Presbyteri

Presbyteri Rivista di spiritualità pastorale

In una straordinaria pagina del Piccolo Principe di A. de SaintExupéry, c'è un passaggio di rara bellezza. Quan-. do egl...
14/01/2026

In una straordinaria pagina del Piccolo Principe di A. de SaintExupéry, c'è un passaggio di rara bellezza. Quan-. do egli incontra la volpe, questa furbescamente gli dice:
«Non sei di queste parti, tu - disse la volpe - che cosa cer-chi?». «Cerco gli uomini» - disse il piccolo principe. «Che cosa vuol dire? Gli uomini - disse la volpe - hanno dei fucili e cacciano. E molto noioso! Allevano anche delle galline. E il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?». «No - disse il piccolo principe - cerco degli amici» Nei nostri contesti di vita, sempre più invasi da parole di banalità e dalla retorica della paura e dell'odio, questa semplicissima frase esprime uno dei desideri più profondi del cuore umano: trovare amicizia.
L'amicizia è solidarietà degli occhi: l'occhio vede, osser-va, percepisce, ma non è detto che le sue percezioni siano sempre corrette. Nell'amicizia ciò che viene visto e percepito può avere una valutazione più oggettiva, una correzione, una modifica per cogliere la realtà nella sua concretezza e verità.
L'amicizia è solidarietà degli orecchi: con l'udito noi ascoltiamo ma la presenza amica può avere un udito più fine e sensibile del nostro. Per usare una delicata immagine del Card. Martini, è come l'infermiera che di notte sa cogliere, nella corsia di un ospedale, il gemito di un bisogno sussurrato da un malato. Molte realtà della vita non sono gridate, sono appena sussurrate e solo la presenza amica le sa cogliere e trasformare in suoni di vicinanza e di speranza.
L'amicizia è solidarietà della mano: la mano, intesa come espressione del fare, del portare a compimento qualcosa di significativo e concreto, nel dare forma e sostanza a qualcosa di pensato, studiato, capito, intravisto. La presenza amica può aiutare, incoraggiare, smussare, riplasmare tanti aspetti della nostra vita. È la mano amica che ti tiene stretto e ti aiuta a superare momenti di delusione, smarrimento e paura.
L'amicizia è solidarietà del cuore: la presenza amica sa entrare in sintonia con i pensieri e le emozioni più profonde che ciascuno vive, in un'armonia di sentimenti, di condivisione, di con-passione. Un cuore stanco, solo e spesso arrabbiato, a contatto con un altro cuore ospitale e amico si riaccende di… Continua 📖 la lettura 👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-6_2025/

Di don Nico dal Molin
Redazione Presbyteri

Carissimi lettori,🗞️l’ultima monografia del 2025 è dedicata al tema dell’amicizia. Essa rappresenta una delle forme più ...
08/01/2026

Carissimi lettori,

🗞️l’ultima monografia del 2025 è dedicata al tema dell’amicizia. Essa rappresenta una delle forme più importanti, profonde e significative di relazione nella vita di un presbitero, come di ogni uomo, coinvolgendo il rapporto tra vita personale e servizio ministeriale e chiedendo di riflettere su quanto il ruolo possa, talvolta, condizionare o ostacolare. L’amicizia è uno di quegli aspetti che ci dà occasione di conoscere e coltivare la nostra umanità, manifestando la propria maturità affettiva senza ruoli né etichette. È preziosa palestra per imparare e vivere insieme gratuità, cura reciproca e servizio, aspetti così importanti per la vita e il ministero del prete.

🗣️Dopo l’Editoriale di don Nico Dal Molin, padre Stefano Zamboni offre una comprensione dialettica dell’amicizia, attraverso un confronto tra S. Kierkegaard e C.S. Lewis. Mons. Massimo Camisasca propone una lettura cristologica dell’evento dell’amicizia cristiana tra sacerdoti e, più in generale, tra credenti, mentre don Stefano Guarinelli evidenzia alcune caratteristiche psicologiche di quel modo di amare che è l’amicizia. Padre Piotr Sulkowski infine, entra nella vita concreta del prete delineando le caratteristiche singolari e preziose dell’amicizia nel suo percorso esistenziale e ministeriale.

🏛️Nella rubrica dedicata al rapporto del prete con la teologia don Martino Mortola guarda all’evoluzione del magistero sul sacramento dell’ordine e le conseguenze sull’identità del prete. Per le “parole del Giubileo” don Riccardo Pincerato riflette su quel grande evento che è stato il Giubileo dei Giovani per ricavarne conferme, sorprese e sfide per la Chiesa di oggi. Concludono la monografia le pagine dell’UAC dedicate al tema dell’evangelizzazione tra papa Francesco e papa Leone, a cura di don Pasquale Infante.

📖Speriamo che le nostre pagine siano di vostro gradimento e confidiamo possano essere un incoraggiamento a rinnovare – e perché no, diffondere e regalare – l’abbonamento alla Rivista per il 2026, di cui avete già ricevuto un anticipo dei temi con il fascicolo scorso e che potete comunque ritrovare visitando il nostro sito www.presbyteri.it.

Buona lettura!✨

Don Nico Dal Molin, editorialista, presenta il sesto numero dell’annata 2025 della rivista Presbyteri.

🗞️Papa Giovanni XXIII, convocando il Concilio Vaticano II, espresse il desiderio di aggiornare le istituzioni ecclesiast...
05/01/2026

🗞️Papa Giovanni XXIII, convocando il Concilio Vaticano II, espresse il desiderio di aggiornare le istituzioni ecclesiastiche affinché il perenne evangelo di Gesù Cristo fosse annunciato in modo efficace al mondo contemporaneo. Per questo lo studio della teologia, ritenuto essenziale per vivere la missione della Chiesa, fu ripensato assumendo tra le novità metodologiche le acquisizioni delle scienze bibliche e storiche, tra le quali la patrologia. Non si trattava però solo di aiutare chi pregava la seconda lettura dell'Ufficio ad entrare in un linguaggio distante e apparentemente inattuale. I ragionamenti di Ireneo, Tertulliano, lario, Girolamo hanno ben poco da dire nella temperie culturale postmoderna imbevuta di tecnologia. La vera sfida fu mettere il popolo di Dio a contatto con le origini cristiane e i suoi primi sviluppi, con la convinzione che nello studio della sorgente si poteva intercettare anche la freschezza dell'annuncio apostolico. Lo studio patri-stico, ancorato al metodo genetico-progressivo di Optatam Totius 16, chiede di porre attenzione ai contesti storici, alle vicende personali, di verificare l'affidabilità dei testi trasmessi, di non estrapolare belle frasi a prescindere dalla loro genesi e dalla loro funzione.
Dell'ampia tradizione patristica vorrei raccogliere quattro temi, a mio avviso particolarmente utili e attuali per l'annuncio del vangelo oggi da parte della Chiesa, avvalendomi dell'aiuto di Ignazio di Antiochia, Giustino, Origene e Agostino. Come sfondo, premetto un breve richiamo a due elementi caratterizzanti le origini cristiane ancora oggi particolarmente stimolanti… Continua 📖 la lettura👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Di don Maurizio Girolami
Preside della Facoltà Teologica del Triveneto - FTTR - pagina ufficiale

🗞️“Io non mi intendo di cosa faccia tutto il giorno lo Spirito Santo: nel vangelo di Giovanni leggo che prende dal Figli...
29/12/2025

🗞️“Io non mi intendo di cosa faccia tutto il giorno lo Spirito Santo: nel vangelo di Giovanni leggo che prende dal Figlio e lo dona alla Chiesa e che guida alla verità tutta intera. Non sono esperto di questi due lavori, ma mi sembrano già abbastanza onerosi perché lo Spirito debba anche occuparsi di fare il planning degli spostamenti dei preti di una diocesi. Mi piacerebbe pensarmi parte di una categoria che non fa mille storie e non fa mille mistificazioni”.
Così scriveva qualche anno fa sull'Osservatore Romano (19 Luglio 2021) Manuel Belli. Poi aggiungeva: «Figlia di un'obbedienza, fatta nella gioia e nella pace, sarà la meraviglia: in fondo in montagna, al mare o in città siamo inviati ad ascoltare in profondità ciò che lo Spirito sta già operando, prima, meglio e un po' anche grazie a noi». Proprio per questo, se da una parte la nostra categoria (vescovi-presbiteri-diaconi) è chiamata a non fare mille storie di fronte ai cambiamenti, perché il nostro è un gioco di squadra, dall'altra parte abbiamo tutti, con carismi e ministeri diversi, la responsabilità di riconoscere e prendere parte all'azione dello Spirito Santo. Si entra in un ministero collettivo: quello dei vescovi nel collegio episcopale, del presbiterio, vescovo e preti insieme, dei diaconi, cooperatori del vescovo e del suo presbiterio; ma lo Spirito Santo è dato alla Chiesa, non solo attraverso il ministero ordinato, ma anche attraverso tanti carismi e ministeri che solo se custoditi nell'unità della fede e nella comunione fraterna, ci porteranno a quella verità tutta intera che ogni generazione cristiana è chiamata a ricercare e porre al centro della propria vita. Nessuno può sostituire o arrogarsi il diritto dell'esclusiva quando si tratta di Spirito santo.
D'altra parte tutto questo è nella logica di chi segue Gesù… continua 📖la lettura 👓
https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

«Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, ch...
24/12/2025

«Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,10-11).

🗞️La prima perla si trova in Paolo il quale, scrivendo ai Filippesi (2,1-11) afferma che egli «umiliò se stesso, facendo...
22/12/2025

🗞️La prima perla si trova in Paolo il quale, scrivendo ai Filippesi (2,1-11) afferma che egli «umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e ad una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni altro nome».
Prima che essere una virtù umana da coltivare, un dispositivo regolatore dei rapporti con il reale (o, più normalmente, con l'autorità), l'obbedienza esprime innanzitutto qualcosa dell'evento Cristo. L'obbedienza cristiana è dunque un mistero e opera come tale. Un cristiano, fosse. L'obbedienza esprime innanzitutto qualcosa
dell'evento Cristo anche un prete, non può ambire ad essa, armonizzarla con altre istanze ugualmente importanti, e produrla soltanto con uno sforzo proprio, come se questo fosse effettivamente possibile e come se noi ne potessimo da noi stessi disporre: rimane il riverbero e la manifestazione di una luce divina che gli è stata donata. Gli accomodamenti, i servilismi, gli arroccamenti autoritari... di cui sono capaci i presbiteri - non meno che i laici - sono lì ad ammonire che l'obbedienza cristiana è innanzitutto possibile "in Cristo", seguendo lui e avendo cura di lasciarsi convertire da lui. Non una strategia nei confronti del potere né un'abdicazione alla propria libertà, ma una relazione con il Padre, obbedendo al quale il Figlio fatto uomo ha umiliato se stesso, con ciò rivelando il cuore di Dio, la sua misericordia.
L'obbedienza cristiana si radica nella povertà di spirito. Il Padre si rivela non ai furbi, ai potenti/dominatori o ai sapienti di questo mondo, ma ai piccoli; così come il Regno che Gesù rivela e inaugura appartiene innanzitutto ai poveri in spirito (cfr. Mt 5,3). L'esegesi classica ha identificato questi poveri in spirito come coloro che sono poveri nel loro atteggiamento interiore, nel loro cuore e che, per questo, sono gli eredi degli anayim dell'Antico testamento.
L'obbedienza trova la sua radice in questa povertà riconosciuta, accettata e anche grata, per cui è possibile un cuore… Continua 📖la lettura 👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Di don Paolo Assolan
Istituto pastorale Redemptor Hominis Pontificia Università Lateranense

🗞️In un'epoca che idolatra l'autonomia e la libertà senza limiti, parlare di obbedienza suona controcorrente, quasi fuor...
20/12/2025

🗞️In un'epoca che idolatra l'autonomia e la libertà senza limiti, parlare di obbedienza suona controcorrente, quasi fuori moda. Ma l'obbedienza autentica non è rinuncia, ma scelta consapevole di apertura all'altro e alla verità. Non spegne la libertà, la orienta.
I maestri dello spirito, attingendo alla sorgente viva del Vangelo, hanno sempre riconosciuto nell'obbedienza non una mortificazione della libertà, ma il suo grembo più autentico.
Essa è via regale, percorsa da Cristo stesso, mezzo privilegiato per orientare l'esistenza verso Dio e per entrare in comunione con la sua stessa vita, partecipando al mistero della libertà che si fa dono e alla volontà che si apre all'Amore.
La libertà è componente dell'obbedienza e non alternativa o estranea a essa:
L'obbedienza non è subordinazione né atteggiamento formale; non si esaurisce nemmeno nella sottomissione alla volontà del vescovo, ma è un'esigenza comunitaria, profondamente inserita nella comunione del presbiterio - lo "stato di famiglia" del prete - e si concretizza nei gesti quotidiani di concorde colla-borazione, che da essa scaturiscono'
Un'obbedienza senza libertà, opposta alla libertà, non sarebbe umana, non rispetterebbe l'umanità di chi obbedisce, e questa violazione avverrebbe proprio da parte dell'obbediente, non soltanto da parte del comandante che volesse imporsi. Si tratta sempre di obbedire liberi. C'è un'obbedienza libera, che onora ed eleva la persona: è l'obbedienza di chi ascolta, ama, si impegna per gli altri, risponde al loro bisogno. E c'è un'altra… Continua📖 la lettura👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Di don Domenico Marrone
Parroco e docente di Teologia Morale

🗞️«Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?». Le mani del vescovo, in quel momento, stringono l...
17/12/2025

🗞️«Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?». Le mani del vescovo, in quel momento, stringono le mani dell'ordinando. È il momento nel quale il vescovo accoglie la promessa del candidato e gli assicura la sua paternità e la sua cura. Pur nell'austerità del rito c'è della tenerezza in quel reciproco affidarsi. Credo che ogni presbitero abbia un chiaro ricordo di quel passaggio della liturgia di ordinazione.
Dopo le domande, nelle quali è stata chiesta dettagliatamente la disponibilità ad adempiere i molteplici compiti a lui affidati, viene "celebrata" la solenne promessa di obbedienza.
Il presbitero è consapevole che la sua vita, d'ora in avanti, è segnata profondamente: davvero la sua vita è nelle mani del vescovo, a partire dalla prima destinazione pastorale e poi da tutte le altre che seguiranno. Quasi sempre la destinazione indica cambio di dimora, nuove conoscenze, altri legami, situazioni inedite e, soprattutto, esodi e distacchi. Dall'esercizio della paternità del vescovo sboccia una relazione di figliolanza, e da questa nasceranno nuove relazioni di paternità e di fi-gliolanza: quasi una reazione a catena. Fino agli anni '70, nella mia Diocesi, accadeva talvolta che il neopresbitero, tornando al suo posto, al termine del rito, trovasse sull'inginocchiatoio la lettera del vescovo con la destinazione; consuetudine che faceva pensare ad un passaggio della Lettera agli Ebrei nella quale si dice che il Signore Gesù, entrando nel mondo, preghi il Salmo 39; gli viene affidato un rotolo sigillato. Senza scioglierlo e senza leggerlo preventivamente, dice: «Ecco, io vengo»: «In capite libri scriptum est de me: tacere voluntatem tuam» (Eb 10,5-7). Al Messia, dunque, non vien chiesto altro:
né sacrificio, né offerta rituale, ma un'obbedienza filiale.
Nella sacralità del rito d'ordinazione l'eccomi del neopre-sbitero appare indubbiamente un segno forte e profetico: si tratta della consegna, davanti al vescovo e alla comunità della propria vita. Viene espresso in forma particolarmente… Continua📖 la lettura 👓su
https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Di mons. Andrea Turazzi
Vescovo emerito di San Marino-Montefeltro

🗞️Onestamente direi che l'obbedienza promessa il giorno della mia ordinazione non l'ho capita subito, tanto meno immedia...
10/12/2025

🗞️Onestamente direi che l'obbedienza promessa il giorno della mia ordinazione non l'ho capita subito, tanto meno immediatamente quel giorno così pieno di attese e di emozioni... Mi ha fatto sempre riflettere che fosse l'unica cosa che ci veniva chiesta due volte, anche nell'ordinazione diaconale: quindi doveva essere importante. Poi naturalmente nelle chiacchiere da prete giovane voleva dire un vero scandalo per quei confratelli che sembravano refrattari allo spostamento di parrocchia o ad un cambio di passo nelle responsabilità pastorali. Adesso, a ormai 25 anni di ordinazione, significa soprattutto sincera disponibilità nei confronti della Chiesa, che mi si presenta nella richiesta del Vescovo e nel discernimento dei suoi collaboratori, e mi chiede ora... di lasciare incompiute cose (una chiesa sussidiaria estiva) ed un ritmo ormai ben rodato con una comunità cristiana volenterosa e capace di relazioni, un paese che vive intense relazioni con tutte le "parti" e che lavora per un bene comune, in una splendida sintesi tra mare, pineta e campagna. Insomma, credo che la chiamata all'obbedienza sia quella, per come la capisco ora sulla mia pelle, a continuare a volere bene allargando il cuore, a mettersi sinceramente in gioco cambiando prospettive e accogliendo un "altrove" che insegna a rimanere pronti, a restare in cammino, a puntare alla costruzione di un pezzetto di Regno e non al mio piccolo impero…continua 📖 la lettura 👓 su
https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Testimonianze
Don Federico

🗞️“Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?” É la domanda che il Vescovo rivolge al candidato p...
03/12/2025

🗞️“Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?” É la domanda che il Vescovo rivolge al candidato presbitero; e il candidato, mettendo le sue mani tra le mani del Vescovo, risponde: “Sì, lo prometto”.
In questo caso sono sì importanti le parole che vengono pronunciate, ma assume un forte valore simbolico anche il gesto, da parte dell'eletto, di porre le sue mani nelle mani del Vescovo. In un interessante articolo sul significato di questo segno del rito, scrive Domenico Marrone: «Questo gesto da parte dell'eletto si chiama immixtio manuum che letteralmente significa commistione delle mani. È un gesto che trae origine dall'omaggio feudale presente nel rito di epoca carolingia, con cui il vassallo prestava obbedienza al suo signore e si impegnava a servirlo, ricevendone in cambio assicurazione di tutela e protezione. Il rituale delle mani è descritto già nei più antichi documenti, risalenti al VII secolo, relativi ai riti del vassallaggio».!
La cerimonia consisteva nell'inginocchiarsi, da parte del vassallo, con le mani giunte per indicare la sua fedeltà al signore e il signore prendeva tra le sue mani quelle del suo vasallo. Questo indicava che il vassallo-suddito si riconosceva come "uomo del signore" (spesso si pronunciava anche una formula per dichiarare questa volontà) mentre, da parte sua, il signore si assumeva l'onere di proteggerlo e tutelarlo.
Dobbiamo dedurne che l'intrecciarsi delle mani dell'ordi-nando con le mani del vescovo è un gesto che impegna en-trambi: ognuno dona qualcosa della sua vita all'altro, in segno di una totale fiducia e stima reciproca. Con questo gesto il vescovo, davanti alla comunità riunita, si impegna ad amare, custodire, ascoltare e guidare quel futuro presbitero, mentre l'ordinando promette al proprio vescovo, e a quelli che gli suc-cederanno, il rispetto - che è un atteggiamento fondamentale in ogni relazione interpersonale - e l'obbedienza che un figlio ha nei confronti del proprio padre.
Quando questo rito fu introdotto voleva soprattutto garantire che il nuovo presbitero si sentisse libero rispetto a qualunque obbedienza diversa da quella verso la Chiesa… Continua 📖la lettura👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-5_2025/

Di don Nico dal Molin
Redazione Presbyteri

📣Carissimi lettori,📰con questa monografia andiamo a toccare una tematica importante e delicata nella vita del ministro o...
28/11/2025

📣Carissimi lettori,

📰con questa monografia andiamo a toccare una tematica importante e delicata nella vita del ministro ordinato: l’obbedienza. L’iniziale promessa di “filiale rispetto ed obbedienza”, fatta il giorno dell’ordinazione presbiterale, segue il ritmo della vita, accompagnandone le vicende in modo non sempre lineare e sereno e ha bisogno di essere sempre rimotivata e collocata in nuovi contesti di significato e di orizzonte ecclesiale. Abbiamo bisogno di rivisitare i fondamenti teologici dell’obbedienza comeanche di imparare uno stile che si radichi nella relazione e nella realtà e preveda una reciproca cura (benché asimmetrica) della persona, della fede, del ministero delle persone coinvolte. Abbiamo inoltre bisogno di innestare il rapporto che lega vescovo e presbitero/diacono in una più vasta obbedienza, intesa come virtù che ascolta e segue le chiamate della vita, della realtà, della Parola.

🗞️Dopo l’Editoriale di don Nico Dal Molin, mons. Andrea Turazzi esplora l’obbedienza da prospettive teologiche, antropologiche, gerarchiche, ecclesiologiche e trinitarie, sottolineando l’importanza dell’obbedienza nella vita del presbitero e nella dimensione più ampia della Chiesa in cui è inserito. Don Domenico Marrone invita a “ripensare l’obbedienza”, in particolare analizzando il rapporto tra autorità e servizio e indicando nella sinodalità una strada per restituire all’obbedienza il suo carattere evangelico. Don Paolo Asolan introduce il tema delle “molte obbedienze” – al quotidiano, ai ritmi del tempo e del corpo, ai doveri civili, alla parola di Dio, alla realtà – nella consapevolezza che in esse si innesta l’obbedienza ministeriale e in esse chiede un’integrazione, ponendo sempre al centro l’obbedienza esemplare e salvifica di Cristo.

Il tema è completato dagli Spunti di meditazione di don Giovanni Frausini, nostro Redattore.

🗣️Nella rubrica dedicata al rapporto del prete con la teologia don Maurizio Girolami introduce il lettore “alla scuola dei Padri”, per avvicinarsi con frutto alle pagine degli scrittori dei primi secoli cristiani. Per le “parole del Giubileo” don Marco Panero riflette sulla centralità del sacramento della Riconciliazione come centro e sintesi dell’anno giubilare, porta aperta sulla misericordia del Signore.

Concludono la monografia le pagine dell’UAC dedicate ancora al tema della gioia nella vita del presbitero, a cura di don Calogero Cerami.

Con questa monografia viene inviato anche il fascicolo di presentazione dei temi che affronteremo nel 2026. Speriamo siano di vostro gradimento e confidiamo possano essere un incoraggiamento a rinnovare l’abbonamento alla Rivista, come anche a diffonderla, regalarla, sostenerla.

Buona lettura!📖 👓

Don Nico Dal Molin, editorialista, presenta il quinto numero dell’annata 2025 della rivista Presbyteri

🗞️All'interno del discorso missionario (cap. 10) del vangelo di Matteo, troviamo una particolare sezione dedicata alla m...
24/11/2025

🗞️All'interno del discorso missionario (cap. 10) del vangelo di Matteo, troviamo una particolare sezione dedicata alla missione e persecuzione (16-33). Ciò che colpisce è una sorta di zoo metatorico per illustrare le dinamiche relazionali tra chi invia, i missionari e i destinatari della misione: le pecore, i lupi, i serpenti e le colombe. Intendo velocemente presentarli al fine di mettere in luce la paradossale gioia del presbitero missionario.
Il loghion è il seguente:
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Mt 10,16).
Le pecore sono sinonimo di inermità. Si lasciano condurre senza opporre resistenza e a volte non sanno di correre il rischio di essere preda di lupi. Com'è noto le pecore sono l'animale più frequentemente menzionato nella Bibbia (quasi quattrocento riferimenti se includiamo anche quelli alle greggi ed anche la figura del pastore ritorna un centinaio di volte).
All'opposto delle pecore, il lupo è per eccellenza il predatore più terrificante e pericoloso nella Bibbia, come emerge da una dozzina di ricorrenze. L'immagine delle pecore inviate in mezzo ai lupi mostra ovviamente il punto di vista da parte di chi la usa. Per Gesù i suoi inviati devono essere come pecore, ossia devono porsi in un atteggiamento di semplicità, pur sapendo che ad attenderli ci sono dei lupi. L'orizzonte di attesa del missionario del vangelo è e resta serale, fosco, rischioso, pieno di insidie e di avversità. Non è un giudizio di chiusura ma di accoglienza di un dato di fatto. L'annuncio evangelico, per sua natura utopico e in contro tendenza rispetto alle logiche umane, appare come un andare incontro ad una opposizione segnata dalla ferocia che l'immagine del lupo evoca. Ma anziché preoccuparsi di tutto questo, il Maestro consapevolmente invia. Si tratta dunque come di un'avventura in cui bisogna mettere in conto tante tensioni e contrasti. Domandiamoci: quale gioia in tutto questo?…Continua 👓la lettura 📖 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-4-anno-2025

Di don Emilio Salvatore
Unione Apostolica del Clero UAC Italia

Indirizzo

Via Dei Giardini, 36/A
Trento
38122

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Presbyteri pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Presbyteri:

Condividi

Digitare