Conflitti E Strategie

Conflitti E Strategie Sito di analisi geopolitica, politica ed economica.

Analisi dei capitalismi nella fase multipolare tramite le analisi del sito "Conflitti e Strategie", nato dall'esperienza filosofica ed economica di Gianfranco La Grassa.

13/09/2026

ANTROPOMORTO

"Le persone che stanno costruendo l'IA credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Non è una trovata di marketing... Stanno correndo dritti verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi, giocando d'azzardo con le nostre vite". Queste sono le dichiarazioni principali di Jacob Coxon, ricercatore britannico che ha lavorato ad Anthropic, uno dei principali laboratori mondiali di intelligenza artificiale.
Ovviamente, molti politici, analisti, filosofi ecc. hanno rilanciato queste preoccupazioni, perché un pericolo fa sempre comodo per essere presi maggiormente sul serio rispetto agli altri sproloqui che in genere costoro pronunciano. Ancora una volta, di fronte a una scoperta potenzialmente, e ancora solo potenzialmente, rivoluzionaria, si generano due schieramenti, da una parte gli esaltati e dall'altra i terrorizzati, in mezzo a questi quelli ancora più inutili che potremmo definire i regolatori, sempre convinti di poter avere in mano il pallino di tutto perché stabiliscono dei limiti a qualcosa che nemmeno si conosce fino in fondo.
È il medesimo tic umano che si riproduce sempre, dalla scoperta del fuoco. Immagino che anche a quei tempi ci fosse chi davanti al fuoco fuggisse e chi, invece, ne capì tutte le potenzialità, acquisendo un grande vantaggio sociale, senza avere tra le scarpe quei legislatori che oggi vogliono già imporre regole, ma solo per non perdere essi stessi il peso e il tono che si danno. Perché regolare significa decidere e chi decide detiene una parte di potere.
Paradossalmente, Anthropic significa "umano", "relativo all'essere umano", quindi quello che si sta cercando di fare è antropomorfizzare le macchine, dando ad esse un'intelligenza di tipo umano, seppure potenziata. Signore e signori, anche se avvenisse, che cos'è un'intelligenza umana potenziata di fronte, non dico all'universo, ma al nostro sistema solare e alla nostra stessa Terra?
L'uomo si illude ancora di essere al centro delle cose, ma è solo un essere microscopico di fronte a tutto il cosmo e la sua cosiddetta intelligenza fa ridere rispetto alla natura. Cosa mai potrà accadere di così ecccesivo, che un'IA indipendente ci distrugga? Non sarebbe una grande perdita, anzi non sarebbe proprio nulla al cospetto di tutto il resto.
Teniamo i piedi per terra. Una macchina si può anche spegnere perché, per ora, non è un essere che non viene mosso ma si muove da sé. E se anche trovasse il modo di avere una "sua anima", si porterebbe dietro i difetti del suo inventore o magari ne produrrebbe altri tutti suoi, anche se nel frattempo si fosse sbarazzata di noi.
Ma siamo di fronte a discorsi del tutto stupidi che sono già stati fatti tante volte dall'umanità ogni qual volta qualcosa di nuovo è stato generato. Ripeto, teniamo i piedi per terra. L'IA potrebbe sconvolgere queste nostre vite, ma quelle delle generazioni successive si saranno già adattate al cambiamento. E tutto certamente potrebbe cambiare, dalla guerra alla medicina, alla società ecc. ecc. E quindi? Come siamo andati "avanti" finora? C'è mai stato un momento, nelle epoche lunghe della storia, in cui l'umanità non sia stata a rischio di qualcosa o che non si sia sottoposta ad atroci mutamenti?
Questo rischio fa parte della vita, di tutte le vite degli esseri viventi, e un giorno capiterà anche a noi di fare la fine dei dinosauri. Forse nel frattempo saremo stati in grado di far fare un salto alla natura, di cui siamo una piccola parte, creando dei superuomini o qualcosa che vi somigli, capaci di superare distanze fisiche a noi precluse.
Forse, ma non ci giurerei. Può darsi che la natura ci abbia messo queste cose nella testa proprio per questo motivo, ma non siamo noi che creiamo o distruggiamo con la nostra intelligenza, siamo uno sputo che forse un giorno riuscirà a sputarsi un po' più in là o indiarsi per un altro essere più resistente e duraturo che riesca a fare ciò che noi non possiamo. La natura non ci ringrazierà perché lo avrà voluto lei anche se siamo convinti di controllarla. E noi che parliamo di salvarla, brutti imbecilli che siamo e che sono molti tra noi.
Vediamo di finirla col darci tutta questa importanza. E invece di sparare cazzate, prepariamoci, perché cambierà ancora il nostro modo di spararci addosso, innanzitutto.

12/09/2026

Geopolítica, Multipolaridad, Socialismo

08/09/2026

Articolo per Sovereignty

Così fanno le nazioni

Ormai è da un bel pezzo che qui da noi si parla di "guerra ibrida" che la Russia starebbe conducendo contro l'Europa. Il termine è di per sé ambiguo e lo è, soprattutto, volutamente.
I leader europei sono responsabili, prima di tutto, di aver consentito il reclutamento e l'addestramento dell'esercito ucraino, soprattutto dopo il primo conflitto seguito al colpo di Stato contro Yanukovic nel 2014 (ma le infiltrazioni risalgono a molto prima), e poi di aver trasferito armi e risorse di ogni tipo da quel momento in poi, con un'accentuazione dopo l'inizio dell'operazione militare speciale della Russia, che tuttavia Putin oggi definisce guerra chirurgica.
Ma specifichiamo cosa intendono gli europei per "guerra ibrida", che è appunto un concetto-ripostiglio nel quale far entrare qualsiasi pretesto, giustificazione o provocazione che dovrebbe, peraltro, avvalorare ex post la loro azione indiretta contro Mosca.
Per esempio, il ministro italiano della Difesa, Crosetto, ha affermato che "La guerra ibrida è continua e colpisce infrastrutture critiche, centri decisionali, servizi essenziali e la tenuta di ogni Paese, con rischi quotidiani e crescenti di danni catastrofici. Gli attacchi, condotti sul piano della disinformazione, della guerra cognitiva e nel dominio cyber, sfruttano la consapevolezza che 'l'Occidente spesso sceglie di non reagire'."
Ma nella cosiddetta guerra ibrida si fanno rientrare anche gli attacchi non convenzionali, come sostenuto da qualche altro generale italiano, come il tentativo di attacco con un drone dotato di esplosivo scoperto all'aeroporto di Lipsia il 4 agosto scorso.
Le attenzioni, non solo della Germania ma di tutta l'Europa, sono state subito rivolte verso la Russia, ma in realtà le prove non sono "provate", come si dice in questi casi. E comunque ci troveremmo di fronte a conseguenze "asimmetriche" nella risposta di Mosca rispetto a tutto quanto hanno determinato i Paesi dell'Ue e della Nato, che si sono impegnati a sostenere Kiev con abbondanza di armamenti e fondi, oltre ai soliti pacchetti di sanzioni contro la Russia. Ormai siamo a 21 e ciò sta diventando letteralmente una barzelletta.
Ora, non si può negare che Mosca sia pronta a rispondere alla Nato in ogni modo, che sia in grado di farlo e che, in qualche modo, lo faccia. Ma per giustificare un impegno ingiustificabile dell'Ue in questo conflitto, verso il quale le opinioni pubbliche europee sono tutt'altro che favorevoli, se ne stanno inventando di tutte.
La vera guerra ibrida è quella che gli americani e le classi dirigenti europee stanno facendo alle popolazioni europee che non guardano alla Russia come a un nemico immediato. Sono le forme nuove di una rivalità che in Europa è sempre esistita e, soprattutto, contro Mosca.
C'è uno storico italiano molto bravo e coraggioso che ogni tanto ricorda a tutti che le potenze europee hanno invaso tante volte la Russia e che la Russia, nel corso della sua storia, è dovuta spingersi fuori dai suoi confini per scontrarsi con le grandi potenze europee, sempre in seguito ad aggressioni o minacce provenienti dall'esterno.
I russi giunsero alle porte di Torino nel 1799 e si trovarono a combattere contro le truppe rivoluzionarie francesi, con l'esercito russo-austriaco guidato dal feldmaresciallo russo Aleksandr Vasil'evič Suvorov. Dopo l'invasione francese della Russia nel 1812, i russi giunsero fino a Parigi nel 1814, ma poi tornarono indietro.
L'Italia ha invaso tre volte la Russia, e non solo l'Italia. Nella guerra di Crimea, tra il 1853 e il 1856, quando ancora non era unita ed era il Regno di Sardegna, combatté insieme a Francia e Gran Bretagna. Poi, dopo la Rivoluzione d'Ottobre, l'Italia, insieme ad altre potenze europee, cercò di interferire nei destini della Russia rivoluzionaria. E poi, come tutti ricorderanno meglio, insieme alla Germania nazista e agli altri Paesi alleari dell'Asse, partecipò con la campagna di Russia all'invasione dell'Unione Sovietica.
Gli inglesi non sono stati da meno degli italiani, ovviamente, sempre con la guerra di Crimea e durante la fase rivoluzionaria. Così come oggi armano l'Ucraina, allora appoggiavano le truppe bianche controrivoluzionarie, fornendo anche soldati e logistica.
Quanto alla Germania, peggio mi sento, soprattutto perché nel 1941 riuscì a spingersi fino a pochi chilometri da Mosca, senza dimenticare gli assedi come quello di Leningrado e la battaglia di Stalingrado, che sono ben presenti nella memoria dei russi.
Quindi, di che stiamo parlando?
Oggi l'Europa vorrebbe farci credere che la Russia vuole farci la guerra, ma finora siamo stati sempre noi a provocare e colpire l'orso russo. E ora aggiungiamoci pure che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, sono i cugini degli inglesi, cioè gli americani, ad aver stabilito per noi che la Russia è il nemico dell'Europa, prima perché Sovietica oggi perché vorrebbe ricostituire l'impero.
Ora, la guerra ibrida è innanzitutto una forma di giustificazione che gli europei usano per coprire la loro debolezza e le manovre che gli americani decidono in Europa.
Lo abbiamo già visto con l'esplosione del Nord Stream. Tutti hanno subito incolpato i russi, ma senza alcuna prova. Quando i russi hanno fatto in modo di dimostrare che non era loro interesse, essendo i proprietari dell'infrastruttura e avendo sempre interesse a vendere gas all'Europa, hanno preso un ucraino 'a caso' e lo hanno arrestato. Questa è la verità. Hanno scaricato le colpe sugli esecutori materiali e non ne siamo nemmeno sicuri, ancora una volta cercando di coprire i mandanti. Perché i governanti europei, anche quando fingono di alzare la voce contro Trump, non possono alzarla contro l'America perché, Trump o non Trump, sono gli Stati Uniti a decidere delle loro sorti.
I due ventri molli dell'Europa sono proprio la Germania e l'Italia, i due Paesi sconfitti della Seconda guerra mondiale che, ricordiamolo, diedero vita all'Asse che avrebbe dovuto conquistare tutta l'Europa.
In forme diverse, la Germania è il Paese europeo con più basi e militari statunitensi, mentre l'Italia, insieme alla Germania stessa, ospita una delle concentrazioni più alte di bombe atomiche tattiche americane in Europa. Il piano di riarmo tedesco di cui tanto si parla certo non può essere stato deciso dai tedeschi. Quindi direi di finirla con certe rodomontate. E questo vale per i piani di riarmo di tutti i paesi membri UE.
Ora le cose sono forse un po' più chiare?
Come possono questi due Paesi avere una politica autonoma se sono gli americani a decidere cosa possono o non possono fare?
Siamo sicuri che questa "strategia della tensione", la chiamo impropriamente così, sia una guerra ibrida russa e non una guerra ibrida imbastita dagli statunitensi per incolpare la Russia e suscitare nei Paesi europei e nelle loro opinioni pubbliche il sostegno a questa guerra sempre più vera che noi stiamo facendo alla Russia?
Ora i leader europei diranno il contrario, fabbricheranno delle prove, ma quanto possono valere le prove trovate dai nostri agenti segreti che, a loro volta, sono controllati dagli apparati d'intelligence statunitensi?
Sono convinto che più la situazione si farà tesa e difficile, più aumenteranno le false flag, ma anche gli attentati terroristici in Europa, sulla cui matrice non avremo nessuna certezza, ma sempre un mare di sospetti. Benché ad essere accusati saranno, secondo le convenienze, i russi, gli alleati dei russi o i terroristi islamici, questi ultimi sono il prezzemolino di ogni contesto, sfruttato un po' da tutti.
Ma, al di là di questi fatti concreti, ci sono aspetti storici e geopolitici che dobbiamo considerare per primi se ci vogliamo raccapezzare in questo caos multipolare, in cui, noi europei, siamo spettatori, gregari, manipolati e raramente manipolatori e campo di battaglia, perché non siamo indipendenti e la nostra strategia è solo un'appendice di quella del Paese che ci controlla, cioè gli Usa.
Ora mi viene richiesto di mettere in evidenza se sia verosimile che la Germania possa rispondere effettivamente alla Russia con un piano di ritorsione per i presunti attacchi ricevuti.
A questo non posso rispondere semplicemente perché tutti i Paesi della Nato e dell'Ue, dietro la regia americana, sono ovviamente parte del conflitto e credo che tutti insieme saranno trascinati dove vuole la Casa Bianca. Al di là di qualsiasi casus belli, che è sempre un caso limitato, la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, ritengo che ciò sia del tutto irrilevante.
Quando i contendenti sentiranno di essere pronti a un'escalation, o di essere preparati a vincerla la gerra o comunque ad avere delle chance di vittoria, faranno salire la pressione di questo conflitto, che è già in atto ma ora si trova a un diverso grado. Se guardiamo indietro nel passato, è sempre stato così, come dice una vecchia canzone italiana degli anni Trenta che si intitolava "Così fanno le nazioni":
"Così fanno le nazioni,
gridan 'pace' ai quattro venti,
gareggiando in armamento
d'ogni tipo e qualità.
Quando poi ne avranno tanti,
li vorranno anche provare
ed allor può capitare
quello che sapete già."
Ecco, ciò che capiterà lo sappiamo già, ma non abbiamo la minima idea di come sarà la prossima guerra, se sarà mondiale, locale, a testate atomiche tattiche, eccetera. Del resto, basti pensare alle differenze tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Sono intervallate da una pace di pochi anni eppure, in quei pochi anni, la forza di distruzione e le modalità di fare la guerra cambiarono radicalmente.
Quello che però intuiamo è che determinate guerre ormai saranno inevitabili, perché oggettivamente sono cambiati i rapporti di forza. Sono emersi nuovi poli di potenza, non solo Russia e Cina, ma anche altre potenze regionali che, alleandosi, potrebbero tentare di dominare specifiche aree. Il prossimo mondo potrebbe essere molto più frammentato di quello attuale anche se generalmente un'area di paesi potrebbe dive**re più egemonico rispetto ad altre tanto da attrarre tutti nella sua orbita.
Nessuna diplomazia potrà limitare queste aspettative.
E poi ci sono le nuove armi, che certo potranno scoraggiare l'intrapresa di conflitti radicali, ma non sappiamo fino a che punto. Quel che sappiamo è che Paesi ieri molto indietro hanno imparato a difendersi, addirittura a contrattaccare o anticipare gli attacchi.
In Occidente, dove non abbiamo molte informazioni perché siamo sommersi dalla nostra stessa propaganda, ci illustrano i nostri sistemi d'arma come sempre superiori, ma non ne sono così convinto. Ci sono settori militari nei quali Cina, Russia e persino l'Iran ci hanno sopravanzati.
Poi non sappiamo come si struttureranno questi nuovi campi di forza. Non diamo per scontato che queste potenze si alleeranno tra loro, così come non possiamo dare per scontato che le alleanze siano durevoli.
Quello che accadrà in altri quadranti, come quello asiatico, per esempio, potrebbe essere determinante. Perché non c'è solo la Cina, ma anche altre mediopotenze che potrebbero dare vita a nuovi schieramenti, destabilizzanti per qualcuno e attrattivi per qualche altro.
Ecco, però, sappiamo che ci sarà il momento di rottura degli argini, come la storia ci insegna. Dunque arriveranno uno o più casus belli, ma non è che le guerre scoppiano per questi episodi isolati. Vedremo. Ma i prossimi saranno tempi durissimi e interessanti. Ci sono ormai tante ragioni per i conflitti e la ragione non sta veramente da nessuna parte, perché la Ragione non esiste. Se esistesse, sarebbero tutti d'accordo. Ma le guerre sono proprio il risultato di tante ragioni che si confrontano e alla fine si scontrano perché qualcuno deve necessariamente prevalere per fare ordine secondo la sua idea di giustizia per tutti.
Come dire, non esistono Paesi buoni e cattivi. Così va il processo storico.

30/08/2026

(E)venti di guerre

Il Corriere della Sera da un po' di tempo ci parla di guerra. Ma non solo questo giornale. Cercano di farci abituare all'idea della trincea. Ci dicono che ormai è inevitabile. Su questa inevitabilità non ho dubbi ma ne ho tanti sullo schieramento in cui dovremmo stare. Ci torniamo su questo. La guerra, o le guerre, soffiano nel vento e loro sono in fondo i signori dei temporali che annunciano fulmini e saette.
Londra, che dell'UE non fa più parte dopo la Brexit, ma continua a influenzarla come ai tempi della perfida Albione, suggerisce ai sudditi di Sua Maestà di tenere in casa ciò che serve in caso d'attacco. Il kit di sopravvivenza. Lo stesso che, oltre un anno fa, la Commissaria europea Lahbib sponsorizzava con un indegno video sui social. Se non erro, nella sua borsetta per la sopravvivenza c'erano anche delle carte da gioco, per ammazzare il tempo, se ancora non siete stati ammazzati dalle bombe. Mi sovvengono le sprezzanti parole di Schopenhauer contro i giocatori di carte, gente povera di spirito e senza intelletto. Insomma, la descrizione perfetta di una nostra o nostro rappresentante europeo.
Poi abbiamo il ministro Crosetto che, direttamente dall'Ucraina, dopo l'ennesimo pacchetto di aiuti, con soldi nostri, al criminale Zelensky, si affida a Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino rimosso da Zelensky, quale suo consulente per l'innovazione. Quasi due metri di incoerenza ministeriale per una larghezza di vedute a dir poco millimetrica.
Questi sono i nostri governanti. Quindi ci dobbiamo preparare a morire, noi, mica loro.
"Si vis pacem, para bellum", disse la Premier in vena di citazioni un po' fuori luogo sempre un anno fa. Non una citazione inesatta, come qualcuno disse nel tentativo maldestro di negare il suo senso evidente. È vero che, per fare la pace, bisogna non solo preparare, ma anche fare la guerra, ma se sei tu che stai provocando la guerra non invocare la pace invano. Se vuoi la guerra avrai la guerra e la pace potrebbe essere anche peggio se poi perdi o non sei nelle condizioni di decidere delle tue sorti. E noi non lo siamo. E veniamo allora a noi. La guerra è ormai inevitabile, non sappiamo quando ci si arriverà, ma non passerà molto in senso storico. Una guerra, o le guerre, non sono mai del tutto negative, servono a risolvere conflitti che, protraendosi, sarebbero devastanti per le società umane perché allungherebbero sofferenze e insoddisfazioni. La stessa pace, quando cambiano i rapporti di forza, è la cristallizzazione di una situazione che non può più reggere e genera maggiori scontenti, che aggravano il peso complessivo delle ingiustizie.
Quindi non è la guerra in sé il problema. Sappiamo che la guerra è inestirpabile ed è per questo che gli uomini non se ne sono mai liberati, nonostante i proclami.
Dirò una cosa forte, ma così stanno le cose. La guerra è un progresso quando serve a riallineare una situazione storico-sociale all'effettività dei differenziali di potere geopolitico ed economico. Più tardi ciò accade, più aumenteranno odi e stragi.
Il vecchio mondo sta definitivamente tramontando e il nuovo fatica ad affermarsi, come diceva Gramsci del suo.
Quindi il vero guaio dove sta? Per quanto riguarda l'Italia, sta nel fatto che nel conflitto a ve**re essa è collocata contro i suoi stessi interessi e contro quei Paesi che invece non dovrebbero essere i suoi nemici, ma i suoi alleati.
L'Italia ha perso l'ultimo conflitto mondiale e da allora è una periferia dell'impero americano, senza volontà propria. Qui sta il vulnus. L'Italia, così collocata, ha tutto da perdere nelle guerre che inevitabilmente scoppieranno. La sua classe dirigente è serva degli occupanti stranieri, che continueranno a usarla e anche a distruggerla, non per il nostro benessere, ma per il loro.
Per questo gli sciocchi guerrafondai che ci governano vanno fermati e accusati di altro tradimento della nazione, con le conseguenze che dovranno esserci.
La guerra verrà, ma noi ci troveremo dalla parte non conveniente per noi, saremo strumento di altri, come oggi lo sono gli ucraini del pagliaccio Zelensky. Anche noi avremo i nostri Zelensky e già li abbiamo, in verità, solo in condizioni ancora differenti.
Scriveva il filosofo Rensi: "La guerra è il campo di spine che l'umanità deve costantemente riattraversare per procacciarsi le sue successive varie paci".
Vero, ma la pace che ci aspetta per le scelte sbagliate che stanno facendo i nostri politici potrebbe essere peggiore di qualsiasi guerra, come sanno molti popoli che, dopo la pace e soprattutto la loro resa, sono stati incatenati e sfruttati per decenni dai vincitori. E anche quando si sono trovati in quest'ultimo campo ma in posizione subordinata hanno ricevuto una cosiddetta vittoria mutilata.

25/08/2026

Eppur si muove

È inutile girarci intorno, l'inizio di un blando rinnegamento del woke da parte della sinistra e di quei personaggi che, sempre da quel lato, hanno cavalcato certe battaglie di retroguardia a seconda dei loro interessi, non nasce certo dalle dichiarazioni oltreoceaniche di AOC. Semplicemente, il campo largo si è messo a rincorrere Vannacci su uno dei pochi temi sui quali può cedere qualcosa, perché in fondo a simili panzane non ci ha mai creduto davvero nessuno, ma sono servite a dare contenuto a un vuoto ideologico post novecentesco che è stato riempito con le teorie reazionarie del woke. E di questo si tratta, di forme di lotta fasulla e arretrata rispetto alle battaglie sociali di un tempo. Non dico che dobbiamo tornare a Marx, come afferma oggi Cacciari, ma un ritorno a Marx sarebbe cento passi in avanti rispetto al politicamente corretto, che è un'idea recente che puzza di marcio come un ca****re putrefatto.
Perché sia detto una volta per tutte, quel tipo di battaglie sono di retrovia, sono armate di viltà intellettuale, frutto di una subordinazione a ubbie culturali distanti da noi, alle quali si sono piegate prima la sinistra e poi anche la destra, seppure con qualche piccola variazione. Provate a fare dire ad un destro di oggi che il linguaggio di genere è una ca***ta. Non lo farà perché dove ha governato ha dovuto sottostare alla vulgata. Ora che la presenza di Vannacci e i suoi slogan hanno spostato l'asse del mappamondo, e non solo su questi temi, dimostrando di poter raccogliere un mare di consenso tra una popolazione stufa di non poter più parlare liberamente, sinistra e destra cercano di rimediare, allentando la presa su certe sciocchezze da loro stesse perpetrate, perché essendo forze vuote dentro non sanno come altro rimediare. E inseguono Vannacci su questo perché su altro proprio non possono farlo, costerebbe loro ammettere il totale fallimento.
Ma Vannacci dice soprattutto altre cose, e molto più pesanti rispetto ai pride di cui veramente non se può più, a quelle contro l'aborto e contro il femminicidio, che peraltro è proprio una follia del politicamente corretto legato al femminismo sclerotizzato e opportunistico tradotto in norma. Stessa cosa per la remigrazione, si potrà pure provare in qualche forma, ma è abbastanza evidente che, nella maggior parte dei casi, sarà più scena che sostanza, un altro terreno sul quale Vannacci sta attirando i suoi polli. Sia chiaro, la mia morale è talmente fuori da qualsiasi morale che per me ogni generazione ha diritto di distruggere tutto e ricostruirlo come più le aggrada. Non sono certo un bacchettone, anzi direi tutt'altro. Non metto limiti alla creatività umana purché questa non diventi un modo per impedire alle menti di volare e, se lo desiderano, anche di andare a bruciare verso il sole.
Vannacci sfida destra e sinistra innanzitutto sulla guerra. Destra e sinistra hanno votato insieme per le sanzioni alla Russia e per le armi all'Ucraina. Destra e sinistra hanno dichiarato guerra a Mosca e oggi ci costringono a subire costi energetici alle stelle, che le loro fasulle politiche per la transizione energetica non hanno risolto. Ma non solo di soldi si tratta, destra e sinistra hanno relegato l'Italia in un angolo internazionale di insipienza e irrilevanza. Destra e sinistra sono state insieme anche per questa fantomatica transizione ecologica, che non esiste, almeno non nei termini di presunte fonti energetiche alternative che alternative non sono. Destra e sinistra ci hanno costretto insieme alla decadenza nazionale e alla subordinazione internazionale.
Perché allora non inseguono Vannacci sulle questioni geopolitiche veramente importanti? Perché qui non possono, essendosi legate mani e piedi a poteri stranieri che la guerra la vogliono a tutti i costi e a spese nostre.
Pensate a cosa scrive oggi il Corriere della Sera, "solida posizione assunta dal governo di Giorgia Meloni [sulla Russia, al pari della sinistra]. Zelensky resta l'eroe che ha galvanizzato la resistenza contro l'invasore. Una resistenza che deve continuare... aspettando i Patriot". Un governo di sinistra si comporterebbe allo stesso modo.
Vannacci e il suo partito, invece, qui dicono cose dirompenti come basta armi all'Ucraina, compriamo l'energia dove costa meno, cioè in Russia, e quindi ristabiliamo relazioni geopolitiche fregandocene di quello che pensa Bruxelles. Questa è una posizione politica forte e non sapremo se sarà conseguente almeno fino a quando FN non diventerà una forza di governo, ma intanto segna una vera differenza con il partito unico della sottomissione dell'Italia a Washington e Bruxelles. E la gente vorrà andare a vedere le carte. È già successo con i 5s, la Lega e FdI. Ora toccherebbe a FN. Resteremo ancora delusi? Può darsi ma nel frattempo la preoccupazione non è solo nostra ma anche da chi passerà dal 28 percento a molto meno.
Quanto a utilizzare le solite accuse di fascismo verso Vannacci e camarades, me ne frego bellamente, più di Vannacci stesso, perché il fascismo non tornerà, checché ne pensino fascisti e antifascisti, che ormai sono solo zombies che discutono di fantasmi. Io posso anche dichiarare al mondo che sono uno struzzo e che quando morirò mi reincarnerò in un pavone, ma il fatto di dichiararlo non sposterà la realtà, che se ne fotte di quello che dico e che penso. E se qualcuno mi dice che il fascismo esiste e con esso l'antifascismo più che pensare alla realtà mi vengono in mente i cimiteri.
Potrebbe arrivare anche qualcosa di peggio del fascismo, ma la colpa sarà soprattutto di chi, per tenere la testa nel passato, non ha visto arrivare un futuro anche più tremendo, alimentando sciocche contrapposizioni che servono solo a coprire la viltà odierna di una classe dirigente che ha rovinato l'Italia con la sua debolezza e compiacenza.
Allora Vannacci può anche annunciare che abolirà l'aborto, come alcuni annunciavano l'abolizione delle accise, sono cose che si dicono e non si fanno. Ma ce ne sono altre che invece si possono fare, come smettere di dare soldi e armi a un farabutto, perché farlo sarebbe un grande guadagno per tutti e per l'intera nazione. Gli unici a perderci sono proprio quelli di cui ci si vuole sbarazzare perché inadatti a governare l'Italia.
Quindi ribadiamo una semplice verità, la presenza di Vannacci ha già cambiato l'approccio politico di tutti gli schieramenti e tante cose che ieri uscivano dalle bocche dei destri e dei sinistri domani saranno sputate da entrambi. Stanno cercando di limitare i danni perché sanno che una batosta elettorale, e non solo quella, diventa sempre più possibile.

22/08/2026

O la Banca o la vita

Non esistono banchieri buoni, come non esistono poteri buoni, ma soprattutto politici capaci di fare qualcosa di buono che non siano solo gli interessi loro e dei loro sponsor finanziari, in questa Italia che balla da decenni sull'orlo della decadenza. Ci sarebbe voluto Gianfranco La Grassa a raccontarci le manovre dei poteri tonti intorno al Risiko bancario di questi ultimi tempi, come fece raccontando le fusioni tra Intesa e Sanpaolo IMI e tra UniCredito e Capitalia, che diedero vita ai due giganti della finanza italica nella seconda metà degli anni 2000. In mezzo c'è sempre la questione Generali, ieri come oggi, il vero boccone a cui puntano i poteri storti che navigano tra finanza e politica, sempre pronti a mettere le mani sulla cassaforte del capitalismo italiano, cioè sul risparmio degli italiani, e, come scrive qualcuno che ne sa, parliamo di 900 miliardi di asset e 50 miliardi di BTP.
In questo quadro si inseriscono gli ultimi eventi che riguardano MPS, che cerca di respingere, con la manina del Governo, l'OPAS di Intesa Sanpaolo. C'è chi afferma che MPS tenta solo di alzare il prezzo con la contromossa dei vertici della banca senese, che ha lanciato a sua volta due offerte pubbliche di scambio volontarie su azioni di Banco BPM e Banca Generali. Qualcuno afferma essere pura follia o mossa della disperazione, ma in mezzo ci sono le recenti dichiarazioni della Premier a favore di Siena.
Non ci atteggeremmo ad esperti di questa intricata situazione, ma partiti e politici si sentono più sicuri se hanno una banca, come si fece scappare una volta Fassino (abbiamo una Banca? A proposito del tentativo di scalata di Unipol su Bnl), perché i soldi sono l'unico padrone di una politica debole che fa più affari che fatti. E quando la politica diventa solo business accade quello che vediamo sotto i nostri occhi, il Paese non ha più una vocazione ed una direzione, diventa un bancomat in cui tutti arraffano senza lasciare più nulla al popolo. E non importa chi vada a governare, i sistemi sono sempre gli stessi. O la banca o la vita, quella degli italiani. E più questi giochetti finanziari diventano preponderanti, più il Paese decade industrialmente e la stessa politica si riduce a fare da ancella al bottino. Quest'ultimo diventa l'unico vero obiettivo per perpetuare i suoi apparati e penetrare negli apparati dello Stato.
Sì, perché nel capitalismo la finanza è importante se la sua funzione diventa quella di fare più denaro dal denaro, ma per convogliarlo in uno sviluppo concreto, per finanziare investimenti innovativi nei settori più acerbi e meno battuti, non in quelli stramaturi dove ci sono meno rischi ma anche meno opportunità di sfondare.
Invece in Italia la nefasta alleanza tra Grande Finanza e Industria decotta, come la chiamava Gianfranco, ha drenato risorse verso i prenditori, lasciando a secco i settori migliori dove c'era qualche imprenditore meno conservativo. Anzi questi ultimi sono stati letteralmente spenti e con loro ogni capacità di entrare nel 'mondo nuovo' che ormai possiamo solo importare da fuori i confini e a caro prezzo.
Da noi le manovre finanziarie sono sempre parassitarie e fine a sé stesse e continuano ad esserlo perché è tutto il nostro capitalismo ad essere rapinatorio, incapace di assumersi il rischio e di dare una spinta alla crescita del Paese. Lo abbiamo visto con la Fiat, poi Stellantis, "scappata" ormai all'estero dopo aver intascato per decenni aiuti di Stato e non solo, con la compiacenza di tutta la politica di destra e di sinistra.
A questo aggiungete che tanto la nostra finanza quanto quel che resta del sistema industriale non sono al servizio della nazione, ma costantemente sottomessi al Paese egemone dell'area occidentale, a cui siamo subordinati, tanto che ancora oggi si continua ad invocare il nome di Draghi, socio della Goldman Sachs, come disse Cossiga, per gestire le rovine.
La politica pensa solo al denaro e continua a farlo, e questo a scapito degli italiani, sempre più poveri e senza prospettive.
Non è cambiato molto in termini di logiche in questi decenni, piuttosto è solo il quadro generale che, come aveva previsto Gianfranco, è andato peggiorando e facendosi ancora più asfittico. Alla fine si prenderanno tutto e perderanno tutto, le cose paradossalmente coincidono, e al Paese non resterà più nulla. Finché avremo questa politica debole e cieca in Italia comanderà il denaro e il furto che è l'altra sua faccia più avida.

Indirizzo

Rome

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