Sergio Grifoni

Sergio Grifoni Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Sergio Grifoni, Sito Web di notizie e media, Spoleto.

L’ULTIMO SALTO NEL BUIOAnche allora era fine agosto, ma del 1964.                                                       ...
30/08/2026

L’ULTIMO SALTO NEL BUIO

Anche allora era fine agosto, ma del 1964. Le pagine locali del Messaggero, quotidiano più venduto in città, evidenziavano alcune notizie: dove sottoporsi al Vaccino Sabin contro la poliomielite; lo scandalo delle modelle squillo spoletine in quel di Terni; l’elezione di Paola Paoli a Miss Spoleto; tutti i dettagli sul nuovo “Fungo” di Montefalco; l’inaugurazione dell’Istituto Nazzareno e quella della strada Monteluco-Patrico. Un quarto di pagina era però riservato alla notizia del mese: la conquista della grotta del Chiocchio! La grotta, quinta in Italia per profondità, era stata interamente esplorata da un gruppo di speleologi spoletini e perugini.
Riavvolgiamo il nastro per meglio comprendere. Nel 1961, il prof. Carlo Cattuto, per gli amici Carletto, futuro ordinario di geografia fisica e geologia, aveva fondato il Gruppo Speleologico Spoletino, associandolo alla Polisportiva Spoletina, guidata dall’eclettico farmacista dott. Francesco Merini. Una azzardata novità per quei tempi, visto che tutti cercavano di guardare avanti e al di sopra della testa, piuttosto che scoprire cosa ci fosse sotto i piedi.
Alcuni giovani però, nel corso dei mesi, trasformando la curiosità in passione, si avvicinarono a Carletto per acquisire i primi rudimenti utili a scoperchiare il mondo sotterraneo: Cesare Cattuto, Achille Battaglia, Pierluigi Felici, Giorgio Lucarini, Ferruccio Martinelli, Tonino Proietti, Pietro Rindinella, Federico Venturi, Lamberto Gentili, Paolo Morichini, Franco Ciaramellari, Giancarlo Grifoni ed altri.
Acquistarono l’attrezzatura strettamente necessaria per poter essere assimilati ai fanti alpini pronti a partire per la guerra.
La loro prima missione invece fu meno carsica, visto che, il dodici febbraio del 1961, si portarono nella vicina cavità di San Bettone, caverna adiacente all’omonimo ex eremo, sul versante che da San Giuliano porta verso Patrico.
Una buchetta o poco più rispetto ai futuri traguardi. Fu quella però un’esperienza istruttiva, tanto per assaporare il clima che si trova scendendo sotto il proprio limite visivo, illuminati solo dal desiderio della scoperta e da quelle indispensabili lampade a carburo, conosciute come acetilene.
In poco tempo incominciarono a prenderci gusto e, mentre i loro coetanei, spinti dalla forza del boom economico del tempo, cercavano le occasioni per emergere, loro andavano a caccia di quelle per sprofondare. Insieme ad alcuni colleghi speleologi di Perugia e Terni, scovarono una grotta nei pressi di Castagnacupa, vicino a Catinelli, al di sopra di Baiano, il cui ingresso era stato individuato dalle famiglie del luogo, che avevano usato quella cavità come rifugio antiaereo durante la guerra.
La particolare visione rupestre bastò però per iniziare ad immaginare pozzi, frane, meandri, sifoni, laghetti, strettoie, salti, stalattiti.
Tra aprile e luglio dello stesso anno, Ciccuto, Ciaramellari, Battaglia, Martinelli, Proietti, Venturi e Felici, iniziarono ad esplorarla e, insieme all’esplorazione, incominciò anche la rivalità con il Gruppo Speleologico perugino. Sapevano che, per toccare il cielo con un dito, dovevano impegnarsi a toccare il fondo! Nel pomeriggio del 25 aprile, per esempio, Ciccuto, trafelato ed eccitato, entrò al cinema ad avvertire Felici e Venturi del fatto che i “perugini” si erano accampati nei pressi della grotta.
Apriti cielo! Via di corsa a rastrellare l’attrezzatura di rito per correre verso Catinelli.
Di solito, come mezzo di trasporto, utilizzavano la millecento di proprietà della Polisportiva, chiedendo al disponibile Italo Lattugoni, tassinaro di piazza Garibaldi, di guidarla per portarli sul posto. Come finì la competizione di quel giorno? Ovviamente a cena, a casa di Nazzareno a Castagnacupa, per consumare un film più appetitoso di quello interrotto al cinema Corso. Sta di fatto che, una volta gli speleologi perugini, una volta quelli spoletini, più volte insieme, l’esplorazione della cavità andava avanti velocemente, tanto che qualcuno, azzardando con l’ottimismo, incominciava a chiamarla “abisso”. Nel corso del 1961, furono programmate due discese, il 27 agosto e il 24 settembre, quando fu scoperta una “sala” ampia dedicata poi alla memoria di Luigi Novello, presidente del CAI perugino.
Gli speleologi erano e sono soliti chiamare gli spazi che scoprono con nomi ricavati dalla propria sfera intima. A maggio del 62, scoprirono invece la sala delle Rocce Verdi e il pozzo delle Frane ma, cosa più importante, sul fondo si avvertiva una corrente d’aria, per loro più salubre di quella di Fionchi, visto che era un prezioso indizio: la grotta scendeva ancora!
A livello di motivazione, veniva rimesso l’olio sul lume. Organizzarono in prescia, in prescia, una escursione significativa, che avvenne fra il 16 e 18 agosto del 1963, con un campo di sei giorni.
Per facilitare la discesa, costruirono le scale con corde di canapa e pioli di ferro, della lunghezza di cinque e dieci metri, trasportandole poi in sacchi di iuta. Furono previsti turni di scavo 24 ore su 24, ma non ne avvertirono la differenza visto che, come in alcune località polari, dormivano e lavoravano sempre al buio. A causa dell’asperità dell’habitat, lo sterramento avveniva in posizione carponi, ovvero in ginocchio.
Lo scavatore rimuoveva la terra e la faceva transitare sotto le proprie gambe per essere poi raccolta da un compagno che stava alle sue spalle: e così via! In tale frangente, furono scoperte: la sala dei Sassi Frenanti, la sala dei Cristalli, la sala Marcella, la galleria delle Marmitte, un lago profondo e, alla fine, un’ampia sala che denominarono del Centenario, in omaggio all’anniversario del CAI nazionale.
Sotto di loro c’era un nuovo precipizio che terminava col pozzo dei Ciclopi, ma erano rimasti solo 35 metri di scala che terminavano nel vuoto.
Non potendo rischiare più di tanto, ob torto collo, fecero marcia indietro: erano comunque già scesi a 345 metri!
L’anno successivo, sempre nei primi giorni di agosto, ci riprovarono, piazzando subito il campo base laddove erano arrivati l’ultima volta, la sala del Centenario.
Arrivarono nella sala bagnati fradici, prima di riposarsi un po', si asciugarono alla meno peggio, installarono due tende stile canadese, consumarono un adeguato pasto, raccogliendo le scorze della frutta in un sacchetto.
Dei sette che dovevano inizialmente scendere nella cavità ancora da scoprire, ovvero F. Salvatori, F. Giampaoli, L. Passeri, D. Amarini, G. Viani, F. Martinelli e il capo guida spoletino Tonino Proietti, alla fine si avviarono in sei, tre perugini e tre locali.
Due perugini dovettero però lasciare subito la spedizione, unitamente al nostro Ferruccio Martinelli: erano rimasti in quattro.
Le scalette restavano spesso impigliate nelle tante lamine rocciose che sporgevano dalla parete, rendendo tutto più difficile.
Le ore passavano inesorabili fra umidità, buio, smottamenti, fango e calcare.
Era rimasta l’ultima striscia di scala, ma di toccare il fondo non se ne parlava.
Proietti la lanciò nel vuoto e incominciò prudentemente a scendere, piolo dopo piolo.
Sotto di lui il vapore acqueo rendeva la visibilità ai minimi termini. “Mi sembra di vedere del ciottolato” – gridò ai suoi compagni di cordata.
Il “mi sembra” però, in quelle condizioni, era più rischioso del pericolo.
Incurante di ciò che poteva accadere, Tonino si lasciò andare ciondolante nel vuoto, reggendosi con le mani nell’ultimo piolo.
Attimi di vero panico, fin quando l’uomo, con tutta la voce che gli era rimasta in corpo, urlò: “E’ finita!!!!”.
Non si riferiva però alla sua vita, ma alla profondità della grotta: aveva realmente toccato il fondo!!! Erano le 11,25 del 5 agosto 1964. Con grande fatica, ma corroborati dal risultato conseguito, i quattro escursionisti risalirono fino al campo base Centenario, recuperando man mano le scalette di corda.
Erano stremati ed affamati ma, purtroppo, non avevano altre scorte di cibo.
Si ricordarono però di quel sacchetto contenete le scorze della frutta e, emulando il pinocchiesco personaggio, le divorarono in un attimo.
Fuori dalla grotta nessuno era a conoscenza della loro sorte. Quando spuntarono all’aperto, c’era una grande folla entusiasta ad attenderli, unitamente a giornalisti e fotografi.
Erano trascorse ben settanta ore dal loro ingresso nella cavità.
Erano scesi nell’abisso per 514 m. e, visto che l’imbocco era ad una altitudine di 750 m., il fondo della grotta si trovava di conseguenza a 200 m. sul livello del mare, ovvero 40 metri sotto San Giacomo.
Tanta notorietà per i protagonisti d’allora, ma poi, come spesso accade, l’acetilene della popolarità pian piano si è spenta.
Bisognerebbe rinverdire quei momenti, non solo per calamitare gli appassionati, ma anche i turisti. Sarebbe anche il modo migliore per ricordare degnamente coloro che, per passione o per incoscienza, riuscirono comunque a fare quell’ultimo salto nel buio. Buona domenica a tutti.-

Un pó di tempo fa, feci un appello per procedere ad una disinfestazione totale del nostro territorio. Nessuna risposta!!...
28/08/2026

Un pó di tempo fa, feci un appello per procedere ad una disinfestazione totale del nostro territorio.
Nessuna risposta!!!
Visto quello che è successo, non sarebbe il caso di rispolverare quella proposta?

19/08/2026

Servizio del TG3 sullo Skatepark di via Betti (Zona PEEP San Nicolò).
Un titolo?
“Campa cavallo che l’erba cresce!”

La nostra storiaLe nostre tradizioni, le nostre radici. Il nostro passato necessario a costruire il nostro futuro. Buona...
15/08/2026

La nostra storia
Le nostre tradizioni, le nostre radici.
Il nostro passato necessario a costruire il nostro futuro.
Buona Festa di Maria Assunta e Buon Ferragosto!

SKATEPARK DI VIA BETTI: LE ROTELLE ANCORA NON GIRANO!!! l’Amministrazione Comunale ha realizzato in via Lorenzo Betti (z...
13/08/2026

SKATEPARK DI VIA BETTI:
LE ROTELLE ANCORA NON GIRANO!!!

l’Amministrazione Comunale ha realizzato in via Lorenzo Betti (zona Peep), un impianto chiamato Skatepark, per la pratica della disciplina sportiva denominata Skateboard, per un costo indicativo di 60.000 euro, recuperando una vecchia pista multifunzionale.
La motivazione dell’intervento è stata per: creare un punto di socializzazione per i giovani e dar vita ad un parco giochi moderno tale da prevedere un elemento di collegamento fra le due aree del quartiere e rafforzarne la connessione”.
Propositi tutti condivisibili perché tutta quella zona è demograficamente fra le più popolose della città e, di conseguenza, merita una attenzione particolare. Il tutto sarebbe dovuto partire lo scorso marzo ma, così non è stato.
Incuriosito ho effettuato un sopralluogo e ho notato che di quel paventato parco giochi esiste ben poco; l’impianto di skateboard è stato sì installato,ma lasciato alla mercè di tutti, senza una minima protezione; il terreno che lo circonda è pieno di bottiglie di plastica, cartacce e rifiuti di ogni genere, inoltre sono state abbattuti anche cinque alberi di alto fusto che servivano di ombreggiamento all’area tutta.
Ho quindi presentato una interpellanza al Sindaco ed alla Giunta per chiedere ufficialmente di conoscere:
a) il costo effettivo dell’opera;
b) quali altri interventi si vogliono mettere in campo per migliorare la situazione;
c) se è vero che inizialmente l’opera si voleva realizzare in un’area diversa, comunque sempre ricadente nel quartiere, e perché si è cambiata destinazione;
d) perché sono stati abbattuti gli alberi di alto fusto;
e) se esiste il rispetto delle norme di sicurezza, vista la presenza di impianti strutturali (skate park, tribuna campo di calcio, struttura muraria etc.)
f) a chi è stata o verrà affidata la gestione della struttura in parola e con quali criteri di scelta;
g) quali sono le motivazioni per cui, pur essendo stata prevista per lo scorso 25 luglio, non si è più svolta l’inaugurazione dell’impianto.
Mi auguro che rispondano presto e, soprattutto, sistemino quell’area in maniera consona.

UN ATTESO RITORNOI Frati Cappuccini ritorneranno ad abitare il Convento di Spoleto, tanto caro a noi spoletini. Che bell...
09/08/2026

UN ATTESO RITORNO

I Frati Cappuccini ritorneranno ad abitare il Convento di Spoleto, tanto caro a noi spoletini.
Che bello!!! Un inaspettato regalo che riceviamo proprio nell’anniversario della morte di San Francesco.
Ricordo ancora quel mercoledì quattro ottobre di tre anni fa, proprio nella festa del Poverello di Assisi, alle sei e trenta del mattino, quando padre Domenico, frate guardiano del Convento, celebrò l’ultima messa in quella chiesetta, insieme al sempre verde don Paolo Peciola. “Non so cosa accadrà in futuro di questo Convento” – disse nell’omelia il frate, con la voce incerta, sostenuto con lo sguardo dallo smarrito fra Giuseppe, eremita in quel cenobio, unico a rimanere a testimoniare una storia secolare di spiritualità e fraternità. Una mistica malinconia invase tutti noi, presenti in quell’ultimo rito religioso.
Terminata la messa, uscimmo in silenzio, lanciando ancora un’occhiata a quell’altare che, per la prima volta, sembrava avvolto di solitudine.
Sul piazzale antistante, incominciammo ad avanzare azzardate ipotesi concettuali sul destino di quella storica struttura. Erano irrituali scongiuri e flebili speranze, non supportate però da intime convinzioni. Ci restava difficile metabolizzare il fatto che non avremmo più rivisto quei sai marroni, consumati dal tempo, muoversi con l’andatura della mitezza e della serenità e velocemente dileguarsi fra il porticato, la chiesetta, la sagrestia, il cortile, il refettorio. Noi che, dopo tanti anni, non sapevamo ancora se chiamarli frati o padri. Noi, che eravamo cresciuti con il mitico fra Pietro, lo scattante padre Tiziano, il rassicurante padre Guglielmo, e poi ancora: Arsenio, Stefano, Damiano, Graziano, Giustino, Agatangelo, Aureliano, Arnaldo, Guido, Benvenuto, Luigi,Silvestro, Felice, Enzo ed altri ancora.
Noi che, con quei confratelli, avevamo pregato e meditato, giocato e studiato, consumato merende e colazioni, espiato le nostre manchevolezze, festeggiato i nostri momenti di gioia.
Loro, i frati Cappuccini: amici, insegnanti, predicatori, questuanti, portatori di spiritualità e sobrietà evangelica. Arrivarono a Spoleto nel 1535 e si stabilirono in un romito dedicato poi a Sant’Anna, lungo la strada patricana. Nel 1580, grazie all’intervento dei conti Ancajani, costruirono il nuovo Convento su quel colle Attivoli che dominava da sud la città. Fra loro c’era un certo fra Pacifico Lattanzi, con provate abilità gestionali, tanto che il Vescovo Sanvitale gli affidò il compito di organizzare la costruzione della chiesa Madonna della Piaggia, dirimpettaia alla piazzetta dell’Erba.
I frati cappuccini non riuscirono ad evitare però la mannaia di Napoleone che, nel 1798, decise di chiudere tutti i conventi che contavano una presenza inferiore a quindici religiosi.
Quasi tutti si rifugiarono in quel di Assisi, per ritornare a Spoleto nel 1814, ma solo come gestori, visto che la proprietà del convento era passata allo Stato. Quello stesso Stato che, nel 1866, fece peggio di Napoleone, decidendo di sopprimere tutte le strutture conventuali di sua proprietà. Aridaje!!!! Se le vie del Signore sono infinite per tutti, figuriamoci per i frati!!! Intervenne infatti in loro aiuto un’altra famiglia nobile, quella dei Pianciani, che decise di acquistare tutto l’immobile, per poi cederlo in forma gratuita ai nostri religiosi. Nel 1902 il Comune deliberò l’abbattimento di porta di San Luca e costruí un grande viale che portasse fino al Frontone. Sulla cartina topografica scrissero Viale Regina Margherita (poi Matteotti), molti lo conoscevano come viale dei Licini, quasi tutti però lo chiamavano viale dei Cappuccini.
Nel 1932, sul terreno concesso sempre dalla famiglia Pianciani, fu inaugurato su quel colle il Monumento dei Caduti, realizzato da Umberto Diano con il Parco della Rimembranza.
Col tempo però, guarda caso, incominciammo a chiamare erroneamente anche quello il Monumento dei Cappuccini.
Loro, i frati e il convento, riferimento spirituale e simbolico del nostro vivere quotidiano.
La struttura conventuale fu ristrutturata nel 1908, ancora parzialmente nel 1965 e infine radicalmente nel 1970, intitolandola alla Beata Vergine Maria Immacolata di Lourdes. Le loro porte sono rimaste sempre aperte, lasciando filtrare, non solo il profumo d’incenso, ma anche quello del caffè preparato con la moka, del pollo arrosto, del minestrone vegetale, del cioccolato col riso soffiato, della mortadella, del ciambellone, della pizza al rosmarino e dei formaggi. Tutto in nome della semplice e spontanea ospitalità. Guai però a chiedere loro un..cappuccino!!!! Quanti ricordi e quanta nostalgia. Non poteva finire come si era prospettato. Grazie a coloro che hanno permesso il rientro dei nostri frati in quel luogo mistico.
Non saranno tanti, ma quanto basta per non tagliare il cordone ombelicale con la preziosa continuità.
Nel concludere la sua omelia, quel quattro ottobre di tre anni fa, padre Domenico disse: “La fine è solo l’inizio di qualcosa di nuovo”. Ecco, per noi quel nuovo è questo inaspettato ed agognato ritorno. Buona domenica a tutti!

Giro dei Condotti in condizioni davvero precarie. So che il Sindaco ha a cuore il problema e so che non è semplice inter...
06/08/2026

Giro dei Condotti in condizioni davvero precarie.
So che il Sindaco ha a cuore il problema e so che non è semplice intervenire.
Dobbiamo però trovare un rimedio per migliorare la situazione, prima che peggiori in maniera significativa.

Ecco come è ridotto il “teatro all’aperto” nell’area dell’ex Tiro a Volo di Monteluco. Pressoché inutilizzato dalla sua ...
03/08/2026

Ecco come è ridotto il “teatro all’aperto” nell’area dell’ex Tiro a Volo di Monteluco. Pressoché inutilizzato dalla sua realizzazione.
Soldi buttati alle ortiche!!!
Adesso: chi paga????

Una città viva immersa in una splendida e riuscita serata  di mezza estate. Questa è la Spoleto che vorrei. Complimenti ...
01/08/2026

Una città viva immersa in una splendida e riuscita serata di mezza estate.
Questa è la Spoleto che vorrei. Complimenti agli organizzatori.

NO, VOI NO, VOI!! Mentre a Spoleto i nostri Amministratori continuano a giocare ad una sorta di Risiko amministrativo, f...
29/07/2026

NO, VOI NO, VOI!!

Mentre a Spoleto i nostri Amministratori continuano a giocare ad una sorta di Risiko amministrativo, facendosi gli sgambetti a vicenda, non certo per abbandonare la poltrona, ma solo per gettare fumo sugli occhi dei cittadini, a Perugia continuano ad ignorarci. Nella giornata di lunedì, infatti, la Regione, tramite l’assessorato competente, ha insediato il Tavolo Regionale di partenariato per la nuova PAC, ovvero la Politica Agricola Comune, quella che dovrà gestire poi le risorse per il settore attraverso un Fondo comunitario. A quel tavolo siederanno le Associazioni di categoria, i GAL e tutti i principali protagonisti del sistema agricolo umbro. L’iniziativa, certamente apprezzabile, è stata adottata per “..costruire per tempo una posizione regionale forte, fondata sui bisogni reali delle imprese, degli agricoltori, degli allevatori e dei territori, attraverso l’utile confronto con gli stessi”. Proprio per questo, tra ottobre e novembre, verrà organizzata la Conferenza Regionale dell’Agricoltura con incontri specifici in tutta l’Umbria. Questo perché, sempre secondo il giusto pensiero degli organizzatori, l’agricoltura produce cibo, custodisce il paesaggio, crea lavoro, tiene vive le comunità, garantisce il futuro dei territori. Si parlerà di competitività, innovazione, lavoro, zootecnia, aree interne, biodiversità, gestione del rischio, filiere, qualità delle produzioni, giovani e ricambio generazionale. Ebbene, per attivare questo confronto costruttivo, sono state scelte nove sedi regionali: Città di Castello, Foligno, Norcia, Terni, Orvieto, Castiglione del Lago, Todi, Gubbio e Perugia. E Spoleto??????
Non pervenuta!!!!! Forse ritengono che a noi basti avere un Sindaco agronomo? Una città come la nostra che, al di là della valenza demografica, oltre ad essere stata una delle più valenti sedi di Comunità Montana, ha promosso il Consorzio Agrario, l’Accademia Nazionale dell’Olivo e l’Ercole Olivario, il Centro Sperimentale per l’Olivicoltura, le Terre del Ducato ed altro ancora, non è degna di ospitare una Conferenza per parlare del futuro dell’agricoltura? Nel frattempo miauguro sinceramente che la Regione si ravveda e inserisca anche Spoleto fra le sedi prescelte, magari per fare il convegno conclusivo dopo l’azione esplorativa. Come mi auguro che i nostri Amministratori, anziché farsi i dispettucci a vicenda, protestino con chi di dovere e si facciano rispettare, difendendo la dignità del nostro territorio.

Indirizzo

Spoleto

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Sergio Grifoni pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi