30/09/2015
Inauguriamo questo blog con il primo conquistato, a mani basse, dal Museo di Santa Chiara di Gorizia. Come ricordava pochi giorni fa V. Compagnone sul Messaggero Veneto, il progetto del Museo dell’Arcidiocesi, che sarebbe dovuto sorgere nell’ex convento e nella chiesa seicentesca di Santa Chiara è sostanzialmente caduto nel dimenticatoio.
In occasione del Giubileo del 2000, cioè quindici anni fa, il Comitato competente erogò oltre quattro miliardi di lire per la ristrutturazione della sede che era stata individuata in un palazzo seicentesco fatiscente sito in via Verdi, di fronte al palazzo delle Poste, già appartenuto all’ordine delle Clarisse; in più la Fondazione Carigo mise a disposizione quasi un miliardo di lire per gli allestimenti (arredi e teche espositive).
Nel 2011, dopo lunghi e complicati lavori di restauro il prestigioso edificio, articolato su quattro piani con una superficie espositiva di 1200 metri quadrati (avete letto bene: 1200 metri quadrati!), è stato inaugurato con la mostra "DAL PAESAGGIO AL TERRITORIO. L'ARTE INTERPRETA I LUOGHI. Opere del Novecento dalle collezioni Intesa Sanpaolo" e dopo di allora ha ospitato, di tanto in tanto, solo mostre temporanee.
Insomma la struttura, incredibilmente spaziosa e accogliente, soprattutto per una piccola città come Gorizia, è uno splendido contenitore vuoto, chiuso e largamente inutilizzato. Intanto “la Curia fa orecchie da mercante, segno che l’argomento crea qualche imbarazzo, e tutto tace. Qualcuno dovrebbe spiegarci perché” (A. Devetag, ex assessore del comune di Gorizia).
Non ci si meravigli, dunque, innanzi al Colosseo che ha solo “ritardato gli orari di apertura per assemblea sindacale”: in Italia c’è chi è capace di fare meglio!
Non ci credete?
A Mazara del Vallo, Trapani, 25 addetti a 2.500,00 euro netti al mese non riescono a tenere aperto il museo nei giorni festivi, per far vedere il “Satiro Danzante“, un rarissimo esempio di statuaria bronzea greca, rinvenuta da alcuni pescatori su un fondale di 500 metri del Canale di Sicilia, nella primavera del 1998. Meglio non continuare con l’elenco dei musei chiusi per festa, da Roma a Napoli e persino a Firenze: sarebbe impietoso.
Meno male che non mancano esempi edificanti.
Se in Sicilia non bastano 25 dipendenti per una statua a Genova, invece, l’antico Museo dell’Accademia Ligustica, in pieno centro, di fronte a Palazzo Ducale, si è ritrovato con il direttore e un solo dipendente a gestire turni e orari.
Al Museo civico di Santa Caterina, Treviso, ci ha pensato l’assessore alla cultura, Luciano Franchin, a fare da guida ai turisti per sopperire alle carenze di personale dovute alle festività e ai turni.
Secondo il III Rapporto sullo stato dei Beni Culturali in Italia pubblicato da FareAmbiente, i 202 musei e 221 fra monumenti e aree archeologiche sono stati visitati nel 2013 da 36,4 milioni di persone per un incasso di 113,3 milioni di euro, cifre tutte in aumento rispetto ai periodi precedenti. Il fatto è che sono niente in confronto al Louvre, per esempio, che da solo ha fatto registrare 9,7 milioni di visitatori con 58 milioni di incassi, più della metà dei nostri introiti nazionali.
Se poi ai soldi dei biglietti, si aggiungono i 15 milioni dei servizi ausiliari, i 16 da donazioni private, più altre voci varie, il totale sfiora i cento milioni in un anno: cioè quasi tutto l’incasso del nostro sistema museale. E d’altro canto siamo davvero sicuri che potranno salvarci i grandi numeri? Firenze, tra le più belle città d’Italia, con il turismo di massa non ha sempre messo a posto tutti i suoi conti e ha finito invece per smarrire la sua identità, diventando, come sostiene lo storico dell’arte, Carlo Sisi, «un non-luogo della cultura», in cui «i fiorentini sono soltanto ospiti, circondanti da bellezze delle quali non sanno più nulla: godono di una eredità che non conoscono». Firenze, dice, è «un negozio di luoghi eccelsi di deportazione turistica».
Come Roma e come Venezia, è una vittima prigioniera del suo splendore e della sua storia.
Ma torniamo al museo goriziano di Santa Chiara: caso isolato in Friuli qualcuno penserà? No.
Il Museo di Storia Naturale di Udine è chiuso da oltre 16 anni (avete nuovamente letto bene, 16 anni!)… ed il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia aveva deciso di chiudere tutte le domeniche ed i giorni festivi fino alla fine del 2015 (chiusure evitate soprattutto grazie alle proteste dei cittadini).
Insomma non mancano gli argomenti per i prossimi !
Stay Tuned…
(fonti: Comune di Gorizia, Messaggero Veneto, Artslife.com)