23/03/2022
Ripiombare in una situazione di guerra aperta ad alcunə sembrava piuttosto improbabile, eppure il conflitto tra Russia e Ucraina era solo rimasto in sospeso in questi anni, in attesa di poter erompere con maggiore prepotenza. In questo momento nel nostro paese, come presumibilmente nel resto d’Europa, le posizioni che non vogliono sostenere una tra le due fazioni in campo è osteggiata: o si sta con la Nato e l’Ucraina, oppure si è filoputiniani.
Cosa c’entra in tutto questo il femminismo? Come riportato da un documento del collettivo russo “Feminist Anti-War Resistence” l’unica posizione possibile che abbia interesse a superare questa crisi è il femminismo schierato contro la guerra, nella sua totalità. Il movimento nasce in risposta alla scelta di Putin di invadere e conquistare i territori ucraini. Attraverso pratiche di protesta e dissidenza nelle piazze russe e via Internet, il movimento ha come obiettivo la formazione di una vasta rete, composta da gruppi e collettivi femministi, che possa alzare la voce.
Dal momento che buona parte del pacifismo professato dai media e dalle piazze in tutta Italia a sostegno del popolo ucraino è paradossalmente favorevole all’invio di armi da parte dello stato, serve una critica radicale femminista che scoperchi il vaso delle oppressioni che la guerra porta con sé.
Oltre a sottrarre spazio a qualsiasi altro tema o questione urgente, il racconto di guerra invisibilizza chi già soffriva la marginalizzazione. La retorica militarista,imperialista o nazionalista, machista e patriarcale alla radice, riabilita e rafforza il binarismo di genere, l’eteronormatività e i “valori tradizionali”. Si assiste a una narrazione stereotipata dei ruoli di genere: gli uomini-eroi che scendono in battaglia e le donne-angelo preposte a difendere la prole, nascoste nelle metropolitane di Kiev. Un racconto pietistico volto a sottrarre alle donne il proprio diritto all’autodeterminazione, rendendole poco più che comparse.
Sul fronte russo la situazione non potrebbe essere peggiore . Da anni vengono messe in atto dure repressioni da parte del governo di Mosca nei confronti delle soggettività LGBTQIA+ e dei movimenti che lottano per i diritti delle persone. Il quadro attuale, in quanto situazione di emergenza e pericolo, è ancora più grave per chi da anni convive con una tale realtà ostile.
“Guerra significa violenza, povertà, sfollamenti forzati, vite spezzate, insicurezza e mancanza di futuro. Tutto ciò è inconciliabile con i valori e gli obiettivi essenziali del movimento femminista. La guerra intensifica la disuguaglianza di genere e mette un freno per molti anni alle conquiste per i diritti umani.”