24/07/2026
La notte di Amélie and Mr Arden.
La città dormiva lentamente, con le finestre ancora accese e il rumore del mare che arrivava dalle strade vuote.
Amélie camminava senza una meta, con una macchina fotografica tra le mani e una domanda nella testa:
“Cosa rende un momento eterno?”
Lui, professore di filosofia, era seduto in disparte. Un libro aperto sulle ginocchia e una penna tra le dita.
Si sa, gli intellettuali scarabocchiano i libri che leggono.
Scrivono ai margini, sottolineano frasi, lasciano tracce dei loro pensieri su quelli degli altri.
Quella sera Mr Arden lo faceva più del solito.
Quella sera sembrava cercare una risposta più che darne una.
Lei lo osservò come si osserva una scena che non si vuole dimenticare.
La penna scivolò dalle sue mani e cadde sulla strada.
Amélie si chinò per raccoglierla.
Tra le pagine aperte lesse il titolo del libro:
“La gaia scienza”. Friedrich Nietzsche.
Lui, nello stesso istante, guardò il libro che lei stringeva tra le mani.
“La camera chiara”. Roland Barthes.
“Nietzsche…” disse lei sorridendo.
“Una scelta interessante per una notte d’estate.”
Lui guardò il libro nelle sue mani.
“Barthes. Una scelta interessante per qualcuno che cerca di fermare il tempo.”
Un piccolo silenzio.
“Io sono Amélie.”
“Arden.”
Lei indicò il libro appoggiato sulle sue ginocchia.
“Nietzsche, quindi…”
Guardò il mare per un istante.
“Lei crede in qualcosa, Mr Arden?”
Lui rimase in silenzio qualche secondo.
Come se la risposta non fosse una cosa da trovare in un libro, ma in quella notte.
Poi la guardò e chiese:
“Amélie… lei crede nel cinema?”