13/06/2026
Quello che si sta consumando lungo le falesie dell'alto Lago non è un semplice cantiere, ma una ferita profonda inferta a un ecosistema millenario. Qui mostro e illustro il versante occidentale, sottolineo che il versante medio e alto orientale sta subendo lo stesso destino.
Lo scenario è desolante, un paradiso di biodiversità straordinaria che viene sacrificato in nome di un’opera pericolosa e impattante: la Ciclovia del Garda. Il progetto prevede l'installazione di invasive passerelle a sbalzo, ancorate direttamente alle falesie rocciose, e massicci interventi di messa in sicurezza delle pareti sovrastanti la statale che ne snaturano l'essenza stessa. Un ecocidio ingegneristico.
Il dramma si palesa con la scomparsa dei cipressi secolari lungo la Gardesana, abbattuti per far spazio a tonnellate di cemento e acciaio. La roccia del Ponale svettava orgogliosa e selvaggia, oggi dominano reti di contenimento e barriere che soffocano il paesaggio in nome di una "mitigazione del rischio" che appare come un paradosso inaccettabile, trasformando un santuario naturale in un freddo corridoio artificiale.
Con un investimento pubblico complessivo di 95,4 milioni di euro per 5 chilometri di percorso. Questa cifra mostruosa, 17.000 euro al metro, è giustificata ufficialmente dall'estrema difficoltà tecnica e dalla pericolosità delle pareti, che richiedono interventi ingegneristici estremi per strappare ciclabilità a una montagna naturale.
Il punto di non ritorno si tocca nella Val di Gola, riserva lacuale protetta: materiali di cantiere accumulati pericolosamente sui versanti, a un passo dallo specchio d'acqua.
È uno sfregio irreversibile che mette a rischio l'equilibrio idrogeologico di una zona fragilissima.
La biodiversità, un tempo sovrana in questi anfratti inaccessibili, viene schiacciata e violentata dai detriti e dall'inquinamento, mentre la roccia instabile trema sotto il peso di un intervento innaturale che sta sfigurando per sempre il volto del Garda.
Benaco Guardians