05/05/2026
Il tempio di Vesta è diverso da tutti gli altri: non ha una forma frontale, è circolare.
Non c’è un punto da cui guardarlo davvero, e Vesta… non ha un volto.
A differenza delle altre divinità romane, non esiste una sua immagine.
Non perché sia andata perduta, ma perché non poteva essere rappresentata.
Vesta era il fuoco, il fuoco vivo, acceso, custodito.
Ogni casa romana ne aveva uno: un focolare che non doveva spegnersi mai.
Non era solo una funzione domestica, era una responsabilità.
Quel fuoco andava nutrito, mantenuto, protetto.
Non poteva essere contaminato.
Non poteva essere trascurato, perché spegnerlo non era un errore: era un sacrilegio.
Lo stesso accadeva nella città.
Ogni città romana aveva il suo fuoco, e il suo tempio di Vesta.
A custodirlo c’erano le Vestali. Scelte da bambine, tra i sei e i dieci anni, vivevano per trent’anni al servizio del tempio.
Il loro compito era uno solo: non permettere che il fuoco si spegnesse. Mai.
Ad maiora.
�