Marco dixit

Marco dixit Curiosità e spunti sulla lingua italiana
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12/08/2026

Conosci entrambi i significati di questa parola?

Propinare è una parola che oggi usiamo soprattutto nel senso di rifilare, somministrare o sottoporre a qualcuno qualcosa di sgradito, spesso contro la sua volontà.

Ma in origine aveva un significato molto più conviviale: indicava il bere alla salute di qualcuno, offrire da bere o brindare.

La parola deriva dal greco propínein, formato da pro- e pínein, “bere”: letteralmente, dunque, offrire da bere.

Da questo significato antico si è sviluppata l’accezione moderna, spesso negativa: possiamo propinare a qualcuno una predica, una bugia, un discorso noioso… o persino le foto delle vacanze del collega.

Una parola che dal brindisi è finita a indicare qualcosa che ci viene rifilato controvoglia.

Usi spesso questa parola?

10/08/2026

Perché si dice “perle ai porci”?

07/08/2026

Conosci questa parola?

05/08/2026

Che animale è quello rappresentato nell’immagine?

Se hai pensato a ghepardo, o leopardo... sappi che Dante lo chiamava lonza. Sì, come la lonza di maiale. Ma non sono la stessa cosa.

La lonza che incontra Dante nel primo canto dell’Inferno è un felino, una bestia “leggera e presta molto, che di pel macolato era coverta” - agile, veloce, dal pelo maculato.

Lonza è un termine che anticamente si usava per riferirsi a diversi felini selvatici: un leopardo, un ghepardo o una lince. L’etimologia rimanda proprio a lynx, la lince latina. Quale animale sia esattamente la lonza di Dante non ci è dato sapere, ma sul piano allegorico rappresenta quasi certamente la lussuria - o secondo altre interpretazioni, l’invidia.

E la lonza di maiale? Quella è tutta un’altra storia. Viene dal latino lumbus, “lombo”, passando per il francese longe. Stessa grafia, origini totalmente distinte.

Le magie del dizionario: puoi trovare un felino medievale e un taglio di carne suina uno accanto all’altro.

03/08/2026

Come ogni anno dal lontano 2022, propongo un video su questa parola, che, ahimè, in questi giorni si sente spesso.

Che cosa hanno in comune il caldo estivo, un cagnolino e una stella?

La risposta è nella parola canicola. Deriva dal latino canicula, diminutivo di canis (“cane”), ed era il nome con cui i Romani indicavano Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore.

Il sorgere di Sirio insieme al Sole, tra la fine di luglio e la fine di agosto, era tradizionalmente associato ai giorni più caldi dell’anno. Da qui il significato moderno di canicola: il periodo in cui il caldo si fa più intenso e afoso.

Conoscevi l’origine di questa parola?

31/07/2026

C’è un personaggio dell’Odissea che fa una fine davvero tremenda. Non si tratta di Polifemo, e nemmeno di uno dei Proci o dei compagni di Ulisse.

Si tratta di Melanzio, il capraio di Ulisse, che però non era un servo fedele. Anzi era un traditore, tanto che aiutò i Proci ad armarsi durante lo scontro finale nel palazzo di Itaca.

La punizione che Ulisse gli riserva è descritta da Omero nel XXII libro dell’Odissea con una compostezza quasi burocratica. Melanzio viene prima legato e appeso a una colonna. Alla fine della battaglia viene trascinato fuori dal palazzo: gli vengono tagliate naso e orecchie, poi viene evirato e le sue vergogne date in pasto ai cani. Infine, “con cuore infuriato”, gli tagliano mani e piedi.

Un’esecuzione estrema, crudele, addirittura umiliante, per punire il tradimento, o forse per ristabilire simbolicamente le gerarchie del palazzo.
Nel film di Nolan, Melanzio c’è e ha una parte importante, piuttosto fedele al testo originale... ma fa una fine decisamente diversa.

La morale? Non è il caso di tradire il padrone di casa. Soprattutto quando si chiama Ulisse.

Fonti
- Rosa Calzecchi Onesti (trad.), Odissea, Mondadori

29/07/2026

Quali sono gli epiteti di Ulisse nell’Odissea?

Nell’Odissea, Ulisse viene descritto in greco con diversi aggettivi ricorrenti. Il primo è certamente polytropos, ma a questo ho dedicato un video a sé. Ce ne sono pero almeno altri due: polýmētis e polymḗchanos.

Polýmētis - polý, molto, e mētis: senno, saggezza, prudenza. Non a caso i Greci ne avevano fatto una divinità: Metis, personificazione della saggezza, nonché madre di Atena. Ulisse polýmētis è l’uomo dal senno molteplice - quello che sa leggere le situazioni, prevedere, pianificare, agire nel momento giusto.

Polymḗchanos - polý, molto, e mēchanḗ: l’espediente, la risorsa, il guizzo ingegnoso ma anche “macchinazione”. Ulisse polymḗchanos è colui che trova sempre una soluzione concreta e sorprendente laddove gli altri non ne vedono nessuna.

La distinzione è sottile ma bellissima: la mētis è la qualità della mente. La mēchanḗ è ciò che quella mente produce - l’espediente, il colpo di genio, la via d’uscita.
Due aggettivi, due sfumature diverse dello stesso ingegno. Omero sapeva quello che faceva.

Fonti
- Omero, Odissea
- L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, Società Editrice Dante Alighieri
- F. Montanari, Vocabolario della lingua greca (GI), Loescher
- R. Romizi, Greco antico, Zanichelli
s.v. polýmētis polymḗchanos mētis mēchanḗ

27/07/2026

Con raccontiamo le parole del mestiere: questo è il lessico dell’Arte Bianca!

La tenacità è la capacità di un impasto di resistere alla deformazione. In pratica, misura quanto una pasta si oppone quando viene allungata, stesa o lavorata.
Si tratta di una caratteristica fondamentale, perché influenza il comportamento dell’impasto durante tutte le fasi della lavorazione: dalla stesura alla lievitazione, fino alla forma e alla struttura del prodotto finale.

La parola deriva dal latino tenax, ‘tenace, che tiene, che trattiene’, della stessa famiglia del verbo tenēre, cioè “tenere”. Un impasto tenace è dunque, in senso letterale, un impasto che “tiene” e che oppone resistenza alle sollecitazioni esterne.

Conoscevi questo termine dell’Arte Bianca?

22/07/2026

Sai come comincia l’Odissea?

Una delle più note traduzioni, quella di Rosa Calzecchi Onesti, è questa: “L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia.”

Quella formula - “ricco d’astuzie” - traduce un unico aggettivo greco: polýtropos. Si tratta di una parola composta da polý- che significa “molto”, e il tema del verbo trépo , cioè “volgere, girare, dirigere”. Letteralmente: colui che si volge a molte cose, a molte attività, o da molte parti. Scaltro, astuto, dall’ingegno multiforme. È così che Omero sceglie di presentare Ulisse (Odisseo), il suo eroe: non come il più forte o il più coraggioso, ma come il più... versatile.

Ippolito Pindemonte, in un’altra celebre traduzione, rende questo aggettivo con: “di multiforme ingegno”. Due traduzioni per rendere un aggettivo che esprime al contempo le luci e le ombre di un eroe, nonché la sua propensione al ragionamento, alla versatilità e al viaggio.

In letteratura italiana si trova a volte la forma politropo, la parola greca adattata all’italiano. D’Annunzio nelle Vergini delle Rocce la usa senza esitazione: “Il politropo Ulisse(...), se imbattevasi in qualche plebeo vociferante lo castigava con lo scettro.”

Comunque, se vuoi fare un complimento a un amico particolarmente astuto... puoi chiamarlo politropo. Si tratta davvero di un bel complimento: si tratta dell’epiteto di Ulisse!

Fonti
- Omero, Odissea, I, 1
- Rosa Calzecchi Onesti (trad.), Odissea
- Ippolito Pindemonte (trad.), Odissea
- Vocabolario della lingua italiana, Treccani - s.v. politropo
- L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, Società Editrice Dante Alighieri - s.v. polýtropos
- R. Romizi, Greco antico, Zanichelli - s.v. polytropìa

20/07/2026

Una storia incerta… per parlare dell’origine della parola forse!

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Turin

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