Patria Indipendente

Patria Indipendente Periodico di attualità e cultura antifascista e democratica. Testata giornalistica dell'Anpi Nazionale

🏳‍🌈 𝐂𝐡𝐞 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞 𝐏𝐫𝐢𝐝𝐞!Mauro Fiorentini 🖋 𝐴𝑛𝑐𝑜𝑛𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, ℎ𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑒 ℎ𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑜.È stata una festa ...
10/06/2026

🏳‍🌈 𝐂𝐡𝐞 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐢𝐥 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞 𝐏𝐫𝐢𝐝𝐞!

Mauro Fiorentini 🖋
𝐴𝑛𝑐𝑜𝑛𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑑𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒, ℎ𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑒 ℎ𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑜.

È stata una festa bellissima, strapiena di gente, strapiena di giovani, tutti colorati, la musica, le bandiere.

“Lotta manifesta” era la parola d’ordine: qui si esige il rispetto dell’individuo, l’accettazione di essere come si è, e di non dover più avere paura di esternare la propria natura.

Mi sono girato e ho visto una fiumana di gente, forte e allegra, e mi si è stretto il cuore.
Ma meno male che c’è il Pride.

Circa cinquemila persone hanno sfilato per le vie della città, mentre le associazioni marchigiane LGBTQIA+ esponevano le proprie rivendicazioni e tracciavano il bilancio del loro Pride.

Per l’ANPI ha parlato Mabel Morri, presidente della sezione di Senigallia. Un discorso breve ma molto sentito e davvero molto, molto intimo.
Oltre che una bravissima illustratrice, Mabel ci sa fare anche con le parole e le è “bastato” (lo metto tra virgolette perché, per farlo, ci vuole un coraggio non comune) mettere sé stessa a n**o su quel palco per lanciare un messaggio in cui si sono riconosciuti tutti, ma proprio tutti, anche io che sono un uomo etero che si identifica come uomo etero e si è pure sposato.

Perché l’amore è amore, è un linguaggio universale e tutti devono poter essere liberi di viverlo appieno.

Il Pride è una battaglia che ci riguarda tutti e, se i miei nonni partigiani fossero stati ancora vivi, avrebbero senz’altro marciato insieme a noi.

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https://www.patriaindipendente.it/cittadinanza-attiva/che-bello-il-marche-pride/

Senigallia
ANPI Comitato Provinciale Ancona
Mabel Morri
Ancona

⏳🟥 Roma, 10 giugno 1924, ore 16:30. Matteotti esce dalla sua abitazione romana per recarsi a piedi a Montecitorio. All'a...
10/06/2026

⏳🟥 Roma, 10 giugno 1924, ore 16:30. Matteotti esce dalla sua abitazione romana per recarsi a piedi a Montecitorio. All'altezza del Lungotevere Arnaldo da Brescia, un gruppo di cinque uomini appartenenti alla polizia politica del regime lo aggredisce.

Nonostante una strenua resistenza, Matteotti viene caricato a forza su una Lancia Lambda. Durante il viaggio in auto fuori città, mentre la vettura percorre la via Flaminia, viene ripetutamente pugnalato fino a morire.

Il corpo è sepolto frettolosamente nella macchia della Quartarella, vicino Riano, dove verrà scoperto casualmente solo a metà agosto. Il deputato socialista aveva 39 anni.

⬛️ 𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐭𝐞Francesco Rizza 🖋 Dal naufragio di Cutro al rogo di Amendolara, dove quattro bracciant...
09/06/2026

⬛️ 𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐭𝐞

Francesco Rizza 🖋 Dal naufragio di Cutro al rogo di Amendolara, dove quattro braccianti migranti che lavoravano nei campi sono stati arsi vivi per essersi ribellati al caporalato, una verità resta intatta: in Italia chi è migrante rimane vulnerabile, qualunque sia il suo destino

La civiltà e il diritto sono morti un’altra volta nell’amara terra di Calabria. Su una piazzola della Statale 106 ad Amendolara, uno degli Comuni calabresi vicini alla Basilicata, in una delle prime notti di estate vera dopo un inverno lunghissimo, le fiamme hanno squarciato la tranquillità apparente del luogo. Non era uno di quei segnali che la ’ndrangheta è solita dare a queste latitudini, ma una fornace in cui sono stati arsi vivi quattro braccianti, tre afgani e un pachistano, ammazzati in modo atroce per essersi ribellati alle dure leggi del caporalato.

La br**ta storia di Amendolara ha un nome preciso quel caporalato che in Calabria ha da decenni un altro scenario della propria gravità: la barracopoli di San Fernando nella piana di Gioia Tauro, nel Tirreno calabrese.

E per chi, nel fare cronaca, ancora ritiene che la storia debba essere maestra di vita, tornano alla mente le parole di Primo Levi secondo cui ciò che è accaduto può accadere di nuovo e dappertutto. La violenza, ‘utile’ o ‘inutile’, è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato.

Ecco perché come dei fatti di Cutro anche per quelli di Amendolara occorrerà continuare a parlare. Anche quando i riflettori delle telecamere saranno spente.

L’impressione che si vive, invece, è che i cinquantasei anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori siano passati invano, vanificandoli, per i numerosi tagli ai diritti di chi lavora e per il precariato sempre più dilagante, anche per i lavoratori in regola. (...)
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https://www.patriaindipendente.it/servizi/il-posto-delle-fragole-bruciate/

Rizza Provincia di Crotone

@🟥 𝐃𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐬𝐨𝐥𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐤: 𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐦𝐨. 𝐀𝐧𝐚𝐭𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨Emanuele Flacco 🖋 Un ciclo di incontri pubbli...
09/06/2026

@🟥 𝐃𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐬𝐨𝐥𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐤: 𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐦𝐨. 𝐀𝐧𝐚𝐭𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨

Emanuele Flacco 🖋 Un ciclo di incontri pubblici promosso da cinque Sezioni ANPI (Varano de’ Melegari, Salsomaggiore, Bardi, Bore nella provincia di Parma, e Castell’Arquato nella provincia di Piacenza) per indagare le radici storiche dell’autoritarismo — dalle forme novecentesche alle derive tecno-capitaliste della Silicon Valley — e offrire strumenti critici per orientarsi in un tempo in cui le democrazie occidentali mostrano crepe profonde. Tra i relatori: Giorgio Pagano, Saverio Ferrari, Roberto Spocci, Davide Estri. Lo studio del passato come chiave per leggere il presente, intravedere il futuro e ritrovare nella Costituzione il punto fermo da cui ripartire

Come è possibile che ideologie che credevamo sepolte sotto le macerie della Seconda guerra mondiale tornino a circolare con tale disinvoltura, raccogliendo consensi e conquistando parlamenti? Come è possibile che il linguaggio del nazionalismo aggressivo, del capro espiatorio, della nazione assediata riacquisti una tale capacità seduttiva?

È attorno a questa domanda che si costruisce “Le Marce del Fascismo”, un ciclo di cinque conferenze pubbliche che affronta il tema non come relitto museale ma come processo storico vivo, capace di rigenerarsi e trovare nuovi vettori. Un’iniziativa che vuole offrire ai cittadini — non agli specialisti — strumenti di lettura critica per orientarsi in un presente sempre più difficile da decifrare. (...)

La prima conferenza si occupa della genesi storica, la seconda affronta una domanda altrettanto scomoda: perché, dopo la sconfitta del 1945, il fascismo non è davvero scomparso?
Il punto di partenza è il 1946, quando una parte degli eredi del regime fondò il Movimento Sociale Italiano, forza esplicitamente neofascista che rivendicava la continuità con il regime mussoliniano.

La terza conferenza allarga la prospettiva alla dimensione internazionale, affrontando una questione che la narrazione dominante preferisce lasciare nell’ombra: il ruolo che le grandi potenze — in particolare Stati Uniti e NATO — hanno svolto nel sostenere e finanziare regimi autoritari nel corso del Novecento.

La quarta conferenza affronta il tema forse più inedito del ciclo: l’emergere di una nuova forma di autoritarismo incarnata da una ristretta élite di capitalisti della tecnologia con risorse sconfinate e visioni del mondo apertamente antidemocratiche.

Il ciclo si chiude con un ritorno alle fondamenta: la Costituzione italiana del 1948, scritta da chi aveva vissuto sulla propria pelle cosa significava il fascismo e la perdita della libertà. La Costituzione non si limita a definire le libertà formali, ma impone alla Repubblica un compito attivo: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono ai cittadini di essere davvero liberi e uguali.

La tesi del ciclo è che uno dei compiti fondanti della Carta è la deterrenza verso forme di governo autoritario. Il loro riemergere è causalmente legato alla sistematica disapplicazione di questi principi. Non un fallimento della Costituzione — la cui visione rimane straordinariamente attuale — ma un fallimento politico: la mancanza di volontà di attuarne i precetti sociali più impegnativi.

Il progetto è stato realizzato mediante la collaborazione di cinque sezioni ANPI: Varano de’ Melegari, Salsomaggiore, Bardi, Bore nella provincia di Parma, e Castell’Arquato nella provincia di Piacenza.

Le conferenze saranno accompagnate da mostre fotografiche tematiche, integralmente filmate e diffuse sulle principali piattaforme online per raggiungere un pubblico ben più ampio dei partecipanti fisici. L’obiettivo è costruire un archivio vivo di analisi e riflessione, accessibile nel tempo, che diventi un riferimento per chiunque voglia approfondire questi temi in un momento storico che non consente il lusso dell’indifferenza. I filmati sono disponibili sul canale YouTube digitando il titolo della conferenza specifica. (...)
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https://www.patriaindipendente.it/servizi/da-mussolini-a-musk-le-nuove-marce-del-fascismo-anatomia-di-un-ritorno/

Bore Castell'Arquato - Sezione Luigi Sesenna “Damasco” Salsomaggiore sezione Anteo Mainardi "Canto" Varano de' Melegari - Comitato Provinciale di Parma Provinciale di Piacenza

🌹🎭 𝐂𝐨𝐧 “𝐁𝐚𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚 𝐞 𝐁𝐮𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢”, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐧𝐧𝐨𝐝𝐚 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐫𝐳𝐢Francesca Olivieri, docente e ...
06/06/2026

🌹🎭 𝐂𝐨𝐧 “𝐁𝐚𝐫𝐚𝐜𝐜𝐚 𝐞 𝐁𝐮𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐢”, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐚𝐧𝐧𝐨𝐝𝐚 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐫𝐳𝐢

Francesca Olivieri, docente e regista 🖋 Un progetto nato nel Laboratorio Civico “Carla Nespolo” come percorso di ricerca e formazione che —grazie a un’intuizione del presidente provinciale ANPI, Roberto Rossi, e dello storico dell’ISRAL Cesare Manganelli, sulla storia dell’ex sede dell’UPI — ha riportato alla luce frammenti poco noti della Resistenza cittadina: la detenzione di Otello Sarzi e il ricovero di “Facio” in ospedale. Da lì è partita la ricerca dei legami profondi della dinastia di teatranti fino ai Cervi. Il progetto, che vede tra i promotori la CGIL e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio, si intreccia con la pubblicazione di un volume dedicato a Lucia Sarzi e il gemellaggio con la Fondazione Famiglia Sarzi di Reggio Emilia. La realizzazione di uno script per un cortometraggio è stato il primo passo verso una creazione che unisce memoria, nuovi linguaggi e partecipazione collettiva

(...) Dopo una conferenza stampa di avvio dei lavori, lo sviluppo di “Baracca e Burattini” è stato coordinato dal gruppo di lavoro del Laboratorio Civico che si è impegnata a strutturare le fasi del progetto. La prima azione di documentazione storica, dedicata alla figura di Lucia Sarzi, è stata affidata ad Antonella Ferraris e Cesare Panizza, che hanno collaborato con Aurora Deriu – autrice del libro – alla redazione e pubblicazione del volume “Il teatro dell’antifascismo: la voce ribelle di Lucia Sarzi”. Il testo, frutto di un approfondito lavoro archivistico, restituisce la complessità di una figura centrale della Resistenza, capace di intrecciare arte, impegno politico e tensione etica in un percorso di vita coerente e coraggioso. La pubblicazione di questo libro non ha rappresentato un punto di arrivo, bensì l’avvio di una seconda fase progettuale. Il volume è stato infatti presentato pubblicamente e assunto come materiale di ispirazione per un libero adattamento in ambito audiovisivo. (...)

Un gruppo di dodici cittadini, selezionati attraverso la valutazione dei curricula, ha potuto partecipare a un’esperienza intensiva di formazione, guidata da Aaron Ariotti, sceneggiatore di origine torinese, e da Francesca Olivieri, docente e regista originaria di Tortona. (...)

Il progetto si è concluso con un evento pubblico di restituzione, che ha visto la partecipazione di Lalli e Stefano Giaccone. I due artisti hanno proposto uno spettacolo di musica e parole capace di coinvolgere la cittadinanza in un momento di riflessione collettiva. Attraverso un intreccio di narrazione, suoni e testimonianze, è stato rievocato il valore di una figura come quella di Lucia Sarzi, sospesa tra arte e impegno civile durante la Resistenza italiana. (...)

In questa prospettiva, il Laboratorio Civico “Carla Nespolo”, insieme ai partner originari CGIL, ANPI e ISRAL sta lavorando alla partecipazione a bandi pubblici e privati, sia a livello locale che nazionale. L’obiettivo è intercettare finanziamenti destinati alla produzione audiovisiva, alla valorizzazione della conservazione storica e ai progetti culturali rivolti alle nuove generazioni. Parallelamente, si prevede di ampliare ulteriormente le collaborazioni, coinvolgendo le realtà del settore cinematografico e audiovisivo, le fondazioni culturali e altri potenziali partner tecnici. Questo permetterebbe non solo di sostenere i costi di produzione, ma anche di garantire una maggiore qualità artistica e una più ampia diffusione del prodotto finale. (...)

Per onorare con il racconto di una bella iniziativa il compleanno dell'ANPI
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https://www.patriaindipendente.it/servizi/con-baracca-e-burattini-alessandria-riannoda-il-filo-resistente-della-famiglia-sarzi/

Anpi Provinciale Alessandria del Lavoro di Alessandria Cassa di Risparmio di Alessandria Famiglia Sarzi - La Casa dei burattini

🌹🎂🇮🇹  𝟖𝟐 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀. 𝐁𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐀𝐍𝐏𝐈!il 6 giugno 1944, in una Italia ancora divisa a metà dall'occupazio...
06/06/2026

🌹🎂🇮🇹 𝟖𝟐 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀. 𝐁𝐮𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐀𝐍𝐏𝐈!

il 6 giugno 1944, in una Italia ancora divisa a metà dall'occupazione nazifascista, nella Roma appena liberata nasceva l'ANPI.

E ancor prima dell'insurrezione nazionale che avrebbe sancito il riscatto del nostro Paese, il 5 aprile 1945, con il decreto legislativo luogotenenziale n. 224, si conferiva all'Associazione la qualifica di Ente morale, ricoscendole gli "alti fini patriottici".

Lo stesso giorno con pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale veniva istituita la Consulta nazionale dove l'ANPI avrà 16 rappresentanti su 430 componenti dell’intero arco delle forze che avevano partecipato alla Resistenza insieme a esponenti sindacali, della società civile, delle professioni e della cultura considerate essenziali alla ricostruzione democratica.

In 82 anni di storia, l'ANPI ha promosso e poi difeso la Costituzione e i valori che la fondano, e continua a farlo oggi con la stessa chiarezza, la stessa responsabilità e la stessa coerenza civile.

Buon compleanno ANPI! E buon lavoro a tutte le iscritte e a tutti gli iscritti, alle dirigenti e ai dirigenti che ogni giorno danno forza e continuità a una bellissima, gloriosa storia!

📚🟥 𝐒𝐞 𝐢𝐥 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐦𝐚𝐢Mario Avagliano, storico 🖋  Il nuovo libro di Francesco Soverina 𝑳𝒆 𝒐𝒏𝒅𝒆 𝒍𝒖𝒏𝒈𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 ...
05/06/2026

📚🟥 𝐒𝐞 𝐢𝐥 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐦𝐚𝐢

Mario Avagliano, storico 🖋 Il nuovo libro di Francesco Soverina 𝑳𝒆 𝒐𝒏𝒅𝒆 𝒍𝒖𝒏𝒈𝒉𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 (edizioni La Valle del Tempo) è un atlante critico che attraversa guerre, totalitarismi, crisi democratiche e conflitti globali per illuminare le continuità profonde tra passato e presente. Nei saggi, numerosi quelli apparsi su 𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎 𝐼𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒, la storia torna strumento di orientamento civile, capace di leggere il mondo di oggi senza cedere alla semplificazione. Una scrittura limpida e rigorosa che dimostra come si possa fare alta divulgazione senza impoverire la complessità

📖 (...) Sin dalle prime pagine si coglie l’ambizione del progetto culturale di Soverina: sottrarre la storia all’uso superficiale, polemico o propagandistico che domina il discorso pubblico contemporaneo. Lo storico napoletano, forte di una lunga esperienza di ricerca e divulgazione, si muove infatti controcorrente rispetto all’appiattimento mediatico del presente permanente, opponendo alla velocità dell’opinione la lentezza dell’analisi storica, alla semplificazione ideologica la complessità dei processi. Non è casuale che il libro si apra sotto il segno di Fernand Braudel e Marc Bloch, due maestri della storiografia del Novecento. La “lunga durata” braudeliana e l’idea blochiana del presente come chiave per interrogare il passato costituiscono l’ossatura metodologica dell’intero volume. Soverina non racconta semplicemente fatti: li mette in relazione, li connette, li inserisce in una trama più vasta di continuità e fratture storiche.

📂 La struttura del libro riflette questa impostazione. I quattro grandi blocchi tematici – dagli “appuntamenti del calendario civile” alla “seconda guerra dei Trent’anni”, fino ai “tornanti della storia” e al rapporto fra XX e XXI secolo – costruiscono una narrazione che procede per onde concentriche. (...)

🌘 Uno degli aspetti più convincenti del libro è la capacità di mostrare come il Novecento continui a proiettare ombre lunghissime sul presente. In questo senso, Soverina si inserisce in quella tradizione di storici-intellettuali che considerano la conoscenza del passato uno strumento di cittadinanza democratica.

⏳ Non meno interessanti sono le pagine dedicate al revisionismo storico e all’uso pubblico della memoria. L’autore affronta con decisione il tema della deformazione del passato operata da una parte della cultura politica contemporanea, soprattutto sul terreno dell’antifascismo e della Resistenza. (...)

🌏 In filigrana emerge una tesi forte: la contemporaneità è segnata da una transizione egemonica globale, dal declino relativo dell’Occidente e dalla crisi della democrazia liberale dentro il capitalismo finanziarizzato. È qui che il libro dialoga implicitamente con studiosi come Polanyi, Hobsbawm, Traverso e Arno J. Mayer.

🕰 In un’epoca dominata dall’istantaneità digitale, dall’analfabetismo storico e dalla polarizzazione permanente, Soverina invita a recuperare il senso del tempo lungo, delle connessioni profonde, della responsabilità critica. 𝐿𝑒 𝑜𝑛𝑑𝑒 𝑙𝑢𝑛𝑔ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 è dunque un libro non solo per studiosi, insegnanti o appassionati di storia contemporanea, ma per chiunque avverta il bisogno di comprendere le radici delle inquietudini del nostro tempo. Perché, come suggerisce implicitamente l’autore, senza memoria storica le società diventano più fragili, più manipolabili, più esposte al ritorno dei fantasmi del passato.
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https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/se-il-novecento-non-finisce-mai/

Avagliano La Valle del Tempo

🌹🎉𝐀𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐐𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐚 𝟑ª 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐍𝐏𝐈 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚Gabriele Bartolini 🖋 Dal 5 al 7 giugno tre giorni di i...
04/06/2026

🌹🎉𝐀𝐥 𝐯𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐐𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐚 𝟑ª 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐍𝐏𝐈 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚

Gabriele Bartolini 🖋 Dal 5 al 7 giugno tre giorni di incontri, dibattiti, musica, cultura, sport e socialità animeranno Parco Modesto Di Veglia, indimenticato partigiano di Bandiera Rossa. Come da tradizione, la kermesse si svolge a ridosso dell’anniversario della Liberazione di Roma, ma quest’anno per la prima volta approda in una periferia della città: una “scelta politica” dell’Associazione capitolina dei partigiani

(...) Un appuntamento che quest’anno assume un significato politico e sociale ulteriore. «Portare la nostra festa in questa parte della periferia di Roma poco conosciuta ai più (…) è stata una scelta politica», scrive l’ANPI Roma nel comunicato di presentazione, una decisione maturata anche in risposta all’inserimento del quartiere nel cosiddetto “decreto Caivano” da parte del governo.

L’ANPI Roma intende così valorizzare il Quarticciolo e le realtà sociali, culturali e associative che da anni operano sul territorio. Per tre giorni il quartiere diventerà il centro di un fitto calendario di appuntamenti che intrecceranno memoria storica a momenti di cultura e aggregazione aperti alla cittadinanza.

Il fitto programma prevede presentazioni di libri, proiezioni di documentari, mostre e dibattiti. Oltre a numerosi eventi artistici e musicali: ogni sera sono in cartellone due concerti, mentre uno spettacolo sarà dedicato alle donne della Resistenza, nell’anno in cui ricorre l’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana e del primo voto delle donne.

Sono inoltre previsti momenti dedicati allo sport, il pranzo partigiano di domenica 7 giugno e un’assemblea delle realtà antifasciste che hanno animato lo spezzone giovanile del corteo del 25 aprile 2026. (...)

All’inaugurazione parteciperanno rappresentanti delle istituzioni cittadine e municipali, tra cui il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e il presidente del V Municipio Mauro Caliste. Saranno presenti anche il presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo; il partigiano Angelo Nazio e la staffetta Luciana Romoli.

🎖Intanto, insieme ad altre numerose associazioni, sindacati, realtà studentesche e organizzazioni sociali, l’ANPI provinciale di Roma ha rivolto un appello al Prefetto di Roma e al Sindaco per chiedere il divieto della manifestazione sulla cosiddetta “remigrazione” annunciata per il 13 giugno. In un documento si esprime forte preoccupazione per iniziative in netto contrasto con i principi costituzionali e con la natura antifascista della Repubblica, richiamando la storia multiculturale e democratica di Città Medaglia d’Oro per la Resistenza.

In un clima così intenso, la Festa dell’ANPI al Quarticciolo restituirà tre giorni di vita partecipata.

Un programma ricchissimo e impegnativo, possibile solo grazie all’incredibile contributo delle sezioni ANPI di Centocelle, Villa Gordiani e Tor Pignattara e all’impegno di decine di volontari e associazioni del territorio.

Ci vediamo al Quarticciolo!
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https://www.patriaindipendente.it/servizi/al-via-al-quarticciolo-la-3a-festa-dellanpi-provinciale-di-roma/

Bartolini ANPI Provinciale di Roma

🌹 𝐂𝐥𝐚𝐫𝐚 𝐃𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢𝐜𝐞, 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐄𝐧𝐳𝐚. 𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐛𝐞𝐥𝐥𝐞Bianca Tognolo 🖋  Nella Bassa padovana occupata, una st...
03/06/2026

🌹 𝐂𝐥𝐚𝐫𝐚 𝐃𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢𝐜𝐞, 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐄𝐧𝐳𝐚. 𝐅𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐛𝐞𝐥𝐥𝐞

Bianca Tognolo 🖋 Nella Bassa padovana occupata, una studentessa diciassettenne attraversa la guerra con una bici, fogli clandestini e una determinazione che non conosce età. Suo padre, partigiano, è ricercato; la madre deportata; la comunità sostiene la lotta con gesti quotidiani, e nell’estate del ’44 pagherà un prezzo altissimo quando i fascisti delle Brigate Nere, affiancati dai tedeschi, uccideranno civili e combattenti in una strage. Eppure, tra staffette, maestre e giovani renitenti prende forma un fronte civile che non arretrerà nemmeno davanti alla violenza più brutale. Da quel tessuto di coraggio, capace di scrivere una delle pagine più dure e decisive della Resistenza in pianura, nascerà nel dopoguerra un impegno che ricostruirà la democrazia ferita, papà Giuseppe ricoprirà importanti incarichi di governo nelle amministrazioni locali e la giovane figlia porta-ordini sarà tra le fondatrici di una sezione dell’Udi, Unione Donne Italiane

(...) “La boje! La boje! De boto la va fora! (Bolle, bolle! Fra poco trabocca!)” è il grido che nel giugno 1884 corre per la campagna solcata dai tratti terminali dell’Adige e del Po. […] Identiche sono le condizioni di vita, o meglio di durissima sopravvivenza, e il malessere sociale finisce ovunque per ‘traboccare’ con le devastazioni provocate dalla terribile alluvione del 1882. (...)

Ancora negli anni Trenta del Novecento Clara Doralice ascolta i racconti delle donne di Castelbaldo che “pattugliavano gli argini per scontrarsi col padrone, con grande coraggio e spregiudicatezza, per ottenere un salario che non fosse da fame” e assiste all’arrivo dei “camion delle mondine, alcune ancora bambine, altre con i figli piccoli, altre ancora anziane, i loro canti, la tristezza dei loro volti invecchiati dalla fatica, ma anche la loro dignità: il tutto per un sacco di riso e qualche soldo” e coglie “la miseria terribile di cui le donne subivano quasi tutto il tragico peso”, ma anche l’esperienza delle dure lotte per la sopravvivenza di cui sono protagoniste. Anche il canapificio aperto a Montagnana nel 1920 da Stanislao Carazzolo per cercare di liberare le donne dalla situazione di semischiavitù nella quale si trovano, dura solo fino al 1941, quando l’autarchia imposta dal regime blocca le forniture del cotone necessario per tessere la trama dei tessuti.. (...)

Clara, come molte altre, conosce l’antifascismo fin da ragazza con l’esempio del padre e dei compagni che frequentano la casa di famiglia, ma anche con quello di donne fiere come la madre Assunta e nonna Isetta, compagne dei loro uomini consapevoli dei rischi e a loro volta partecipi della stessa cultura politica. In casa “è un via vai di amici” di cui Clara ricorda che “come mio padre, mi rassicurano e mi infondono fiducia; i loro discorsi mi piacciono, mi fanno capire molte cose. Riconosco nei loro volti quel qualche cosa che, in visi così diversi uno dall’altro, è pur tuttavia così uguale: la loro fede e la loro volontà”.

“Molte volte nella mia cartella, al posto dei libri, ho il materiale clandestino da portare al notaio Redetti a Montagnana. […] Noi studentesse facevamo attività antifascista anche all’interno dell’Educandato di Montagnana, col rischio di non poter prendere il diploma. […] Sabotavamo il tema, non andando a scuola o prendendo nello scritto posizioni antifasciste”. (...)

Le ragazze si incontrano in mezzo ai campi “come fosse una gita fra amici” per discutere e prendere accordi. Insieme leggono i fogli dei Gruppi di difesa della donna. Quando rientrano a tarda sera mettono i volantini contro il fascismo sotto le porte delle case. Hanno tutte profondi legami di amicizia e di solidarietà con i loro coetanei maschi, a loro volta attivi in vario modo. “I ragazzi sono buoni e gentili, ci accompagnano a casa. Molto spesso ci attardiamo a discutere o a cantare le nostre canzoni. Abbiamo anche paura, ma siamo contente per quello che facciamo. Durante il coprifuoco, dopo la ronda dei carabinieri, sono i giovani che fanno la guardia, quando non sono impegnati in azioni di disturbo contro i fascisti”. (...)

“Ci hanno fermate. […] Hanno voluto vedere dentro le nostre borse e hanno trovato le armi. Ci hanno picchiato tanto che io, che avevo diciassette anni, e la mia amica, che ne aveva diciannove, siamo rimaste col collo contuso per mesi. […] Eravamo noi due sole, giovani ed indifese, in balia della loro ferocia quando la sera ci hanno scaricato alla casa del fascio di Montagnana. (...)

Inizia quindi la strage di civili, collaboratori della Resistenza e partigiani. […] I primi a cadere sono Pietro Cavaletto e il figlio Nerino, i “custodi del Passo” sull’Adige. […] Lungo le rive dell’Adige è colpito a morte il giovanissimo Marco Franceschi di cui non verrà più ritrovato il corpo. […] Le giovanissime sorelle Adelina e Norina Panziera vengono sorprese e colpite mentre stanno portando munizioni ai partigiani. “Una delle due era incinta di cinque mesi”. (...)

Clara ricorda “tanta fame fino a far annebbiare la vista e tanto dolore” conosce “una compagna operaia, una donna meravigliosa, Rina, instancabile e generosa. Non avevo mai visto come si vive da classe oppressa, in una grande, meravigliosa e terribile città come Milano. Eppure ci hanno ospitati e nutriti: non so cosa hanno potuto mangiare lei e il marito dopo aver sfamato noi. C’era la tessera su tutto, e a mercato nero comprava solo chi aveva soldi […]. Ogni tanto vedo mio padre, che è ispettore del C.L.N. per la Lombardia e comanda la piazza di Saronno”. La formazione di Doralice, poco prima della Liberazione, ferma una colonna di soldati tedeschi diretti verso Como e riesce a salvare tutto quello che stanno portando via “Tutti i giornali hanno parlato di questa impresa e del suo comandante, cioè di mio padre”, che per questa azione riceve in prestito una Mercedes tedesca ridipinta di rosso, con cui tornare a casa. (...)

E “vennero i giorni della Liberazione in cui diressi il moto insurrezionale che ci diede nelle nostre mani senza colpo ferire Saronno e paesi limitrofi […] scrivemmo giornate di fulgida gloria partigiano-social-comunista. Organizzai subito dopo l’insurrezione immediata assistenza ai familiari dei caduti, feriti ed a tutti i volontari della libertà”. “25 aprile ’45: i partigiani hanno liberato tutto, fabbriche, officine e città. Qui a Milano è meraviglioso! […] Il ruolo che mio papà aveva avuto è stato riconosciuto da tutti! Uomini, donne, ragazze, bandiere lacere, divise stracciate, tutti, tutti fra ali di popolo esultante, fiori e lacrime, in mezzo a rovine recenti, siamo passati con Longo, Secchia, Moscatelli ed altri figli del popolo, conosciuti ed applauditi dal popolo”. (...)

I Doralice arrivano a Montagnana accolti da una processione di persone festanti, provenienti da tutti i paesi della Bassa padovana che li accompagnano fino a Castelbaldo, dove Giuseppe è nominato sindaco per acclamazione. (...)

Dopo la Liberazione, Clara deve occuparsi di una famiglia numerosa: il padre, i tre fratelli e la nonna che ha più di 70 anni. “All’inizio è stato difficile, perché mancava tutto […]. Quando mia mamma è tornata, era molto provata, per mesi aveva mangiato solo quello che trovava nei prati e negli orti. Intanto noi avevamo già recuperato il recuperabile delle cose che i tedeschi non ci avevano portato via e lei ha trovato perfino la camicia da notte sul cuscino. Perché io me la sentivo che lei stava per tornare. Erano giorni che ero inquieta, anche se nessuno mi dava retta”. Assunta torna molto provata solo nell’agosto del ’45, quando Vittorio, il figlio più piccolo, nemmeno la riconosce più: per lui la mamma è sempre Clara. (...)

Padre e figlia continuano il loro impegno politico anche nel dopoguerra. Giuseppe Doralice, sindaco di Castelbaldo dal 1946 al 1963, svolge la sua funzione cercando di realizzare, a livello di amministrazione comunale, i programmi di emancipazione sociale e civile delle classi subalterne, per i quali aveva sempre combattuto: “Mio padre organizzava gli scioperi alla rovescia, cioè consigliava chi era disoccupato di andare dove c’era tanto da fare per costruire o ricostruire opere pubbliche, strade, fognature, estensione della corrente elettrica, poi riusciva a trovare i soldi per pagare queste persone”. Con il piano urbanistico del 1961 avvia la costruzione di case popolari per i braccianti agricoli “per eliminare 105 tuguri”, un centro comunale polifunzionale con il nuovo Municipio, le scuole elementari, l’ambulatorio medico, un campo sportivo e istituisce corsi di studio serali.

Anticipando pratiche di partecipazione democratica, che solo di recente si sono diffuse, convoca assemblee pubbliche per le Consulte popolari “per rendere tutti i cittadini responsabili dell’operato del Comune, per avere il conforto dei suggerimenti, delle critiche”. A fine mandato apre a tutta cittadinanza l’assemblea per “il consuntivo dell’Amministrazione comunale”. Clara sostiene le donne delle leghe nelle loro rivendicazioni per l’aumento del salario, […] è tra le fondatrici dell’Udi (Unione donne italiane) di Padova, […] frequenta il gruppo Rinascita. […]
Durante gli incontri si legge e si discute degli articoli della rivista, finché sono in corso i lavori della Assemblea Costituente, anche per raccogliere proposte da far arrivare all’Assemblea.

Insieme a lei c’è Vincenzo Morvillo, compagno di studi di Andrea Redetti, che nel 1948 diventa suo marito e che, anche con il camice bianco, prosegue quanto ha iniziato da partigiano, diventando l’amatissimo “medico del popolo” che, nel suo ambulatorio di Pontevigodarzere, curerà sempre tutti, senza distinzioni. (...)

Clara Doralice muore a Padova il 24 gennaio 2022, dieci anni dopo il marito. Irrealizzabile il suo desiderio di raggiungere i compagni nelle acque dell’Adige, riposa accanto al compagno della vita adulta.
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https://www.patriaindipendente.it/servizi/clara-doralice-la-partigiana-enza-figlia-di-una-terra-ribelle/

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