01/10/2026
DOVE SIAMO? SUL LIMIA
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Il 29 settembre Trump ha annunciato l’ingresso degli Stati Uniti nell’“era della Super Intelligence”. La formula è spettacolare, ma il tema non nasce oggi. Da anni Washington tratta l’intelligenza artificiale come fattore di potenza: dall’Executive Order 13859 di Trump, nel 2019, all’Executive Order 14110 di Biden, nel 2023, costruito attorno all’idea di un “technological inflection point”, un punto di flesso nel rapporto tra tecnologia, sicurezza, diritto e decisione pubblica. L’annuncio di Trump conta perché traduce in linguaggio politico immediato una traiettoria già aperta nella politica americana.
Già l’espressione “intelligenza artificiale” contiene un equivoco. Sembra opporre un’intelligenza naturale a una intelligenza prodotta, esterna, quasi estranea. Ma artificiale non significa falso o non umano. Rimanda all’arte, alla tecnica, all’artificio: a ciò che l’uomo produce per estendere le proprie capacità. Per questo ne abbiamo paura: la percepiamo come altro da noi, ma in essa incontriamo anche una parte di noi separata da noi, resa autonoma, accelerata, potenziata.
Nei campi della sicurezza e dell’intelligence questo passaggio è già evidente: digital twins, human digital twins, sistemi predittivi e “supercognizione” non indicano semplicemente macchine che lavorano al posto dell’uomo, ma ambienti ibridi nei quali intelligenza umana e apprendimento automatico concorrono alla costruzione della decisione. Non c’è più solo un soggetto umano davanti a un oggetto tecnico. C’è una relazione nella quale l’uomo produce strumenti che poi modificano il modo in cui conosce, prevede e decide.
Dunque, dove siamo?
Sul Limia.
Il Limia è un fiume della Galizia, poi Lima in Portogallo. Gli antichi lo identificarono con il Lete, il fiume dell’oblio. La tradizione racconta che Decimo Giunio Bruto Callaico, durante le campagne romane nella pen*sola iberica, arrivò davanti a quel fiume con i suoi soldati, intorno al 138-137 a.C. I soldati non volevano attraversarlo perché temevano di perdere la memoria. Bruto attraversò da solo. Dall’altra riva li chiamò per nome. Mostrò così che il fiume non cancellava la memoria.
I soldati leggevano il fiume attraverso un mito. Anche noi rischiamo di leggere l’intelligenza artificiale attraverso un mito: quello di una tecnica totalmente altra, estranea, disumana. Ma la paura non va liquidata. Il mito può essere falso nella spiegazione e vero nell’allarme. I soldati non avrebbero perso davvero la memoria; tuttavia avevano compreso che ogni attraversamento importante mette in questione l’identità di chi attraversa.
Il problema non è fuggire dalla tecnica, né consegnarsi a essa. Il problema è attraversare questo passaggio sapendo che cosa deve restare umano: il giudizio, la responsabilità, il limite, il controllo democratico.
Siamo sul Limia non perché il fiume cancelli la memoria, ma perché davanti al fiume si capisce che cosa si teme di dimenticare.
Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT