Vaicheticimando

Vaicheticimando Sgambati

Dopo il bellissimo blog 'vienichetiporto' (consigliatissimo per gli appassionati di storia e arte del Friuli!) non poteva mancare questo modesto contraltare il cui unico scopo è quello di dedicare, quando sarà necessario, un post a personaggi e luoghi del Friuli che si distingueranno per situazioni, iniziative o azioni degne di nota (?!). Dunque sarà, diciamo così, un invito a rif

lettere altrove, in un 'luogo-non luogo' che tutti prima o poi invocano come soluzione chiara e inequivocabile...

A.

24/08/2016

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.

Erri De Luca

Eccoci al settimo appuntamento con   che nuovamente, e con largo distacco sugli altri candidati, vince il Comune di Civi...
26/05/2016

Eccoci al settimo appuntamento con che nuovamente, e con largo distacco sugli altri candidati, vince il Comune di Cividale del Friuli (UD)!
Date le recenti discussioni politiche, parliamo anche noi di Resistenza e di partigiani... o presunti tali...
La Giunta comunale della città ducale, all'inizio dell'anno, in seguito alla creazione di nuove strade e, soprattutto, rotonde (ormai si moltiplicano a vista d'occhio!) ha deciso, in totale autonomia, ovvero senza alcun tipo di consultazione con i cittadini o con una commissione toponomastica ad hoc, di intitolarle a personaggi che definire 'discutibili' è limitativo.
Ci riferiamo, in particolare, alla rotonda 'Aldo Specogna', colonnello dell'esercito italiano 'premiato' con la croce al merito di guerra nel 1951.

Fin qua tutto bene. Forse.

Ma chi era realmente questo 'eroe' nazionale?
I fatti parlano per noi: la Giunta cividalese ha voluto premiare il comportamento eroico di Specogna tenuto, alla testa dei suoi alpini, nella battaglia di Rossosch in Russia (1943). Ma cosa ci facevano gli alpini italiani in quelle campagne che, a vederle oggi, sembrano uscite da un libro di Cechov? dopo la scellerata decisione di Mussolini di affiancare i nazisti di Hi**er, l'Italia invase l'Unione Sovietica con una spedizione che sappiamo tutti quale esito ebbe, catastrofico: la ritirata degli alpini attraverso la steppa segnò il tracciato di un immenso cimitero.. di 229.000 italiani inviati in Russia dal Duce, 90 mila non fecero ritorno.

Biancamaria Scalfarotto Rieppi, storica professoressa cividalese, e soprattutto vedova di Paolo, partigiano della Garibaldi-Natisone ha recentemente raccontato, in contrapposizione a quanto sostenuto dai familiari dell'eroico colonnello, quali furono veramente gli episodi che portarono alla liberazione di Cividale dai nazisti... e, anche in questo caso, il comportamento del nostro Specogna desta qualche 'perplessità': fino al 28 aprile si trovava a San Pietro al Natisone dove, assieme ad altri repubblichini, obbediva agli ordini dei tedeschi, mentre il 2 maggio sfilò senza remore con il fazzoletto verde al collo per le vie di Cividale ormai liberata.

Tutto qua? dunque solo un colonnello fascista che, illuminato sulla via di Damasco, diventa di colpo (forse) un partigiano?

macché...
Aldo Specogna è stato molto di più!

Nel dopoguerra, il 'neo-partigiano di convenienza', ha avuto un ruolo chiave nell'organizzazione chiamata Gladio, una struttura paramilitare, illegale e clandestina italiana di tipo stay-behind promossa dalla NATO ed organizzata dalla CIA, per contrastare una ipotetica invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture. Ricordiamo, en passant, che Gladio ha avuto un ruolo anche nella politica interna italiana ed è rimasta invischiata nei giochi dei servizi segreti che hanno organizzato e coperto le stragi del dopoguerra, a partire da quella di Peteano (frazione di Sagrado, Gorizia) del 31 maggio 1972, dove morirono tre carabinieri.

Dunque cosa aggiungere? poco altro, anche perché il silenzio assordante della popolazione cividalese ci sembra ancora più scandaloso...

[Fonti: Messaggero Veneto, periodico Il Ponte]



http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/05/08/news/cividale-fu-liberata-dai-suoi-cittadini-non-dagli-osovani-1.11380549?ref=search

La testimonianza della vedova del professor Rieppi «70 anni di falsità sulla cacciata dei tedeschi»

Eccoci al sesto appuntamento con  : oggi parliamo di muri.I muri separano, dividono, confinando umanità e dignità.L'esem...
19/03/2016

Eccoci al sesto appuntamento con : oggi parliamo di muri.

I muri separano, dividono, confinando umanità e dignità.
L'esempio di Berlino non è bastato e dopo quelli vergognosi eretti per ingabbiare i palestinesi o quelli in via di costruzione nella tanto democratica Europa per cacciare migranti in fuga da guerre e povertà, non siamo capaci di trovare altre soluzioni per unire le persone, mentre siamo bravi ad alimentare inutili fobie nei confronti di altri esseri umani.

Ma ci sono anche muri che dobbiamo difendere non fosse altro perché rappresentano la storia e la cultura di questa terra e di questa nazione sempre più allo sbando.

Il muro di cinta del ’Monastero di Santa Maria in Valle’ di Cividale del Friuli ad esempio, complesso monumentale dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2011 unitamente al cosiddetto ‘Tempietto Longobardo’, è stato oggetto di un discutibile (ad essere buoni) intervento architettonico. L’amministrazione comunale, per agevolare i lavori di restauro del complesso medievale, ma soprattutto per contenerne i costi, ha consentito l’abbattimento di una porzione di muro: «lo stretto indispensabile» secondo il sindaco «all’organizzazione del cantiere», dunque una porta di accesso «che verrà ripristinata». Ovviamente la Soprintendenza ha dato parere favorevole dopo la promessa di ripristinare completamente il muro «secondo la procedura dell’anastilòsi, seguita in ambito di restauro archeologico e quindi caratterizzata dalla ricerca della massima precisione nella ricollocazione degli elementi lapidei e laterizi». Sono stati effettuati rilievi metrici e fotografici tali da permettere di ricomporre il muro medievale mediante «l’uso di tecniche coerenti con gli aspetti costruttivi propri del manufatto» con «un risultato non difforme dall’originale, mantenendo la testimonianza sia della condizione dell’opera prima del restauro chele suo esito dopo l’intervento». Ma è mai possibile che non esistevano alternative all’apertura dello squarcio nel muro medievale?

I fatti allarmanti qui sono diversi:

1. L’amministrazione, pur di contenere i costi del cantiere, ha garantito il ripristino delle murature mediante tecniche di restauro altrettanto costose che, ricordiamolo, devono essere prese in considerazione quale ultima alternativa e questo (forse?!) la Soprintendenza lo dovrebbe sapere bene…

2. La tecnica dell’anastilòsi (dal greco ‘riedificazione’), si usa per ricostruire opere che il tempo o gli eventi bellici ed atmosferici hanno nei secoli distrutto (e questo la Soprintendenza dovrebbe forse saperlo!) ma a Cividale invece, quello che la storia ha conservato, andava giustamente prima abbattuto!
…la lezione del 1976, dopo Venzone e Gemona, non è servita.

3. Quali sono i termini dell’assenso della Soprintendenza a tale scempio? Quali sono le prescrizioni dell’Unesco che la Soprintendenza avrebbe dovuto rispettare per la tutela di un complesso dichiarato patrimonio dell’umanità? che senso ha avallare un intervento irreversibile su un manufatto medievale contraddicendo di fatto le più elementari regole del restauro moderno?
Non oso immaginare le espressioni che avrebbero potuto avere Cesare Brandi o Antonio Cederna dinanzi a tale oscenità…

Il fatto, ovviamente, per quanto preoccupante non finisce qua: dopo le prime dichiarazioni giustificative l’amministrazione comunale, per bocca dell’assessore ai lavori pubblici, ha fatto sapere agli ignari cividalesi che il varco nel muro medievale, in realtà, non sarà integramente ripristinato perché diventerà l’ingresso al costituendo ‘Centro Podrecca’. Il sindaco ha poi precisato che «per il futuro, l’accesso carraio (!) da piazza San Biagio […] risulta funzionale per le manutenzioni ordinarie e straordinarie del complesso monumentale, per gli allestimenti di mostre e spettacoli e per l’accesso dei mezzi di soccorso»… che è un po come dire «facciamo un buco sopra gli stucchi del Tempietto Longobardo così possiamo favorire la circolazione dell’aria, ti**re i cavi per illuminare l’ambiente a led e già che ci siamo, possiamo installare anche il wi-fi!». Mah...

E la Soprintendenza? c’è qualcuno? ma il ripristino integrale garantito dall’anastilòsi? ma le tecniche da utilizzarsi per il restauro coerenti con gli aspetti costruttivi propri del manufatto? ma i rilievi rilievi metrici e fotografici?
…non c’è niente da fare, è la solita cara e vecchia storia italiana, da nord a sud, dalle promesse al silenzio, dalle rassicurazioni alla vergogna.

«LA PIU’ INTENSA LEALTA’, OSANDO IL RESTAURO DELL’IRREPARABILE, COINCIDE CON LA CONTRAFFAZIONE». Erri De Luca

Quinto appuntamento con  : i  .Oggi voglio consigliarvi una interessante escursione in quel di Torviscosa, ridente (si f...
05/03/2016

Quinto appuntamento con : i .
Oggi voglio consigliarvi una interessante escursione in quel di Torviscosa, ridente (si fa per dire) cittadina situata tra Cervignano e Grado e poco distante dalla più famosa Palmanova.
Orbene qualche settimana fa, grazie a Roberto Fasan, sindaco (o meglio dire podestà?) di Torviscosa, il comune ha meritato la ribalta nazionale.
Bene voi direte!
Mah...
vediamo il perché:
Il simpatico primo cittadino, coadiuvato dall'altrettanto simpatico assessore alla cultura (!?!?) Mareno Settimo, ha avuto la brillante idea di proporre la reintroduzione della toponomastica originaria del Ventennio (fascista, per i meno attenti) per le vie della città. Dunque "Piazza del Popolo" sarebbe affiancata dalla targa "Piazza Impero", "Viale Villa" diventerebbe "Viale Giovinezza", "Viale Marconi" sarebbe "Viale delle Legioni" e così via fino ad un probabile "Viale Mussolini", in un imbarazzante delirio fascistoide. Ovviamente il podestà, scusate volevo dire il sindaco, ha voluto chiarire che i termini dell'operazione non sono nostalgici "ma semplicemente c'è l'idea di rilanciare in chiave turistica e storica il nostro patrimonio architettonico".
Ma chi sono questi due personaggetti tanto dediti al rilancio di Torviscosa?
Il 17 febbraio è stata depositata una sentenza della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia che ha condannato per danno erariale, tra gli altri, il simpatico sindaco di Torviscosa, Roberto Fasan, e l'assessore comunale Mareno Settimo: il primo è chiamato «al pagamento in favore del Comune di Torviscosa» di 22 mila 500 euro, mentre il secondo dovrà versare 5 mila euro (la condanna prevede anche il pagamento delle spese di giudizio per complessivi 2.200 euro).
Non male come curriculum per i due aspiranti camerati 2.0.
Chissà cosa pensa a riguardo l'ANPI del Friuli Venezia Giulia che al momento, pare, non si sia ancora espressa ufficialmente...
Per fortuna i torzuinesi, grazie a un sondaggio proposto dal "Messaggero Veneto", hanno già chiaramente detto no alla nuova toponomastica e questo dovrebbe bastare per mettere una pietra tombale sulla questione.
Un suggerimento, tuttavia, sentiamo di poterlo dare ai due balilla: se proprio sentite la necessità di aggiungere queste nuove targhe "per rilanciare in chiave turistica e storica" Torviscosa, non dimenticatevi di spiegare cosa è stato il fascismo e quanti vostri corregionali sono morti combattendolo.....ma soprattutto, restando nella toponomastica, non dimenticatevi di "Piazzale Loreto"!!!

per il quarto appuntamento con   non servono molte parole... ne basta solo una,VERGOGNA.                                ...
15/02/2016

per il quarto appuntamento con non servono molte parole... ne basta solo una,
VERGOGNA.

Un caso, a Gorizia. Nel corso di una messa celebrativa per commemorare i caduti in guerra, sull'altare di una cattedrale, mai piedi del sacerdote, è appars

Eccoci al secondo  !Oggi il nostro post sarà dedicato ad un sito di grande importanza per la storia del patriarcato di A...
06/10/2015

Eccoci al secondo !

Oggi il nostro post sarà dedicato ad un sito di grande importanza per la storia del patriarcato di Aquileia... anche se il comune di Cormòns (GO) non la pensa allo stesso modo... ma andiamo per ordine: la piccola capitale del collio friulano, sede patriarcale dal 628 al 737 (in seguito alla complessa controversia di carattere teologico-politico nota come 'scisma dei Tre Capitoli') fu testimone, durante il medioevo, di importanti avvenimenti storici.
Situata in un territorio strategico fu oggetto di scambi e contese soprattutto tra i conti di Gorizia ed il patriarcato di Aquileia, ed in senso più ampio tra potere imperiale e quello papale.
Proprio in una di queste occasioni fu scelta come sede per firmare un importante accordo tra il patriarca Pellegrino II ed il conte Mainardo di Gorizia.
Il 27 gennaio del 1202, nella piccola chiesa della frazione di San Quirino, grazie alla mediazione dei duchi d’Austria e dell’alta nobiltà tirolese, carinziana e stiriana, Gorizia dichiarò la sua dipendenza feudale dal patriarca e abbandonò l’alleanza con Treviso, altra contendente dei territori del patriarcato di Aquileia.
Ora qualcuno si chiederà se ancora esiste questo importante edificio, di cui si hanno notizie dal secolo XII...
Per fortuna, i ruderi di questa chiesa (rifatta durante l’Ottocento, sconsacrata ed oggi priva di copertura) esistono e sono stati anche di recente riattati dopo lunghi anni di abbandono, peccato che per trovarla bisogna ricorrere ad una pergamena medievale...

Giunti nella frazione di San Quirino infatti bisogna affidarsi completamente all'istinto perché il comune di Cormòns, ad oggi, non si è degnato di mettere un'indicazione, un cartello, o una semplice freccia che faccia riferimento all'importante sito.
Dunque se si ha la fortuna di imboccare la giusta strada sterrata tra filari di cabernet e merlot, dopo qualche centinaia di metri, schivando trattori e lavoratori stagionali tra le vigne, si riesce finalmente ad arrivare in questo luogo magico presso il quale si scopre, con non poca meraviglia, che almeno un cartello è stato posto (anche se dietro l'abside!). Ovviamente bisogna accontentarsi, guai a pretendere altre informazioni...

Mentre scatto qualche foto ai ruderi, un campesinos friulano (!?) mi guarda sospettoso... io allora lo saluto con fermezza, facendogli capire che mi interessa la bifora della chiesa e non i tralci viminei che sta tagliando. Rassicurato dalla mia indicazione continua imperterrito il suo lavoro mentre il sole volge al tramonto...

Chiudiamo con un modesto appello: caro comune di Cormòns, costa tanto fornire qualche indicazione ai poveri viandanti interessati anche alle testimonianze storico-artistiche della vostra terra, oltre che a quelle vitivinicole per le quali si spendono e si spandono senza troppi problemi risorse e migliaia di euro di pubblicità?? grazie...

al prossimo ! Stay tuned!!

(fonti: Comune di Cormòns, Messaggero Veneto, Memorie Storiche Forogiuliesi, Dizionario Biografico degli Italiani)

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Inauguriamo questo blog con il primo   conquistato, a mani basse, dal Museo di Santa Chiara di Gorizia. Come ricordava p...
30/09/2015

Inauguriamo questo blog con il primo conquistato, a mani basse, dal Museo di Santa Chiara di Gorizia. Come ricordava pochi giorni fa V. Compagnone sul Messaggero Veneto, il progetto del Museo dell’Arcidiocesi, che sarebbe dovuto sorgere nell’ex convento e nella chiesa seicentesca di Santa Chiara è sostanzialmente caduto nel dimenticatoio.
In occasione del Giubileo del 2000, cioè quindici anni fa, il Comitato competente erogò oltre quattro miliardi di lire per la ristrutturazione della sede che era stata individuata in un palazzo seicentesco fatiscente sito in via Verdi, di fronte al palazzo delle Poste, già appartenuto all’ordine delle Clarisse; in più la Fondazione Carigo mise a disposizione quasi un miliardo di lire per gli allestimenti (arredi e teche espositive).
Nel 2011, dopo lunghi e complicati lavori di restauro il prestigioso edificio, articolato su quattro piani con una superficie espositiva di 1200 metri quadrati (avete letto bene: 1200 metri quadrati!), è stato inaugurato con la mostra "DAL PAESAGGIO AL TERRITORIO. L'ARTE INTERPRETA I LUOGHI. Opere del Novecento dalle collezioni Intesa Sanpaolo" e dopo di allora ha ospitato, di tanto in tanto, solo mostre temporanee.
Insomma la struttura, incredibilmente spaziosa e accogliente, soprattutto per una piccola città come Gorizia, è uno splendido contenitore vuoto, chiuso e largamente inutilizzato. Intanto “la Curia fa orecchie da mercante, segno che l’argomento crea qualche imbarazzo, e tutto tace. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché” (A. Devetag, ex assessore del comune di Gorizia).
Non ci si meravigli, dunque, innanzi al Colosseo che ha solo “ritardato gli orari di apertura per assemblea sindacale”: in Italia c’è chi è capace di fare meglio!

Non ci credete?

A Mazara del Vallo, Trapani, 25 addetti a 2.500,00 euro netti al mese non riescono a tenere aperto il museo nei giorni festivi, per far vedere il “Satiro Danzante“, un rarissimo esempio di statuaria bronzea greca, rinvenuta da alcuni pescatori su un fondale di 500 metri del Canale di Sicilia, nella primavera del 1998. Meglio non continuare con l’elenco dei musei chiusi per festa, da Roma a Napoli e persino a Firenze: sarebbe impietoso.
Meno male che non mancano esempi edificanti.
Se in Sicilia non bastano 25 dipendenti per una statua a Genova, invece, l’antico Museo dell’Accademia Ligustica, in pieno centro, di fronte a Palazzo Ducale, si è ritrovato con il direttore e un solo dipendente a gestire turni e orari.
Al Museo civico di Santa Caterina, Treviso, ci ha pensato l’assessore alla cultura, Luciano Franchin, a fare da guida ai turisti per sopperire alle carenze di personale dovute alle festività e ai turni.
Secondo il III Rapporto sullo stato dei Beni Culturali in Italia pubblicato da FareAmbiente, i 202 musei e 221 fra monumenti e aree archeologiche sono stati visitati nel 2013 da 36,4 milioni di persone per un incasso di 113,3 milioni di euro, cifre tutte in aumento rispetto ai periodi precedenti. Il fatto è che sono niente in confronto al Louvre, per esempio, che da solo ha fatto registrare 9,7 milioni di visitatori con 58 milioni di incassi, più della metà dei nostri introiti nazionali.
Se poi ai soldi dei biglietti, si aggiungono i 15 milioni dei servizi ausiliari, i 16 da donazioni private, più altre voci varie, il totale sfiora i cento milioni in un anno: cioè quasi tutto l’incasso del nostro sistema museale. E d’altro canto siamo davvero sicuri che potranno salvarci i grandi numeri? Firenze, tra le più belle città d’Italia, con il turismo di massa non ha sempre messo a posto tutti i suoi conti e ha finito invece per smarrire la sua identità, diventando, come sostiene lo storico dell’arte, Carlo Sisi, «un non-luogo della cultura», in cui «i fiorentini sono soltanto ospiti, circondanti da bellezze delle quali non sanno più nulla: godono di una eredità che non conoscono». Firenze, dice, è «un negozio di luoghi eccelsi di deportazione turistica».
Come Roma e come Venezia, è una vittima prigioniera del suo splendore e della sua storia.

Ma torniamo al museo goriziano di Santa Chiara: caso isolato in Friuli qualcuno penserà? No.

Il Museo di Storia Naturale di Udine è chiuso da oltre 16 anni (avete nuovamente letto bene, 16 anni!)… ed il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia aveva deciso di chiudere tutte le domeniche ed i giorni festivi fino alla fine del 2015 (chiusure evitate soprattutto grazie alle proteste dei cittadini).

Insomma non mancano gli argomenti per i prossimi !

Stay Tuned…

(fonti: Comune di Gorizia, Messaggero Veneto, Artslife.com)

Indirizzo

Torviscosa
33050

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