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Quali sono le frasi che cancelleresti dalle comunicazioni aziendali? 👀P.S: anche noi siamo colpevoli di usare alcune di ...
19/06/2026

Quali sono le frasi che cancelleresti dalle comunicazioni aziendali? 👀

P.S: anche noi siamo colpevoli di usare alcune di queste espressioni. Ma ci stiamo lavorando, promesso!

Se ricevi sempre testi che non c’entrano niente con quello che avevi in mente, forse il problema non è chi li scrive.Sar...
17/06/2026

Se ricevi sempre testi che non c’entrano niente con quello che avevi in mente, forse il problema non è chi li scrive.

Sarà capitato anche a te: commissioni un contenuto, lo ricevi e ti accorgi che non ha niente a che vedere con quello che immaginavi. Così chiedi una revisione, poi un’altra, fino a ritrovarti in un loop di correzioni che sembra non finire mai e che intanto fa perdere tempo e budget a entrambe le parti.

In questi casi è facile pensare a una negligenza da parte di chi ha scritto, ma quasi sempre la spiegazione è un’altra, perché la qualità dell’output è lo specchio dell’input: se le indicazioni erano poco chiare o insufficienti, chi scrive ha dovuto riempire i vuoti come poteva, immaginando cosa ti aspettavi.

E immaginando, raramente ci si avvicina a quello che chi commissiona si aspettava.

Il problema è che nessuno ti insegna come si scrive un brief.
Magari pensi di aver fornito abbastanza informazioni, mentre all’altra persona mancavano proprio le basi per partire.
Non è una colpa di nessuno, è solo qualcosa di cui prendere atto per smettere di disperdere il tempo di tutti in revisioni evitabili.

La buona notizia è che un brief, per funzionare, non deve per forza essere lungo e complesso. Deve solo contenere le cose essenziali: a chi si rivolge il contenuto, a cosa serve, che tono deve avere, cosa va assolutamente incluso e cosa preferisci evitare. E se hai sottomano un esempio di qualcosa che ti è piaciuto o di qualcosa che proprio non faceva per te, allegalo.

Quindi la prossima volta che un ti tocca entrare nel loop delle revisioni per un contenuto, prima di pensare che il problema sia chi l’ha scritto, prova a rileggere il brief da cui siete partiti.

Ti accorgerai che molto spesso la risposta è tutta lì.

E a te capita di entrare nel loop delle revisioni infinite? Come lo gestisci?

15/06/2026

Negli ultimi anni si è diffusa la convinzione che, grazie all’AI, le redazioni possano fare a meno dei professionisti umani.

Poi arrivano i primi risultati e ci si accorge subito che qualcosa non torna.

Perché gli strumenti, da soli, non bastano mai.

Nel reel approfondiamo il discorso, cosa che farà anche Caterina Damiano il 24 giugno sul palco del WMF di Bologna.

Ci vediamo lì?

Multe fino a 15 milioni di euro per le aziende che usano l'AI senza rispettare l'AI Act. Vediamo come evitarle 👇🏻L’AI Ac...
12/06/2026

Multe fino a 15 milioni di euro per le aziende che usano l'AI senza rispettare l'AI Act. Vediamo come evitarle 👇🏻

L’AI Act è il primo quadro normativo al mondo sull’intelligenza artificiale, approvato dall’UE e in applicazione progressiva dal 2024. Fino a oggi sono entrate in vigore solo alcune delle regole, ma dal 2 agosto scattano gli obblighi per i sistemi ad alto rischio ed è qui che la norma arriva a toccare direttamente le aziende.

Le regole non coinvolgono solo chi sviluppa i sistemi AI, ma anche chi li utilizza: quindi fornitori, distributori e tutte le aziende che usano questi strumenti nel proprio lavoro. Inoltre, se la tua azienda ha la sede fuori dall’UE ma lavora con clienti europei o ha sede in UE ma usa software AI sviluppati all’estero, sei comunque dentro il perimetro della norma.

Detto questo, non tutti i sistemi AI sono trattati allo stesso modo.
Sono previsti quattro livelli di rischio, ognuno con regole proprie.
- Rischio inaccettabile, che riguarda pratiche già vietate da febbraio 2025;
- Alto rischio, dove si concentrano gli obblighi più pesanti;
- Rischio limitato, che riguarda chatbot e assistenti virtuali;
- Rischio minimo, che non comporta obblighi specifici.

La maggior parte delle aziende si trova tra rischio alto e limitato, spesso senza saperlo, perché sono ad alto rischio, per esempio gli algoritmi di scoring usati da banche e assicurazioni, gli strumenti che valutano il merito creditizio, i sistemi che assistono decisioni mediche o scolastiche e tutto il mondo HR.

Esistono strumenti per fare una prima autovalutazione anche senza essere esperti di normative. Il riferimento principale è l'EU AI Act Compliance Checker, un tool ufficiale UE in versione beta. Ma per le valutazioni formali molte aziende si stanno appoggiando a consulenti legali specializzati in AI e avvocati esperti di diritto digitale.

Questo perché le sanzioni possono essere molto pesanti: fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale per le pratiche vietate e fino a 15 milioni o al 3% del fatturato per la non conformità sui sistemi ad alto rischio.
Per le startup e le PMI le sanzioni sono ridotte, ma comunque pesanti.

Ora facciamo un esempio per capire meglio quali sono le violazioni delle regole che potrebbero farti incorrere in queste sanzioni.
La tua azienda usa un software AI per fare screening dei curriculum ed escludere i candidati che non rispettano determinati criteri, ma non c’è nessun controllo umano documentato nel processo. Il sistema è ad alto rischio perché non l’hai mappato, non hai documentazione tecnica e, soprattutto, non ci sono procedure di supervisione.

E dato che il quadro normativo è così articolato, il nostro consiglio è di iniziare a muoversi il prima possibile.

La tua azienda ha già iniziato a valutare questi cambiamenti?
Il 2 agosto è dietro l'angolo.

Se questa storia ti suona familiare, sappi che non sei l’unicə 👀
10/06/2026

Se questa storia ti suona familiare, sappi che non sei l’unicə 👀

Allora, ci vediamo al WMF?Ti aspettiamo insieme a Caterina Damiano, che terrà uno speech sull’AI nel mondo del web editi...
08/06/2026

Allora, ci vediamo al WMF?

Ti aspettiamo insieme a Caterina Damiano, che terrà uno speech sull’AI nel mondo del web editing.

Se ci sei scrivicelo nei commenti o in un DM, così possiamo incontrarci e conoscerci dal vivo!

Non vediamo l’ora 💜

I benefit aziendali stanno perdendo il loro potere di attrazione (e non è una questione generazionale).Per anni le azien...
05/06/2026

I benefit aziendali stanno perdendo il loro potere di attrazione (e non è una questione generazionale).

Per anni le aziende hanno cercato di rendersi attraenti puntando sui benefit più visibili e instagrammabili. Hanno anche funzionato per un po’, ma oggi non spostano più l’ago della bilancia, perché nel frattempo è cambiato proprio il rapporto che le persone hanno con il lavoro.

Siamo passati dal concetto di work-life balance, dove vita e lavoro erano due piatti da tenere in equilibrio, a un’idea di integrazione: il lavoro non deve solo lasciarti del tempo libero, ma deve poter coesistere e fluire con la tua vita senza entrarci in costante competizione.

È proprio questo il cambiamento che ha portato sempre più professionisti a dare per scontati i vecchi benefit e a volere qualcosa di più.

Anche lo smart working, che per qualche anno è stato considerato il benefit definitivo, oggi è semplicemente la base. E da solo non basta, perché lavorare da casa per un’azienda che non si allinea con i propri valori o che non dà fiducia ai collaboratori, è come nascondere la polvere sotto un tappeto.

Il benefit che tutti cercano, oggi, è la cultura aziendale.

Le aziende che attraggono e trattengono i talenti sono quelle che misurano l’output e non la presenza (quando il tipo di lavoro lo permette, ovviamente), che si fidano abbastanza delle persone da non controllarle minuto per minuto e fare micromanaging su qualsiasi cosa.

Sono dei benefit meno visibili rispetto al tavolo da ping pong in ufficio, ma anche molto più importanti.

Tu cosa cerchi oggi in un’azienda?

Una notizia vive in media 48 ore, ma quello che resta visibile è solo l’ultimo tassello di un processo molto più lungo.E...
03/06/2026

Una notizia vive in media 48 ore, ma quello che resta visibile è solo l’ultimo tassello di un processo molto più lungo.

E quel processo, anche se si esaurisce in fretta, è molto più complesso e importante di quanto si possa immaginare.

Lo spazio fisico in cui lavoriamo influenza le nostre performance.È quello che emerge dalle osservazioni della neuroeste...
29/05/2026

Lo spazio fisico in cui lavoriamo influenza le nostre performance.

È quello che emerge dalle osservazioni della neuroestetica, la disciplina che studia come cambia l’attività cerebrale quando siamo esposti a determinate forme, colori e texture.
Per anni è stata applicata quasi esclusivamente al mondo dell’arte, ma negli ultimi tempi sta entrando anche nelle discussioni che riguardano il lavoro, perché si è capito che lo spazio e l’ambiente influiscono tantissimo sulla produttività e sulla qualità del risultato.

Quello che è venuto fuori, in particolare, è che alcuni elementi dello spazio incidono in maniera significativa sui nostri processi cognitivi. La luce naturale, la presenza di piante, il rumore di fondo e perfino la disposizione degli oggetti: sono piccole cose che, tutte insieme, aumentano l’attenzione e la concentrazione di chi lavora in quello spazio.

La buona notizia è che questi aspetti si possono migliorare in modo relativamente semplice e senza investimenti importanti, per esempio spostando la scrivania per ricevere più luce naturale o tenendo fuori dalla vista tutto quello che non serve nelle ore successive. Sono cose che possono sicuramente aiutarci a essere più presenti e rilassati.

Ma attenzione, perché lo spazio di lavoro non è solo quello fisico!
C’è anche quello digitale, in cui passiamo la maggior parte del tempo, e merita la stessa cura che avremmo per l’ufficio o per la postazione di smart working.
Le accortezze da avere sono simili: tenere ordinato il desktop, ridurre le distrazioni visive, chiudere le tab aperte quando non servono più, dedicare momenti specifici alla lettura di email e messaggi.

Detto questo, la neuroestetica aiuta a migliorare la qualità del lavoro, ma non è la conditio sine qua non. Alla base deve sempre esserci la padronanza del mestiere, perché senza di quella tutte le regole di cui abbiamo parlato rimangono delle semplici scelte stilistiche, nulla di più.

Quando invece hai delle capacità professionali solide, sei anche in grado di capire come organizzare gli spazi in maniera che siano più funzionali e adatti alle tue esigenze, e puoi permetterti di scegliere se lavorare in un ufficio pieno di piante o nel tuo studio in pigiama, perché saprai capire qual è lo spazio migliore per te.

Perché la neuroestetica ci dà consigli generali e universalmente validi, ma siamo noi a dover capire cosa tenere e cosa ignorare.

E tu, qual è il tuo ambiente di lavoro ideale?

Si parla tanto di notizie, articoli e di come vengono scritti, ma molto meno di chi sta dietro alla scrivania per dare f...
27/05/2026

Si parla tanto di notizie, articoli e di come vengono scritti, ma molto meno di chi sta dietro alla scrivania per dare forma a quello che poi arriva ai lettori.

Quindi oggi rispondiamo finalmente alla fatidica domanda che viene rivolta almeno una volta nella vita a chi lavora in redazione: “Cosa fai tutto il giorno?”

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