19/03/2026
Com’era Brescia nel Cinquecento?
Oltre piazza Loggia o piazza grande come veniva chiamata all’epoca e all’omonimo palazzo, gli spazi urbani, abitativi, istituzionali del XVI secolo passano un po' sottotraccia, vengono letti singolarmente quando potrebbero essere, invece, tessuti in una immagine e in un itinerario unitario come fa Mirka Pernis nel numero speciale di AB dedicato a Brescia e Bergamo capitale della cultura.
Si parte dalla sala dei Giureconsulti che è un ambiente ancora evocativo della vita civile della città governata dalla Serenissima Repubblica. Si prosegue con i tre palazzi nobiliari che ancora conservano, parzialmente o interamente, una decorazione pittorica rinascimentale.
Palazzo Calini di vicolo Borgondio con il salone delle feste che conserva le quadrature e l’autografia di Floriano Ferramola per un ciclo che Paolo Brognoli nella sua Guida di Brescia (1826) celebra per la “perfetta quiete, semplicità e notevolissima armonia”.
Palazzo Salvadego già Martinengo con la sua Sala delle Dame, unica non solo perché accoglie i ritratti a figura intera di otto donne delle famiglie Martinengo e Gonzaga.
Ultimo, ma non meno significativo Palazzo Averoldi che ha mantenuto il nucleo di sale cinquecentesche nonostante le successive modifiche e permette di immergersi in un dialogo fra pittura e architettura magistralmente condotto da Girolamo Romanino e Lattanzio Gambara.
Trovi l’articolo completo nel numero 153 di AB. Link nel primo commento per l’acquisto.