03/11/2025
E ANCHE QUESTA È ANDATA!
Roma continua a a essere in testa nella inarrestabile moria delle edicole! Ma come vanno le cose nella vostra zona? Recentemente il sito Roma Today ha scritto "La crisi delle edicole: a Roma ne chiudono sei al giorno” (questa mi pare decisamente un'esagerazione), stimando che “in cinque anni 350 le edicole della Capitale che hanno abbassato le saracinesche” (ma questo è invece un dato corretto). Per chi fa o ha fatto il mio lavoro, quando chiude un'edicola è come se bruciasse un albero. Quella della foto si trovava a qualche centinaia di metri da casa mia e per me era assolutamente strategica, perché metteva in una vetrina laterale tutte le riviste di musica, quelle che esistevano un tempo e quelle poche che esistono oggi.
Sia detto subito che il gestore non lo faceva certo per dargli una visibilità particolare, infatti, quando gli chiesi il motivo, mi rispose: “Mah, tanto non le compra nessuno, se le metto fuori lascio più spazio dentro ad altre cose”. Ai tempi belli di Classix e Classix Metal, era un modo utilissimo per monitorare la concorrenza e vedere chi c'era sulla copertina di questo o di quell’altro giornale, controllare chi era uscito prima, chi aveva avuto una buona idea o chi aveva giocato sempre sulle solite due o tre stronzate di sempre. Poi, quando abbiamo smesso di uscire in edicola, è stato un modo divertente per applaudire o spernacchiare i pochi concorrenti rimasti, chi tutto sommato aveva osato, si era preso qualche rischio e pubblicato qualcosa di interessante o chi invece per l'ennesima volta aveva puntato su Queen, Beatles o sulla rockstar morta di fresco...
A volte, miracolo, ci trovavo proprio Classix o Classix Metal, che, soprattutto negli ultimi periodi, erano state letteralmente martoriate, sventrate, ammazzate di botte e lasciate agonizzanti sul pavimento da una distribuzione incomprensibile. Ma incomprensibile davvero, che magari improvvisamente non portava le riviste in piazze secondarie o piccole cittadine del sud, dove però vendevamo una o due copie, o serviva per ultime, con una decina di giorni di ritardo, zone per noi importantissime come a Lombardia o il Lazio.
Credo di aver sprecato più parole, mail ed energia di quello che fosse necessario per cercare di risolvere un problema che stava assumendo i toni di quei paradossi filosofici che ci facevano studiare al liceo: sulla carta tutto sembrava perfetto, noi stampavamo sempre lo stesso numero di copie, il distributore era apparentemente professionale, eppure i giornali dove c***o stavano? Sono certo che colleghi imprenditorialmente più bravi di me avrebbero saputo risolvere questo problema, ma io mi ero veramente rotto i co****ni. E credo che ci siano ben poche soluzioni marketing applicabili alla rottura di co****ni.
Tornando alla nostra edicola "con gli occhi", comprendere i motivi di questa ennesima chiusura è davvero difficile: si trovava a qualche centinaio di metri da un ministero (e l'edicola che si trovava DAVANTI al ministero aveva già chiuso da tempo!), vicino a un grande magazzino, in una zona facoltosa, piena zeppa di sedi di società finanziarie, case di produzione e studi medici e professionali, ma soprattutto, abitata da una popolazione in media molto anziana, quella che, apparentemente, dovrebbe ancora leggere la carta. Niente da fare, dati alla mano, anche tutte queste teorie ormai non servono più a una ceppa…