23/07/2026
VENTI SECONDI
È il tempo che quasi tutti i TG hanno dedicato a Monica Esposito, investita a Modena da un cittadino di origini marocchine e morta dopo quasi due mesi di atroce agonia. Nessun approfondimento, nessun servizio, nessun familiare che, sbraitando, abbia chiesto vendetta. Solo poche righe lette in fretta. Poi ci sono altri casi per i quali assistiamo a giorni di esposizione mediatica, a manifestazioni violente, a prese di posizione di politici che invocano la verità. È qui che esiste un doppio standard evidente. A Bologna il sindaco Matteo Lepore fomenta le piazze promuovendo una manifestazione pubblica e consentendo che la città venga devastata, accendendo un durissimo scontro politico e mediatico. Per Monica Esposito e Alessandro Ambrosio, capotreno ucciso a Bologna a fine turno, nessuna eco mediatica, nessuna piazza indignata. La lettura politica di tutto ciò è molto chiara: la sinistra italiana si indigna, si infervora e si mobilita con grande decisione quando una tragedia può essere usata come accusa verso lo Stato e, soprattutto, contro le forze dell'ordine, mentre appare molto meno presente e attiva, quando la vittima è un cittadino italiano ucciso da uno straniero perché in quel caso il confronto rischia di toccare il tema dell'immigrazione irregolare. È una valutazione politica, me ne assumo la responsabilità, ma è una convinzione che nasce da ciò che vediamo tutti i giorni. Perché se l'indignazione diventa selettiva, perde credibilità. Ogni vita merita la stessa attenzione, la stessa richiesta di giustizia, lo stesso rispetto. Quando questo non accade, il messaggio che passa è pericoloso ed evidenzia come, per qualcuno, esistano vittime di serie A e vittime di serie B. Questa è la vera deriva da denunciare. Una società giusta non calibra la propria umanità sulla convenienza politica. La esercita sempre, per tutti.
M.C.