Homo Tergesticus

Homo Tergesticus Si ride ma si ride a denti stretti...con malinconia e rassegnazione

20/12/2022

Homo Tergesticus

07/09/2022
21/04/2015
19/01/2015

Cari eventuali amici lettori, sento giunto il momento di rendere pubbliche tragicomiche vicissitudini degli anni che sono stati.
Acqua passata...ma acqua torbida, melmosa...; che ha inquinato parte del mio recente passato.
Acqua che considero ormai defluita nel grande oceano dell'oblio.
Chi gradisce rifletta..., rida amaro..., concordi o dissenta...
Tanto nulla cambierà mai in questa città, ed anche se dovesse farlo non potrebbe in alcun modo più giovarmi.

19/01/2015

Ritorno a Trieste

Approfitterò delle sporadiche clemenze del mare per far riaffiorare qualche ricordo...come vecchi relitti pronti ad essere rigettati negli abissi della nostra memoria dalle tempeste della vita quotidiana.
Rientravo nella mia città dopo ben quattro anni di latitanza causa lavoro ed essa si palesava subito dopo una galleria, stampata sul finestrino del treno come una cartolina a colori...: il castello con le sue mura a picco sul mare..., gli alberi..., le colline ammantate di verde...e più in fondo il ponte con gli archi ed infine la città, le case, il porto..., il golfo che accoglieva in un rassicurante abbraccio le ultime acque del mar Adriatico.
Tanta amenità celava però una realtà triste ed inquietante, come avrei appreso nei mesi a seguire.

19/01/2015

L'abdicazione

Durante i miei quattro anni di "esilio forzato" ho avuto modo di conoscere colleghi provenienti dal sud Italia.
Alla stregua degli impavidi conquistatori spagnoli che sbarcarono anni or sono nelle terre del nuovo mondo provocando lo sterminio di civiltà precolombiane, questi "intraprendenti guerrieri" occupavano le nuove terre del nord, creando scompiglio e facendo "scempio" delle ragazze locali.
Le poverette capitolavano sotto le decise avances dei prodi "sudisti", i loro approcci sfrontati erano supportati da una illimitata fiducia in sè stessi...; le loro azioni decise, seguendo un naturale istinto, erano alimentate dalla consapevolezza di agire secondo le giuste regole che muovono gli ingranaggi della vita.
Sebbene motivata da turbolenti desideri fisiologici piuttosto che da sporadici nobili intenti, la loro audacia veniva alla fine premiata.
Ingolosito da tali risultati mi univo spesso al "branco" nelle loro battute di caccia, ma in occasione dei sporadici rientri a Trieste il confronto era inevitabile: l'apatia regnava sovrana nella mia città, disperdendo in un attimo tutto il potere che ritenevo acquisito in una stantia nuvola di rassegnazione.
Maldestri e patetici tentativi di approccio..., ruffiani e mielosi..., pretattiche e titubanze infinite...; il tutto nella speranza di accattare qualche accenno di corresponsione: ma dov'era finita quella complice ingenuità femminile?...Da quando il maschio triestino aveva deposto la corona consegnando lo scettro sopra un cuscino di raso rosso?
Caso volle, anni più tardi: quando il mio rientro in patria fù definitivo, che la mia città fosse meta di lavoro anche per uno di questi "compagni d'avventura" : Pino.
Io, lui e l'amico Gino ci ritrovammo in un triunvirato solidale, dedito al tacchinaggio delle pollastre locali.
Come avrebbe reagito confrontandosi per la prima volta con la realtà locale l'impetuoso Pino?
La sua partenza fù travolgente: vento in poppa ed all'arrembaggio!..., nuova terra da conquistare..., sguinzagliato l'istinto predatorio ed autostima alle stelle; con tutta la serenità, la sicurezza e l'incoscenza di chi non può sapere.
I suoi approcci erano diretti e spontanei, nessuna sdolcinata sbavatura, nessun sottile umorismo di circostanza.
Pratico ed obiettivo, diritto al punto: -"Ciao, mi chiamo Pino, possiamo conoscerci?"
In suo appoggio anche l'impietoso e sarcastico incoraggiamento di Gino: -"vai Pino...entra deciso: come Cannavaro!"
Audacia e sfrontatezza, tanta e tale da lasciare interdette le triestine, cogliendole impreparate e con le barriere protettive abbassate: chi era costui per stravolgere le più basilari convenzioni?
Nessun triestino osava più da tempo simili affronti...
AI RIPARI!
Come cigolanti ponti levatoi le triestine eressero le loro barriere e giorno dopo giorno, come cavalloni di onde marine, l'entusiasmo di Pino finiva per infrangersi contro di esse.
Alla fine un esausto e spumeggiante riflusso di rassegnazione lo sopraffò in silenzio, consigliandolo a cercare conforto nei suoi periodici rimpatrii al sud..., e non c'era certo di che biasimarlo.

19/01/2015

Le comitive

Ragazze timide, riservate, di buoni costumi e sensibile moralità...: ecco come viene da molti giustificata la "tolleranza zero" delle triestine verso qualunque tentativo di approccio e la loro riluttanza verso tutto ciò che rischi di evolversi in una relazione o un rapporto.
Esternazione di timidezza quantomeno ambigua però dico io : nessun accenno di sorriso o rossore del volto, solo "scannerizzazione" dell'"aggressore" da capo a piedi accompagnata da impercettibili smorfie di stupore e fastidio seguita infine da mortificante indifferenza.
Avevo di recente fatto visita al collega Pino nella sua terra del sud. La sera di un fine settimana mi accompagnò ad un luogo di ritrovo comitive cui era solito frequentare.
Neanche il tempo di squadrare la piazzetta che una ragazza del posto mi cinse a braccetto rassicurandomi: -"lascialo perdere il tuo amico: vieni con me..."
Detto fatto fluttuammo in lungo e largo soffermandoci ora quì ora là tra presentazioni, battute scherzose e commenti...
Ma non noi solamente..., ad un esame più approfondito realizzai come tutti quanti spaziassero liberamente come tante molecole di uno stesso liquido.
Un onda umana in continuo movimento: tutti si intrattenevano con tutti; la presenza di Pino, quale intermediario tra me e quelle genti, mi appariva ora superflua...; ero perfettamente integrato ed avevo anche tralasciato di seguirlo ancòra con lo sguardo nei suoi spostamenti.
Il paragone con la mia città era stridente: a Trieste le comitive si presentavano "chiuse a riccio", in un abbraccio ermetico, come una squadra regbistica intenta a non lasciar trapelare i propri schemi di gioco.
Ingerenze dall'esterno non erano gradite, salvo "ufficiale presentazione" ed introduzione nel gruppo.
Approdare ad altri lidi si rischiava l'accusa di "alto tradimento", il ripudio e la condanna all'esilio.

19/01/2015

La farsa delle ricorrenze

Incollati alle rotaie dei loro rigidi schemi i triestini giungono con trepidazione a ricorrenze festose quali carnevale, capodanno o semplici compleanni: succubi di questo copione che impone divertimento e buonumore.
Ed ecco la fugace quanto incredibile metamorfosi delle triestine che travolte dall'atmosfera si concedono spensierate alle frenetiche danze latine elargendo improbabili sorrisi.
Ultimamente non è neanche più necessario attendere le ricorrenze dato che questi ritmi imperversano tutto l'anno nelle sale.
Che pena vedere quei "poveri ometti", storditi da tanta improvvisa generosità, accorrere scodinzolando ad elemosinare le magnanime concessioni delle triestine.
Che pena vedere come giungano ad assecondarle con un sorriso di compiacimento sul volto, accompagnandole sculettando nelle loro danze per godersi quei pochi attimi.
E proprio di pochi attimi trattasi perchè al di fuori della pista, quasi destandosi da uno stato di ipnosi, le triestine si riappropriano di tutta la loro naturale asprezza.
Ai margini della pista sparuti drappelli di "anime sconsolate": sventurati ai quali il destino non ha concesso la passione per la danza o una coordinazione nei movimenti all'altezza della performance.
Costoro non possono che assistere impotenti allo spettacolo.
Come possono queste danze calde e sensuali addirsi alle asettiche triestine?...; perchè non immedesimarsi nello stile di vita delle genti solari da cui questi ritmi provengono oltre che emularli solo nel ballo?
Possibile che il perimetro della pista isoli gli umori delle triestine come un misterioso confine al di fuori del quale incombe glaciale diffidenza ed al suo interno ci si abbandona alla più spensierata fiducia?
Mi sono concesso recentemente una vacanza a Cuba.
La sera, scorazzando per le vie di un centro città mi imbattei in un locale adibito ai suddetti balli.
Senza esitazione alcuna mi catapultai nella pista dimenandomi come un orso ammaestrato e pestando i piedi a tutti.
Subito un drappello di ragazze locali mi accerchiarono festose ed entusiaste: fù un tripudio di spensieratezza ed allegria.
Avessi osato un simile affronto qui a Trieste!...: ingombrare da solo come un mentecatto il suolo calpestabile di una pista per agitarmi scomposto tra i "ballerini competenti", creando scompiglio tra chi aveva dedicato mesi a frequentare una scuola e poteva sfoggiare ora i risultati di tale dedizione!
SACRILEGIO!...
Mi sarei guadagnato le occhiatacce dei presenti ed a seguire la diffida del primo buttafuori di passaggio.

19/01/2015

Responsabilità familiari

Dopo anni di soprusi subìti da una società maschilista, madri represse hanno riversato detriti di risentimento sulle proprie figlie, indottrinandole fin dalla tenera età su quanto esse valgano, su come non lasciarsi prevaricare dall'uomo e su come cautelarsi dai suoi biechi propositi.
L'uomo ha un solo fine, quindi: alla larga!...
E ben venga che ce l'abbia dico io: è questo il fine che ha generato e tramandato la specie...
Non sarà un caso che a Trieste si abbiano eserciti di ultrasessantenni e natalità prossima allo zero: logica conseguenza di tale accanimento verso il suddetto fine.
Accanimento immotivato però: non ci si ritrova sicuramente in un letto così per caso, come in una trappola per la selvaggina nascosta tra il fogliame...; non si punta "loro" una pi***la alla tempia intimando:- " o il letto o la vita"!
A nessuna viene negato un "time-out tecnico", hanno sempre la facoltà di contestare: -"amico mio, la strada che abbiamo imboccato va in una direzione che non mi convince e comunque da quì ci si arriva troppo rapidamente per i miei princìpi: io mi fermo quì".
Perchè si sà: l'uomo tende a privilegiare certe scorciatoie...
Ma prima di ritrovarsi a condividere un letto la strada è ben lunga e piena di sbocchi laterali su cui poter ripiegare in qualsiasi momento.
Perchè quindi stroncare un approccio sul nascere, senza alcun beneficio del dubbio?
Si pota l' "erbaccia" giovane alla radice..., ma tra quei germogli poteva nascondersi anche un fiore...
Come dice il proverbio: -se son rose NON fioriranno-..., e non potrebbero mai farlo a Trieste, recise da tale falciata di pregiudizio e prevenzione!
A Trieste esiste uno stabilimento balneare con due aree ben distinte, una per i maschi ed una per le femmine: il famigerato "Pedocin"..., unico in Europa e forse nel mondo.
...Ed anche questo la dice lunga riguardo al feeling tra i sessi che si respira nella città.

19/01/2015

Il paradosso

Durante un mio viaggio in Brasile mi sono ritrovato una sera a visitare una discoteca locale.
Là, dove i rapporti tra i due sessi seguivano ancòra il loro corso naturale, drappelli di ragazze adornate da par loro accendevano le micce degli ormoni maschili facendoli esplodere nelle loro teste come fuochi d'artificio in colorate e spumeggianti fantasie erotiche.
Una in particolare attirò la mia attenzione..; ogni dettaglio era stato curato: dal tacco al gonnellino inguinale, per finire sulla mini borsetta fucsia a forma di coniglietto.
Il suo intento era fin troppo ovvio: provocare un approccio.
Riguardo ai fini ultimi ognuno tragga le proprie conclusioni...
Il punto è che anche la maggior parte delle triestine tendono ad agghindarsi frequentando le discoteche di casa nostra, ma a che pro?
Anche quì da noi simili abbigliamenti possono incoraggiare un approccio..., ma è esattamente quello che esse temono e cercano di scongiurare!
Si è già ribadito come con elegante maleducazione lascino il loro interlocutore a parlar da solo o si limitino a chiarire: -" Io sono quì solo per ballare, non mi interessa altro...".
Purtroppo per voi, care triestine, non sono state ancòra poste in varo discoteche per sole donne, ma si potrebbe azzardare qualche idea...
Perchè bardarsi ed ornarsi tanto..., uscire..., sperperare denaro (anche se spesso per "VOI" qualche porta si spalanca gratuitamente)... e ciò che è peggio: esporsi alle "molestie" maschili?
Rimanete in casa accendendo un semplice apparecchio stereo...
Volume discreto e ciabattone foderate di "peluche", a rispetto del povero vicinato, e ballate...ballate...ballate...
Ballate e divertitevi da sole o con qualche amica, al sicuro e senza l'angoscia di poter essere braccate da questa "creatura infernale" chiamata: MASCHIO.
Cosa venite a cercare nei locali pubblici?..., e per di più anche ben agghindate...: è solo per compiacere voi stesse?
...sapete che quì non potrete evitare di esporvi al rischio abbordaggio...
E' questo il "paradosso delle triestine", a cui la scienza non ha saputo dare ancòra un "perchè".

Indirizzo

Trieste
34135

Telefono

+393386180639

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