02/09/2026
𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗔𝗦𝗧𝗘𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗢𝗖𝗖𝗔
𝘓'𝘰𝘮𝘦𝘭𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘝𝘦𝘴𝘤𝘰𝘷𝘰 𝘎𝘶𝘢𝘭𝘵𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘚𝘪𝘨𝘪𝘴𝘮𝘰𝘯𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭 26 𝘢𝘨𝘰𝘴𝘵𝘰, 𝘪𝘯 𝘰𝘤𝘤𝘢𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘦𝘭𝘦𝘣𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘨𝘦𝘥𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘔𝘰𝘯𝘢𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘪𝘯𝘪𝘮𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘙𝘰𝘤𝘤𝘢 𝘢 𝘛𝘰𝘥𝘪, 𝘢 𝘴𝘦𝘨𝘶𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘴𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘰𝘯𝘢𝘴𝘵𝘦𝘳𝘰.
“La chiusura del Monastero delle Monache minime della Rocca rappresenta un momento di profondo dolore e di bilancio spirituale per la comunità cristiana tuderte. E tuttavia, la partenza delle Monache minime di San Francesco di Paola non è il segno di un albero che viene reciso, ma di un seme che muore nella terra e custodisce una fecondità nascosta. Anche se le mura terrene di questa casa si svuotano, la preghiera e la testimonianza qui vissute nei secoli non si perdono, ma si radicano nella comunione dei santi.
Questo esodo costituisce un invito per la nostra Chiesa particolare a raccogliere l’eredità di silenzio qui accumulata e a custodirla, facendo tutto il possibile perché passi ad altre mani, “sante e venerabili”, e non diventi facile preda di imprenditori senza scrupoli. Su queste mura grava un’ipoteca del popolo di Dio! Il dolore del distacco pesa soprattutto sulle spalle delle Monache che su questa Rocca, all’ombra del Tempio di San Fortunato, hanno scritto il lungo capitolo della loro vita spirituale. Chiudere la porta del Monastero, senza poter ti**re il catenaccio è un gesto che costa molto caro; la sofferenza di questo strappo potrà essere lenita solo quando qualche altra comunità religiosa muoverà il batacchio e poi la chiave della porta di ingresso.
Fratelli e sorelle carissimi, su questa Rocca per secoli si è levata al cielo, giorno e notte, una lode ininterrotta, a nome di tutti. La perdita di questo punto di riferimento spirituale, un autentico polmone di preghiera, ci invita ad affidare il futuro alla certezza che il Signore sa aprire strade nuove laddove tutto sembra spegnersi. Ci sia di aiuto la Madre di Gesù, la Vergine Maria, che a Cana di Galilea si è fatta interprete, presso il Figlio suo, dell’emergenza venutasi a creare ad una festa di nozze: “Non hanno vino” (Gv 2,3). Quello di Maria è uno sguardo pronto a cogliere e a leggere la situazione; Ella testimonia come la relazione con il Figlio suo renda capaci di accorgersi degli altri. Sia Lei a farsi portavoce della preghiera di questa nostra Chiesa particolare che, nelle circostanze attuali, non ha perso la sua fecondità, ma rischia di perdere quell’entusiasmo sincero che ha animato chi, come San Fortunato, l’ha costituita e santificata con la propria testimonianza cristiana.
Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura del pessimismo, che atrofizza la capacità di leggere in anticipo, con intelligenza lungimirante e grande sapienza, le trasformazioni profonde della Chiesa e della società. Come a Cana di Galilea la Madre di Gesù dice ai servi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5), così il Signore dice a noi, oggi: “Riempite d’acqua le anfore” (Gv 2,7).
Donaci, Signore, di riempire fino all’orlo le giare della nostra speranza: concedilo alle Monache minime di San Francesco di Paola, in quest’ora segnata dall’ombra della croce; riservalo anche a tutti noi che non sappiamo “quanto resta della notte”.
S.E. Monsignor Gualtiero Sigismondi
Vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi