IL Veltro Editrice

IL Veltro Editrice SOCIETA' EDITORIALE FONDATA NEL 1974 COME COOPERATIVA CHE PUBBLICA "IL VELTRO - RIVISTA DELLA CIVILT

22/05/2020

Il tempo passa e ci rimangono i ricordi.
Il 2020 è un anno importante per Editrice Stilgraf: il 1 ° ottobre compiremo 40 anni.
Per l'occasione abbiamo pensato di affidare alla penna di Emanuele Cangini il compito di raccontare la nostra storia: come è nata Stilgraf; aneddoti, ricordi, un omaggio al fondatore Mario Di Manno, scomparso il 17 dicembre 2018.
Questa storia verrà impressa con l'inchiostro in un libro che presto editeremo.
Grazie a .cangini.giornalista per avere accettato di raccontare la nostra storia.
Iosonocesena



15/05/2020
14/05/2020

è unione di Persone: esercenti, commercianti, ristoratori, professionisti e imprenditori cesenati.
Ognuno si è esposto, ci ha messo la faccia, continuando a credere in sé stesso, nella propria attività e forse, per la prima volta, nella comunità di cui fa parte. Mettiamo un nuovo accento sulle attività del territorio e facciamolo insieme.

10/11/2019

IL VELTRO - GENNAIO-DICEMBRE 1915
LA GRANDE GUERRA E L'EUROPA DANUBIANO-BALCANICA

10/11/2019

IL VELTRO – ABBONAMENTO 2020

INFORMIAMO CHE E' IN CORSO LA SOTTOSCRIZIONE DELL'ABBONAMENTO PER IL 2020 AL PERIODICO:
"IL VELTRO - RIVISTA DELLA CIVITA' ITALIANA"
L'ABBONAMENTO ANNUALE E' DI € 120,00.
Pagamento tramite bonifico bancario intestato a:
IL VELTRO EDITRICE SOCIETA’ COOPERATIVA
CREDIT AGRICOLE – SEDE DI CESENA
IBAN IT88V0623023900000030547090

03/11/2019

Il 550° anniversario della morte dell’eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Scanderbeg, è stato proclamato dalle autorità albanesi l’Anno di Scanderbeg, durante il quale si è verificata una convergenza di azione di tutte le strutture dell’amministrazione statale con quelle del mondo culturale, accademico e sociale. Le attività commemorative hanno avuto luogo non solo in Albania ma anche all’estero, nei paesi dove vivono comunità albanesi e dove il mito di Scanderbeg funge da simbolo identitario.
Il Veltro – Rivista della Civiltà Italiana, giunta al 63° anno di edizione, ha proseguito nella tradizione dei numeri unici sui rapporti tra l'Italia e altri Paesi o aree geografiche, con il proposito di valorizzare la creazione culturale italiana, in rapporto a quelle di altre nazioni. Dopo la pubblicazione del 2012 per il Centenario dell’Indipendenza dell’Albania e sull’influenza delle relazioni con l’Italia sulla nascita della coscienza nazionale albanese, dedica il numero del 2019 all’Anno di Scanderbeg.
Il numero unico è incentrato sulla simbolicità dell’eroe nazionale albanese come ponte di comunicazione tra l’Albania e l’Europa cristiana: in particolare viene sottolineata la grande importanza della figura del Castriota nella politica del XV secolo e la sua influenza di risonanza europea nei secoli successivi.
Al volume, di oltre 250 pagine, curato da Franco Tagliarini e Rovena Sakja, hanno collaborato illustri studiosi europei: storici, archeologi, architetti, musicologi, linguisti, archivisti, bibliotecari i quali hanno declinato la tematica della pubblicazione nell’ambito delle loro specializzazioni. Ciascun articolo, allo scopo di una più ampia diffusione della pubblicazione, è corredato da abstract in italiano, inglese e albanese.
La pubblicazione comprende saggi di: Rovena Sakja, Dottore di ricerca in Scienze del libro e del documento; Eni Kaçi, Biblioteca Nazionale di Tirana; Aurel Plasari, Accademia degli Studi Albanologici, Tirana; Lucia Nadin, Università Statale di Tirana; Maddalena Bassani, archeologa – Università IUAV, Venezia; Giancarlo Vallone, Università del Salento; Monica Genesin, Università del Salento; Joachim Matzinger, Österreichische Akademie der Wissenschaften, Vienna; Donato Martucci, Università del Salento; Persida Lazarevic, Università Gabriele d’Annunzio, Chieti; Evalda Paçi, Centro Studi Albanologici di Tirana; Quirino Principe, Accademia per l’Opera Italiana di Verona; Roberta Belli, Politecnico di Bari.

17/11/2018

KARIN NEHLSEN- VON STRYK

L’assicurazione marittima a Venezia
nel XV secolo.

Il Veltro Editrice, Roma 1988, pp. 624+12 di ill. f.t.

La tesi della mancanza di documenti assicurativi a Venezia nel XIV e XV secolo, dimostrata infondata da Stefani e da Melis, trova in questo libro una definitiva smentita.
I due studiosi, infatti, rinvennero preziosi documenti assicurativi del XIV e XV secolo, dai quali si è potuto constatare come Venezia fosse in quel tempo al primo posto tra i mercati italiani di assicurazione marittima.

* * *
Il saggio di Karin Nehlsen-von Stryk, docente al Max-Plank-Institut di Francoforte di “Storia del diritto europeo” e nell’Università di Munster – pubblicato in Germania dalla Rolf Gremer Gmbh+Co.KG di Ebelsbach am Main – approfondisce questo filone con la ricerca e lo studio delle fonti giurisprudenziali veneziane.
Tali fonti si sono rivelate proficue con il ritrovamento, nelle sentenze di giustizia della Curia de Petizion, di ben 275 decisioni tra gli anni 1427-1482 in materia di assicurazione, su 4.300 decisioni esaminate.

* * *
Scopo centrale del libro è la costruzione giuridica dell’assicurazione marittima a Venezia, collocata sullo sfondo di un’accurata comparazione con le ricerche storiche dell’istituto relative alla stessa epoca, in particolare a Genova.
Ne emerge con grande vivezza un quadro estremamente chiaro della prassi assicurativa veneziana. Mentre dall’analisi delle polizze si evince la molteplicità delle clausole – sia cautelari a favore del contraente sia di franchigia a favore dell’assicuratore – già elaborate con criteri che si possono ancora ritrovare nell’odierno diritto delle assicurazioni marittime, nonché la grande ricchezza di forme di assicurazione (assicurazione sulla provvigione, sul guadagno, sul credito, e perfino quella tipicamente veneziana sul don, ossia sulla sovvenzione per i viaggi annuali delle galere veneziane) che testimoniano come ad ogni bisogno di copertura corrispondesse una particolare formula, dall’esame del folto numero dei processi vengono in luce situazioni conflittuali di diritto assicurativo che appartenevano all’ambito della consuetudine commerciale non scritta.

Si evidenzia anche l’importanza centrale della figura del mediatore e quella, altrettanto essenziale, dei notari giudiziari che assistevano i Giudici di Petizion nell’addivenire ad una soluzione che potesse soddisfare entrambe le parti.

Se dunque dalla documentazione delle polizze si può ricavare un profilo dello sviluppo del contratto di assicurazione – contratto che sullo scorcio del XV secolo raggiunse infine la forma che ha essenzialmente conservato nei secoli successivi – da quella dei processi si può desumere l’iter della elaborazione giuridica della stessa sentenza.

In appendice al libro sono riportati, tra gli altri documenti, gli elenchi delle polizze e dei processi editi, alcuni esempi e formulari di polizze, trascrizioni di sentenze, esempi di polizze fiorentine e di contratti notarili genovesi. L’Autrice elabora una tavola analitica delle polizze inedite ed una dei processi inediti.
* * *
Il saggio, di considerevole impegno, approfondisce esaurientemente, su solide basi documentarie, i caratteri dell’assicurazione basso-medievale a Venezia dal punto di vista storico-giuridico; e certamente appare come un necessario punto di riferimento anche ai fini dello studio del mercato veneziano delle assicurazioni nel pieno Quattrocento.

17/11/2018
VOLUME DELLA "COLLANA DI STUDI VENEZIANI" EDITA DA "IL VELTRO EDITRICE"
17/11/2018

VOLUME DELLA "COLLANA DI STUDI VENEZIANI" EDITA DA "IL VELTRO EDITRICE"

17/11/2018

ANNE JACOBSON SCHUTTE,

Pier Paolo Vergerio e la Riforma a Venezia
1498-1549

Il Veltro Editrice, Roma 1998, p. 488 + 16 ill. f.t.

La complessa figura del giurista e riformatore religioso di Capodistria, Pier Paolo Vergerio, e il suo ruolo nella vita religiosa italiana della prima metà del Cinquecento costituiscono l’oggetto di questo volume, edito in Svizzera dalla Librairie Droz di Ginevra.

La personalità di Pier Paolo Vergerio è stata controversa già dai contemporanei fin dall’inizio della sua carriera. Dopo essersi laureato in legge all’Università di Padova ed essere stato al servizio della Repubblica di Venezia come procuratore e giudice, nel 1533 fu nominato Nunzio papale presso Ferdinando, re dei Romani, il quale non fu mai certo che Vergerio non fosse implicato in qualche segreta manovra a favore di Venezia, lo stato al confine meridionale dell’impero asburgico.

Durante la sua seconda Nunziatura, quando, come rappresentante di Paolo III, si adoperava per la convocazione del Concilio Ecumenico, molti dei principi tedeschi incontrati da Vergerio dubitarono della sincerità delle intenzioni del Papa. E alla fine del viaggio i suoi sforzi per accelerare la convocazione del Concilio gli attirarono a Roma numerose antipatie.

* * *
Nominato vescovo di Capodistria nel 1536, irritò Paolo III e si alienò le simpatie di numerosi cardinali influenti, quando cercò di far annullare una pensione da pagare ad un favorito del Papa, che era tratta dalle rendite della sua diocesi.
Alle riunioni per i negoziati di Worms e Ratisbona nel 1540-1541, la sua attività di inviato ufficioso di Francesco I accrebbe i sospetti sui suoi metodi e moventi.

Ritornato nella sua diocesi nel 1541, Vergerio cercò di attuare una decisa riforma. I suoi sforzi provocarono una forte opposizione da parte dei religiosi locali e di alcuni laici influenti, che presto lo accusarono d’eresia, un’accusa che i suoi pari e superiori all’interno della Chiesa – già sospettosi della sua sincerità – furono inclini a considerare ben fondata. Con suo disappunto, non riuscì ad essere ammesso al Concilio di Trento.

* * *
Quando, nel 1549, fu costretto dalla sua coscienza a rompere con la Chiesa e a lasciare l’Italia divenne naturalmente «persona non grata» per i suoi ex colleghi ecclesiastici, così come taluni suoi sfortunati tentativi gli valsero in breve l’ostilità della maggioranza dei suoi amici protestanti, sia italiani, sia nordici.

A Vergerio, d’altra parte, non è stato riservato miglior trattamento dagli storici più recenti.
Il saggio della studiosa americana, che colloca la personalità di Pier Paolo Vergerio nel contesto italiano, e in particolare ne considera i rapporti con la Repubblica di Venezia, colma una lacuna storiografica, contribuendo a migliorare la conoscenza della cultura italiana all’epoca della Riforma.

17/11/2018

MARGARET L.KING

Umanesimo e patriziato nella Venezia del
Quattrocento.

Vo.I – La cultura umanistica al servizio della Repubblica

Vol, II – Il circolo umanistico veneziano – Profili

Il Veltro Editrice, Roma 1989, 2 voll., pp. 768

Francesco Petrarca, principe degli umanisti, scrisse di Venezia: «solidis fundata marmoribus, sed solidiore etiam fundamento civilis concordia stabilita, salsis cincta fluctibus sed salsioribus tuta consiliis».

Le mura della città erano i sapienti giudizi dei suoi governanti; la sua sicurezza, anzi, la sua quasi miracolosa invulnerabilità, aveva a garanzia la concordia che regnava, mai incrinata o scalfita, tra i suoi probi e laboriosi cittadini.

Nella elegante definizione del poeta è condensato tutto il “mito di Venezia”, alimentato da un’ampia letteratura.

Nel libro di Margaret L. King – la cui edizione originale è uscita negli Stati Uniti d’America presso la Princeton University Press di Princeton, N.J. – c’è il tentativo, riuscito, di discendere alle radici più profonde del “mito”, per fare luce sulla storia, e precisare quale ruolo la cultura umanistica veneziana svolse nell’opera di “fortificazione” ideologica della città, di quali torri e bastioni metaforici, costruiti con idee e credenze, suggestioni e stati d’animo, essa cinse e protesse la capitale di uno dei più importanti imperi mercantili dell’età moderna, e la sede di una luminosa civiltà artistica e letteraria.

Procedendo sapientemente attraverso l’imponente mole della produzione umanistica veneziana, e muovendosi con altrettanta disinvoltura e chiarezza di intenti nel labirinto di una larghissima documentazione inedita; scavando con cura tra epistolari e trattati di teologia e di storia, tra componimenti poetici e relazioni ed atti ufficiali, tra “rotoli” universitari e testamenti di nobili e mercanti, la King ci restituisce il complesso intreccio dei rapporti che legarono, tra XV e XVI secolo, l’aristocrazia del sangue e del denaro a quella dell’ingegno, della cultura e dell’arte, di cui l’Autrice analizza pure la composizione sociale, le differenze generazionali, la formazione e gli interessi.

Il risultato è duplice: da un lato questo libro mostra con particolare efficacia come gli ideali e le tecniche letterarie e retoriche dell’umanesimo acquistarono un inconfondibile volto veneziano nell’incontro con antiche, preesistenti e tenacemente radicate tradizioni filosofiche, religiose e morali, e con una realtà politica e sociale molto diversa da quella di altre capitali dell’umanesimo italiano; dall’altro, fornisce un vasto repertorio di dati e di informazioni bibliografiche e documentarie che sarà di valido sussidio per quanti vorranno accostarsi alla storia della cultura e della società veneziana del Rinascimento.

Nell’umanesimo veneziano – dimostra la King - il concetto centrale è la unanimitas, ovvero una petizione di organica unità, coerenza, solidarietà e integrità nella vita civile come in quella familiare, economica e privata, che il patriziato chiede ai suoi umanisti di fondare filosoficamente, di celebrare nella storiografia e nella letteratura, di esprimere attraverso la retorica più raffinata per il conseguimento di obiettivi e di vantaggi generali, la fedeltà alla res publica, l’eroismo civile e militare, la piena dedizione del cittadino ai propri compiti pubblici e al bene comune.

Indirizzo

Viale Bruno Buozzi, 19
Rome
00197

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando IL Veltro Editrice pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a IL Veltro Editrice:

In evidenza

Condividi

Digitare