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🏛️ Parigi? No, Torino! 🇮🇹❤️Il Castello del Valentino è un'antica residenza sabauda situata nell'omonimo Parco sulle rive...
24/11/2021

🏛️ Parigi? No, Torino! 🇮🇹❤️
Il Castello del Valentino è un'antica residenza sabauda situata nell'omonimo Parco sulle rive del fiume Po, nel capoluogo piemontese. Le prime origini dell’edificio risalgono al XVI secolo ma il suo aspetto attuale si deve in gran parte agli interventi voluti dal 1620 dalla madama reale Cristina di Francia. Oggi è sede della facoltà di architettura del Politecnico di Torino.

🔴 Cannobio, ultimo paese che si incontra lungo la litoranea del Lago Maggiore prima del confine con la Svizzera, è oggi ...
24/11/2021

🔴 Cannobio, ultimo paese che si incontra lungo la litoranea del Lago Maggiore prima del confine con la Svizzera, è oggi una delle più importanti e apprezzate località turistiche dell'Alto Piemonte.

🔵 I ritrovamenti di alcune sepolture, forse di età pre-romana, dimostrano la considerevole antichità dei primi insediamenti in questo sito che, in considerazione della sua posizione geografica, doveva rappresentare già ai tempi un importante centro strategico e commerciale. La storica vivacità commerciale del paese è ben rappresentata ancora oggi dalla presenza di numerosi palazzi dei secc. XVII-XIX che si affacciano elegantemente lungo le strade e le vie acciottolate del centro storico come la cinquecentesca dimora di Palazzo Omacini e Palazzo Pironi che con il suo singolare profilo tagliente ricorda la prua di una nave. Il nucleo originario, conosciuto come il "Borgo", si snoda a partire dall'antichissima via al Castello, introducendo il visitatore in un mondo senza tempo, fatto di antiche abitazioni e di gradinate e passaggi a gradoni che portano al lungolago. Queste vie così strette e chiuse da alti edifici sono state concepite per difendersi contro le incursioni nemiche provenienti dal fronte lacustre.

🟠 Il lungolago di Cannobio è una delle più belle passeggiate del Lago Maggiore. Iniziando dall'estremità meridionale, in località denominata Amore, ci si imbatte subito in una scultura marmorea di un leone, realizzata da Giulio Branca in memoria della vittoriosa difesa del borgo contro l'attacco austriaco del 1859. Proseguendo ci si addentra nell'insenatura delle vecchie case dei pescatori, fino a raggiungere Piazza Vittorio Emanuele III, il principale centro di ritrovo del paese. Gli altri edifici policromi che decorano il lungolago, risalenti al Settecento e all'Ottocento, danno accesso a pittoreschi porticati animati da graziosi negozietti e locali pubblici.

🟢 Lungo l'attuale via Giovanola si risale verso l'antica sede del potere civile, il Palazzo della Ragione (fine sec. XIII), ora denominato "Parasio", e del potere religioso, rappresentato dalla settecentesca Chiesa di San Vittore, accompagnata da un campanile romanico. Altro edificio religioso degno di nota è il Santuario della Santissima Pietà, dove nel 1522 ebbe luogo il miracolo della "sacra costa". Proprio a celebrazione di questo avvenimento, il 7 gennaio si festeggiano i Lumineri: in questa occasione il lungolago di Cannobio si illumina di candele e lumini disposti lungo le vie dell'abitato e sulle barche attraccate in porto o ferme a largo, mentre i ristoranti servono minestre di fagioli e luganighette di carne bovina secondo tradizione.

🟣 Lo spettacolo offerto dai Castelli di Cannero che affiorano sulle acque del lago dando l’impressione di galleggiare è assai suggestivo e li ha portati nel corso dei secoli ad essere considerati uno dei simboli più amati del Lago Maggiore. Malgrado il nome, i due isolotti che ospitano i castelli si trovano nel comune di Cannobio e non in quello di Cannero Riviera.

🟡 Cannobio è conosciuta anche per il Lido, un'ampia spiaggia ben attrezzata, meta di numerosi bagnanti desiderosi non solo di godersi una vacanza all’insegna del sole e del relax, ma anche di avventurarsi in attività sportive, come la vela e il diving. Alle spalle di Cannobio si apre la Valle Cannobina, il luogo ideale per gli amanti del trekking e della natura incontaminata del Parco della Val Grande, di cui la Valle fa parte. Da non perdere lo spettacolo naturale dell'orrido di S. Anna, formatosi in seguito all'azione erosiva delle acque del torrente Cannobino.

🔴 L'Alpe Veglia, vera e propria perla delle montagne piemontesi dell'Ossola, è una stupenda vallata pianeggiante che si ...
23/11/2021

🔴 L'Alpe Veglia, vera e propria perla delle montagne piemontesi dell'Ossola, è una stupenda vallata pianeggiante che si estende ai piedi del Monte Leone, la cima più alta delle Alpi Lepontine, al confine tra Italia e Svizzera.

🔵 Si tratta di un paradiso incontaminato per gli amanti della montagna e della natura: diventata Parco Naturale nel 1978, costituisce, con l’Alpe Devero e la Valle Antrona il comprensorio delle Aree Protette dell’Ossola. L’ampio anfiteatro morenico che si estende alle falde del Monte Leone è circondato da altre cime di notevole interesse alpinistico.

🟠 Situata lungo il percorso della GTA, la grande traversata delle Alpi, è raggiungibile solo a piedi. Al limite della splendida conca si trova la sorgente di acqua minerale di quota più elevata di tutto l’arco alpino: è un’acqua ferruginosa dalle virtù salutari non ancora completamente esplorate.

🟢 Da luglio a settembre l’ampio pascolo è allietato dai campanacci delle molte bovine che salgono all’Alpe Veglia. Uno spettacolare trekking di alcune ore permette di raggiungere inoltre l’Alpe Devero, altro capolavoro paesaggistico piemontese, passando per gli scenari alpini della Val Buscagna.

🟣 I cinque nuclei d’insediamenti umani (Cianciàvero, Aione, Cornù, Frua e La Balma) sono disposti con intelligenza ai margini dei pascoli, dove incominciano i pendii boscosi, per non occupare suolo prezioso e riservato al pascolo. Nel secolo XIX si arrivò al migliaio di vacche, oggi si arriva alle 600. Osservando le belle baite in pietra ci si accorge che sono state edificate senza eccezioni con la facciata rivolta al sole del sud. Anche il tetto è in pietra, grandi lastre (beole) disposte a squama di pesce. È da notare l’assenza dei camini: il fumo dei focolari sfogava attraverso le fessure tra le lastre del tetto. Le famiglie che qui lavoravano usavano due costruzioni una accanto all’altra: nella prima erano la cucina e la dispensa, nella seconda la stalla con al di sopra i letti, cui si accedeva tramite una scaletta esterna, spesso in pietra e più raramente in legno.

🟡 Tra le valli Divedro, Cairasca e Devero i turisti e gli escursionisti hanno a disposizione una significativa varietà di strutture: dai moderni rifugi come il Città di Arona (Alpe Veglia) o il Città di Sesto (Alpe Devero), che svolgono servizio di pensione completa negli affollati mesi estivi, fino a efficienti bivacchi come il Beniamino Farello (alla Bocchetta di Aurona) o l’Ettore Conti (alla Scatta Minoia).

🔴 Affrescata da più di 6000 metri quadri di affreschi, la cupola del Santuario di Vicoforte è la più grande al mondo tra...
23/11/2021

🔴 Affrescata da più di 6000 metri quadri di affreschi, la cupola del Santuario di Vicoforte è la più grande al mondo tra quelle di forma ellittica ed è la quinta, per dimensioni, dopo San Pietro in Vaticano, il Pantheon di Roma, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze e la cupola del Gol Gumbaz in India.

🔵 Dedicato alla Natività di Maria Santissima, il complesso “Regina Montis Regalis” è uno dei principali capolavori del Barocco piemontese, stile architettonico affermatosi nella regione da fine ‘500 a inizio ‘700 con l’ascesa del regno Sabaudo. Lo stile è caratterizzato da linee sobrie all’esterno delle costruzioni e ricchissime e scenografiche composizioni architettoniche all’interno.

🟠 La costruzione del pilone che originò il Santuario si colloca intorno al 1500. Una tradizione tramanda che esso fu l’omaggio di un fornaciaio, su suggerimento della figlia, per ottenere dalla Madonna la grazia del sole: il cattivo tempo impediva una buona cottura dei mattoni necessari per la costruzione del castello di Vico, antico nome di Mondovì. Il nome deriva infatti da “Mont ëd Vi“, cioè “il monte di Vico” (“Vi” abbreviato): gli abitanti di Vico, ribellatisi al Vescovo d’Asti feudatario del territorio, la fondarono con Monastero e Carassone. Nel 1592 lo sparo accidentale di un cacciatore, Giulio Sargiano, colpì inavvertitamente l’effigie ormai nascosta dai rovi e dalla boscaglia: tale fatto, seppure accidentale, venne considerato nefasto dalla popolazione già decimata da peste e miseria al punto che i vicesi si convinsero a chiedere l’aiuto del cielo. Nel 1594 attorno al pilone fu costruita, ad opera del diacono del vicino borgo di Fiamenga, Cesare Trombetta, una prima ca****la in ringraziamento alla Madonna che in breve tempo raccolse intorno a sé un gran numero di fedeli provenienti da tutto il Piemonte. L’interesse per tale devozione colpì profondamente la moglie del Duca Carlo Emanuele I, figlia di Carlo V di Spagna, che si adoperò per informare i fedeli, al di fuori dei confini nazionali, dei fatti prodigiosi avvenuti intorno a quella ca****la. Persone da ogni dove giunsero sul posto, incrementando il commercio, lo sviluppo urbano e le ricchezze al punto che furono necessari opere urbanistiche di importante rilievo, tra cui un piccolo acquedotto, il primo in questi luoghi, per dissetare i fedeli.

🟢 Il Vescovo di Mondovì, si fece promotore della costruzione di un grande tempio della fede per l’accoglienza dei fedeli. Il progetto venne assecondato dal Duca Carlo Emanuele I che ne appoggiò la realizzazione, intenzionato a farne il luogo di sepoltura per i defunti di casa Savoia, ad imitazione di quello spagnolo, l’Escurial. Fu nominato a capo del progetto l’architetto orvietese Ascanio Vitozzi, (Orvieto, 1539 – Torino,1615), che ne previde la forma ellittica. Egli seguì da giovane la carriera militare, arruolandosi nell’esercito pontificio finchè venne nominato architetto militare da Emanuele Filiberto di Savoia. Giunto nella capitale, Torino, allora in fermento rinnovativo, si dedicò anche all’architettura civile ed è oggi riconosciuto come antesignano del primo barocco piemontese. La costruzione si scontrò ben presto con gravi problemi statici a causa dell’errata scelta del sito, caratterizzato dalla presenza
di strati di terreno argilloso, al punto che il cantiere venne abbandonato. Le funzioni religiose per i successivi 200 anni furono officiate nella piccola ca****la voluta dal suddetto Cesare Trombetta. Nel Settecento avvenne una forte spinta alla ripresa dei lavori nonostante si scelse di destinare la Basilica di Superga di Torino come mausoleo per famiglia regnante. L’architetto Francesco Gallo (Mondovì, 1672 – 20 giugno 1750) fu impegnato per oltre trent’anni nel completamento del Santuario. Egli realizzò un tamburo alleggerito da grandi finestrature, progettando nel 1731 la cupola ellittica e la cosiddetta “lanterna” che la sovrasta, donando una luce all’interno dell’edificio che in particolari condizioni dona un’aura quasi mistica agli affreschi. Il geniale Francesco Gallo all’epoca aveva sono 29 anni. Sorprende che, fino ad allora, egli avesse lavorato solo per chiese di piccole dimensioni come la Parrocchiale di Frabosa Soprana o la Parrocchiale di Carrù.

🟣 Nella seconda metà dell’Ottocento il tempio venne dichiarato monumento nazionale attraverso un regno decreto del 1880. Già all’epoca fu necessaria una serie di interventi per sistemare definitivamente la facciata principale e di ponente, la copertura della cupola in rame e l’adattamento dei campanili, cui partecipò con un progetto anche l’architetto Antonelli. Ulteriori lavori di manutenzione furono avviati a inizio anni Ottanta per il risanamento del terreno e delle fondamenta necessari per consentire un migliore drenaggio delle acque. Nel 1985 si procedette a un ulteriore restauro della struttura e delle pitture: oltre a lavori di consolidamento, si restaurò il grande affresco che conserva ancora oggi una sorprendente luminosità ed al fissaggio delle lastre esterne in pietra arenaria.

🟡 I numeri della cupola sono sorprendenti: alta 74 metri, con un diametro maggiore di oltre 36 metri ed uno minore di 25. Conclusi i lavori di costruzione, che vennero ultimati solo nel XIX secolo con le tre facciate ed i campanili, giunse il momento di iniziare a pensare alla decorazione.

🔴 Il Museo Egizio, Torino è il più antico museo del mondo dedicato interamente alla cultura egizia, nonché il secondo al...
22/11/2021

🔴 Il Museo Egizio, Torino è il più antico museo del mondo dedicato interamente alla cultura egizia, nonché il secondo al mondo per dimensioni dopo quello del Cairo.

🔵 A partire dalla sua fondazione (1824), il Museo Egizio ha avuto sede nel palazzo denominato “Collegio dei Nobili”, costruito su disegno di Michelangelo Garove dal 1679, in cui furono esposte le prime antichità, della collezione Drovetti, acquistate dal re Carlo Felice. L’edificio, grazie ad interventi di Giuseppe Maria Talucchi e Alessandro Mazzucchetti, fu ampliato e adeguato alla nuova destinazione d’uso nella seconda metà dell’800. Già nel 1832, comunque, il Museo aprì al pubblico. Oltre alle antichità egiziane, erano presenti anche reperti romani, preromani e preistorici, insieme ad una sezione di storia naturale. L’edificio era (ed è tuttora) condiviso con l’Accademia delle Scienze. Dopo un’iniziale sistemazione nella parte opposta dell’edificio, la Galleria dei Re, o Statuario, fu spostata nelle sale attuali. Nel corso dell’ ‘800, inoltre, il Regio Museo di Antichità ed Egizio acquisì anche alcune collezioni minori da privati o tramite scambi con altri musei.

🟠 Tra il 1903 e il 1937 gli scavi archeologici condotti in Egitto da Ernesto Schiaparelli e poi da Giulio Farina portarono a Torino circa 30.000 reperti. Il Museo ebbe una prima risistemazione delle sale nel 1908 e una seconda, più importante, nel 1924, con la visita ufficiale del Re. A tal proposito, per sopperire alla mancanza di spazio, Schiaparelli ristrutturò la nuova ala del Museo (chiamata poi “ala Schiaparelli”), nella quale espose reperti provenienti da Assiut e Gebelein.

🟢 Ulteriori ristrutturazioni e adattamenti avvennero negli anni ‘30 (con l'installazione della Pinacoteca) e alla fine degli anni ‘80, (con la nuova sistemazione dell’Ala Schiaparelli). Particolarmente importante fu l’opera di ricomposizione del tempietto rupestre di Ellesiya donato dal Governo Egiziano in riconoscimento dell’aiuto italiano nel salvataggio dei templi nubiani minacciati dalle acque della diga di Assuan. Per il trasferimento a Torino la struttura fu tagliata in 66 blocchi e poi inaugurata il 4 settembre 1970.

🟣 A partire dagli anni ’80, anche a seguito di un incremento di visitatori, si è reso necessario programmare un nuovo percorso di visita che ha determinato nuovi spazi espositivi. In particolare, il recupero e la sottomurazione dell’Ala Schiaparelli hanno reso fruibili ampie sale sotterranee dedicate alle attività archeologiche ad Assiut, Qau el-Kebir e Gebelein. Al piano terreno, è stata recuperata un’ampia sala destinata a accogliere le antichità dell’Età Predinastica e dell’Antico Regno.

⚫ In occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino nel 2006, lo statuario è stato riallestito dallo scenografo premio Oscar Dante Ferretti. L’ultimo intervento ha radicalmente rifunzionalizzato gli spazi, l’intero percorso museale (articolato su cinque piani espositivi) e le dotazioni impiantistiche, in vista della grande riapertura del 2015.

🟡 La ricerca e l’internazionalizzazione sono gli ambiti in cui il Museo Egizio continua a investire per proseguire il cammino di crescita e di affermazione: una scelta che non si rivolge solo alla comunità scientifica, ma a tutti coloro che riconoscono nel dinamismo dell’istituzione la capacità di aprirsi a un pubblico sempre più ampio e eterogeneo. Restauri, studi e analisi archeometriche, realizzate con metodi non invasivi, permettono una crescita culturale che non è rivolta esclusivamente al mondo scientifico, ma anche al vasto pubblico. Espressione di ciò è l'Area Restauro, attualmente allestita al secondo piano piano, che permette ai visitatori di assistere dal vivo al restauro dei reperti del Museo.

Autumn Dream 🏔️❄️🍂🌨️☃️📷 Foto di Davide Tartari
22/11/2021

Autumn Dream 🏔️❄️🍂🌨️☃️
📷 Foto di Davide Tartari

🍂🍁 Immersi nel   autunnale delle   patrimonio  , tra i vigneti di  : questa è la   ❤️📷 Foto di Marta Araldi
16/11/2021

🍂🍁 Immersi nel autunnale delle patrimonio , tra i vigneti di : questa è la ❤️
📷 Foto di Marta Araldi

🔴 La Basilica di Sant’Andrea a Vercelli rappresenta uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia. Costruita in ...
16/11/2021

🔴 La Basilica di Sant’Andrea a Vercelli rappresenta uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia. Costruita in un breve lasso di tempo dal 1219 al 1227 per volere del Cardinal Guala Biccheri, ha esposto per la prima volta in Italia la Magna Charta Libertatum, nel 2019.

🔵 Prima fra tutto troneggia la facciata a capanna costruita in mattoni e pietra locale, sormontata da due snelle torrette e decorata da tre stupendi portali strombati a tutto sesto. Tra questi il portale centrale e quello si sinistra sono decorati tutt’oggi con lunette scolpite attribuibili alla scuola antelamica raffiguranti rispettivamente il martirio di Sant’Andrea, e il fondatore Biccheri in atto di donare la chiesa al Santo. L’interno è a croce latina suddiviso in tre navate scandite da campate con volte a crociera costolonate e archi a sesto acuto. Direttamente sul capocroce del transetto si affaccia l’abside centrale in cui si trova l’altare maggiore e un bellissimo coro ligneo del XVI secolo, illuminati dal grande rosone che domina la testata rettangolare dell’abside.

🟣 Adiacenti all’abside centrale si trovano inoltre quattro cappele laterali(due per lato) e all’interno di una di queste si trova tutt’ora la tomba di Tommaso Gallo, primo abate di Sant’Andrea. L’incrocio del transetto è poi sormontato da un tiburio ottagonale sempre costruito in mattoni mentre la torre campanaria che affianca la l’edificio sulla destra è più tarda e risale al XV secolo.

🟠 Sulla sinistra invece la chiesa è affiancata da un chiostro che in origine ospitava i canonici vittorini a cui era affidata la gestione dell’Abbazia; tra gli ambienti del chiostro: vi sono il Piccolo Studio e l’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale che occupano gli spazi un tempo destinati rispettivamente alla Foresteria e al refettorio. Infine vi è la sala Capitolare che conserva le sue forme medievali e ospita una dolcissima Madonna col Bambino di Bernardino Lanino.

🟢 Per le sue straordinarie peculiarità la critica oggi lo ritiene un episodio unico del suo genere sia in Italia che in Europa.

❤️ Sfumature d'autunno a Mondovì 🌰🍁🍂🏔️📷 Foto di Riccardo Casarico
15/11/2021

❤️ Sfumature d'autunno a Mondovì 🌰🍁🍂🏔️
📷 Foto di Riccardo Casarico

Arroccato sul Monte Crovero e immerso in un ambiente di elevato interesse naturalistico e geologico, il Castello di Mont...
15/11/2021

Arroccato sul Monte Crovero e immerso in un ambiente di elevato interesse naturalistico e geologico, il Castello di Montalto Dora si erge a guardia del Canavese e dei Cinque Laghi di Ivrea.

Antica fortezza restituita alla storia grazie a lungo ed attento restauro, invita ad un percorso a ritroso nel tempo, tra presenze medievali e suggestioni gotiche. Nell’antichità funzionava da fortezza a guardia della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Valle d’Aosta. Risale infatti alla metà del XII secolo, ma ha subito nei secoli molteplici distruzioni, riedificazioni e ristrutturazioni, sino ad assumere, nel 1890, con il restauro progettato da Alfredo d’Andrade, l’aspetto che, grosso modo, ha conservato sino ad oggi.

Il parco annesso al Castello presenta alcune specie tipiche della flora pedemontana ed essenze arboree quali la quercia, il frassino comune, il castagno ed i ciliegi selvatici.
Oggi di proprietà privata, il castello è parte integrante del borgo di epoca romana su cui sorge ed ha pianta quadrata irregolare con una doppia cinta. Un’alta torre domina la parte interna intorno al mastio, l’annessa ca****la, gli ambienti in parte visitabili e il camminamento di guardia.

Se nel mondo dantesco il monte per eccellenza è quello del  , ce n'è un altro che il sommo poeta ricorda, quel "Monte Vi...
14/11/2021

Se nel mondo dantesco il monte per eccellenza è quello del , ce n'è un altro che il sommo poeta ricorda, quel "Monte Viso" da cui "ha proprio cammino" "quel fiume" "'nver' levante, da la sinistra costa d'Appennino". E' il Monviso, montagna simbolo del Piemonte, il primo luogo della regione citato da Dante nella , prima ma non unica citazione della terra piemontese che ritorna più volte nell'opera del padre della lingua italiana.



📷 Foto di Emanuela Davico

Quando la regina delle carni incontra il re dei vini nasce il Brasato al Barolo, uno dei piatti tipici della tradizione ...
13/11/2021

Quando la regina delle carni incontra il re dei vini nasce il Brasato al Barolo, uno dei piatti tipici della tradizione langarola e piemontese, perfetto da preparare nelle giornate d'autunno! 🍂🍁🌰
Si tratta di uno stufato cotto a lungo nell'omonimo celeberrimo vino amato dal Conte di Cavour, dove l'inconfondibile sapore dell' "arrosto della vena" o "cappello del prete", taglio ricavato dal quarto anteriore dei bovini appartenenti esclusivamente alla razza piemontese, si unisce con le qualità organolettiche del rosso delle Langhe, la cui produzione è consentita in soli 11 comuni.

Indirizzo

Viale Pier Andrea Mattioli 39
Turin
10125

Sito Web

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