18/09/2026
+++ Bruna e Silvana contro il degrado: «Una volta a Trieste la gente se vestiva ben» +++
TRIESTE – Sedute dalle 10.15 al tavolino di un bar del centro, Bruna e Silvana, 81 e 79 anni, hanno convocato informalmente la stampa per denunciare quella che definiscono «la definitiva perdita di decoro della città».
Tutto è cominciato dai turisti soprattutto quei tedeschi.
«Mi ieri go visto una in Piazza Unità con braghe corte e le ciabatte», racconta Bruna, indignata.
«E gaveva anche el zainetto», precisa Silvana. «Come se Trieste fossi Gardaland.»
Da lì, la situazione è rapidamente degenerata.
Nel giro di venti minuti le due hanno criticato, nell’ordine: i turisti, le infradito, gli uomini con i pantaloni corti, le donne senza calze, i monopattini, quelli che corrono sulle Rive, i cani nei bar, i bar senza camerieri «de una volta», i camerieri tatuati e «quei posti dove per aver un caffè te devi dir el nome».
Particolare preoccupazione è stata espressa per i giovani sugli autobus con gli zaini di scuola.
«No i se sposta», denuncia Silvana. «Te devi passar e lori resta là col zaino.»
«Ai nostri tempi lo zaino no esisteva», aggiunge Bruna.
«Bruna, ti te andavi alle Orsoline. Voi libri ligai col spago»
«Appunto.»
Pesanti critiche anche al clima.
«No xe più el tempo de una volta», spiega Bruna guardando fuori, dove ci sono 24 gradi e sole. «Una volta settembre iera settembre.»
Silvana conferma: «Adesso o fa caldo o fa freddo.»
Ma il problema più grave resta quello economico.
Entrambe vedove, Bruna e Silvana denunciano infatti l’impossibilità di vivere dignitosamente con le rispettive pensioni di reversibilità dei defunti mariti, pari a circa 3.000 euro mensili.
«No basta più», sospira Bruna. «Solo de condominio me parte una follia.»
L’appartamento è di 240 metri quadrati a San Vito.
Silvana annuisce: «Mi 210, ma go anche el terrazzo.»
«Eh, allora te spendi.»
«Una roba vergognosa.»
Le due hanno concluso l'incontro alle 12.40, dopo aver criticato anche l’amministratore di condominio, il prezzo dei carciofi, i bambini che urlano, quelli che non fanno figli, quelli che ne fanno troppi, il BoraMata, la raccolta differenziata, il prosecco troppo freddo e una signora passata davanti al tavolino «con una borsa che no se pol veder».
Prima di andarsene, Bruna ha voluto però lasciare un messaggio di speranza:
«Mi no son una che critica.»
Silvana ha annuito.
«Neanche mi.»