30/03/2026
La lobby del barboncino
Il Viale della Vittoria di Ancona produce barboncini di tutte le sfumature. Con collari e pettorine eleganti. Guinzagliati da sciure del viale che popolano il tessuto sociale.
Le sciure hanno il cappotto ca****lo di Max Mara, mocassini Tod’s, foulard che manco ve lo dico e LV al seguito. Phonate. Truccate. Ai quattro angoli del viale, gruppi di barboncini. Conversazioni di rilievo su quanto questi esserini ricci siano la gioia della vita.
«Molto più di mio marito.»
«Come si chiama?»
«Bella.»
Non si poteva chiamare in altro modo.
Poi arriva l’elenco: Mia. Stella. Oscar. Oscar. Luna. Isotta. Giotto.
Fieri e trionfanti, consapevoli di essere fortunati, viziati, adorati dallo staff familiare che li segue. Lo sguardo di ognuno è chiarissimo: brodo di giuggiole.
Poi ci siamo io, mia madre, Bella.
E niente: siamo rincoglionite. Devote a sua maestà.
Ma mentre conversavo con le sciure stamattina mi sono resa conto che ero, in primis, vestita nello stesso modo. E Bella aveva la pettorina rosa con un fiocco.
Solo che io ci sono arrivata una ventina di anni prima.