03/03/2026
Vederla sul palco dell’Ariston è stato come osservare qualcuno che rovescia volutamente un calice di vino rosso su un divano bianco, mantenendo un’eleganza intoccabile. Margherita ha intercettato quel grumo di insofferenza che coviamo quotidianamente tra una call su Zoom e un aperitivo a cui non avevamo nessuna voglia di andare.
"Che fastidio" ci ha svoltato la settimana perché rivendica il diritto sacrosanto di essere insopportabili. Viviamo immersi in una cortesia di plastica, tra email passivo-aggressive e l'obbligo morale di sembrare sempre entusiasti. Lei sale sul palco e, con un mezzo sorriso tagliente, dà voce a quel desiderio viscerale di alzare gli occhi al cielo davanti all’ennesima chiacchiera inutile. Possiede una sorta di snobismo terapeutico che ci serviva come l’aria.
Ci piace perché è l’amica intelligente che a una festa noiosa ti si avvicina, ti offre un drink e ti dice esattamente quello che stai pensando su tutti i presenti. Il pezzo somiglia a una lama infilata in un gu**to di velluto. sussurra verità scomode mentre balla su un tappeto di synth che entra dritto nelle ossa. Rappresenta la vittoria della sincerità ruvida sopra la carineria obbligatoria.
"L'irritazione è un segno di vita, un battito di libertà in mezzo a troppi compromessi fatti per puro sfinimento."
Siamo la generazione dei "va tutto bene" detti a denti stretti. Lei ha preso quella tensione elettrica e l’ha trasformata in un momento di liberazione. Margherita è rimasta impressa perché è profondamente umana nel suo essere stufa di tutto. È diventata il nostro scudo chic contro la banalità del mondo, l'unica capace di trasformare un "va******lo" in un gesto di classe cristallina.