Radio28

Radio28 Stazione radio 📻

11/09/2026

Non una, non cento: sono trecento le domande che, a venticinque anni di distanza, continuano a non avere risposta. Domande che non nascono da teorie, ma da documenti, testimonianze e ricostruzioni ufficiali che non combaciano, creando un mosaico incompleto che nessuno ha mai voluto ricomporre davvero. A Salotto28 riapriamo quel fascicolo lasciato troppo a lungo nell’ombra, attraversando le anomalie nei tempi di reazione, le discrepanze nei rapporti, le omissioni che hanno segnato le indagini e le verità che sembrano essersi fermate a metà strada. Andrea Larsen, autore di un libro che ha incrinato la narrazione dominante, porta in studio le pagine che hanno fatto tremare più di un tavolo istituzionale; Roberto Bonuglia, storico dell’Accademia del Senso Critico, aggiunge la lettura che scava nelle pieghe della storia e mostra cosa accade quando si smette di guardare solo ciò che è stato raccontato. In conduzione, Leonardo Lisanti e Manuela Fratianni guidano un dialogo che non cerca colpevoli immaginari, ma pretende chiarezza dove la chiarezza non è mai arrivata, perché l’11 settembre non è soltanto un evento: è un archivio di domande che fanno paura proprio perché, ancora oggi, restano senza risposta.

11 SETTEMBRE: LE DOMANDE CHE FANNO PAURAStasera  ore 19:00 su Salotto28 affrontiamo un capitolo che da venticinque anni ...
11/09/2026

11 SETTEMBRE: LE DOMANDE CHE FANNO PAURA
Stasera ore 19:00 su Salotto28 affrontiamo un capitolo che da venticinque anni continua a generare più domande che risposte. Non una, non cento: sono oltre trecento le questioni irrisolte sull’11 settembre, nate da documenti, testimonianze e ricostruzioni ufficiali che non combaciano. In studio ci saranno Andrea Larsen, autore del libro che ha incrinato la narrazione dominante, e Roberto Bonuglia dell’Accademia del Senso Critico, per un confronto che scava nelle crepe della versione di Stato e riporta alla luce ciò che è rimasto nell’ombra. Leonardo Lisanti e Manuela Fratianni guideranno una puntata che non cerca colpevoli immaginari, ma pretende chiarezza dove la chiarezza non è mai arrivata.

👉 Segui la diretta qui:
https://www.youtube.com/live/IH6ahlwuEek?si=Cc17dhdn_oRyjzr9

Segui Radio28

Nuove rivelazioni sul 7 ottobre accendono lo scontro politico in IsraeleIl Primo Ministro israeliano avrebbe ricevuto un...
08/09/2026

Nuove rivelazioni sul 7 ottobre accendono lo scontro politico in Israele

Il Primo Ministro israeliano avrebbe ricevuto un avvertimento dettagliato su una imminente e massiccia offensiva di Hamas circa dieci giorni prima del tragico attacco del 7 ottobre 2023.
Secondo una ricostruzione giornalistica del quotidiano israeliano Haaretz, ripresa dai media internazionali, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe informato di persona il premier israeliano riguardo ai piani di Yahya Sinwar per un'azione di vasta portata, potenzialmente in grado di destabilizzare l'intera regione e causare un grave spargimento di sangue.
Stando a quanto riportato, Netanyahu avrebbe sottovalutato l'allarme, ritenendo che l'apparato di difesa israeliano avesse il totale controllo della situazione, e non avrebbe trasferito la segnalazione ai vertici della sicurezza nazionale.

L'informazione sull'attacco sarebbe partita originariamente dallo stesso leader di Hamas, giungendo prima a un alto funzionario di Al-Fatah e poi, tramite il canale emiratino, ai servizi segreti dello Shin Bet, i quali avrebbero discusso la nota senza tuttavia interpretarla come il preavviso di un assalto imminente da Gaza.

L'ufficio del Primo Ministro ha respinto categoricamente l'intera ricostruzione, definendola una totale menzogna e precisando che Netanyahu non ha avuto colloqui con il leader degli Emirati Arabi Uniti nel periodo indicato, né ha mai ricevuto avvertimenti di questo tipo.
Nonostante le smentite ufficiali, la notizia ha immediatamente innescato una durissima reazione politica all'interno del Paese.

Numerosi esponenti dell'opposizione, tra cui Naftali Bennett, Yair Golan e Gadi Eisenkot, sono intervenuti duramente per chiedere che vengano accertate le responsabilità del governo, sollecitando l'immediata istituzione di una commissione statale d'inchiesta indipendente sulla gestione e sui fallimenti dell'intelligence relativi agli eventi del 7 ottobre.



Fonte : RaiNews

Segui Radio28

EURO 5: IL CIRCO ECOLOGICO CHE NON FA RIDERE NESSUNODal 1° ottobre 2026 scatterà il grande circo degli Euro 5, e già si ...
08/09/2026

EURO 5: IL CIRCO ECOLOGICO CHE NON FA RIDERE NESSUNO

Dal 1° ottobre 2026 scatterà il grande circo degli Euro 5, e già si vedono gli eco‑paladini pronti a salire sul piedistallo per spiegare al mondo come si salva il pianeta, rigorosamente dal divano, con la tazzina di caffè e il motorino acceso sotto casa “tanto è un attimo”. La verità è che non c’è nessun blocco nazionale, nessuna linea chiara, nessuna strategia degna di un Paese che si definisce moderno: c’è solo il solito capolavoro amministrativo all’italiana, dove ogni Regione interpreta, ogni Comune improvvisa e ogni cittadino deve capire da solo se può andare a lavorare o se deve parcheggiare la macchina e sperare nella benevolenza del meteo.

Il Piemonte ha già trovato la scappatoia, presentando misure alternative che evitano il blocco. Veneto ed Emilia‑Romagna stanno cercando di fare lo stesso, come se la transizione ecologica fosse un quiz televisivo dove basta indovinare la risposta giusta per non essere eliminati. La Lombardia invece va dritta come un treno: dal 1° ottobre, nei giorni feriali, gli Euro 5 si fermano nei Comuni sopra i 100mila abitanti. Milano è già avanti, con le sue zone a traffico limitato che sembrano progettate più per confondere che per migliorare l’aria.

E mentre tutto questo accade, gli eco‑paladini continuano a pontificare, convinti che bloccare la Panda del 2015 sia la chiave per salvare il pianeta, mentre nessuno si domanda perché si incentivano SUV ibridi da due tonnellate che consumano come un autobus e occupano lo spazio di un monolocale. È la solita ecologia da social: quella che non conosce la differenza tra PM10 e PM2.5, ma sa perfettamente come giudicare chiunque non viva in un mondo immaginario fatto di biciclette, monopattini e miracoli.

Il punto è semplice: non è ecologia, è burocrazia. Non è tutela dell’ambiente, è scaricabarile politico.
Non è una strategia, è un miscuglio di regole fatte a caso,che cambiano da provincia a provincia e che trasformano il cittadino in un acrobata costretto a muoversi tra regole che non hanno né logica né coerenza. E mentre il Paese si riempie di proclami sulla “transizione ecologica”, la realtà è che si continua a costruire autostrade, a incentivare veicoli pesanti e a punire chi ha semplicemente bisogno di andare a lavorare.

E tu italiano per andare a lavoro o semplicemente per poterti godere una giornata di spensieratezza dovresti indebitarti e cambiare vettura ogni dieci anni secondo lor signori.



Segui Radio28

Sassonia:il voto che parla chiaroLa popolazione ha parlato. E lo ha fatto forte.  Con un’affluenza da record ,oltre il 7...
07/09/2026

Sassonia:il voto che parla chiaro

La popolazione ha parlato. E lo ha fatto forte.
Con un’affluenza da record ,oltre il 77% ,la Sassonia ha mandato un messaggio diretto alla politica: “Ci siamo, vi stiamo guardando, ora tocca a voi.”

Non è solo un voto di protesta.
È un voto di partecipazione, di identità, di richiesta di ascolto.
Quando tre cittadini su quattro si muovono verso le urne, non è disinteresse: è fame di rappresentanza.

La domanda ora è una sola:
la politica manterrà le aspettative di voto o tradirà come suo solito?

Perché la storia recente insegna che, troppo spesso, il consenso popolare viene usato come trampolino e poi dimenticato.
Ma questa volta, la Sassonia ha messo la politica davanti allo specchio: o si cambia passo, o si perde definitivamente il contatto con chi ancora crede nel voto come strumento di cambiamento per chi crede ancora che il recarsi alle urne possa essere uno strumento democraticamente valido.



Segui Radio28

04/09/2026

I limiti della narrazione culturale sull'eccezionalismo degli Stati Uniti

Spesso, nei dibattiti radiotelevisivi, la politica estera degli Stati Uniti viene spiegata attraverso una chiave di lettura puramente psicologica e culturale.
Secondo questa narrazione, Washington continuerebbe a intervenire militarmente e politicamente nei quadranti più caldi del pianeta a causa di una radicata convinzione ideale, ovvero la missione messianica di dover salvare il mondo a ogni costo, unita alla certezza che l'intero pianeta desideri in realtà uniformarsi al modello della società americana.

Questo tipo di interpretazione appare a nostro avviso fortemente incompleta e parziale, poiché riduce la complessa macchina della politica estera statunitense a una questione di sentimenti o di semplici malintesi ideologici.

Focalizzarsi esclusivamente sul sogno americano significa ignorare deliberatamente i veri motori della geopolitica globale, che affondano le radici nell'imperialismo strutturale e nei massicci interessi economici delle grandi potenze.

Le guerre, i colpi di stato, le occupazioni e le sanzioni promosse dalla Casa Bianca non nascono da un ingenuo desiderio di esportare la democrazia o la libertà, ma dalla necessità vitale di proteggere il dominio finanziario del dollaro, controllare le rotte commerciali strategiche e garantire il monopolio delle risorse energetiche e delle materie prime a vantaggio dei grandi cartelli industriali.

Liquidare le ingerenze geopolitiche come una semplice incomprensione culturale significa fare un'informazione monca che nasconde la reale natura del potere economico mondiale.



Segui Radio28

UE, Kallas rilancia sulle sanzioni: ma così si spegne il fuoco o si alimenta?Mentre l’Europa parla di “unità” e “respons...
02/09/2026

UE, Kallas rilancia sulle sanzioni: ma così si spegne il fuoco o si alimenta?

Mentre l’Europa parla di “unità” e “responsabilità”, Kaja Kallas continua a spingere per nuove sanzioni, sostenendo che gli “attacchi ibridi” dovrebbero “svegliare i Paesi tiepidi”.
Ma a forza di sveglie, sembra che qualcuno voglia tenere il continente in stato di allerta permanente.

Convocare l’ambasciatore russo, parlare di pacchetti su pacchetti di misure punitive, insistere sulla linea dura.
Ma la domanda è inevitabile:

Questa strategia avvicina la pace o ci trascina ancora più dentro al conflitto?

Perché mentre si parla di “determinazione”, l’Europa rischia di perdere di vista ciò che dovrebbe essere il suo ruolo naturale:
la mediazione, non l’escalation.

E se la diplomazia diventa solo un elenco di sanzioni, allora non stiamo più cercando una soluzione:
stiamo solo aggiungendo benzina sul fuoco.



Segui Radio28

02/09/2026

In onda ora: approfondimenti e musica senza copyright – H24

02/09/2026

Collegamento streaming H24 della nostra web radio: una programmazione continua che unisce musica senza copyright proveniente da Pixabay e una selezione completa dei podcast originali di Radio28Tv, insieme ai contenuti dei canali amici che collaborano al progetto.

Un flusso costante, aggiornato, pensato per offrire informazione, intrattenimento e approfondimenti in ogni momento della giornata.
La musica è scelta per garantire un ascolto piacevole e libero da restrizioni, mentre i podcast raccontano le nostre voci, le nostre rubriche, le nostre inchieste e i format che compongono l’identità editoriale di Radio28Tv.

🎧 Musica: tracce royalty‑free da Pixabay
🎙️ Contenuti parlati: podcast Radio28Tv + contributi dei canali partner
🔊 Streaming 24/7: sempre attivo, sempre aggiornato

Radio28Tv la voce che non si spegne mai.

Gli Stati Uniti valutano una causa contro YouTube per la censura e i ban arbitrari.La Federal Trade Commission degli Sta...
01/09/2026

Gli Stati Uniti valutano una causa contro YouTube per la censura e i ban arbitrari.

La Federal Trade Commission degli Stati Uniti è alle battute finali di un'indagine approfondita che potrebbe sfociare in una storica causa contro YouTube. Sotto la lente d'ingrandimento delle autorità governative americane ci sono le politiche di moderazione dei contenuti, l'oscuramento dei canali e la rimozione selvaggia dei video. Gli investigatori si stanno concentrando sul profondo divario esistente tra il regolamento pubblico della piattaforma e ciò che avviene realmente dietro le quinte. L'ipotesi al vaglio è che il colosso del web violi le leggi a tutela dei consumatori applicando procedure del tutto opache, ricorrendo a ban improvvisi e shadow ban che azzerano la visibilità degli utenti senza reali motivazioni o effettive possibilità di appello.
Se la causa dovesse essere depositata, lo Stato avrebbe per la prima volta una leva legale formale per limitare lo strapotere censorio dei colossi tecnologici sulla libertà d'espressione online.

Per fortuna anche oltreoceano qualcuno sta capendo che non si può lasciare il controllo totale dell'informazione in mano a monopoli privati che silenziano il dissenso a proprio piacimento. Questa indagine dimostra che la gestione della libertà di parola non può essere regolata da algoritmi segreti o da decisioni calate dall'alto che distruggono il lavoro di mesi di chi fa informazione indipendente.

Rifiutare l'arbitrio di queste piattaforme e pretendere regole chiare e trasparenti significa difendere i diritti dei cittadini e dei lavoratori digitali.
I colossi del web devono rispondere delle proprie azioni davanti alla legge e non possono più agire come tribunali supremi al di sopra dei governi e delle costituzioni nazionali.



Segui Radio28

Indirizzo

Salerno

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Radio28 pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Radio28:

Scelte rapide

Condividi

Digitare