30/12/2025
𝟮𝟬𝟮𝟱, "𝗔𝗡𝗡𝗨𝗦 𝗛𝗢𝗥𝗥𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜𝗦" 𝗣𝗘𝗥 𝗟’𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔:
𝗩𝗜𝗢𝗟𝗘𝗡𝗭𝗔, 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗦𝗧𝗥𝗜, 𝗧𝗘𝗡𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗘 𝗣𝗢𝗩𝗘𝗥𝗧𝗔'.
𝘭'𝘦𝘥𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘪𝘳𝘤𝘰 𝘔𝘢𝘨𝘨𝘪
Il 2025 resterà negli annali come uno degli anni più drammatici e difficili per l’Italia, un vero "Annus horribilis". In dodici mesi segnati da violenza, eventi climatici estremi e fermenti sociali, il Paese ha dovuto affrontare prove senza precedenti, mettendo a dura prova cittadini e istituzioni.
Secondo i dati del Viminale, tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2025 sono stati registrati 184 omicidi volontari, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre il fenomeno dei femminicidi ha raggiunto livelli drammatici. Al 20 ottobre 2025, ben 85 donne sono state uccise, con oltre 68 tentati femminicidi. In questo contesto, una donna su tre vittima di omicidio è stata uccisa da partner o ex partner, confermando la persistenza di un problema sociale grave e diffuso.
E bande incontrollate di "Maranza" (per la maggior parte composte da giovanissimi italiani di seconda generazione, che veri italiani non diventeranno mai) che picchiano, rubano, uccidono; e quotidiana violenza spicciola e aggressività diffusa in ogni contatto umano; e i tanti eventi di violenza estrema, come l’attentato di Castel d’Azzano (Verona), dove tre carabinieri sono stati uccisi e venti persone sono state ferite: tutto questo ha contribuito a creare un clima di paura diffusa e di allarme generale per la sicurezza interna.
A queste tragedie umane si è poi aggiunta una crisi climatica senza precedenti. Nel 2025 l’Italia ha registrato 376 eventi meteorologici estremi, tra alluvioni, esondazioni, venti violenti e ondate di caldo record. Le regioni più colpite, tra cui Lombardia, Sicilia, Toscana, Calabria e Puglia, hanno subito danni ingenti alle infrastrutture, interruzioni dei servizi essenziali e gravi difficoltà per le comunità locali, costrette a misure di emergenza per proteggere la popolazione.
Il clima sociale interno è stato ulteriormente aggravato da manifestazioni e proteste di massa, con scontri violenti con la Polizia, e che in molte città italiane hanno paralizzato traffico e attività pubbliche, richiamando l’attenzione su una crisi crisi sociale e politica facendo percepire la fragilità del tessuto urbano e delle istituzioni.
A peggiorare il quadro sociale si è registrato una crescita esponenziale della povertà e dell’indigenza, con oltre 5,7 milioni di persone in Italia costrette a vivere in condizioni di povertà assoluta e una quota allarmante, impossibile da quantificare ma ipotizzabile intorno ai 10/12 milioni di persone, di famiglie in difficoltà economica. In questo contesto, la politica italiana ha spesso pronunciato proclami e promesse, ma alle parole non sono mai seguiti interventi veri e concreti per sostenere i più fragili. Al contrario: la legge di bilancio approvata proprio alla fine dell’anno è stata percepita come favorevole a chi percepisce redditi più alti e insufficiente nel fornire adeguati aiuti alle fasce più deboli della popolazione, alimentando ulteriormente la sfiducia verso le istituzioni.
Ha destato una forte attenzione pubblica la vicenda della cosiddetta "famiglia del bosco", una coppia con tre figli minorenni che viveva isolata in una casa fuori dalle mura cittadine con l'unico intento di vivere una vita sana e più salutare. Ma i servizi sociali e il Tribunale per i Minorenni, ritenendo invece quella situazione un rischio per l’incolumità e la crescita dei bambini, hanno disposto l’allontanamento dei figli e il loro trasferimento in una struttura protetta. Il caso ha acceso il dibattito nazionale sulla tutela dei minori e sulla libertà educativa, suscitando forti reazioni tra sostenitori e detrattori della famiglia del Bosco.
Allo stesso tempo, le tensioni internazionali, con conflitti in Medio Oriente e la guerra in Ucraina, hanno inciso sulla percezione pubblica e sulle scelte politiche del governo, impegnato a investire miliardi per il sostegno bellico dell'Ucraina lasciando l'Italia in balia della povertà e delle numerose manchevolezze nella sanità, nelle forze di polizia e nelle strutture scolastiche.
Il 2025 è stato così un anno in cui troppi elementi negativi si sono combinati per creare un clima di preoccupazione diffusa. Non è stato un singolo evento a definire questo periodo "orribile", ma una concatenazione di tragedie e di segnali allarmanti che hanno messo a n**o vulnerabilità e tensioni profonde nella società italiana.
Violenza, omicidi e femminicidi in aumento; eventi climatici devastanti; proteste violente diffuse; crescita dilagante della povertà; malgoverno e vicende drammatiche, tutte le incertezze della politica interna e internazionale, hanno reso il 2025 un vero e proprio "Annus horribilis", un anno funesto, drammatico e tristemente indimenticabile per cittadini e istituzioni. Un anno che grazie a Dio è finito. La speranza è che il 2026 sia migliore, più responsabile e più indulgente per tutti noi. Ma è appunto solo una speranza, ma purtroppo questa è l'unica cosa su cui possiamo oggi contare e fare affidamento. Tutti quanti. Nessuno escluso.
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𝐁𝐮𝐨𝐧 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐢 𝐬𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞 𝐋'𝐀𝐮𝐝𝐚𝐜𝐞!
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