14/06/2026
CIVITELLA ALFEDENA, 14 Giugno - «È brutto stare qui senza di voi», scrive Alisya in una lettera scritta il primo giorno dell’anno. «Dovete stare tranquilli. Tutto passerà. Ritorneremo a stare tutti insieme». E ancora: «Scrivo questa lettera in camera, nel silenzio tombale. Ed è molto brutto. Io ultimamente sono molto triste e preoccupata. Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani. Io vi voglio un mondo di bene e ve lo vorrò per sempre». Sono alcuni passaggi delle lettere scritte dalle due sorelle scomparse da ormai una settimana. Lettere scritte negli ultimi mesi che ora gli investigatori stanno esaminando per capire il contesto in cui è avvenuto il presunto rapimento. Secondo quanto ricostruito, le ragazze sarebbero uscite dalla comunità nella notte attraverso una porta danneggiata, in una fascia oraria compresa tra le 2 e le 6 del mattino. Frequentavano entrambe la scuola in Abruzzo e venivano descritte come studentesse tranquille e responsabili. Alisya, iscritta all’istituto turistico di Castel di Sangro, coltivava la passione per la danza, l’atletica e la criminologia. Sarah, che frequentava la scuola media di Barrea, era molto legata alla sorella maggiore e sognava di diventare estetista. In un messaggio audio diffuso dal proprio legale, la madre Valentina D’Acunto ha rivolto alle figlie parole cariche di emozione: «Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in contatto con noi. Mamma non è arrabbiata. Fateci sapere che state bene, vi prego, tornate». Le operazioni di ricerca, anche con droni, si stanno concentrando soprattutto nelle aree boschive attorno a Civitella Alfedena e lungo il lago di Barrea, luoghi che le due sorelle conoscevano bene e frequentavano abitualmente accompagnate dagli educatori della struttura. "Nessuna conflittualità. La verità è che un tribunale minorile ha disposto l'allontanamento delle minori dalla madre due anni fa. Molte relazioni di esperti che attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C'è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito. Non è assolutamente vero che le bambine non volevano vedere il padre " scrive Francesco Ricciardi, l'avvocato che assiste Stefano Di Giacinto