Center for Oriental Strategic Monitoring - COSMO

Center for Oriental Strategic Monitoring - COSMO Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Center for Oriental Strategic Monitoring - COSMO, Agenzia media/stampa, Rome.

Cosmo è un Think-Tank con sedi a Roma e Beirut, specializzato nella ricerca Osint e nello sviluppo di reportistica e analisi strategica sulle tematiche della sicurezza internazionale e in particolare dell’area MENA (Middle East - North Africa). Center for Oriental Strategic Monitoring (Cosmonitor) è un sito sulle tematiche della sicurezza internazionale curato da esperti in ricerca ed elaborazione delle notizie da fonti aperte e deep weeb.

08/06/2026

Cos’hanno in comune uno dei riff di chitarra più noti degli anni novanta, un attentato a Warrington e le dinamiche cinetiche che ridefiniscono gli attuali confini globali?

Dietro la famosissima canzone rock “Zombie” dei The Cranberries si cela una lucida analisi sulla trappola dei conflitti asimmetrici.

Il brano descrive attori strategici che operano in modo meccanico, vincolati però dai traumi del passato e incapaci di accettare/notare i cambiamenti dello scenario internazionale.

È la stessa logica che governa la Realpolitik contemporanea, dove l’applicazione di dottrine obsolete a minacce ibride innesca escalation involontarie.

Isolare la melodia significa percepire il rumore di fondo, analizzarne la struttura permette di comprendere i meccanismi della guerra.

The Cranberries

USA-Iran: la tregua regge solo sulla carta?Tra il 1° e il 3 giugno 2026, nuovi attacchi diretti tra Stati Uniti e Iran h...
04/06/2026

USA-Iran: la tregua regge solo sulla carta?

Tra il 1° e il 3 giugno 2026, nuovi attacchi diretti tra Stati Uniti e Iran hanno riportato il Golfo al centro della crisi internazionale, nonostante il cessate il fuoco e i negoziati in corso sul nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

L’attacco americano sull’isola iraniana di Qeshm, posizione strategica all’imbocco di Hormuz, ha innescato una risposta di Teheran con droni e missili verso Kuwait e Bahrain, colpendo anche infrastrutture civili.

Mentre le delegazioni continuano a trattare, il terreno racconta un’altra realtà: Hormuz resta chiuso, Bab el-Mandeb potrebbe essere coinvolto tramite gli Houthi e i prezzi dell’energia continuano a salire.

La domanda ora è una sola: i negoziati riusciranno davvero a fermare l’escalation o il Golfo è destinato a diventare il nuovo epicentro della crisi globale?

La Russia ha cambiato il modo di stare in Mali. Il passaggio da Wagner ad Africa Corps segna la fine dell'era dei mercen...
02/06/2026

La Russia ha cambiato il modo di stare in Mali.

Il passaggio da Wagner ad Africa Corps segna la fine dell'era dei mercenari autonomi e l'inizio di una presenza statale, strutturata e direttamente dipendente dal Ministero della Difesa di Mosca.
Non è solo un cambio di nome, è un cambio di catena di comando. Con oltre 2.000 effettivi, una f***a rete di basi e un dispiegamento di mezzi pesanti, il Mali è diventato il principale laboratorio del nuovo potere russo in Africa.

Ma una presenza così strutturata porta con sé nuove vulnerabilità logistiche e un grande interrogativo politico: l'obiettivo è davvero stabilizzare il Paese o semplicemente proteggere il regime di Bamako?

ARTICOLO COMPLETO SUL SITO
A cura di EDOARDO CONSOLI

Il raid israeliano del 28 maggio su Choueifat, nella periferia sud di Beirut, potrebbe rappresentare qualcosa di più di ...
01/06/2026

Il raid israeliano del 28 maggio su Choueifat, nella periferia sud di Beirut, potrebbe rappresentare qualcosa di più di un semplice strike contro una figura operativa affiliata a Hezbollah.

Il target dell’attacco era Ali al-Husseini, associato alla Imam Hussein Division: una struttura collegata alla Quds Force e inserita nell’ecosistema proxy dell’Islamic Revolutionary Guard Corps.

Il punto centrale, però, non è solo il raid in sé.

Negli ultimi mesi stanno emergendo segnali di una trasformazione più ampia:
le reti filo-iraniane in Libano sembrano diventare più decentralizzate, compartimentate e resilienti alle operazioni di decapitation targeting israeliane.

Se confermato, questo scenario potrebbe indicare un’evoluzione del conflitto:
non più soltanto confronto diretto tra Israele e Hezbollah, ma una guerra di attrito sempre più centrata su reti operative distribuite, command chain e infrastrutture proxy regionali.

01/06/2026

Cosa c’entra "Don’t Let Me Down" dei The Beatles con l'accordo nucleare iraniano?

La scelta di una delle radio più ascoltate in Israele (Ynet) di trasmettere questo brano subito dopo la notizia dei negoziati non è una coincidenza, ma un preciso termometro geopolitico.

Mentre l'esercito colpisce il sud del Libano e Netanyahu affronta uno scontro interno senza precedenti con i vertici militari e del Mossad, la vera linea di difesa di Tel Aviv si sposta a Washington. Il Premier ha blindato la sua strategia citando le rassicurazioni di Donald Trump sull'uranio arricchito, ma dietro la retorica dell'alleanza si cela una profonda inquietudine. Legare il destino strategico del Paese alle promesse di un leader imprevedibile è una scommessa ad alto rischio: quella canzone, oggi, suona come un avvertimento politico a non abbandonare l'alleato.

28/05/2026

La melodia che nasconde l'Apocalisse Nucleare.

99 Luftballons di Nena è universalmente nota come un classico anni '80. Dietro quell'atmosfera leggera, si cela uno dei manifesti geopolitici più crudi sulla Guerra Fredda e sul rischio di distruzione mutua assicurata.

La canzone descrive come un banale errore di valutazione, come dei banalissimi palloncini scambiati per missili, possa innescare una rappresaglia atomica totale.

Nel 1983, lo stesso anno di uscita del brano, la realtà ha quasi superato la finzione. Era il 26 settembre, i sistemi radar dell'Unione Sovietica segnalarono cinque missili nucleari statunitensi in rotta verso Mosca. Non si trattava di un attacco, ma di un insolito riflesso del sole sulle nuvole ad alta quota che aveva tratto in inganno i sensori ottici dei satelliti spia.

Se l'umanità è sopravvissuta a quel falso allarme, il merito va esclusivamente all'istinto del tenente colonnello Stanislav Petrov, che scelse di violare il protocollo militare e non ordinare il contrattacco, comprendendo l'errore del sistema. Un caso da manuale di ciò che la geopolitica definisce miscalculation.

L'episodio del 1983 apre però uno scenario inquietante sul presente e sul futuro delle tecnologie militari: e se i computer fossero automatizzati e non richiedessero l'intervento umano? Basta pensare all’intelligenza artificiale automatizzata dove l’essere umano può essere tenuto out-of-the-loop.

Il Libano torna alle sue origini (in senso geopolitico)La recente decisione del Vaticano di beatificare il Patriarca mar...
28/05/2026

Il Libano torna alle sue origini (in senso geopolitico)

La recente decisione del Vaticano di beatificare il Patriarca maronita Elias Boutros Al-Hoyek va ben oltre la dimensione religiosa.
In un momento drammatico per Beirut, tra conflitti regionali e collasso economico, la Santa Sede lancia un messaggio chiaro: il Paese deve ritrovare la sua identità originaria.

Cento anni fa, con la Costituzione del 1926, il Libano nasceva come uno Stato-cerniera:

- Abbastanza mediterraneo per dialogare con l'Occidente.
- Abbastanza arabo per essere parte integrante del Levante.
- Fondato su una neutralità scelta per far convivere comunità diverse.

Oggi la diplomazia vaticana riprende quella visione per evitare la frammentazione del Paese e spingere Beirut a ritrovare il suo ruolo di grande mediatore del Medio Oriente.



ARTICOLO COMPLETO SUL SITO: https://cosmonitor.com/la-beatificazione-che-riporta-il-libano-alle-sue-origini/

A cura di HANA ENDALE SANI HAILU

Nasce la "NATO 3.0"Gli Stati Uniti manterranno l'ombrello di deterrenza nucleare, ma la difesa convenzionale del Vecchio...
27/05/2026

Nasce la "NATO 3.0"

Gli Stati Uniti manterranno l'ombrello di deterrenza nucleare, ma la difesa convenzionale del Vecchio Continente spetta ora agli europei.

Il Segretario Generale Mark Rutte ha provato a smorzare i toni, spiegando che "ridurre l'eccessiva dipendenza da un singolo alleato rafforzerà la NATO".

Resta però il nodo dei tempi: il Pentagono vuole risposte e piani concreti già alla conferenza di giugno, per poi siglare il nuovo assetto al vertice di Ankara a luglio. Con la richiesta americana di spingere la spesa militare fino al 5% del PIL, la pressione sui governi europei è massima.

Siamo davanti a uno storico cambio di paradigma.

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Lunedì 06:00 - 22:00
Martedì 06:00 - 22:00
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