29/05/2026
NOVITÀ 👣
Il recupero degli oggetti – reperti – è un’azione significativa, in grado di restituire indirettamente un passato più o meno lontano nel tempo. Dopo averli riportati alla luce, l’archeologo deve identificarli, classificarli, datarli, individuare l’area di produzione e, quando è possibile, la bottega dell’artista o dell’artigiano che li ha prodotti. Vanno anche valutati sotto il profilo estetico, quando l’archeologia si fa storia dell’arte. A questo punto è tutto? Non ne sono sicuro: andrebbe recuperata l’umanità degli uomini e delle donne che hanno realizzato, o utilizzato, quegli oggetti riportati alla luce. C’è infine un altro aspetto, poco considerato nel lavoro dell’archeologo e dagli archeologi stessi: il ruolo di ponte svolto tra il passato e il presente e, in una certa misura, il futuro. Ritengo che il fascino segreto dell’archeologia risieda in questo o, almeno, anche in questo.
«Un viaggio letterario in Etruria e nell’Italia antica» di Giuseppe M. Della Fina, che si compone di oltre quaranta racconti tra letteratura e archeologia, restituisce il tentativo di portare avanti scavi e ricerche facendone quasi delle pagine di un romanzo o di un diario, alla ricerca non tanto di reperti o di indicazioni nuove rispetto a cronologie e attribuzioni, ma di elementi per comprendere meglio il significato profondo di un’opera e il valore che può continuare ad avere nel nostro tempo.
Passato e presente si annodano nelle pagine di questo libro attraverso i viaggi svolti nell’antica Etruria; l’incontro con i responsabili delle ricerche archeologiche in corso; o ancora, il dialogo indiretto con alcuni protagonisti della ricerca archeologica otto e novecentesca, ma anche della letteratura del secolo scorso (Bassani, Camilleri, Ungaretti e Yourcenar, tra gli altri).
Un contemporaneo Grand Tour attraverso luoghi, oggetti, itinerari e testimonianze, antiche e moderne.
Da oggi in libreria, nella nostra collana «Sguardi»!
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