismo. Parla di sovranità, popolo, tradizione e patria, ma si inginocchia davanti all’imperialismo e al capo straniero. Senza dignità, si sottomette più volte a un progetto in cui la vergogna politica diventa anche vergogna individuale. Quando una donna di questa destra prova a occupare spazio tra questi uomini, scopre che il loro “nazionalismo” non è sovranità di un popolo, ma culto della forza, del comando, del patriarca, del proprietario, del leader maschile che umilia ed esige riverenza.
Meloni, in questo tipo di scena, appare come simbolo di una contraddizione profonda, perché è una donna che governa dentro un campo politico che celebra la famiglia patriarcale, l’autorità maschile e la guerra culturale contro il femminismo, e allo stesso tempo ne subisce gli effetti.
Non è una novità. Nel 2016, quando Meloni era incinta e valutava la candidatura a sindaca di Roma, Berlusconi dichiarò che “una madre non può dedicarsi a un lavoro terribile” come amministrare la capitale italiana. Poco prima, anche Guido Bertolaso aveva detto che Meloni avrebbe dovuto “fare la mamma”…

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Il vostro voto vale tantissimo. È uno degli strumenti più importanti che avete. Non sprecatelo dietro slogan costruiti p...
06/07/2026

Il vostro voto vale tantissimo.

È uno degli strumenti più importanti che avete. Non sprecatelo dietro slogan costruiti per dividere le persone o creare paura.

Pretendete competenza, pretendete soluzioni, pretendete una politica che parli del futuro del Paese.

Perché l'Italia non si migliora giudicando le persone per il loro nome, la loro religione o le loro origini.

Si migliora non avendo paura del cambiamento, ma abbracciando il progresso iimminente.

🖊: .youssef.12

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