13/09/2026
Perché la frase di Travaglio su Kaja Kallas è sbagliata
Parlando di Kaja Kallas, Travaglio ha derubricato la deportazione della sua famiglia in Siberia a «questioni familiari di una signora estone». Proviamo a capire cosa significano davvero quelle parole.
Nel marzo 1949 l'URSS mise in atto una delle più grandi operazioni di deportazione di massa nei Paesi baltici: oltre 20.000 estoni vennero prelevati dalle proprie case nel cuore della notte, caricati su vagoni bestiame e trasferiti in Siberia, spesso senza sapere dove stessero andando né se sarebbero tornati. Tra queste persone c'erano la madre di Kallas — che aveva sei mesi — sua nonna e sua bisnonna. Il nonno venne invece mandato in un campo di prigionia. Molti dei deportati estoni non fecero mai ritorno.
Questa non è la vicenda privata di una famiglia. Fa parte di un sistema repressivo su scala continentale: le stime storiche parlano di circa sei milioni di persone deportate durante il solo periodo staliniano. Popolazioni intere venivano spostate a migliaia di chilometri di distanza dalle loro terre d'origine, spesso per motivi puramente etnici o politici. A questo si affiancavano arresti politici, torture, esecuzioni sommarie, il sistema dei Gulag (i campi di lavoro forzato sovietici) e carestie provocate o aggravate deliberatamente dal regime.
Non si tratta di una lettura storica controversa: il Parlamento europeo ha formalmente riconosciuto le deportazioni di massa sovietiche e il sistema dei Gulag come crimini contro l'umanità. Quindi quando Travaglio parla di «questioni familiari», sta minimizzando qualcosa che le istituzioni europee classificano ufficialmente come crimine contro l'umanità.
Il problema non è solo la frase in sé, ma il momento in cui viene detta. Il regime di Putin sta lavorando attivamente per cancellare e riscrivere la memoria di questi crimini: Memorial, l'organizzazione che per anni ha documentato le repressioni sovietiche, è stata dichiarata "estremista" e messa fuori legge in Russia. Nel 2026, inoltre, Putin ha nuovamente intitolato l'accademia dell'FSB (i servizi segreti russi) a Feliks Dzeržinskij, il fondatore della Čeka — la polizia politica sovietica