20/12/2025
IL VISCHIO: LA PIANTA SACRA E PAGANA PER ECCELLENZA
(Viscum album L., 1753)
«O anima sorella, vivono! E tu saprai che per la vita si getta qualche cosa anche più bella della vita: la sua lieve fiorita d'ali. La pianta che a' suoi rami vede i mille pomi sizïenti, addita per terra i fiori che all'oblìo già diede... Non però questa (io m'interruppi), questa che non ha frutti ai rami e fiori al piede»
Giovanni Pascoli, "Il vischio"
Tutti conoscono il vischio, pianta sempreverde epifita, emiparassita di numerosi alberi come pioppi, tigli, olmi, ma anche di meli, peri e querce.
Prima di trattare l'argomento, è importante precisare subito che è una pianta protetta: infatti in molte regioni d'Italia può essere raccolta solo in determinati periodi e in piccole quantità, pena multe salate, mentre in talune aree protette la raccolta è assolutamente vietata.
Iniziamo...
È una pianta molto usata durante le festività natalizie come pianta ornamentale e di buon auspicio, ma forse non tutti sanno che il vischio possiede delle proprietà curative, scoperte in tempi piuttosto recenti, come potenziale supporto nelle terapie antitumorali. Il vischio è una pianta del nord, legata ai miti celti, ai druidi che lo raccoglievano con un falcetto d'oro, a Baldr figlio di Odino e della dea F***g, che fu trafitto e ucciso da un rametto di vischio, e nella tradizione cristiana. Nonostante la Chiesa per anni non abbia accettato la pianta come simbolo del Cristo, perché più legata ai riti pagani, alla fine è stata costretta a desistere, in quanto il vischio e la sua simbologia erano troppo radicati nelle tradizioni popolari. Una strategia "efficace" per fare proprio qualcosa che non era possibile annientare da secolari consuetudini.
Mességué nel suo libro "Il mio erbario" dice: "il vischio è una pianta assai strana: verde, quando tutti gli alberi sono spogli; sui rami che lo ospitano prende una perfetta forma sferica; le foglie ovali come orecchie di coniglio, le bacche bianche, l'indefinibile verde pastello dei rametti, contribuiscono a farne un essere sorprendente". E scopriremo che il vischio è davvero una pianta piena di sorprese.
SECONDO LA BOTANICA
Il vischio è una pianta semiparassita grazie alla presenza di polloni o succhioni con i quali penetra nel tronco della pianta ospite e ne assorbe la linfa. Rimane in parte autosufficiente, grazie alla sua clorofilla che sfrutta l'anidride carbonica, l'acqua e la luce del sole. Preferisce essere l'ospite di piante da frutto come il pero e il melo, ma in alcune regioni abbonda su pioppi, pini e abeti.
Nota importante: Il vischio NON cresce sul noce comune (Juglans regia), ma può svilupparsi sul noce nero americano (Juglans nigra).
Rarissimo e ritenuto il più antico in terapia è il vischio quercino, l'unico raccolto dai druidi. È caratterizzato da foglie oblunghe e coriacee dalla larghezza di circa 2 cm, poste a due a due lungo il ramo. Ha fiori maschi e fiori femmina che non di rado vengono visitati dalle api verso la fine dell'inverno per raccoglierne il nettare. I frutti sono delle bacche biancastre e traslucide molto tossiche per l'uomo, ma assolutamente commestibili per gli uccelli come i merli, i tordi, le capinere e le cinciallegre. Gli uccelli sono proprio il mezzo attraverso cui il vischio si propaga sugli alberi ospiti.
BIOLOGIA
La foglia verde del vischio indica la presenza di clorofilla, quindi questa pianta è in grado di compiere la fotosintesi. L'unico handicap è nell'approvvigionamento dell'azoto, che il vischio non è in grado di ottenere per conto proprio e perciò sottrae alla pianta ospite.
Le sue bacche, trasportate e disperse dagli uccelli (che se ne cibano in inverno), si insediano nelle intercapedini di un ramo di una pianta ospite e i semi ivi contenuti iniziano a germinare. Attraverso un cono di penetrazione ha inizio la formazione di un piccolo tronco e lo sviluppo del vischio. Nel caso in cui le bacche cadano invece al suolo, i semi muoiono senza germogliare.
Non è una minaccia per l'albero a cui è attaccata: non impedisce la crescita delle foglie né lo priva di nutrienti essenziali, ma si nutre di ciò che le serve senza compromettere l'equilibrio vitale dell'albero.
Il vischio è una pianta dalla crescita lentissima, che ha bisogno di molto tempo per svilupparsi e riempirsi di foglie e, dopo sei o sette anni, produce le bacche.
STORIA
Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, era, assieme alla quercia, considerato pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie. Continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l'usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l'arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami.
Il mito di Baldr
A questo proposito, il mito di Baldr (raccontato nel Gylfaginning dell'Edda in prosa di Snorri Sturluson) narra di Baldr, figlio del dio Odino e della dea F***g, signore della luce (per questo sovrapponibile a Cristo). Baldr e Hǫðr erano fratelli, entrambi figli di Odino. Quando F***g chiese a tutte le cose del mondo di non far male a Baldr, dimenticò di chiedere al vischio, ritenuto troppo giovane e insignificante. Loki, la divinità ingannatore, scoprì questa debolezza e forgiò un'arma con il vischio. Ingannò poi Hǫðr, il fratello cieco di Baldr, facendogli scagliare il rametto di vischio che uccise Baldr. Idealmente e simbolicamente, Baldr proviene dal vischio, in quanto il padre Odino è identificato con l'albero cosmico Yggdrasill su cui nasce il vischio: come era accaduto a Cristo per il legno della croce.
Il ramo d'oro di Virgilio
Nel VI libro dell'Eneide (vv. 133-141) di Virgilio, dove si racconta la discesa di Enea nell'oltretomba, la Sibilla cumana gli ordina di trovare un "ramo d'oro" (identificato con il vischio secondo gli studi antropologici) che sarà necessario per placare le divinità infere durante la sua catabasi. L'antropologo britannico James Frazer ha dedicato a questo mito una poderosa ricerca nella sua opera "Il Ramo d'Oro".
Il succo delle bacche veniva usato per preparare colle usate nell'uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza appiccicaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.
Alla natura semiparassita di questa pianta il poeta italiano Giovanni Pascoli dedicò una poesia, intitolata Il vischio.
Tradizioni celtiche e germaniche
Le consuetudini sull'uso del vischio, come amuleto di buona sorte, ci arrivano anche dalle antiche tradizioni celtiche oltre che da quelle germaniche. I celti consideravano questa pianta magica, dato che riusciva a crescere senza radice e alle spalle di un'altra specie. I druidi la pensavano pianta sacra e sacro era il rovere su cui la pianta cresceva.
La poteva raccogliere solo il sommo sacerdote e con l'aiuto di un falcetto d'oro. Gli altri sacerdoti, bardati con vesti bianche, potevano deporlo dentro un catino pieno di acqua, anch'esso d'oro. A questo modo potevano mostrarlo al popolo per la venerazione di rito e ottenere la liberazione da tutti i mali.
La storia, o forse sarebbe più corretto dire la leggenda, ci racconta che Enea "si servì di un aureo ramoscello" per aprire le porte degli Inferi. Ippocrate e Plinio, medici dell'antichità, volevano il vischio come guaritore di vertigini, epilessia e tumori. Santa Ildegarda lo raccomandava per guarire dalla gotta e le malattie di petto, mentre l'Abate Kneipp lo somministrava per combattere le malattie dell'apparato circolatorio.
Infine ricordiamo che i signori Goscinny e Uderzo ne fanno l'ingrediente magico di una pozione molto famosa, preparata dal druido Panoramix, che fa diventare invincibile il piccolo gallo Asterix.
METAFORE E DETTI
Dal vischio deriva l'aggettivo viscoso o vischioso, per indicare una sostanza appiccicaticcia. Dalle sue bacche e dalla sua corteccia, in effetti, si ricava un fluido appiccicoso che serve da solo o in compagnia di altre sostanze ricavate dall'agrifoglio, a ottenere la pania degli uccellatori.
LA LEGGENDA
Il vischio era sacro poiché cresceva in aria (è una pianta che cresce sugli alberi): favoleggiavano che nascesse dove era caduta la folgore degli dei, ovvero una discesa delle divinità in terra.
Arriviamo alla leggenda che affonda radici molto lontane. La storia ci parla della dea F***g, sposa di Odino e protettrice di tutti gli innamorati e ovviamente dell'amore.
In una variante popolare del mito, si racconta che F***g aveva due figli e che uno di loro, per invidia, voleva uccidere l'altro amato per la sua grande bontà. La madre, venuta a sapere di questa minaccia, chiese ai quattro elementi, alle piante e agli animali di proteggere il figlio buono e così fecero tutti. Purtroppo venne dimenticata una pianta che viveva a metà tra cielo e terra: il vischio.
Con i rami intrecciati fu costruita una freccia appuntita che uccise il figlio buono. Tutti si addolorarono, gli elementi in terra e cielo provarono a riportare inutilmente in vita il giovane dio. Il grande dolore e la rassegnazione di F***g sfogarono in un lungo pianto sul corpo del figlio. Per magia le lacrime della madre a contatto con la freccia fatta con i rami del vischio divennero bacche di bianco perlato e il figlio riprese vita.
Dalla grande felicità, la madre ringraziò la pianta con un bacio e da allora volle che chiunque si trovasse sotto la pianta si scambiasse un bacio per avere la protezione della pianta simbolo di amore puro.
SIMBOLO BENEAUGURANTE
In ragione delle sue caratteristiche di crescita e vegetazione, è considerato primariamente simbolo di vita e tenacia perché cresce in condizioni particolari, non comuni nel mondo delle piante, e, anche se lentamente, cresce caparbio fino a diventare un bel cespuglio rotondo e folto. Non a caso, quando d'inverno i rami dell'albero ospite si spogliano, questo ciuffo rotondo e voluminoso spicca deciso nel panorama della stagione invernale.
Pertanto, nel linguaggio dei fiori è anche un simbolo beneaugurante, auspicio di serenità e di pace, soprattutto per garantire un anno di fortuna e di armonia familiare.
Il suo significato lo rende un regalo ideale per tutte le volte che vogliamo augurare, appunto, serenità e sicurezza, ma anche incoraggiare una persona, per augurarle di superare ogni ostacolo e appoggiarla nelle sue decisioni.
Poiché viene considerato un amuleto contro le disgrazie e gli influssi negativi, si sconsiglia di raccoglierlo dall'albero con le mani e soprattutto con la sinistra: in quanto secondo alcune tradizioni si attirerebbe la malasorte. Una volta lo si faceva cadere colpendolo con un bastone o una freccia e si doveva afferrarne il cespo al volo prima che toccasse terra.
IL VISCHIO COME SIMBOLO DI AMORE PURO
Secondo la tradizione degli antichi popoli nordici, la dea F***g (Freya), sposa di Odino, aveva tra i suoi figli Baldr (Balder o Baltur), amato da tutti per la sua bontà e la sua bellezza. Quando Loki orchestrò la morte di Baldr usando il vischio, F***g pianse disperata sul corpo del figlio. A contatto con i rami le sue lacrime divennero tante bacche rotonde di colore bianco perlato che miracolosamente ridiedero la vita a Baldr (secondo alcune varianti del mito).
Secondo un'altra leggenda relativa ai druidi del nord Europa, quando due nemici si incontravano sotto una pianta di vischio erano soliti abbandonare le armi e concedersi una tregua, sancendo il patto con un bacio.
Per queste ragioni la pianta è simbolo di amore puro, che sconfigge la morte e ogni avversità. Per questo è diffusa l'usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l'arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami.
Secondo un'antica credenza, infatti, se si passa in coppia sotto il vischio, ci si deve baciare: se una ragazza non riceve questo bacio rituale non si sposerà l'anno successivo.
PROPRIETÀ
Il vischio album è noto per le sue proprietà ipotensive, ovvero contribuisce ad abbassare la pressione arteriosa. È considerato:
antispasmodico e sedativo, poiché diminuisce il senso di oppressione al petto, le palpitazioni e il nervosismo.
Diuretico e depurativo, in quanto aumenta la produzione di urine e l'eliminazione dei residui tossici in caso di nefriti, gotta, artrite
Antinfiammatorio, poiché sembra alleviare i dolori reumatici e sembra molto efficace negli attacchi acuti di lombaggine e sciatalgia.
Regolatore delle mestruazioni, in quanto possiede un buon effetto emostatico
Potenziale antitumorale.
Per quanto riguarda le proprietà antitumorali, studi preliminari suggeriscono che alcune proteine contenute nel vischio, come le lectine, potrebbero avere effetti sulle cellule tumorali e sul sistema immunitario. Tuttavia, è importante sottolineare che le evidenze scientifiche sono ancora controverse e necessitano di ulteriori ricerche. Gli studi clinici condotti finora presentano spesso problemi metodologici e i risultati non sono conclusivi.
IMPORTANTE: Va ricordato che il vischio è una pianta tossica in quanto contiene diverse tossine, in modo particolare la viscumina, concentrata in tutte le parti verdi della pianta e nelle bacche, che la rendono una specie decisamente pericolosa. L'avvelenamento da vischio causa una sintomatologia seria e complessa a carico del sistema cardiocircolatorio e nervoso, che però raramente porta al collasso o ad esiti fatali.
Va assolutamente vietato l'uso amatoriale del vischio poiché sia la raccolta indiscriminata sia la distruzione indiscriminata dei boschi hanno reso il vischio una pianta rara e tutelata, almeno in Italia, da diverse leggi regionali.
USI DEL VISCHIO
DISCLAIMER MEDICO: L'uso del vischio a scopo terapeutico deve sempre essere seguito e prescritto da personale medico qualificato. Non praticare automedicazione.
TOSSICITÀ
I componenti della pianta di vischio (in particolare le bacche) sono relativamente tossici e l'ingestione comporta generalmente una lieve gastroenterite. Gli estratti concentrati, invece, possono causare un'intossicazione importante, che può manifestarsi con diplopia, midriasi, ipotensione, confusione mentale, allucinazioni, convulsioni.
IMPORTANTE: È fondamentale sapere che le foglie contengono due sostanze in grado di agire sul sistema neurovegetativo; per questo motivo occorre evitare accuratamente il fai da te.
CURIOSITÀ
Rudolf Steiner, filosofo e medico tedesco, fondatore della medicina antroposofica, indicò nel Viscum album un valido rimedio contro il male del secolo: il cancro.
A partire dal 1917, Maria Ita Wegman, in collaborazione con Rudolf Steiner, sviluppò il primo estratto di vischio chiamato inizialmente Iscar. Nel 1921 furono aperti ad Arlesheim (Svizzera) la clinica e i laboratori farmaceutici antroposofici dove venne prodotto e perfezionato il preparato, che prese poi il nome di Iscador. In seguito ne furono introdotti altri quattro preparati simili.
Dagli anni '80 sono stati effettuati numerosi studi clinici sulle proprietà del vischio, in Svizzera, Austria e presso l'università dermatologica di Basilea. Sembra che il vischio contenga una sostanza chiamata lectina. Questa sostanza possiede la capacità di legarsi alle cellule tumorali e stimolare le cellule del sistema immunitario a distruggerle, ma come già detto, le evidenze scientifiche rimangono controverse e necessitano di ulteriori approfondimenti.
BIBLIOGRAFIA
Fonti botaniche e scientifiche
Acta Plantarum Forum - Scheda botanica: Viscum album L. - Vischio comune. Disponibile online.
Flora d'Abruzzo (2020). "Il Vischio: leggende, usi e proprietà del ramo d'oro". Articolo divulgativo.
Microbiologia Italia (2022). "Viscum album L., il vischio". Articolo scientifico divulgativo.
Fonti mitologiche e letterarie
Frazer, James George (1890-1915). The Golden Bough: A Study in Magic and Religion. Macmillan Publishers. [Opera fondamentale sull'antropologia del vischio e del ramo d'oro]
Isnardi, Gianna (1991). I Miti Nordici. Longanesi, Milano.
Liberman, Anatoly (2004). "Some Controversial Aspects of the Myth of Baldr", Alvíssmál 11: 17-54.
Pascoli, Giovanni. Il vischio, da Myricae.
Snorri Sturluson (XIII secolo). Edda in prosa - Gylfaginning. [Fonte primaria per il mito di Baldr]
Virgilio. Eneide, Libro VI, vv. 133-141. [Riferimento al ramo d'oro]
Fonti storiche classiche
Plinio il Vecchio. Naturalis Historia. [Riferimenti ai druidi e al vischio sacro]
Fonti mediche e farmacologiche
Mességué, Maurice. Il mio erbario. [Citato nel testo]
National Cancer Institute. Review sugli estratti di vischio nel trattamento del cancro. Disponibile online.
Oggiscienza (2020). "Vischio contro il cancro". Articolo divulgativo scientifico.
Steiner, Rudolf; Wegman, Maria Ita (1920-1923). Sviluppo della terapia antroposofica con vischio. Arlesheim, Svizzera.
Altre fonte
Goscinny, René; Uderzo, Albert. Serie Asterix. [Riferimento culturale alla pozione magica del druido Panoramix]
Articolo a scopo divulgativo e culturale. Per qualsiasi uso terapeutico del vischio consultare sempre un medico o un farmacista qualificato.
(immagine presa dal web)