27/09/2026
SUBIACO - Tagli e sport selvaggi nel Parco dei Simbruini, la tutela dell'orso ormai solo uno slogan, la denuncia cruda di Salviamo l'Orso
- I risultati dell’ultima stima della popolazione di orso marsicano, resi noti la scorsa settimana da ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), segnalano di nuovo la
presenza della specie nel parco, ma con l’attuale modello di gestione rischia di essere cancellata per sempre
Salviamo l'Orso ODV denuncia nuovamente e con crescente preoccupazione la gestione del Parco Regionale dei Monti Simbruini, un territorio che dovrebbe rappresentare una delle nuove aree di espansione dell'orso bruno marsicano e che invece continua a essere sottoposto a un livello di disturbo incompatibile con la presenza stabile della specie.
Secondo Stefano Orlandini, Presidente di Salviamo L’Orso, “Da anni assistiamo a un modello di gestione che antepone attività economiche, sfruttamento forestale ed eventi di richiamo alla missione stessa per cui un'area protetta esiste: conservare la biodiversità e garantire la tranquillità della fauna selvatica.”
Le risposte recentemente fornite dall'Ente Parco sulle modalità dei tagli forestali confermano purtroppo questa impostazione. Si continua a sostenere che le piste forestali sono opere "temporanee" quando chiunque frequenti abitualmente i Simbruini può constatare il contrario.
Nei comprensori dei Fondi di Jenne, della Valle Maiura, di Campaegli e in molte altre aree, le piste aperte per l'esbosco rimangono ben visibili anche dopo molti anni, con fenomeni di erosione, alterazioni permanenti del suolo e una rete di accessibilità che modifica stabilmente gli ambienti forestali. La ricrescita spontanea della vegetazione non equivale al ripristino dell'ecosistema. Un bosco attraversato da piste permanenti, percorse da mezzi pesanti e continuamente riutilizzate, non torna semplicemente allo stato originario perché ricompaiono erba e arbusti.
“Ancora più grave - aggiunge Stefano Orlandini - è constatare come l'Ente Parco sembri limitarsi a certificare la conformità amministrativa degli interventi previsti nei piani di assestamento forestale, rinunciando al proprio ruolo di garante della massima tutela ambientale. Un Parco dovrebbe chiedersi non soltanto se un intervento sia autorizzabile, ma se sia davvero compatibile con gli obiettivi di conservazione per cui quell'area protetta è stata istituita”.
A questo si aggiunge un'altra grave mancanza di trasparenza: nonostante le nostre reiterate richieste non è stato fornito alcun censimento delle piste forestali effettivamente realizzate, del loro stato di conservazione, della loro lunghezza, dell'anno di apertura e dell'effettivo ripristino.
Sapere che una pista compare sulla cartografia di un piano forestale non significa conoscere ciò che realmente esiste oggi sul territorio.
Ma il problema va ben oltre i tagli boschivi
I Monti Simbruini continuano infatti a essere teatro di un numero crescente di manifestazioni sportive che generano disturbo in alcune delle aree ecologicamente più sensibili del Parco.
Tra tutte spicca il Rally di Roma Capitale, probabilmente il caso più emblematico e scandaloso. È difficile comprendere come possa essere considerato compatibile con le finalità di un'area protetta lo svolgimento di una competizione motoristica internazionale lungo strade che attraversano ambienti di enorme valore naturalistico, proprio mentre istituzioni, ricercatori e associazioni investono ingenti risorse per favorire l'espansione dell'orso marsicano verso nuovi territori.
L'orso ha bisogno soprattutto di una cosa: tranquillità.
Ha bisogno di boschi continui, poco frammentati, privi di disturbo cronico e di una presenza umana limitata nei periodi più delicati. Esattamente il contrario di ciò che si produce sommando piste forestali, mezzi pesanti, cantieri, gare ciclistiche, trail, manifestazioni sportive e, soprattutto, eventi motoristici ad altissimo impatto come il Rally di Roma.
Ogni volta si invoca la compatibilità dei singoli interventi. Nessuno, però, sembra voler affrontare il vero problema: l'effetto cumulativo di decine di attività diverse che, considerate nel loro insieme, trasformano progressivamente un'area protetta in un territorio sempre meno idoneo per una delle specie più rare e minacciate d'Europa.
La domanda che rivolgiamo al Presidente del Parco e al suo Consiglio è, dunque, la seguente:
quale idea di conservazione guida realmente le scelte dell'Ente?
Se il Parco dei Monti Simbruini viene individuato come territorio strategico per l'espansione naturale dell'orso marsicano, allora ogni decisione dovrebbe essere valutata innanzitutto alla luce di questo obiettivo. Esistono modalità di esbosco meno impattanti, come l'impiego di animali da soma già utilizzate per nostra diretta esperienza nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
e nella Riserva del Monte Genzana. Esistono limitazioni temporali ai lavori forestali. Esistono aree nelle quali gli eventi sportivi dovrebbero semplicemente non svolgersi.
Manca, però, la volontà politica di affermare che la tutela della biodiversità viene prima degli interessi economici e della pressione dei territori. “Un'area protetta - conclude Stefano Orlandini
- non può continuare a dire sì a tutto, salvo poi dichiararsi favorevole all'espansione dell'orso marsicano. La conservazione non si misura con le dichiarazioni d'intenti, ma con la capacità di rinunciare alle attività incompatibili con gli obiettivi di tutela. Se i Monti Simbruini devono diventare una vera casa per l'orso marsicano, occorre cambiare radicalmente rotta. Altrimenti continueremo a parlare di espansione dell'orso mentre, giorno dopo giorno, rendiamo quei
territori sempre meno adatti ad accoglierlo”.
SALVIAMO L’ORSO ODV