Presbyteri

Presbyteri Rivista di spiritualità pastorale

Incontro Matrimoniale è un'associazione cattalica di sposi, preti e religiosi/ e che ha il fine di testimoniare che è an...
20/08/2026

Incontro Matrimoniale è un'associazione cattalica di sposi, preti e religiosi/ e che ha il fine di testimoniare che è ancor possibile vivere una relazione d'amore che dura nel tempo
Essa nasce negli anni '60 per iniziativa di una coppia e di un sacerdote spagnoli. Insieme hanno capito che curare la relazione all'interno della coppia si rifletteva positivamente su tutta la famiglia, così nacque il primo incontro per coppie e da l si diffuse in tutto il mondo.
Da allora, Incontro Matrimoniale (IM in sigla) offre agli sposi e ai conviventi con una relazione stabile la possibilità di riscoprire la forza e la bellezza della propria relazione attraverso il dialogo, l'apertura e la responsabilità, e permette anche ai presbiteri e ai religiosi/ e di migliorare e rimotivare il proprio donarsi alla comunità.
L'associazione si occupa di tutta la vita della persona e propone anche un cammino per i fidanzati, per le famiglie, per i giovani e per i single o le persone rimaste sole.
Le diverse vocazioni realizzano in IM una particolare complementarietà e una sinergia di servizio, che trovano il proprio vertice nel "team ecclesiale", quando cioè un prete e una coppia sono chiamati insieme ad una responsabilità, a un servizio o a donare un incontro (i nostri "Weekend").
Nel team i doni dello Spirito di Dio si uniscono, mettono in comune la propria specificità.
È un'unione nella quale la coppia rimane coppia e il prete rimane prete: non c'è confusione di doni, ma, nel mistero di comunione della Chiesa, c'è cooperazione e corresponsabilità, ciascuno secondo la propria identità, secondo la funzione… continua📖 la lettura👓 su

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Di Luigi e Laura Oggioni con don Mariano Margnelli

L'amore di Dio tesse la terra e l'umanità di doni e intanto sogna un cammino di felicità per ogni uomo e donna di questo...
12/08/2026

L'amore di Dio tesse la terra e l'umanità di doni e intanto sogna un cammino di felicità per ogni uomo e donna di questo mondo. Aderire al sogno divino significa mettersi alla sequela del suo amore, lasciando che il dono fiorisca all'interno della chiamata specifica rivolta a ciascuno. È la bellezza delle differenti vocazioni; differenti, eppure chiamate a sostenersi nel cammino e nell'annuncio evangelico e unite da un'adesione al per sempre che è la sfida di questo nostro tempo. Infatti, è questo per sempre capace di aprire al futuro. Il timore ad aderirvi nasce proprio da un'incapacità ad aprirsi all'oltre che sa di trascendente, alla speranza che è appunto orientata al futuro. La storia contingente restituisce un'umanità incistata sul presente, consumatrice veloce di istanti di vita. Si fa fatica a cogliere la generatività di una scelta definitiva. Si ha paura del suo carattere trasformativo che invece appartiene a ciò che è pienamente umano. Il nostro contributo sceglie dunque di ripartire da qui, dal senso profondo del per sempre, radice comune a tutte le vocazioni, da quella presbiterale, a quella religiosa o degli sposi, declinandolo nelle tre categorie teologiche della sponsalità, nuzialità e coniugalità, cercando di coglierne l'intreccio anche antropologico e pastorale. È una scelta che si radica nel tema dell'alleanza. Il nostro Dio è innamorato di noi di un amore fedele; è un Dio che sceglie di allearsi con l'umanità e di farlo consapevole che gli uomini e le donne probabilmente non saranno sempre capaci di restare fedeli a quest'alleanza. Eppure, la Storia della Salvezza è la storia della fedeltà irremovibile di Dio in mezzo alle cadute del suo popolo. Il Signore continua a scommettere sulla nostra capacità di dare un sì definitivo, sostiene la nostra fragilità e fa germinare fiori anche in mezzo alle pietre. E un'alleanza, quella di Dio, che fa con… continua 👓la lettura📖 su
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Di padre Marco Vianelli ofm., é stato Direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEl dal 2019 al 2026; ora è Ministro Provinciale della Provincia Serafica di Umbria e Sardegna. Barbara Baffetti e Stefano Rossi sono Collaboratori del Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEl

Uno dei termini più usati nei nostri ambienti ecclesiali è, indubbiamente, vocazione che evoca - Esplicitamente o implic...
03/08/2026

Uno dei termini più usati nei nostri ambienti ecclesiali è, indubbiamente, vocazione che evoca - Esplicitamente o implicitamente - (pre)comprensioni teologiche e antropologiche, sistemi morali, campi semantici, mondi emotivi, simbolismi... E uno di quei lemmi che, a furia di essere ripetuto, rischia di essere svuotato o avvalorare scollamento tra riflessione e prassi pastorale. Alcuni modi di intendere la vocazione sono riduttivi o ai limiti del nocivo per la comprensione teo-antropologica; altri lasciano spazi di riflessione e aprono a significativi cammini di fede, relazione, personali e comunitari.
Una trasformazione (non tanto) silenziosa
Il Concilio Vaticano Il ha compiuto una delle trasformazioni teologiche più importanti del XX secolo: ha affermato con forza inedita che la vocazione alla santità è universale. Non è privilegio di "pochi" (ritenuti spesso "eletti", inteso in modo escluden-te), ma appartiene a ogni battezzato in quanto tale. «Tutti i fedeli di qualsiasi stato e grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (Lumen Gentium 40).
Esaspero i termini: è come essere passati da una "santità, via per la vocazione" a una "vocazione, via per la santità".
Questa affermazione, oggi, ad alcuni può sembrare ovvia, ma nella storia della teologia, della spiritualità e della prassi cristiana non sempre lo è stata. Per molti secoli - per svariate ragioni storiche e specifiche elaborazioni teologiche di peso differente - si è sedimentata l'idea che la vita religioso-celibale (monachesimo,sacerdozio, vita consacrata) fosse la via per eccellenza della pertezione, mentre il laicato costituisse uno stato di "secon-da (terza?) classe" spirituale, necessaria per la propagazione della specie e il mantenimento dell'ordine sociale, ma incapace di aspirare alle vette della santità… continua 📖la lettura 👓su
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Di Gaia De Vecchi
Docente di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e l’Università Cattolica del Sacri Cuore- Milano

Nell’orizzonte biblico, prima di essere un precetto morale(come nello Shemà, con l'imperativo che segue l'«Ascolta, Isra...
24/07/2026

Nell’orizzonte biblico, prima di essere un precetto morale(come nello Shemà, con l'imperativo che segue l'«Ascolta, Israele»: «tu amerai il Signore tuo Dio...»;
Dt 6,5) o un ideale spirituale, l'amore è un evento, qualcosa che accade, che raggiunge, che trasforma. Ogni vocazione cristiana nasce da questo evento: dall'irruzione di un amore che precede ogni scelta e ogni merito, che chiama per nome, che dona un'identità nuova e una missione nel mondo.
Nella Prima lettera di Giovanni, al capitolo quarto, l'autore parla precisamente di questo, dell'amore di Dio conosciuto e creduto: «E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4, 16).
Il presente contributo vuole trattare del fondamento biblico-teologico di questa convinzione, leggendo la realtà delle vocazioni a partire da tre figure (tra le tante che si sarebbero potute scegliere dal Primo o dal Nuovo Testamento), Paolo di Tarso, il "discepolo amato" Giovanni, e Levi Matteo, cercando di mettere in luce come ciascuna di esse abbia incarnato un modo diverso di "credere all'amore". Le forme della risposta a questo amore variano, ma la sorgente è una sola, e così si potrà scoprire che in questa comunanza di origine si trova il fondamento della complementarità tra le diverse vocazioni
nella Chiesa.
Paolo di Tarso: un amore che precede
La riflessione paolina sull'amore di Dio non nasce da un percorso speculativo, né da una elaborazione dottrinale. Nasce da un'esperienza improvvisa, non cercata, che ha rovesciato l'intera esistenza di Saulo di Tarso e ne ha ridefinito le categorie fondamentali. Prima di essere una categoria teologica, l'amore di Dio è per Paolo un evento biografico…continua👓 la lettura📖 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-3-anno-2026

Di padre Giulio Michelini ofm
Docente stabile ordinario di Nuovo Testamento, Istituto Teologico di Assisi

Nel frastuono di una contemporaneità che spesso confonde l’autonomia con l’isolamento e il successo personale con la rea...
18/07/2026

Nel frastuono di una contemporaneità che spesso confonde l’autonomia con l’isolamento e il successo personale con la realizzazione dell'essere, risuona ancora, provocatoria e magnetica, la parola vocazione. Non un semplice sinonimo di "carriera" o di "scelta di vita", ma una chiamata radicale che viene da "Qualcuno" e che chiede di essere incarnata qui e ora. All'interno del grande mosaico della Chiesa cattolica, questa chiamata trova le sue espressioni più alte, feconde e profetiche nel matrimonio cristiano, nel ministero ordinato e nella consacrazione verginale.
Per secoli, una certa spiritualità dualista ha rischiato di creare una gerarchia invisibile, un'archeologia dei meriti in cui la via del sacerdozio o della vita consacrata occupava il gradino più alto della perfezione cristiana, lasciando il matrimonio sullo sfondo come una sorta di "concessione" alla fragilità umana o come una via di seconda classe per la santificazione. Il Concilio Vaticano Il ha spazzato via ogni equivoco, restituendo alla Chiesa la fulgida dottrina della chiamata universale alla santità'. Non esistono cristiani di prima e di seconda categoria. Esiste un unico battesimo, un unico Amore sorgivo e un'unica meta: la santità, intesa come la piena fioritura dell'immagine di Dio in ciascuno di noi.
Matrimonio e ministero ordinato non sono dunque due destini separati da un abisso, ma due modi diversi, speculari e complementari, di vivere l'unica vocazione all'amore e al
dono di sé.
Ministri ordinati e sposi hanno creduto all'Amore
Che cosa spinge oggi un uomo e una donna a promettersi totale comunione davanti all'altare? E cosa spinge un uomo a stendersi sul pavimento di una cattedrale per ricevere l'ordine sacro? La risposta è identica: entrambi hanno creduto all'Amore.
Non si tratta dell'adesione a un'ideologia, né del fascino per un progetto altruistico. All'origine di entrambe le strade vi è un incontro con Gesù il Signore Risorto, l'esperienza di essere stati amati per primi in modo unico e personale. Sposi… Continua 👓la lettura📖 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-3-anno-2026

Di diac. Raffaele Speranza e Nadia Vincenzi

🗣️🗞️Carissimi lettori,Molti di voi sono presbiteri, ma sappiamo che ci sono anche molti laici, sposati o celibi, assieme...
13/07/2026

🗣️🗞️Carissimi lettori,
Molti di voi sono presbiteri, ma sappiamo che ci sono anche molti laici, sposati o celibi, assieme a religiosi (presbiteri e anche laici)e religiose, consacrati e consacrate che leggono la nostra Rivista. Ciascuno vive la sua vocazione condividendo gioie e difficoltà con chi sente vicino, nello stesso percorso di vita, ma sempre più sperimentiamo come anche la vicinanza e la complementarietà delle vocazioni sia preziosa, sia dal punto di vista teologico ed ecclesiologico che da quello umano e relazionale.
A questo intreccio di storie, segnate da percorsi differenti ma da un unico "sì all'amore", vogliamo dedicare questa monografia.
Sentiamo la necessità di ribadire che le diverse vocazioni che la Chiesa accoglie e suscita sono frutto di un incontro personale con Cristo e sono risposte, diverse e complementari, all'amore di Dio. Il celibato, come dono per vivere il ministero ordinato o come voto di castità, e l'amore coniugale sono forme differenti (e senza gerarchia di valore!) con cui si realizza la sequela di Cristo e la chiamata a una vita di donazione a Dio e ai fratelli.
Riflettere su questa dimensione di comunanza e complementarietà è il primo passo per comprendere poi meglio in che modo presbiteri, consacrati, consacrate, sposi, diaconi possono aiutarsi, sostenersi, correggersi a vicenda e dare così testimonianza autentica di un amore generativo, gratuito, fedele…
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La redazione

La ricerca ha avuto come obiettivo l'approfondimento del sacramento dell'Ordine mediante lo studio delle attuali liturgi...
09/07/2026

La ricerca ha avuto come obiettivo l'approfondimento del sacramento dell'Ordine mediante lo studio delle attuali liturgie di ordinazione nella loro dimensione iniziatico-liminale, per verificare in esse la presenza strutturale di riti di passaggio/iniziazione. Il metodo adottato è coerente con il quadro in cui la lex orandi stabilisce la lex credendi per cui l'orizzonte sacramentale della rivelazione in atto è esperibile «per ritus et preces» nella celebrazione con un assetto di liturgia pastorale. Mediante l'aiuto delle acquisizioni antropologiche, si è particolarmente illuminata la relazione tra le potenzialità iniziatiche dei riti di ordinazione e l'identità dell'Ordine stesso in rapporto da un lato al mistero pasquale di Cristo e dall'altro alla successione apostolica, nel quadro di una ecclesiologia che consideri l'articolazione tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale (cfr. LG 10).
La dimensione iniziatica delle liturgie di ordinazione non consiste in un percorso a gradini strutturato come cursus honorum che sale verso un vertice ma assume piuttosto la forma di un chiasmo, di una parabola, di una «V» in cui si «discende per risalire trasformati e reinseriti», in analogia alla forma delle vasche battesimali protocristiane che imitavano il movimento «teologico» del mistero pasquale di Cristo.
Infatti le liturgie di ciascun ordine, considerate singolarmente e non nella loro correlazione sequenziale di diaconato-presbiterato-episcopato, appaiono integrare, risignificando-
lo, un rito di iniziazione con le caratteristiche che gli sono proprie quale rito di passaggio, incluse la struttura di incorporazione di un nuovo membro in un gruppo della società e la suddivisione nelle fasi rituali di separazione-margine/ liminale-reintegrazione, le cui nozioni sono state mutuate dalle scienze antropologico-sociologiche. È in tutto ciò che si ritiene consistere principalmente la dimensione iniziatica delle liturgie di ordinazione in uso attualmente nella Chiesa cattolica.
Il sacramento dell'Ordine per via della sua dimensione rituale iniziatica quindi, segnala alla Chiesa intera la necessità di auto-comprendersi come popolo di Dio in cammino, «peregrinans» verso la Parousia; la Chiesa è Mistero e non coincide con il regno di Dio bensì «subsixtit in Ecclesia catholica»…continua 📖la lettura👓 su

https://www.presbyteri.it/presbyteri-2-anno-2026

Di don Gian Luca Pelliccioni
Unione Apostolica del Clero UAC Italia

È a tutti chiaro in Italia (ma a Parma lo è più che altrove) come negli ultimi 25 anni il corpo-presbiterio presenti una...
04/07/2026

È a tutti chiaro in Italia (ma a Parma lo è più che altrove) come negli ultimi 25 anni il corpo-presbiterio presenti una composizione sempre più multiculturale, diventando sempre più "misto" sia per provenienze che per modalità di ingresso.
Il presbiterio di una chiesa locale che vive in un'Europa diventata terra di missione va considerato in un'ottica di "sistema", senza accontentarsi di qualche radiografia, tanto più parziale Anche il corpo-presbiterio, infatti, come ogni organismo, ha la sua anatomia, la sua fisiologia e una sua cronologia. In questa prospettiva solo qualche accenno di storia recente del presbiterio parmense, riassunta in una delle tante affermazioni in proposito del nostro vescovo[…]. Non è un caso che nelle due proposizioni ipotetiche di primo tipo (o di realtà) del vescovo l'apodosi (conseguenza)
preceda la protasi (condizione)! Fuori dalla analisi logica, un breve excursus di merito appare necessario.
A Parma siamo partiti praticamente all'indomani del Grande Giubileo dell'Anno 2000, non essendo stati, come alcune diocesi vicine, meta della prima ondata di polacchi ad inizio anni 90, a seguito della elezione di Karol Wojtyla... Nella seconda parte dell'episcopato Bonicelli si collocano i primi arrivi e la nomina del primo Incaricato, nella persona del Direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano.
Dopo un dettagliato lavoro di analisi e progettazione del Consiglio presbiterale durato tutto l'anno 2009, ad inizio 2010 è stata decretata (e il nome, volutamente lungo, ne precisa bene… Continua📖 la lettura👓 (anche per le altre testimonianze )su
https://www.presbyteri.it/presbyteri-2-anno-2026

Di don Stefano Maria Rosati
Vicario genera della Diocesi di Parma e Presidente nazionale UAC

Fin dagli anni del dopo Concilio, questa diocesi ha compreso che parlare di una Chiesa "tutta missionaria" non vu ire me...
29/06/2026

Fin dagli anni del dopo Concilio, questa diocesi ha compreso che parlare di una Chiesa "tutta missionaria" non vu ire mettere in secondo piano le altre dimensioni della past rale, ma evidenziare che «la missio ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell'impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza»?. In altri termini, «dire che tutta la Chiesa è missionaria non esclude che esista una specifica missione ad gentes, come dire che tutti i cattolici debbono essere missionari non esclude, anzi richiede che ci siano i "missionari ad gentes e a vita"
per vocazione specifica». Si è così avviata un'attenta e profonda riflessione sull'identità della Chiesa ad opera di illuminati pastori e di zelanti sacerdoti che è sfociata inevitabilmente nell'assunzione della responsabilità missionaria come espressione e misura della vitalità della Chiesa, attuata nel gemellaggio con la Chiesa di Kigali (Rwanda) e nell'attenzione verso altre Chiese dove operavano missionari originari della Chiesa ugentina (Tanzania, Cile, Brasile, Kenya, Burundi, Madagascar). Questa esperienza di riflessione e di azione missionaria è confluita in un prezioso volume che ne fissa la memoria
Dopo i primi interventi tesi a far fronte ai concreti bisogni di queste comunità, la singolarità di quest'opera missionaria, a mio avviso, è stata sostenuta da un'intelligente intuizione:«aprire una nuova fase della missione: passare dall'aiuto e dal sostegno economico allo scambio fra le Chiese secondo il principio di una "reale reciprocità che rende (le Chiese) pronte a dare e a ricevere" nella consapevolezza che la missione"rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l'identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni"»…Continua📖 la lettura👓 su https://www.presbyteri.it/presbyteri-2-anno-2026

Di Mons. Vito Angiuli
Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca

Un operatore pastorale di origine estera é una benedizione, una grazia,un dono alla chiesa che accoglie. Il clero  prove...
18/06/2026

Un operatore pastorale di origine estera é una benedizione, una grazia,un dono alla chiesa che accoglie. Il clero proveniente dalle più diverse nazioni o etnie è in sé un'enorme ricchezza culturale e spirituale per la Chiesa e per l'intera società italiana. Numerose comunità, in effetti, beneficiano del servizio preziosissimo di queste persone. Molti di costoro sono in Italia temporaneamente, per studiare e poi tornare nei loro paesi.
Le storie dei "preti senza confini" si inseriscono sempre più in quelle di ordinaria immigrazione: c'è chi viene per studio, chi è chiamato dal proprio ordine religioso o chi arriva nell'ambito di gemellaggi e cooperazione tra Chiese.
Le provenienze dei sacerdoti non italiani riguardano in prevalenza i Paesi del Sud del Mondo, in particolare l'Africa (da Zaire, Nigeria, Tanzania e Benin) e l'America Latina (prevalentemente da Colombia e Brasile). Per quanto riguarda l'Europa, sono consistenti le presenze di sacerdoti polacchi e sono cresciute anche quelle dalla Romania e dall'Ucraina.
La loro ripartizione appare differenziata. Il Centro totalizza più della metà delle presenze (mentre per quanto riguarda i residenti stranieri la posizione preminente spetta al Nord); la quota del Meridione supera un quarto del totale e al Nord spetta appena un quinto.
Alcuni dati che riguardano il Nord Est di Italia
Assunta Steccanella, vicepreside della Facoltà Teologica del Triveneto, sottolinea come la presenza di religiosi stranieri abbia portato ad un cambiamento nell'assetto degli Istituti di formazione ecclesiastica nel Triveneto tra cui il Marcianum, Santa Giustina, San Bernardino e la Facoltà Teologica del Tri-veneto, dove gli iscritti stranieri sono rispettivamente l'80%, il 60%, il 75% e il 50%…continua 📖la lettura 👓su
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Di Padre Sergio Durigon cs.
Religioso scalabriniano- delegato per la pastorale dei migranti nella Diocesi di Vicenza

Indirizzo

Via Dei Giardini, 36/A
Trento
38122

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