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Fondamentale notizia trasmessa dai giornali on line, PER SALVARE L'ITALIA IL POSTO SICURO. MA NON A SIRACUSAFinalmente u...
26/09/2026

Fondamentale notizia trasmessa dai giornali on line, PER SALVARE L'ITALIA
IL POSTO SICURO. MA NON A SIRACUSA

Finalmente una notizia di quelle che cambiano la vita a una città. Il nostro sindaco Francesco Italia è andato a presentare il libro di Carlo Calenda, suo leader di partito e, a quanto pare, anche possibile sponsor di una futura carriera politica nazionale. Una notizia talmente importante che alcuni giornali online hanno sentito il dovere di dedicarle spazio, fotografie e resoconti. Perché mica capita tutti i giorni di avere un sindaco che accompagna il capo del proprio partito nella presentazione del suo libro.

E poi c'è il dettaglio più interessante: il futuro. Pare infatti che per Francesco si possa aprire una nuova stagione politica. Magari un collegio, magari una candidatura, magari quel famoso “posto sicuro” che nella politica italiana è diventato quasi una categoria dello spirito. C'è solo un piccolo problema: il posto sicuro, evidentemente, sarebbe meglio trovarlo lontano da Siracusa.

Perché candidarsi nella città amministrata per due mandati sarebbe un'altra cosa. Lì non ci sarebbero soltanto il capo partito, le fotografie, gli amici, i comunicati, l'accoglienza istituzionale e il buffet. Lì ci sarebbero anche gli elettori. E gli elettori hanno la fastidiosa abitudine di ricordare: strade, parcheggi, trasporti, illuminazione, periferie, Ortigia, promesse e risultati. Insomma, tutte quelle cose che rendono complicata una candidatura nel luogo in cui hai governato.

Molto più comodo cercare un collegio altrove. E allora grazie ai giornali online che ci hanno regalato questo fondamentale contributo alla conoscenza della politica siracusana. Adesso sappiamo che il sindaco può accompagnare il proprio leader, presentare il suo libro, mettere a disposizione la città e garantire anche la necessaria accoglienza istituzionale. E soprattutto sappiamo che, quando si cerca un “posto sicuro”, forse è meglio non cercarlo proprio dove hai governato.

Figuratevi se si candida a Siracusa.

Ma tranquilli: questa non è propaganda. È informazione.
A gettoni, naturalmente.

SIRACUSA, LA PARTITA DEL SINDACO COMINCIA DALLE REGIONALIPrima le Regionali, poi le Comunali. Ma a Siracusa le due parti...
24/09/2026

SIRACUSA, LA PARTITA DEL SINDACO COMINCIA DALLE REGIONALI

Prima le Regionali, poi le Comunali. Ma a Siracusa le due partite potrebbero essere molto più intrecciate di quanto sembri.

Carta avrà bisogno di Vinciullo alle Regionali? E poi Vinciullo avrà bisogno di Carta per Palazzo Vermexio? Gennuso quanto peserà nella scelta del futuro candidato sindaco? Lega e DC troveranno un'intesa? Pippo Gianni entrerà nella partita? Nel PD c'è Milazzo, mentre il rapporto con il M5S resta tutto da capire. E Controcorrente: Gilistro all'Ars o candidato sindaco? E Mangiafico?

E poi c'è Fratelli d'Italia con i Cannata: Rossana resterà sindaca di Avola o tornerà a guardare all'Ars? E Luca Cannata quale ruolo giocherà nelle due partite?

Io provo a mettere insieme nomi, alleanze e soprattutto gli incastri. Perché forse il prossimo sindaco di Siracusa cominceremo a capirlo già dalle prossime Regionali.

👉 Il toto-sindaco? No. Provo a raccontare come potrebbe nascere.
www.umbertoguidi.it

Io partirei da una considerazione: a Siracusa le prossime elezioni regionali potrebbero essere il primo atto della partita per Palazzo Vermexio. Prima si vota per l’Ars, poi si voterà per il Comune, e le due competizioni potrebbero inevitabilmente intrecciarsi. Chi sarà candidato alle Comunali a...

Siracusa, la provincia con le famiglie più indebitate d’Italia8.437 euro di esposizione media per famiglia nei confronti...
21/09/2026

Siracusa, la provincia con le famiglie più indebitate d’Italia

8.437 euro di esposizione media per famiglia nei confronti di banche e finanziarie. Lo dice l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. E allora una domanda me la pongo: com’è possibile che una provincia con tutte le risorse che abbiamo sia arrivata a questo punto?

Siracusa è la provincia italiana dove le famiglie risultano più esposte per il credito al consumo: 8.437 euro medi per nucleo nel 2025, il 4% in più rispetto all’anno precedente e molto sopra la media nazionale di 6.657 euro. Nel dato, è bene precisarlo, non rientrano i mutui per l’acquisto della casa.

E qui comincia la mia riflessione. Perché non stiamo parlando di una provincia senza risorse. Abbiamo avuto e abbiamo ancora un grande polo industriale e di raffinazione; abbiamo avuto un’agricoltura importante, la pesca e una marineria che per decenni hanno rappresentato colonne della nostra economia. Oggi abbiamo anche il turismo, con presenze e numeri che continuano a crescere. Industria, agricoltura, pesca, turismo: quanta ricchezza abbiamo prodotto e continuiamo a produrre?

Eppure siamo primi in Italia per esposizione media delle famiglie verso banche e finanziarie per il credito al consumo. Naturalmente questo non significa che ogni famiglia sia in difficoltà: il credito può servire per acquistare un’auto, un elettrodomestico o affrontare una spesa imprevista. Ma il dato resta lì, ed è un dato che non può essere ignorato.

Perché se l’industria attraversa una fase delicata di trasformazione, se l’agricoltura e la pesca hanno perso peso, se il turismo rischia di produrre soprattutto una ricchezza stagionale e non sempre un reddito stabile per chi vive qui, allora la domanda diventa inevitabile: che fine fa una parte della ricchezza prodotta da questa provincia?

Io non credo che basti continuare a raccontare le nostre potenzialità. Vorrei capire perché una terra con l’industria, l’agricoltura, la pesca e un patrimonio turistico straordinario abbia oggi le famiglie mediamente più indebitate d’Italia. E allora ne aggiungo un’altra, forse ancora più scomoda: la nostra classe politica e dirigente è stata davvero all’altezza della complessità delle sfide che Siracusa ha dovuto affrontare?

Ha saputo trasformare la presenza industriale in sviluppo duraturo? Ha saputo difendere e modernizzare agricoltura e pesca? Sta costruendo un turismo capace di andare oltre la stagione e di trasformare le presenze in lavoro e reddito stabile?

Perché alla fine è questo che mi interessa. Non soltanto quanti turisti arrivano, quanti milioni produce il petrolchimico o quanti visitatori entrano nei nostri siti archeologici. Mi interessa sapere quanto di questa ricchezza rimane nelle tasche delle famiglie siracusane.

Oggi la Cgia ci consegna un numero: 8.437 euro di esposizione media per famiglia. Siracusa è prima in Italia. E forse, prima di festeggiare l’ennesimo record di presenze turistiche, dovremmo cominciare a chiederci perché la ricchezza della nostra terra non riesca a trasformarsi in altrettanto benessere per chi ci vive.

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21/09/2026

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Questo lo slogan di PONTIDA 2026 “NON PASSA LO STRANIERO” Ho pensato : Strano lo straniero in UCRAINA ai leghisti non da...
20/09/2026

Questo lo slogan di PONTIDA 2026
“NON PASSA LO STRANIERO”
Ho pensato : Strano lo straniero in UCRAINA ai leghisti non da fastidio!!

Io sono io e voi non siete un c***oDio, patria e famiglia. Ma quale famiglia?Parto da una cosa sulla quale voglio essere...
20/09/2026

Io sono io e voi non siete un c***o
Dio, patria e famiglia. Ma quale famiglia?

Parto da una cosa sulla quale voglio essere molto chiaro: io amo l’idea della famiglia libera. Non di una famiglia ingabbiata in cliché conservatori e religiosi, ma di una famiglia nella quale due persone si amano, scelgono di vivere insieme, crescono dei figli e costruiscono la propria vita secondo le proprie convinzioni. E vorrei che questa libertà fosse di tutti. Proprio di tutti.

Per questo non mi interessa affatto giudicare Alice Weidel perché è lesbica. Rispetto totalmente il suo orientamento sessuale e non penso minimamente che l’amore tra due persone dello stesso sesso sia “contro natura”. Ognuno deve essere libero di amare chi vuole e di costruire la famiglia che vuole.

Ed è proprio per questo che la storia personale della leader dell’AfD tedesca diventa interessante quando la si mette accanto alle idee politiche del partito che rappresenta. Alice Weidel è tedesca, ma vive in Svizzera con la sua famiglia. La sua compagna è nata in Sri Lanka e insieme hanno due figli adottivi. Non c’è assolutamente nulla di cui scandalizzarsi: è una famiglia. Punto.

Il problema nasce quando si guarda dall’altra parte dello specchio. L’AfD dichiara apertamente di avere come modello la famiglia tradizionale e nel proprio programma la definisce attraverso padre, madre e figli. Nel programma elettorale del 2025 scrive che “la famiglia, composta da padre, madre e figli, è la cellula germinale della società”. E allora una domanda mi viene spontanea: perché ciò che una persona rivendica legittimamente per sé sul piano personale, sociale e familiare dovrebbe diventare un diritto da limitare quando riguarda gli altri?

Weidel rivendica la libertà di amare una donna, di vivere con lei, di costruire una famiglia e di crescere due figli adottivi. E io difendo senza riserve quella libertà. Ma quella stessa libertà deve valere anche per gli altri. Non può esistere una libertà a geometria variabile: piena per me e ridotta per chi non appartiene al mio modello di società.

Io non ho nessun problema con chi vuole vivere in una famiglia tradizionale. Nessuno. Ho un problema quando la propria idea di famiglia diventa una regola da imporre agli altri. Perché io sono per la famiglia. Ma sono per la famiglia libera: quella tradizionale, se due persone la scelgono; quella arcobaleno, se due persone la scelgono; quella adottiva, se qualcuno decide di costruirla attraverso l’adozione. Quella che nasce dall’amore, dalla responsabilità e dalla scelta di stare insieme.

Non credo che lo Stato debba chiedere a una famiglia se è abbastanza “naturale” per meritare rispetto. E soprattutto non credo che la natura possa essere utilizzata come un timbro politico per stabilire quali persone abbiano diritto a chiamarsi famiglia e quali no.

Ed è qui che la storia di Alice Weidel diventa quasi una metafora: la realtà è sempre più complicata degli slogan politici. “Dio, patria e famiglia” può essere uno slogan. Ma quando si pronuncia la parola famiglia, io vorrei sapere se dentro quella parola ci sono davvero tutti. Anche quelli che non assomigliano a noi. Anche quelli che amano diversamente da noi. Anche quelli che hanno costruito la propria famiglia in modo diverso dal nostro.

Altrimenti il rischio è quello di arrivare alla vecchia battuta del Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un c***o”. Naturalmente non sto attribuendo questa frase ad Alice Weidel. La uso come provocazione. Perché il punto, alla fine, è semplice: la libertà che rivendico per me deve essere una libertà che riconosco anche agli altri. Altrimenti non è libertà. È privilegio.

E allora sì, io amo l’idea della famiglia.
Ma di una famiglia libera. Per tutti.
(Dedicato a coloro che sparlano di attacchi omofobi)
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L’ESTATE STA FINENDO……..TASSA DI SOGGIORNO: QUASI 2,5 MILIONI ACCERTATI. MA DOVE FINISCONO I SOLDI DEI TURISTI?Il Comune...
19/09/2026

L’ESTATE STA FINENDO……..
TASSA DI SOGGIORNO: QUASI 2,5 MILIONI ACCERTATI. MA DOVE FINISCONO I SOLDI DEI TURISTI?

Il Comune indica le destinazioni: illuminazione, Polizia municipale, trasporti, parcheggi e servizi. Ma quali risultati concreti hanno prodotto queste spese?

C’è una tassa che il turista paga quando arriva a Siracusa e che non dovrebbe essere una semplice entrata indistinta del Comune. L’imposta di soggiorno è infatti destinata, secondo il regolamento comunale, a finanziare interventi legati al turismo, alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali e ai relativi servizi pubblici locali.

E allora vale la pena guardare i numeri. Nel 2024 il Comune di Siracusa ha accertato 2.486.437,27 euro di imposta di soggiorno, dei quali circa 2,121 milioni risultavano già incassati. Gli impegni di spesa superavano i 2,482 milioni, mentre i pagamenti effettuati risultavano pari a circa 2,28 milioni. Una cifra importante, che pone una domanda molto semplice: dove sono finiti questi soldi e che cosa hanno prodotto?

Nei documenti relativi alla spesa troviamo circa 693 mila euro per l’illuminazione pubblica, circa 495 mila euro per stipendi, contributi e IRAP del personale, soprattutto della Polizia municipale, oltre 320 mila euro per trasporto pubblico, navette, parcheggi e manutenzione dei mezzi comunali e circa 280 mila euro per immobili comunali, infrastrutture turistico-balneari, parcheggi e servizi igienici pubblici.

Numeri importanti. Ma proprio qui comincia la seconda parte della storia: quali risultati concreti hanno prodotto queste spese? Perché quasi 700 mila euro destinati all’illuminazione pubblica sono una cifra che dovrebbe essere visibile. E invece in diverse zone della città il problema dell’illuminazione continua a essere evidente. Lo stesso vale per i trasporti: se oltre 320 mila euro sono destinati anche a questo settore, viene spontaneo chiedersi quale miglioramento concreto sia stato ottenuto, mentre il trasporto pubblico continua a essere problematico. E poi ci sono le strade, la manutenzione e il decoro urbano. Non basta sapere che una somma è stata inserita in un capitolo di bilancio: bisogna capire che cosa è stato concretamente realizzato con quei soldi.

Prendiamo, solo come esempio, Fontane Bianche. Una delle zone turistiche che oggi appare tra le più problematiche della provincia per condizioni delle strade, illuminazione, manutenzione e servizi. Eppure è una zona che contribuisce alle entrate comunali attraverso il turismo e anche attraverso le numerose seconde case. Non è questo il tema centrale del nostro articolo, ma il caso rende ancora più concreta la domanda: quanto delle risorse generate dal turismo ritorna effettivamente sul territorio sotto forma di servizi?

Il tema è destinato a diventare ancora più importante. Nel bilancio di previsione 2026 il Comune ha previsto 2,595 milioni di euro di entrate dall’imposta di soggiorno. Quindi la domanda non è soltanto quanto si incassa, ma quanto viene effettivamente speso, dove viene speso e soprattutto che cosa produce quella spesa.

Il turista che paga la tassa di soggiorno non vede il bilancio comunale. Vede se trova una città illuminata, se riesce a muoversi con i mezzi pubblici, le condizioni delle strade, i parcheggi, il decoro e i servizi. E vede anche Fontane Bianche.

Non sto dicendo che quei soldi siano stati spesi male: non ho gli elementi per sostenerlo. Sto chiedendo al Comune di mostrarci con precisione dove sono finiti e che cosa hanno prodotto. Perché quasi 2,5 milioni di euro sono tanti. E quando arrivano direttamente dal turismo, sarebbe bello poterli riconoscere anche nella qualità della città turistica.
La tassa di soggiorno si paga all’arrivo. Il risultato della spesa dovrebbe vedersi durante tutto il soggiorno.
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Esenzione elettorale? È questa la domanda che viene spontanea davanti all’annuncio del Governo: dal 2027 niente bollo pe...
17/09/2026

Esenzione elettorale? È questa la domanda che viene spontanea davanti all’annuncio del Governo: dal 2027 niente bollo per le auto fino a 80 kW e per i motocicli, ma per ora soltanto per quell’anno.

Il punto, però, è un altro e riguarda milioni di automobilisti: il bollo si paga per un periodo annuale. Chi oggi paga il proprio bollo, con una scadenza che copre anche parte del 2027, non si vede magicamente restituire i mesi già pagati. L’esenzione riguarda i versamenti con scadenza nel 2027. E allora la domanda è semplice: abolizione del bollo o esenzione per un anno, con il vantaggio che dipende anche dalla data in cui arriva la scadenza?

Ma c’è un’altra domanda, inevitabile. Perché proprio il 2027, anno delle prossime elezioni politiche? Nessuno può dire soltanto per questo che si tratti di una misura elettorale. Però la coincidenza esiste e merita almeno una domanda.

Anche perché c’è un precedente che fa sorridere. A dicembre 2025, parlando della proposta dell’allora candidato M5S alla presidenza della Calabria Pasquale Tridico di intervenire sul bollo, Giorgia Meloni aveva ironizzato: «Roba che Cetto La Qualunque in confronto era Otto von Bismarck».
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Francesco Italia e il grande dilemma: “Cosa devo fare da grande?”A Francesco Italia, secondo me, è rimasta una sola doma...
15/09/2026

Francesco Italia e il grande dilemma: “Cosa devo fare da grande?”

A Francesco Italia, secondo me, è rimasta una sola domanda in testa: “Cosa devo fare da grande?”. E per trovare la risposta sembra disposto a salire su qualsiasi treno politico. A destra, a sinistra, al centro, sopra o sotto. Azione di Calenda? Perché no. Forza Italia? Se ne è parlato. MPA? Perché no. Ora Grande Sicilia? Sempre perché no. L’importante è trovare una sponda. Poi, eventualmente, si guarda dove porta il treno.

Del resto, Italia non è proprio un neofita dei cambi di compagnia. Nel 2006, quando viveva a Milano, fu candidato al Consiglio comunale nella lista civica che sosteneva Letizia Moratti, all’interno della coalizione nella quale c’era anche Forza Italia. Una stagione politica lontana, certo. Ma abbastanza vicina da ricordarci che le collocazioni, in politica, possono cambiare.

Più recentemente era trapelata anche l’ipotesi di un approdo in Forza Italia. Poi non se ne è fatto più nulla. Nel frattempo è arrivata Azione, con Italia nella Direzione nazionale. E intorno al sindaco sono continuate a girare le voci sui rapporti con l’area autonomista e MPA, oggi Grande Sicilia.

Insomma, il problema non sembra essere trovare un treno. Sembra essere capire quale convenga prendere.

E mentre Italia cerca la sua prossima destinazione, il sindaco di Melilli continua ad allargarsi politicamente sulla città di Siracusa. E qui la situazione comincia a diventare curiosa: quello che dovrebbe essere il sindaco più forte della propria città sembra avere qualche difficoltà a impedire che altri facciano campagna nel suo territorio politico.

Poi c’è il rimpasto della Giunta. Ed è qui che qualche domanda viene spontanea.
Gli assessori cambiano, gli equilibri cambiano, le sponde politiche cambiano. E viene da chiedersi se le scelte della Giunta servano soltanto a governare meglio Siracusa oppure anche a costruire gli equilibri politici che potranno servire a Italia quando arriverà il momento di rispondere alla famosa domanda: “Cosa faccio da grande?”
Perché una Giunta può essere una squadra amministrativa. Ma può anche diventare, se la politica prende il sopravvento, un bel tavolo dove sistemare equilibri, rapporti e future alleanze.

E poi arriva Andrea Buccheri.

Lascia il gruppo del sindaco, passa al Gruppo Misto e annuncia che farà opposizione. Dice che è una decisione maturata nel tempo. Possibile, naturalmente. Ma c’è un dettaglio curioso: proprio nelle settimane del rimpasto il suo nome era circolato anche tra quelli possibili per un ingresso in Giunta. Alla fine in Giunta è entrato qualcun altro e Buccheri è uscito dalla maggioranza.

Coincidenze? Certamente. Noi siamo persone serie e alle coincidenze crediamo moltissimo.
Il punto, però, è più grande di Buccheri.
È la crisi del consenso. Quello dentro il Palazzo e quello fuori.
Perché quando una maggioranza comincia a perdere pezzi, quando gli equilibri devono essere continuamente risistemati, quando le alleanze si spostano e contemporaneamente altri sindaci riescono ad allargare la propria influenza politica sulla città, forse non siamo più davanti alla normale manutenzione di una maggioranza.

Forse siamo davanti a qualcosa che assomiglia a una crisi di identità politica.

E qui entra in gioco anche la città. Perché mentre si cercano sponde, si cambiano assessori, si costruiscono nuovi equilibri e si guarda al prossimo appuntamento politico, Siracusa resta alle prese con i problemi di sempre: servizi, traffico, strade, periferie, turismo, parcheggi, manutenzioni e tutto ciò che un’amministrazione dovrebbe mettere al primo posto.

Il rischio, allora, è che la città finisca per diventare il grande bancone sul quale si servono le esigenze della politica.
Una specie di svendita: assessori, equilibri, alleanze. Tutto compreso nel prezzo.
E il prezzo, naturalmente, non lo pagano quelli che stanno cercando il prossimo treno.

Lo paga la città.

Perché alla fine la domanda è sempre quella: Francesco Italia sta ancora costruendo il futuro di Siracusa oppure sta costruendo soprattutto il proprio?
Intanto il sindaco di Melilli si allarga. La maggioranza siracusana cambia pelle. Buccheri prende le distanze. Gli equilibri si spostano. Le possibili sponde aumentano.
E Francesco Italia, secondo noi, continua a guardare i tabelloni della stazione.
Destra? Binario disponibile. Sinistra? Anche. Centro? Pure. MPA? Vediamo. Grande Sicilia? Perché no. Azione? Già preso il biglietto.

Resta solo da capire una cosa.
Dove va il treno.
E soprattutto, una domanda ancora più importante: chi ha pagato il biglietto?

Siracusa, hanno asfaltato! Applausi. Ma le strisce?Signore e signori, finalmente possiamo dirlo: a Siracusa hanno asfalt...
09/09/2026

Siracusa, hanno asfaltato! Applausi. Ma le strisce?

Signore e signori, finalmente possiamo dirlo: a Siracusa hanno asfaltato due strade. Via Elorina e viale Paolo Orsi hanno un bel manto nuovo di zecca. E soprattutto — tenetevi forte — hanno asfaltato di notte! Una cosa assolutamente normale nelle città normali, dove si cerca di non paralizzare il traffico, ma che a Siracusa assume quasi le dimensioni di un’impresa epica. Manca solo la banda musicale all’inaugurazione. Perché qui siamo fatti così: se un’amministrazione fa quello che dovrebbe fare normalmente, dobbiamo quasi ringraziarla. E allora diciamolo: bravi per l’asfalto. Adesso però arriva la parte difficile: le strisce. Quelle pedonali, per intenderci. È passato più di un mese e in alcuni punti la segnaletica non è ancora tornata. E c’è un punto che merita particolare attenzione: la rotonda di viale Paolo Orsi, proprio dove chi arriva a piedi deve attraversare per raggiungere la zona archeologica. Indovinate cosa manca? Esatto: le strisce pedonali. Una piccola dimenticanza, peccato che dall’altra parte non ci sia un supermercato ma una delle principali aree archeologiche della città. E peccato soprattutto che viale Paolo Orsi non sia una stradina dove passa una macchina ogni mezz’ora. È un’arteria trafficata e gli incidenti, lì come in via Elorina, non sono certo una novità. Ci sono stati anche incidenti mortali. Ma evidentemente la vernice delle strisce viaggia con tempi amministrativi diversi da quelli dell’asfalto. L’asfalto si fa. Le strisce, prima o poi, arriveranno. Nel frattempo il pedone può sempre cimentarsi nello sport urbano più praticato a Siracusa: l’attraversamento stradale estremo. Qui però l’ironia finisce, perché una cosa sulla quale non si dovrebbe scherzare è la sicurezza. Una striscia pedonale non serve a decorare l’asfalto nuovo: serve a segnalare a chi guida che lì può attraversare qualcuno. E quando parliamo di strade dove gli incidenti sono stati numerosi e ci sono state vittime, aspettare settimane per ripristinare la segnaletica non è esattamente il massimo della prevenzione. Ma tranquilli: l’asfalto c’è. E visto che a Siracusa la manutenzione ordinaria sembra ormai una specie di miracolo amministrativo, possiamo anche preparare la targa commemorativa: “Qui fu rifatto l’asfalto. Di notte. Un’impresa memorabile.” Peccato che una città non abbia bisogno soltanto di asfalto. Ha bisogno di strade sicure, attraversamenti pedonali, segnaletica e, magari, anche di qualche nuova strada. Perché questa amministrazione governa da anni e la domanda resta: quante nuove arterie ha realizzato? Asfaltare ciò che già esiste è manutenzione. Governare dovrebbe essere anche costruire ciò che ancora manca. Quindi sì, complimenti per l’asfalto. Ma prima di stappare lo spumante aspettiamo le strisce. Quelle che servono ai cittadini per arrivare vivi dall’altra parte della strada.

Indirizzo

Rome

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