Perché L'Ora
Per spiegare il nome del giornale, vi riproponiamo il primo editoriale di presentazione, che uscì sul primo numero:
La nostra sfida
Per chi, come noi, crede nella vera rappresentanza studentesca, l’informazione e la cultura sono un binomio inscindibile, qui dove oggi si costruisce la classe dirigente di domani. Abbiamo scelto di intitolare il giornale prendendo spunto da una celebre
testata giornalistica palermitana, “l’Ora”, passata alla storia per le sue coraggiose inchieste sulla mafia e sulla politica che cominciarono nel 1958 quando si raccontò per la prima volta dell’ascesa di un potente boss mafioso, Luciano Liggio, e dei legami, sempre meno occulti, tra il potere politico locale e la malavita organizzata. L’inchiesta ebbe il suo culmine in un memorandum per l’allora Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, affinché venisse costituita una commissione d’inchiesta sul fenomeno mafioso. La risposta di Cosa Nostra non tardò a farsi sentire e pochi giorni dopo il 19 ottobre 1958 la sede storica del giornale subì un attentato dinamitardo. Il presidente della Repubblica, Saragat, in parlamento all’indomani dell’attentato al giornale dirà: “Ci voleva l'attentato all'Ora per scoprire che in Sicilia c'è la mafia".
“L’Ora” vuole essere un punto di riferimento per gli studenti della facoltà, uno strumento attraverso il quale Ricomincio dagli Studenti, la nostra lista, vuole fare informazione non solo legata alla didattica universitaria, ma anche all’attualità e alla cultura. Partendo dalla ferma convinzione che l’informazione libera e imparziale è uno degli strumenti più adatti per portare avanti i capisaldi su cui si fonda un sindacato studentesco come il nostro. Ricomincio dagli studenti basa le sue azioni sui dettati della Costituzione della Repubblica e opera per la sua difesa e piena attuazione, condivide i valori enunciati nello “Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari” e in piena sintonia e coerenza con quanto affermato sostiene i valori dell’antifascismo, della lotta contro ogni tipo di discriminazione inerente etnia, sesso, religione e la tutela della dimensione pubblica e laica dell’istruzione, come garanzia del pluralismo e delle pari opportunità.