17/06/2026
In Giappone esiste un’arte meravigliosa chiamata Kintsugi: quando un vaso di ceramica si rompe, i maestri artigiani non lo buttano. Saldano i frammenti con l’oro fuso. Il vaso non solo torna a essere utile, ma diventa più prezioso, unico e resistente di prima grazie alle sue cicatrici.
Nelle relazioni funziona allo stesso modo.
Una storia che affronta una crisi, che si siede a tavolino, che discute e trova il modo di ricucirsi, spesso diventa infinitamente più profonda di una storia in cui tutto va sempre apparentemente bene.
E la società del consumismo spinge sempre più a buttare ciò che non funziona, ciò che si è rotto, c’è più fretta a liberarsene che un approccio paziente a riparare.
Al primo problema si chiude, invece di vedere il problema come momento di crescita.
C’è ormai una bassa tolleranza alla frustrazione piuttosto che un atteggiamento di accettazione e risoluzione del problema.
C’è l’illusione di trovare qualcuno perfetto e senza difetti, invece di essere realisti e riconoscere che ognuno di noi ha i propri spigoli e riconoscere che la perfezione non esiste
Si cade nella trappola dell’usa e getta.
Un telefonino non è più efficace? Buttiamolo
Quell’indumento non è più affascinante come prima? Lo sostituisco con uno migliore!
È più facile, la via più breve, invece di metterci impegno e pazienza e investire emotivamente per una rapporto più solido e consapevole.
Riparare non significa tollerare tutto o restare in situazioni tossiche. Significa dare valore al tempo, alla storia condivisa e all’investimento emotivo prima di arrendersi alla pigrizia