Fatti Senesi

Fatti Senesi Fatti Senesi è un mensile di commento e di approfondimento di quanto avviene nella città e nella provincia senese.

E’ uscito il nuovo numero di Fatti Senesi. Cercatelo nelle edicole.Intanto ripubblichiamo gli articoli del numero preced...
02/05/2015

E’ uscito il nuovo numero di Fatti Senesi. Cercatelo nelle edicole.
Intanto ripubblichiamo gli articoli del numero precedente.
Buona lettura.

“Io vado avanti con fiducia, ma almeno venga riaperto il parcheggio di San Francesco”
Leonardo Conti dell’internet point “Refe Nero” racconta la storia della sua attività

Continua la carrellata di Fatti Senesi sulle attività presenti nel centro storico cittadino. Parliamo di senesi che decidono di mettersi in proprio e che con coraggio, tenacia e anche con fiducia affrontano le tante sfide del presente. Senesi che scommettono su se stessi, sulle loro capacità e qualità. E menomale che lo fanno. Tra di loro c’è Leonardo Conti, titolare dell’Internet Point “Refe Nero”, nella via omonima.
“Era il mio sogno – ci racconta Leonardo – gestire un’attività per conto mio e con soddisfazioni mie. E oggi il mio sogno è continuare con il mio lavoro: ogni anno è più difficile, ma non si può far altro che cercare di andare avanti”.

Leonardo, parlaci della storia del tuo internet point. Qual è stata la molla che ti ha spinto ad aprire questa attività?

“Il locale è aperto da sette anni. Io ho rilevato l’azienda che era già esistente in precedenza. Ho deciso di provarci, all’epoca non lavoravo e quindi decisi di buttarmi in questa avventura”.

Cosa spinge a provarci anche in un periodo di crisi come questo?

“Io ho sempre vissuto nell’ambito e nel settore dei computer, quindi conoscevo quello che sarei andato a fare. Mi sono detto: ‘Proviamoci’. La crisi ha colpito e colpisce, poi è l’intera città di Siena che deve riprendersi e risollevarsi dopo le drammatiche vicissitudini del Monte dei Paschi. Però diciamo che sto reggendo”.

Quali sono le difficoltà del momento per te e per chi ha un’attività in proprio?

“Ci sono tante spese ed un sacco di cose a cui si deve pensare. Nella nostra zona soffriamo anche per la chiusura del parcheggio di San Francesco, che penalizza certamente tutte le attività di quest’area. Via dei Rossi è sempre stata agevolata dal passaggio delle persone che lasciavano la loro auto nel parcheggio di San Francesco, se questo viene a mancare per noi è un problema e così si rischia di perdere una bella fetta di clientela”.

Come vedi la Siena di oggi? Sei più triste e deluso da quanto è accaduto negli ultimi anni, oppure sei speranzoso e fiducioso in un futuro migliore?

“Diciamo che io sono speranzoso, ma perché d’altronde non si può fare altrimenti. Però Siena ha oggi diversi problemi: penso alla difficoltà a trovare parcheggi, ad un trasporto pubblico che funziona e non funziona. E soprattutto penso che dovremmo attirare ancora più turisti e sviluppare servizi. Penso al Santa Maria della Scala, un esempio che spiega la Siena di oggi, un luogo che tutti definiscono cruciale per la città del futuro, senza però che ancora si sia capito cosa potrà nascere nel polo museale di Piazza Duomo”.

Tu come immagini la Siena del futuro?

“Immagino una Siena con più servizi, e con servizi migliori rispetto ad oggi. Mi ripeto e cito ancora il Santa Maria della Scala, un gigante che tutti ci invidiano ma che noi non sappiamo come valorizzare. Penso ancora ai parcheggi: in un periodo nel quale tutti cercano di risparmiare il più possibile penso che si dovrebbe fare in modo di diminuire i prezzi dei parcheggi. In generale si dovrebbe gestire meglio quello che si ha”.

Chi ha un’attività in città contribuisce anche a rivitalizzare il centro storico: cosa potrebbe essere fatto in favore di chi come te scommette su Siena e sulla sua ripresa?

“Si potrebbero sostenere maggiormente le attività che decidono di aprire in centro storico, anche per evitare il problema dello spopolamento delle lastre senesi”.

Cosa pensi della possibile nascita di un centro per la grande distribuzione ad Isola d’Arbia?

“Secondo me quello sarebbe un altro modo per spopolare il centro. Già abbiamo altri centri commerciali a Siena, penso alla zona di Massetana, all’edificio lineare o ai negozi in viale Toselli. Aprire un altro centro commerciale non sarebbe una mossa positiva per chi ha un’attività nel centro storico”.

L’ultima crisi che ha colpito Siena riguarda i cinquantuno dipendenti della Siena Biotech: che idea ti sei fatto al riguardo?

“Purtroppo era una cosa che a questo punto ci si poteva anche attendere, dopo i problemi di Mps e della Fondazione Monte dei Paschi. E’ l’ennesima triste ripercussione di quanto è accaduto negli ultimi anni”.

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02/05/2015

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Il ritorno di Nicholas Redi: “Devo tutto a Michele Mignani”

di Piero Ruffoli

Nicholas Redi è uno “scialingo”, così viene chiamato nelle comunità circostanti chi è nato ad Asciano. E’ un nobile retaggio medievale dei conti della Scialenga che dominavano quel territorio.
Contro il Gualdo finalmente, dopo uno stop lungo un intero girone, Nicholas è tornato a calcare il terreno amico del Rastrello, lui che con la maglia bianconera ha fatto tutta la trafila delle giovanili. Esordio più che positivo, ma guardiamolo più da vicino.

Il tuo primo allenatore quando hai vestito la maglia biancoverde dell’Asciano?

“Fu Mario Fabbri, oggi scomparso, di cui ho un grande ricordo, a cui era affidata la squadra dei Pulcini, dai Giovanissimi in poi sono stato nel Siena. I miei allenatori? Nei Giovanissimi Gianni Maestrini, poi negli Allievi nazionali e nella Primavera Michele Mignani”.

Sempre il Siena?

“No, sono stato mandato in prestito a Sinalunga in Eccellenza. Dieci presenze ed un gol, purtroppo anche una serie di infortuni che mi hanno costretto a saltare diverse gare”.

Da chi hai imparato di più?

“Ogni allenatore mi ha insegnato qualcosa, ma Michele Mignani è stato quello che mi ha formato non solo tecnicamente e tatticamente, ma anche caratterialmente. Con lui mi sono trovato davvero bene. Nel campionato Primavera non abbiamo fatto grandi cose, ma il nostro orgoglio è stato quello di aver partecipato al Torneo di Viareggio finendo nelle prime quattro squadre che si disputavano l’ingresso alla finale”.

Chi ti ha impostato nel ruolo che ricopri di esterno d’attacco?

“La mia inclinazione naturale è stata sempre quella di giocare in proiezione offensiva. Mister Mignani mi impiegava come esterno offensivo, oppure nel 3-4-1-2 ricoprivo il ruolo di trequartista”.

Mister Mignani raccontalo in quattro parole…

“Una persona equilibrata, un’attenzione certosina nel curare sia l’aspetto offensivo che quello difensivo della squadra. Non è sempre vero che se uno è stato un grande difensore abbia un occhio di riguardo per quei ruoli”.

Ti ho guardato quando sei entrato in campo, non mi è parso che tu fossi emozionato al punto da inciampare sui tuoi piedi, come si dice…

“Un po’ di emozione c’era perché dopo aver militato nel settore giovanile, esordire con la prima squadra in una gara delicata era un sogno che si avverava. Non è detto però che l’emozione sia una situazione negativa, può essere anche positiva se diventa entusiasmo”.

Mignani e Morgia…

“Sono due allenatori che stimo in modo totale. Ognuno ha il suo carattere, ma è il modo con cui si pongono davanti a noi che conta. Io mi sento stimolato e spero di dare una mano alla squadra per vincere il campionato”.

La tua esperienza di spogliatoio con il Castel Rigone e con il Siena?

“A Castel Rigone, Lega Pro, non mi sono trovato bene perché non c’era ‘gruppo’, a Siena è un altro mondo. Siamo davvero tutti amici e credo che sia anche grande merito del mister se c’è in tutti un atteggiamento positivo nei confronti dei compagni”.

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25/04/2015

E’ uscito il nuovo numero di Fatti Senesi. Cercatelo nelle edicole.
Intanto ripubblichiamo gli articoli del numero precedente, uscito a febbraio.
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Una Mens Sana gagliarda sconfigge la diretta rivale Cecina

Il big match tanto atteso contro Cecina l’ha vinto Siena. La Mens Sana ha dimostrato carattere, temperamento, personalità e questa volta è riuscita a rimontare anche da un -9 maturato nel terzo quarto. Una reazione, questa, che ha fatto capire a tutti la maturità che oggi ha raggiunto la Gecom.
E’ stato un pomeriggio da ricordare e da mettere nell’album dei bei ricordi biancoverdi quello che ha visto la formazione allenata da coach Matteo Mecacci sconfiggere la Gr Service Cecina. Un vero e proprio scontro al vertice tra la prima e la seconda in classifica. Una partita bellissima e molto intensa. Un match con grandi battaglie a tutto campo, soprattutto sotto canestro dove i giocatori delle due squadre hanno veramente lottato su ogni pallone.
Chi era presente all’interno del palazzetto di viale Sclavo sarà certamente rimasto soddisfatto dello spettacolo visto ed ammirato sul parquet. E’ stata una gara divertente, molto probabilmente la più bella giocata finora dalla Mens Sana.
Siena è stata caparbia e gagliarda. Il pubblico è stato caldissimo sin dalle prime fasi del match, fino ad esplodere quando i biancoverdi hanno piazzato tra la fine del terzo quarto e l’inizio dell’ultimo tempino un parziale di 16-0. Sono stati frangenti di alto basket, nonostante che si stia parlando di un match del campionato di serie B. Quella vissuta in viale Sclavo non è stata certo una serata da serie B: né il basket visto sul parquet né il numerosissimo pubblico sugli spalti erano da serie B.
La tripla di Panzini ed il recupero con corsa per metà campo e volo verso il canestro avversario (più fallo subìto) di Biagio Sergio, tra l’altro proprio sulla sirena che sanciva la fine del terzo quarto, sono già due immagini simbolo di questa Mens Sana.
A proposito, parliamo di Biagio Sergio. Era arrivato a Siena da pochi giorni, un innesto per rinforzare il reparto dei lunghi e per dare manforte a Luca Pignatti. “Vi mostrerò la mia sfrontatezza, ma entrerò in questo gruppo in punta di piedi”, aveva detto lo stesso ex giocatore di Maddaloni in fase di presentazione alla stampa. Altro che punta di piedi. La sfrontatezza, il carattere, la personalità li ha mostrati immediatamente, entrando sul parquet con un atteggiamento subito energico. Mecacci ha riconosciuto la bontà della sua prova: “Quell’azione proprio allo scadere del terzo quarto ha girato il match”, ha commentato l’allenatore della Mens Sana.
Al di là della qualità dei singoli, al di là delle giocate decisive di Panzini e delle penetrazioni di Vico, al di là della prova a tutto campo e come sempre da leader di Pignatti, e anche oltre la solidità di Ranuzzi e la rocciosa presenza sotto canestro di capitan Roberto Chiacig. Beh, al di là di tutto questo, mai come in questa circostanza si era visto quest’anno il team biancoverde giocare così di squadra e difendere in massa per provare a recuperare ogni singolo pallone. Un bel segnale in vista delle ultime partite della regular season e di quella che si preannuncia come una lunghissima post season, con dei play off che saranno certamente entusiasmanti.

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25/04/2015

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Alex Ranuzzi: “Dobbiamo essere più concreti”

L'ala della Mens Sana tra Vincenzo Esposito e gli esami all’Università

di Edoardo Donnini

Alex Ranuzzi, #11, ala piccola della Gecom Mens Sana 1871: dicci di più.

“Alex sta per Alex, non è abbreviativo di niente… e ho scelto il numero 11 fin da piccolo, quando ho cominciato a giocare nella palestra della mia scuola, mi è sempre piaciuto, senza un motivo particolare, e l’ho mantenuto. Mentre, per il ruolo in campo, gioco prevalentemente da #3, ma posso reggere anche da #4 e so giocare da #2, dipende da cosa serve di più alla squadra, non è neanche una questione di categoria ma di scelta del coach soprattutto in base al momento della stagione”.

A proposito di stagione: quest’anno, a livello di statistiche personali, sei agli apici in carriera.

“Sono abituato a guardare le statistiche a fine anno, preferisco concentrarmi su cosa è utile alla squadra, però è vero, ho responsabilità diverse dagli altri anni, un ruolo diverso: il merito è del lavoro che facciamo in palestra, dei consigli di coach Mecacci e anche del mio impegno nel cercare di migliorarmi in settimana, sul campo”.

E fuori dal campo, invece, cosa fa Ranuzzi nel tempo libero?

“Studio, cerco di preparare gli esami (è iscritto a Scienze motorie, a Bologna) e mi piace uscire con la mia ragazza, visitare Siena e la Toscana… però di tempo libero ce n’è veramente poco, tra partite, allenamenti e trasferte alla fine siamo sempre impegnati ed è anche normale, nella nostra categoria si cerca di competere con i migliori”.

A proposito di migliori… il più forte con(tro) cui hai giocato?

“Sicuramente Vincenzo Esposito. Ci ho giocato insieme quando ormai era a fine carriera, ma nonostante tutto quando aveva i suoi 'cinque minuti' tornava El Diablo che da piccolo vedevo al PalaDozza, che è stato anche in Nba, un talento impressionante, un attaccante pazzesco. Spero che provare a difenderlo, in allenamento, abbia reso anche me un giocatore migliore, qualche trucchetto di sicuro gliel’ho rubato!”.

Esposito che oggi è coach di Caserta, in serie A, mentre un tuo ex compagno (Johndre Jefferson) ci è appena arrivato da giocatore, in serie A, a Varese…

“Un atleta incredibile, uno che stoppa qualsiasi cosa e schiaccia mordendo il ferro. Certo, tecnicamente deve ancora migliorare parecchio, ma a livello fisico sembra Kevin Durant, può reggere la Serie A, anche se farà fatica contro centri di peso”.

Ultima domanda, doverosa: l’uscita dalla Coppa Italia.

“È stata una delusione incredibile. Sia per come è successo, in casa, che per il risultato mancato in quella che era un’occasione per misurarci con le squadre degli altri gironi. Non è mai bello perdere ovviamente, però volendone trarre un insegnamento è chiaro che dovrà esserci utile per mantenere la concentrazione più alta, anche perché questa stagione dipende da noi: siamo ormai arrivati ad un momento in cui non c’è più tempo per i buoni propositi, bisogna migliorare da subito, raggiungere gli obiettivi ed essere più concreti”.

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25/04/2015

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Francesca Inaudi, nata a Siena l’8 dicembre 1977, è un’attrice.
Nel 1999 si diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler e poi da Luca Ronconi.
Dopo alcuni anni di teatro, lavorando anche con registi come Elio De Capitani e Massimo Castri, nel 2004 debutta nel cinema con Dopo mezzanotte, per la regia di Davide Ferrario, e nel 2005 è protagonista del film L’uomo perfetto di Luca Lucini. Recita in piccoli ruoli anche ne La bestia nel cuore, film di Cristina Comencini candidato all’Oscar, e nel 2006 in N (Io e Napoleone) di Paolo Virzì.
Si è fatta conoscere al grande pubblico grazie alla sua partecipazione alla serie televisiva di Canale 5 Distretto di Polizia, interpretando nelle stagioni 6, 7 e 8, dal 2006 al 2008, il ruolo dell’ispettore Irene Valli.
Tra il 2008 e il 2011 appare su Rai Uno nella serie televisiva Tutti pazzi per amore, dove interpreta il ruolo di Maya. Nel 2009 torna sul grande schermo con tre film: Io, Don Giovanni; Questione di cuore; Generazione 1000 euro.
Nel 2011 appare nel video di Max Pezzali Il mio secondo tempo, presentato al 61º Festival di Sanremo, ed è nel cast di Noi credevamo, regia di Mario Martone, presentato nello stesso anno alla mostra del cinema di Venezia e vincitore del Nastro d’argento come film dell’anno e di sette David di Donatello, tra cui quello per il “miglior film”.

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25/04/2015

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Intervista a Francesca Inaudi: “Io sono orgogliosamente senese, nonostante Siena”

“Se faccio l’attrice lo devo a Margherita Sergardi, una persona eccezionale”

di Giulio Pasqui

Francesca Inaudi, hai iniziato a recitare proprio a Siena, alla scuola del Piccolo Teatro in via Montanini. Quando hai capito che la recitazione era la tua passione? Sognavi di fare l’attrice sin da piccola o avevi altre ambizioni?

“E’ vero, ho cominciato a studiare per fare questo lavoro a 14 anni, alla scuola di Margherita Sergardi, in via Montanini. Tutto per pura casualità, io volevo fare la giornalista... Una insegnante alle medie disse ai miei ‘secondo me ha talento, dovrebbe fare un corso di teatro’. Detto fatto. La consapevolezza di volerlo fare professionalmente è arrivata dopo un paio d’anni, anche grazie a chi fin da subito ha creduto in me, Margherita Sergardi appunto. Persona eccezionale, che ha fatto tanto per la cultura nella nostra città e che è stata molto in fretta dimenticata”.

Subito dopo il liceo, poi, ti sei trasferita a Milano. Lì la passione è diventata un lavoro. Quando te ne sei resa conto?

“Quando hanno cominciato a chiamarmi per lavorare e a pagarmi. Se ti pagano, allora è un lavoro no?”.

“Noi credevamo”, “Distretto di Polizia”, “Tutti pazzi per amore”, “Questione di cuore”, “Una pallottola nel cuore” sono solo alcuni dei lavori che ti hanno vista fra i protagonisti. Ma quali sono i personaggi che più ti sono rimasti nel cuore?

“Difficile dirlo. Ogni personaggio è un nuovo viaggio, ogni lavoro una nuova occasione di scoprire cose di me che non conoscevo. Amo ogni percorso allo stesso modo, con la stessa intensità. Alcuni viaggi forse mi hanno cambiata più di altri, ma ognuno è valso la pena”.

Hai iniziato a teatro, poi ti sei trasferita al cinema ed infine hai debuttato nelle fiction televisive. Tre mondi molto diversi fra loro: in quale ti senti più a tuo agio?

“Decisamente il cinema è la dimensione che mi è più congeniale. Non ha i ritmi folli della televisione e non la fatica a volte sopraffacente del teatro. E’ comunque nella completezza di tutti e tre i linguaggi che mi sento realizzata. Mi piace avere la possibilità di fare il mio mestiere in tutte le sue declinazioni”.

Ci sono nuovi ed imminenti progetti? Dove ti potremo vedere?

“I nuovi progetti sono in via di definizione ma a primavera uscirà una commedia action che ho girato l’autunno scorso a Milano dal titolo ‘Solo per il week end’ con Alessandro Roja e Stefano Fresi”.

Prima di salutarci, Francesca, quanto sei legata a Siena? Cosa ti affascina e cosa, invece, detesti della nostra città?

“Io sono nata e cresciuta a Siena, ho vissuto a Siena fino a 18 anni. Le mie amiche d’infanzia, quelle di contrada e non, sono a Siena, mia madre vive a Siena. E tu? Quanto ami la tua città? Che domanda è? Questo detesto, della mia (nostra) adorata, bellissima, struggente, terribile città: il provincialismo stupido che le fa indifferentemente voltare le spalle o strizzare l’occhio a ciò che le fa comodo. Un po’ santa, un po’ pu***na. E forse per questo impossibile non amarla. ‘Non ti vedo per il corso il sabato... allora non sei di Siena!’, ‘Vivi da tanti anni fuori, allora non sei di Siena!’, ‘Sei diverso da me, allora non sei di Siena’. Credimi, se sei di Siena non lo sei solo perché ci sei nato, lo sei perché la ami, pu***na o santa che scelga di essere, e la ami in ogni tua cellula, perché nonostante tutto il male che può farti nella sua maestosa piccolezza e nella sua alterigia, non puoi fare a meno di commuoverti della sua bellezza, il tuo cuore non può fare a meno di saltare quando con la terra in piazza il suono del campanone ti spezza il respiro e il rullo dei tamburi ti fa bollire il sangue. Non puoi fare a meno di amarla nonostante tutto. Io sono orgogliosamente senese, nonostante Siena”.

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22/04/2015

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“Trovato un nuovo punto di riferimento per il Paese”

di Luigi Dallai

Mercoledì 3 febbraio, ore 10.47. Roma, Camera dei Deputati. Sergio Mattarella ha concluso il suo primo discorso da Presidente della Repubblica e l’emozione è palpabile. Gli applausi, i tanti applausi che hanno interrotto il suo intervento sembrano voler sottolineare la sensazione di aver trovato un nuovo punto di riferimento per il Paese. Una persona seria, preparata che ha parlato subito al cuore della gente, ai problemi concreti degli italiani, ricordandoci di essere un “popolo che si senta davvero una comunità”.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo a mercoledì 28 gennaio, vigilia del primo scrutinio delle elezioni per il Presidente della Repubblica. Il passaggio per eleggere la prima carica dello Stato è, inevitabilmente, anche un crocevia politico dietro il quale possono nascondersi insidie e trappole. I giorni che hanno preceduto il momento delle votazioni sono stati scanditi da un rincorrersi di nomi e voci finalizzate a scaldare gli animi, a indebolire, rafforzare, unire, dividere. Movimenti fisiologici nella gestione di un passaggio più delicato del solito dopo il disastro del 2013.
29 gennaio. Bianca, non come la fumata per l’elezione del Presidente, ma come la scheda consegnata nell’urna dal Partito democratico e dalla maggior parte delle forze politiche. Il Pd gioca all’attacco e si presenta subito con un nome, Sergio Mattarella, frutto di una scelta condivisa all’interno del partito che spacca il centrodestra e concretizza una linea politica che rimanda ai valori fondativi del Pd.
30 gennaio. La maggioranza richiesta è ancora di due terzi. Troppi per eleggere il nome del Presidente senza il consenso delle forze di opposizione. Il Pd vota ancora scheda bianca e non ci sono ipotesi alternative alla candidatura Mattarella, che sembra allargare il consenso ai centristi e a parte di Ncd. Sono ore frenetiche, ma non febbrili, il senso di responsabilità sembra prevalere e la tattica del Partito Democratico funziona. Permangono le valutazioni negative in Forza Italia, partito in preda a dubbi e lacerazioni; il Nuovo centrodestra cerca una sintesi coerente con il suo ruolo al governo. La sensazione chiara è che una solida maggioranza stia consolidandosi intorno al nome di Mattarella. Solo il M5S sfugge il confronto durante tutta la partita per l’elezione; al fine di mascherare la propria incapacità al confronto decide di rifugiarsi nella candidatura di una figura di grande spessore quale quella del giudice Ferdinando Imposimato.
31 gennaio, ore 12.57. Roma, Camera dei Deputati. Il quorum di 505 voti è stato superato e Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica. Alla fine i voti saranno 665, tanti. Più del previsto, in parte arrivati da Forza Italia, contravvenendo agli ordini di partito. Ma per le analisi politiche ci sarà tempo. Sabato 31 gennaio è il giorno dell’unità del Paese intorno a una figura autorevole e di grande spessore giunto al Quirinale dopo una lunga carriera politica e istituzionale. Una scelta di prospettiva che, sono sicuro, saprà rafforzare l’Italia e le sue istituzioni.

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22/04/2015

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“Lo spettro del 2013 si è allontanato. Non avrei voluto rivivere quella storia”

di Susanna Cenni

Il brusio è stato il rumore di fondo della Camera nei giorni precedenti all’elezione del Presidente della Repubblica. Si respirava un’aria diversa. Non c’era la tensione di due anni fa, non c’erano né gruppetti, né riunioni parallele. “Tu che dici... ce la facciamo?”, la domanda più ricorrente. L’attesa era per il quarto scrutinio, quello in cui l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica era possibile, oltre che auspicabile. Il Pd si è ricompattato intorno al nome di Sergio Mattarella, il che non annulla le differenze, che restano e che è difficile sfumare. Ma sul Presidente della Repubblica il segretario Renzi ha gestito tutto molto bene, ascoltando e condividendo prima dentro il Partito e poi fuori. Mattarella ha alle spalle una storia limpida, un curriculum specchiato e di assoluta garanzia. Lo spettro del 2013 si è allontanato. Non avrei voluto rivivere nemmeno un attimo di quella storia. Di quel dolore provato nel momento della consapevolezza che tra noi c’erano 101 traditori. Stavolta, dopo una chiara e forte presentazione di Renzi, non ci siamo fermati all’applauso. Abbiamo votato. Abbiamo alzato il nostro badge per condividere un impegno su quel nome. Sergio Mattarella.
Con queste premesse la strada verso il quarto, decisivo scrutinio è stata priva di ostacoli e, col tempo, la candidatura di Mattarella si è rafforzata, fino al voto del 31 gennaio che ha sancito l’elezione del nuovo capo dello Stato. Il giorno del discorso del nuovo Presidente, Roma si è svegliata blindata con la Camera dei Deputati tirata a lucido, addobbata, controllata. Il discorso del Presidente ha toccato tanti temi: l’autonomia degli altri Poteri dello Stato, la crisi, le persone, le loro difficoltà ed il loro futuro. L’equità, l’uguaglianza, i diritti per il cui raggiungimento occorre rimuovere gli ostacoli. L’integrazione con altre culture e comunità. La crisi della rappresentanza e della partecipazione. Il senso vero del Parlamento, il più giovane ed il più femminile. La Costituzione che va fatta vivere ogni giorno, declinando e sviscerando i valori di cui è portatrice. La Resistenza e la Liberazione. I diritti civili, che debbono vivere ovunque. Le parole contro i corrotti. La fermezza davanti a fondamentalismi che non si sconfiggono rifugiandoci dentro ai “fortini nazionali”. La cooperazione internazionale. Il suo essere arbitro della Costituzione, che chiede ai giocatori di aiutarlo. Tanti i messaggi importanti in poco più di 20 minuti di discorso. Il nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Una persona per bene. A me ha comunicato innanzitutto una grande umanità, una sobrietà mai timida, un garbo mai traducibile in insicurezza, un tono sussurrato ma chiarissimo. C’è tanto da fare ma sappiamo di poter contare su un buon arbitro.

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22/04/2015

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Brunello di Montalcino, numeri record

Sono i giorni dell’evento “Benvenuto Brunello”, durante il quale viene presentata l’annata 2010, tra i vini più attesi del nuovo anno. “Presentiamo un’annata che ha tutte le caratteristiche per entrare in quelle considerate memorabili”, ha commentato il presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci.

A conferma della buona salute del Brunello ci sono i numeri dell’export, che si conferma al 67,5% dell’intera produzione, con gli Usa in testa con oltre il 30% delle esportazioni, seguiti da Europa (soprattutto Gran Bretagna, Germania, Svizzera) al 20% ed i mercati asiatici (Cina, Giappone, Hong Kong) che realizzano il 15%.

Torna a salire la produzione, con 13.193.000 di bottiglie immesse sul mercato nel 2014 (+3,60% rispetto allo scorso anno) e anche il giro d’affari del settore vitivinicolo a Montalcino è aumentato del 2% rispetto all’anno scorso, arrivando ai 168.250.000 di euro. Cresce infine anche il settore enoturistico, che ha superato i 30 milioni di euro. Nel 2014 sono passati da Montalcino oltre 1 milione di turisti, facendo registrare un + 17,5% sui pernottamenti nelle strutture ricettive e un +16,5% di presenze rispetto all’anno precedente.

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22/04/2015

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“Vogliamo aprire un dibattito propositivo, ascoltando cittadini e commercianti”

di Bruno Valentini – sindaco di Siena

“Su Isola d’Arbia non c’è nessuna fuga in avanti. Sgomberiamo il campo da equivoci ed incomprensioni: l’amministrazione comunale farà tutti i passaggi di confronto necessari con i cittadini, con i Comuni limitrofi, con i commercianti e gli enti competenti; inoltre qualsiasi decisione dovrà passare per il consiglio comunale, al quale spetta la programmazione urbanistica.
L’Iter è quindi ancora in una fase preliminare: l’unico passaggio formale, su proposta dei privati interessati, è stato quello fatto nell’ambito di una “Conferenza dei servizi” - con Regione, Provincia di Siena ed altri 10 Comuni - che ha dato un preliminare parere positivo di “sostenibilità territoriale” vincolato al completamento della via Cassia. Solo adesso potrà iniziare il lungo percorso di confronto su una eventuale variante urbanistica, che dovrà essere coerente con la pianificazione generale.
Sgomberato il campo dai possibili equivoci è nostra volontà aprire un dibattito, non ideologico o strumentale, ma concreto e propositivo sullo sviluppo dell’area produttiva di Isola d’Arbia, che è in parte inutilizzata e degradata.
Naturalmente questa amministrazione è interessata a sostenere e sviluppare le realtà commerciali già esistenti e l’economia del centro storico. Vanno anche garantiti, però, servizi ed opportunità a tutti i cittadini e per questo intendiamo guardare con attenzione all’area sud del territorio comunale favorendo potenziamenti viari, produttivi e commerciali. Uno sviluppo che naturalmente deve privilegiare il recupero e la riqualificazione delle aree abbandonate.
Credo sia importante che il Comune faccia programmazione, coordinando le aree centrali e quelle periferiche, favorendo uno sviluppo armonico della nostra città.

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“Ci sono diversi punti interrogativi che a oggi non ci fanno stare tranquilli”

di Gabriele Berni – sindaco di Monteroni d’Arbia

Credo che sia inutile porsi davanti a queste questioni con dei pregiudizi ideologici. Si rende necessario invece ragionare fuori da perimetri ristretti, come quelli comunali, gli interventi che interessano lo sviluppo dell’area sud di Siena. Ritengo altrettanto fondamentale confrontarsi su certi interventi dentro una visione complessiva della pianificazione del territorio attraverso percorsi puntuali, con il supporto di studi previsionali, di compatibilità e di impatto sul tessuto commerciale esistente e sulla qualità della vita e socialità dei vari centri urbani che gravitano in quell’orbita. Da un punto di vista sociale ed economico il centro commerciale di Isola d’Arbia presenta a mio parere diversi punti interrogativi che a oggi non ci fanno stare tranquilli e che hanno generato il parere negativo del nostro Comune in Conferenza dei Servizi. Innanzitutto nessuno oggi ci può dire quali soggetti sarebbero interessati ad investire, quali le tipologie delle attività che si andrebbero ad insediare in quanto le diverse possibilità potrebbero determinare effetti molto diversi. Mi sembra sempre un po’ troppo superficiale dire che tutto ciò non avrà alcun impatto sul tessuto commerciale esistente, già piegato da una crisi drammatica e nulla è stato fatto per capire se i posti di lavoro che verranno creati, magari con i contratti atipici della grande distribuzione, avranno un saldo positivo o magari negativo considerando una eventuale perdita indotta su quelli esistenti.
Lo sviluppo dell’area sud di Siena è sempre rimasto sulla carta, a partire dalla infelice proposta della città dell’Arbia, dello stadio, del palazzetto, della metropolitana di superficie e al momento della nuova Cassia More di Cuna-Monsindoli. È proprio la realizzazione della Nuova Cassia l’altra condizione certo non unica ma fondamentale per ogni tipo di ragionamento rispetto all’area sud di Siena. Leggo che in tanti danno per scontato il suo immediato completamento ma io invece di essere ottimista preferisco guardare in faccia la realtà. Ad oggi deve essere ancora bandita la gara della parte rimanente, a seguito della recente e importantissima ripresa dei lavori di ripristino, del primo lotto (More di Cuna-Isola d’Arbia) ed il secondo lotto (Isola d’Arbia-Monsindoli) mi risulta ancora non completamente finanziato. So che il Presidente Nepi è al lavoro su questa tematica ma ad oggi non esistono né date né scadenze precise e anzi sarebbe molto utile che tutti, a partire dal Comune di Siena, ci impegnassimo a fondo per la realizzazione di questa importante via di comunicazione. Vitale per la qualità della vita del nostro territorio. Credo quindi che sarebbe utile tornare ad approfondire, discutere, studiare e accogliere contributi esterni, un percorso riconosciuto adesso anche dal sindaco Valentini.

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Siena
53100

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